GRAN PASTICCIO BIENNALE – SCOPPIA UN NUOVO CASO A VENEZIA: QUASI LA METÀ DEGLI ARTISTI DELLA MOSTRA PRINCIPALE (52 SU 111) HA FIRMATO UNA LETTERA IN CUI DICHIARA CHE NON ACCETTERA’ I “LEONI DEL PUBBLICO” PER LA PRIMA VOLTA VOTATI DAI VISITATORI, DA ASSEGNARSI A NOVEMBRE A CHIUSURA DELLA MANIFESTAZIONE – UNA MOSSA, QUELLA DEI RICONOSCIMENTI "POPOLARI" TIRATA FUORI DAL CAPPELLO DAL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE, PIETRANGELO BUTTAFUOCO, DOPO LE DIMISSIONI DELLA GIURIA CHE AVREBBE DOVUTO SCEGLIERE LEONI D'ORO AD APERTURA DI BIENNALE…
Biennale Arte: oltre 50 artisti dicono no ai 'Leoni dei visitatori'
(Adnkronos) - La crisi che attraversa la Biennale Arte di Venezia raggiunge un nuovo punto di rottura. Quasi la metà degli artisti presenti nella Mostra principale “In Minor Keys”, curata da Koyo Kouoh, ha deciso di rinunciare alla possibilità di concorrere ai tradizionali Leoni d’Oro, segnando uno degli episodi più controversi nella storia recente della manifestazione.
Sono 52 gli artisti su 111 che hanno sottoscritto una dichiarazione pubblicata da e-flux, spiegando di aver preso questa decisione “in solidarietà con le dimissioni della giuria selezionata da Koyo Kouoh”.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Tra i firmatari figurano nomi di rilievo della scena artistica internazionale come Alfredo Jaar, Otobong Nkanga, Walid Raad e Tuan Andrew Nguyen. Alla protesta si sono aggiunti anche gli artisti che rappresentano sedici padiglioni nazionali. Tra loro la francese Yto Barrada, la lituana Egle Budvytyte e l’olandese Dries Verhoeven.
Tradizionalmente i Leoni d’Oro vengono assegnati da una giuria internazionale sia agli artisti della mostra centrale sia ai padiglioni nazionali. Quest’anno però la cerimonia ufficiale non si è svolta: dopo le dimissioni collettive della giuria, la Biennale di Venezia ha deciso di sostituire i premi tradizionali con i cosiddetti "Leoni dei visitatori", riconoscimenti assegnati dal pubblico attraverso una votazione popolare e previsti per il 22 novembre, giorno di chiusura dell’esposizione.
PROTESTE DI FRONTE AL PADIGLIONE RUSSO ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Le polemiche sono esplose già nelle settimane precedenti all’apertura della mostra. La giuria internazionale aveva infatti annunciato che non avrebbe preso in considerazione i padiglioni di Paesi accusati di crimini contro l’umanità davanti alla Corte Penale Internazionale.
Una posizione che avrebbe escluso di fatto Israele e Russia, due delle partecipazioni più contestate di questa edizione. Pochi giorni dopo quell’annuncio, il 30 aprile, i cinque membri della giuria si sono dimessi perchè l'artista israeliano Belu-Simion Fainaru aveva denunciando presunte discriminazioni razziali e accuse di antisemitismo, arrivando a ipotizzare un’azione legale contro la Biennale
Giuli persiste: Buttafuoco ha sbagliato, a Venezia ha vinto Putin “BUTTAFUOCO HA SBAGLIATO. A VENEZIA HA VINTO PUTIN” – IL MINISTRO GIULI RINFOCOLA LA POLEMICA CON IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE CHE HA RIAPERTO IL PADIGLIONE ALLA RUSSIA: “A PIETRANGELO HO MANDATO UN MESSAGGIO QUALCHE GIORNO FA, MA LUI NON MI HA ANCORA RISPOSTO. È LA GESTIONE DI QUESTA BIENNALE ARTE CHE RITENIAMO SBAGLIATA. PIETRANGELO E’ UN IMPOLITICO E HA FATTO UN FAVORE A UNO STATO BELLIGERANTE COME LA RUSSIA. HA CITATO LE PAROLE DI MATTARELLA AI DAVID MA QUANDO C’È UNA POLEMICA, NON CI SI DOVREBBE FARE SCUDO CON LE PAROLE DELLE PIÙ ALTE CARICHE ISTITUZIONALI - IL 20 MAGGIO ANDRÃ’ A VENEZIA A VISITARE IL PADIGLIONE ITALIA. NON SO COMUNQUE SE BUTTAFUOCO IN AGENDA AVRÀ ALTRI IMPEGNI” – SULLO SCAZZO CON SALVINI: “UNA REAZIONE ALL’INTERNO DI UNA DIALETTICA TRA COLLEGHI CHE A VOLTE NON SI TROVANO D’ACCORDO”
Biennale Arte: oltre 50 artisti dicono no ai 'Leoni dei visitatori'
(Adnkronos) - La crisi che attraversa la Biennale Arte di Venezia raggiunge un nuovo punto di rottura. Quasi la metà degli artisti presenti nella Mostra principale “In Minor Keys”, curata da Koyo Kouoh, ha deciso di rinunciare alla possibilità di concorrere ai tradizionali Leoni d’Oro, segnando uno degli episodi più controversi nella storia recente della manifestazione.
Sono 52 gli artisti su 111 che hanno sottoscritto una dichiarazione pubblicata da e-flux, spiegando di aver preso questa decisione “in solidarietà con le dimissioni della giuria selezionata da Koyo Kouoh”.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Tra i firmatari figurano nomi di rilievo della scena artistica internazionale come Alfredo Jaar, Otobong Nkanga, Walid Raad e Tuan Andrew Nguyen. Alla protesta si sono aggiunti anche gli artisti che rappresentano sedici padiglioni nazionali. Tra loro la francese Yto Barrada, la lituana Egle Budvytyte e l’olandese Dries Verhoeven.
Tradizionalmente i Leoni d’Oro vengono assegnati da una giuria internazionale sia agli artisti della mostra centrale sia ai padiglioni nazionali. Quest’anno però la cerimonia ufficiale non si è svolta: dopo le dimissioni collettive della giuria, la Biennale di Venezia ha deciso di sostituire i premi tradizionali con i cosiddetti "Leoni dei visitatori", riconoscimenti assegnati dal pubblico attraverso una votazione popolare e previsti per il 22 novembre, giorno di chiusura dell’esposizione.
PROTESTE DI FRONTE AL PADIGLIONE RUSSO ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Le polemiche sono esplose già nelle settimane precedenti all’apertura della mostra. La giuria internazionale aveva infatti annunciato che non avrebbe preso in considerazione i padiglioni di Paesi accusati di crimini contro l’umanità davanti alla Corte Penale Internazionale.
Una posizione che avrebbe escluso di fatto Israele e Russia, due delle partecipazioni più contestate di questa edizione. Pochi giorni dopo quell’annuncio, il 30 aprile, i cinque membri della giuria si sono dimessi perchè l'artista israeliano Belu-Simion Fainaru aveva denunciando presunte discriminazioni razziali e accuse di antisemitismo, arrivando a ipotizzare un’azione legale contro la Biennale
Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera” - Estratti
«A Pietrangelo ho mandato un messaggio qualche giorno fa, ma lui non mi ha ancora risposto.».
Nella sua stanza del Collegio Romano, al secondo piano, il ministro della Cultura Alessandro Giuli apre il telefonino e scruta il display, sono le tre di pomeriggio di giovedì 7 maggio. Buttafuoco non ha risposto.
Possiamo sapere che cosa diceva il suo messaggio, ministro?
«Preferirei di no. Posso riassumerne il senso: sul caso specifico della partecipazione russa alla Biennale dissento completamente, ma comunque vada a finire, non esisterà mai in questo mondo assurdo una persona che avrò ammirato come ammiro lui...».
Altro che nemici...
«Pietrangelo è stato più che un amico, abbiamo trascorso vacanze insieme, mio figlio Ascanio che oggi ha sei anni è pazzo di lui, gli ha dedicato anche un ritratto in forma di drago, l’anno scorso, che Pietrangelo tiene sulla sua scrivania a Venezia».
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
Non vi vedete da tempo, non vi parlate da tempo, voi due. Buttafuoco, l’altroieri, nel suo discorso l’ha ringraziata pubblicamente malgrado lo scontro che avete avuto sul padiglione russo. E più in generale ha parlato di pace, anzi da convertito all’Islam ha detto proprio Salam, pace in musulmano. Lei sarebbe pronto a farla con lui?
«Guardi, intanto mi auguro di lasciare finalmente alle spalle ogni polemica di queste settimane. Il 20 maggio andrò a Venezia a visitare il padiglione Italia curato da Cecilia Canziani con le opere di Chiara Camoni e a rendere omaggio a tutta la Biennale e all’arte mondiale, perché l‘istituzione Biennale merita sempre rispetto. È la gestione di questa Biennale Arte che riteniamo sbagliata. Non so comunque se Buttafuoco in agenda avrà altri impegni».
E visiterà pure il padiglione russo?
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
«Sarà chiuso, per fortuna. Comunque io non sono un ispettore, non vado là a fare controlli né ho mai pensato di mettere i sigilli al padiglione. Io ho sempre e solo voluto esprimere all’Ucraina e all’Europa il forte dissenso del governo italiano. Ma perfino in Ucraina, quando sono stato a Leopoli a parlare di ricostruzione, ho difeso l’autonomia della Biennale. Lo ha spiegato chiaramente anche Giorgia Meloni: disaccordo sulla partecipazione della Russia sì, ma l’autonomia è un confine che non possiamo valicare».
Per Giordano Bruno Guerri gli intellettuali di destra hanno due caratteristiche: essi sono profondamente indipendenti ma hanno pure un grande senso del dovere. Secondo Guerri, lei nei panni di Buttafuoco avrebbe fatto la stessa cosa, dando il massimo spazio alla libertà di espressione.
«Buttafuoco, fosse stato al mio posto, avrebbe fatto ciò che ho fatto io, rispettando tutte le regole e le procedure per difendere la reputazione dell’Italia di fronte all’Europa e al mondo. Io però non avrei mai fatto, al posto di Pietrangelo, quello che ha fatto lui».
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Cioè?
«Lui ha avvertito il governo italiano che avrebbe aperto il padiglione russo soltanto a febbraio scorso, soltanto a cose fatte, io invece al suo posto avrei subito richiesto un’udienza corale alla premier, al ministro degli Esteri, al ministro della Cultura per dire: la Russia chiede di partecipare, noi che facciamo? Così, forse, avremmo potuto pretendere in accordo con gli alleati internazionali una contropartita, magari un cessate il fuoco in Ucraina. Ma Pietrangelo è un impolitico, lo sono stato anch’io. Un impolitico capacissimo, come ha detto Giorgia Meloni, però alla fine ha fatto un favore a uno Stato belligerante come la Russia».
Alla Biennale i russi hanno vinto?
«Non c’è dubbio. Alla Biennale ha vinto Putin. Al posto di Pietrangelo, per esempio, io avrei chiesto alla curatrice del padiglione russo: “Scusi, dov’è lo spazio qui dentro per i dissidenti russi?”. Invece, almeno a leggere gli articoli di stampa, non mi pare che nel padiglione russo ci siano persone nelle condizioni di poter esprimere il dissenso nei confronti del loro regime sottoposto a sanzioni. Non penso che gli artisti russi che si esibiscono in queste ore dentro il padiglione della Biennale siano agenti di Mosca travestiti da artisti, ma di sicuro gli artisti del mondo libero hanno la facoltà di esprimere il dissenso verso chi li governa».
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
In un’intervista a Sky lei ha detto, poche ore fa, di non condividere la scelta di Buttafuoco di usare nel suo discorso le parole di Mattarella alla cerimonia dei David: quel «liberi e audaci» parlando però di sé.
«Quando c’è una polemica, non ci si dovrebbe fare scudo con le parole delle più alte cariche istituzionali».
E sempre su Sky ha replicato pure al ministro Salvini, a quel «gli assenti hanno sempre torto» suonata come una critica rivolta a lei, che ha disertato in questi giorni Venezia. Una risposta al vetriolo, la sua, in diretta tv: «Pensavo fosse un’autocritica sul suo assenteismo al ministero»...
«Una reazione all’interno di una dialettica tra colleghi che a volte non si trovano d’accordo. Conosco Matteo da tanti anni, sappiamo entrambi superare incomprensioni per il bene superiore della stabilità di governo. A proposito di Lega, tengo anche a ringraziare Luca Zaia, perché malgrado le nostre opinioni differenti lui ha sempre cercato la mediazione».
Il mancato finanziamento pubblico al docufilm su Giulio Regeni?
«La bocciatura del documentario è un’onta da sanare. Ma la troviamo, la via per valorizzarlo a dovere». (...)
Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera” - Estratti
«A Pietrangelo ho mandato un messaggio qualche giorno fa, ma lui non mi ha ancora risposto.».
Nella sua stanza del Collegio Romano, al secondo piano, il ministro della Cultura Alessandro Giuli apre il telefonino e scruta il display, sono le tre di pomeriggio di giovedì 7 maggio. Buttafuoco non ha risposto.
Possiamo sapere che cosa diceva il suo messaggio, ministro?
«Preferirei di no. Posso riassumerne il senso: sul caso specifico della partecipazione russa alla Biennale dissento completamente, ma comunque vada a finire, non esisterà mai in questo mondo assurdo una persona che avrò ammirato come ammiro lui...».
Altro che nemici...
«Pietrangelo è stato più che un amico, abbiamo trascorso vacanze insieme, mio figlio Ascanio che oggi ha sei anni è pazzo di lui, gli ha dedicato anche un ritratto in forma di drago, l’anno scorso, che Pietrangelo tiene sulla sua scrivania a Venezia».
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
Non vi vedete da tempo, non vi parlate da tempo, voi due. Buttafuoco, l’altroieri, nel suo discorso l’ha ringraziata pubblicamente malgrado lo scontro che avete avuto sul padiglione russo. E più in generale ha parlato di pace, anzi da convertito all’Islam ha detto proprio Salam, pace in musulmano. Lei sarebbe pronto a farla con lui?
«Guardi, intanto mi auguro di lasciare finalmente alle spalle ogni polemica di queste settimane. Il 20 maggio andrò a Venezia a visitare il padiglione Italia curato da Cecilia Canziani con le opere di Chiara Camoni e a rendere omaggio a tutta la Biennale e all’arte mondiale, perché l‘istituzione Biennale merita sempre rispetto. È la gestione di questa Biennale Arte che riteniamo sbagliata. Non so comunque se Buttafuoco in agenda avrà altri impegni».
E visiterà pure il padiglione russo?
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
«Sarà chiuso, per fortuna. Comunque io non sono un ispettore, non vado là a fare controlli né ho mai pensato di mettere i sigilli al padiglione. Io ho sempre e solo voluto esprimere all’Ucraina e all’Europa il forte dissenso del governo italiano. Ma perfino in Ucraina, quando sono stato a Leopoli a parlare di ricostruzione, ho difeso l’autonomia della Biennale. Lo ha spiegato chiaramente anche Giorgia Meloni: disaccordo sulla partecipazione della Russia sì, ma l’autonomia è un confine che non possiamo valicare».
Per Giordano Bruno Guerri gli intellettuali di destra hanno due caratteristiche: essi sono profondamente indipendenti ma hanno pure un grande senso del dovere. Secondo Guerri, lei nei panni di Buttafuoco avrebbe fatto la stessa cosa, dando il massimo spazio alla libertà di espressione.
«Buttafuoco, fosse stato al mio posto, avrebbe fatto ciò che ho fatto io, rispettando tutte le regole e le procedure per difendere la reputazione dell’Italia di fronte all’Europa e al mondo. Io però non avrei mai fatto, al posto di Pietrangelo, quello che ha fatto lui».
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Cioè?
«Lui ha avvertito il governo italiano che avrebbe aperto il padiglione russo soltanto a febbraio scorso, soltanto a cose fatte, io invece al suo posto avrei subito richiesto un’udienza corale alla premier, al ministro degli Esteri, al ministro della Cultura per dire: la Russia chiede di partecipare, noi che facciamo? Così, forse, avremmo potuto pretendere in accordo con gli alleati internazionali una contropartita, magari un cessate il fuoco in Ucraina. Ma Pietrangelo è un impolitico, lo sono stato anch’io. Un impolitico capacissimo, come ha detto Giorgia Meloni, però alla fine ha fatto un favore a uno Stato belligerante come la Russia».
Alla Biennale i russi hanno vinto?
«Non c’è dubbio. Alla Biennale ha vinto Putin. Al posto di Pietrangelo, per esempio, io avrei chiesto alla curatrice del padiglione russo: “Scusi, dov’è lo spazio qui dentro per i dissidenti russi?”. Invece, almeno a leggere gli articoli di stampa, non mi pare che nel padiglione russo ci siano persone nelle condizioni di poter esprimere il dissenso nei confronti del loro regime sottoposto a sanzioni. Non penso che gli artisti russi che si esibiscono in queste ore dentro il padiglione della Biennale siano agenti di Mosca travestiti da artisti, ma di sicuro gli artisti del mondo libero hanno la facoltà di esprimere il dissenso verso chi li governa».
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
In un’intervista a Sky lei ha detto, poche ore fa, di non condividere la scelta di Buttafuoco di usare nel suo discorso le parole di Mattarella alla cerimonia dei David: quel «liberi e audaci» parlando però di sé.
«Quando c’è una polemica, non ci si dovrebbe fare scudo con le parole delle più alte cariche istituzionali».
E sempre su Sky ha replicato pure al ministro Salvini, a quel «gli assenti hanno sempre torto» suonata come una critica rivolta a lei, che ha disertato in questi giorni Venezia. Una risposta al vetriolo, la sua, in diretta tv: «Pensavo fosse un’autocritica sul suo assenteismo al ministero»...
«Una reazione all’interno di una dialettica tra colleghi che a volte non si trovano d’accordo. Conosco Matteo da tanti anni, sappiamo entrambi superare incomprensioni per il bene superiore della stabilità di governo. A proposito di Lega, tengo anche a ringraziare Luca Zaia, perché malgrado le nostre opinioni differenti lui ha sempre cercato la mediazione».
Il mancato finanziamento pubblico al docufilm su Giulio Regeni?
«La bocciatura del documentario è un’onta da sanare. Ma la troviamo, la via per valorizzarlo a dovere». (...)
"LA RUSSIA PUTINISTA ALLA BIENNALE PER UN ACCORDO FATTO ALLE SPALLE DEL GOVERNO AGGIRANDO LE SANZIONI" – IL MINISTRO ALESSANDRO GIULI RINFOCOLA LO SCONTRO CON IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE PIETRANGELO BUTTAFUOCO: "INOPPORTUNO PORTARE A VENEZIA LE PAROLA DI MATTTARELLA AI DAVID. QUESTO È UN ASPETTO DI SGRAMMATICATURA. HO SCRITTO AL DIRETTORE, MA NON HO AVUTO RISPOSTA" - "ANDRÃ’ A VENEZIA E VISITERÃ’ IL PADIGLIONE ITALIA ENTRO MAGGIO. NON SO SE CI SARÀ BUTTAFUOCO, MAGARI AVRÀ ALTRO DA FARE" – LA STAFFILATA A SALVINI CHE AVEVA COMMENTATO L’ASSENZA DEL MINISTRO GIULI-VO ALLA VERNICE DELLA BIENNALE ("GLI ASSENTI HANNO SEMPRE TORTO, VIVA L'ARTE LIBERA E CORAGGIOSA”): “PENSAVO FACESSE AUTOCRITICA, PER SCUSARSI DEL FATTO CHE FREQUENTA POCO IL SUO MINISTERO...”
Da https://www.agenzianova.com/
La Biennale di Venezia “è autonoma e autonomamente sbaglia”. Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a Sky Tg24 live in Roma. “Si doveva parlare di arte e – ha proseguito – si sta parlando di arte di regime, cioè della Russia putinista che è presente a Venezia dopo quattro anni per un accordo fatto alle spalle del governo.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Non siamo d’accordo, ma la Biennale è autonoma. E la decisione ha innescato delle reazioni. Se fin dal principio avessimo potuto conoscere i termini della questione, avremmo potuto metterla al tavolo di un negoziato per il cessate il fuoco e magari avremmo ottenuto qualcosa come la liberazione di bambini rapiti dai russi in Ucraina.
Non potrà avvenire, quindi spero che ci lasceremo il tutto alle spalle e che torneremo a parlare di arte nella splendida Venezia”, ha aggiunto Giuli.
Pochi giorni fa “ho scritto un messaggio di dissenso affettuoso” al presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco “ma non ho ricevuto risposta”, ha fatto sapere il ministro. Buttafuoco “è stato illuminato dal cono di luce mediatico a discapito della verità delle cose, che è abbastanza brutta”, ha aggiunto Giuli. “Entro maggio andrò a Venezia e visiterò il Padiglione Italia” per “rendere onore all’arte italiana e all’Italia”.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
GIULI
È stato "inopportuno portare fino Venezia" le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica in occasione della presentazione dei David di Donatello al Quirinale. Così il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, commenta le affermazioni del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, intervenendo a Sky Tg24 Live in Roma.
Secondo Giuli, "questo è un aspetto di sgrammaticatura". Resta, ha aggiunto poi il ministro, che "la Russia putinista è presente a Venezia grazie ad un accordo fatto alle spalle del governo aggirando le sanzioni".
GIULI, 'ANDRÃ’ A VENEZIA, AL PADIGLIONE ITALIA, ENTRO MAGGIO'
GIULI BUTTAFUOCO BIENNALE PADIGLIONE RUSSO
(ANSA) - "Andrò a Venezia e visiterò il Padiglione Italia" e "andrò entro maggio a rendere onore all'arte italiana e all'Italia ". Così il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto a Sky Tg24 Live in Roma. "Non so se ci sarà Buttafuoco, magari avrà altro da fare" ha detto poi il ministro aggiungendo poi di aver scritto al presidente della Biennale: "Io gli ho scritto il mio dissenso rispettoso e non ho ricevuto risposta".
BIENNALE: GIULI, HO SCRITTO A BUTTAFUOCO MA NON MI HA RISPOSTO
(AGI) - "Non so se" quando andro' a Venezia per visitare il Padiglione Italia "ci sara' Buttafuoco che magari avra' altro da fare. Quello che posso dirvi e' che l'aspetto personale e' stato fin troppo illuminato dal cono di luce mediatico a discapito della verita' delle cose che e' abbastanza brutta. Io gli ho scritto l'ultimo messaggio venerdi' scorso, un messaggio di dissenso affettuoso e non ho ricevuto risposta. Cosi' siamo rimasti, ma adesso guardiamo avanti". Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto a Sky Tg24 Live in Roma.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
BIENNALE ARTE: GIULI, 'POST DI SALVINI SU ASSENTEISMO? PENSAVO FACESSE AUTOCRITICA'
(Adnkronos) - "Quando ho visto quel post l'ho frainteso e ho pensato 'è Salvini che fa autocritica, per scusarsi del fatto che frequenta poco il suo ministero'. Invece non era un'autocritica sul suo assenteismo".
Così il ministro della Cultura Alessandro Giuli commentando, nel corso della diretta Live In Roma su Sky, il post di Matteo Salvini che ieri ha pubblicato il commento sull'assenza del ministro alla vernice della Biennale Arte ("gli assenti hanno sempre torto, viva l'arte libera e coraggiosa!", aveva scritto il vicepremier). "Rispetto la sua posizione che è una posizione condivisa da tante altre persone -ha aggiunto GIULI- Non mi pare un caso importante il fatto che Salvini prediliga la Biennale non del dissenso ma della 'disinformatia'".
GIULI, 'LA BIENNALE SI SAREBBE POTUTA METTERE AL TAVOLO NEGOZIALE CON LA RUSSIA'
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
(ANSA) - "Se fin dal principio avessimo potuto conoscere i termini della questione avremmo potuto metterla al tavolo del negoziato per il cessate il fuoco e magari ottenuto qualcosa come la liberazione di bambini rapiti da russi in Ucraina. Ciò non potrà avvenire e quindi spero che tutto questo ce lo lasceremo alle spalle per tornare a parlare di arte nella splendida Venezia".
Così il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto a Sky Tg24 Live in Roma dove a proposito dell'occasione mancata della Biennale ha aggiunto: "Si doveva parlare di arte e si sta parlando di arte di regime, della Russia putinista che è presente a Venezia dopo quattro anni per un accordo fatto alle spalle del governo. Non siamo d'accordo, ma la Biennale è autonoma".
GIULI, 'LE SOPRINTENDENZE SOPRAVVIVERANNO A ME E SALVINI'
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
(ANSA) - "Le soprintendenze sopravviveranno sia a Matteo Salvini che a me". È questo "il risultato" della "dialettica" che si è svolta in Consiglio dei ministri in occasione della discussione del piano casa, ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto a Sky Tg24 Live in Roma dove ha commentato anche il post del vicepremier della Lega sulla Biennale ("Gli assenti hanno sempre torto.
alessandro giuli matteo salvini
Viva l'arte libera e coraggiosa!"). "Quando ho visto quel post l'ho frainteso; ho pensato avesse fatto autocritica, dopodiché ho capito che non era autocritica sul suo assenteismo. Ma rispetto la sua posizione", ha spiegato Giuli, e "non ritengo importante il fatto che lui prediliga la Biennale della disinformatia" a quella "del dissenso". Quanto alla lite in Cdm "il governo sta bene e quello con Salvini è un episodio: il piano casa è buono, conteneva un articolo sbagliato che andava eliminato. C'è stata una dialettica in Cdm, c'è stata la mediazione anche della premier. Il risultato è che le soprintendenze sopravviveranno sia a Matteo Salvini che a me".
Buttafuoco giganteggia poi è bagarre al padiglione russo
La Biennale di Venezia “è autonoma e autonomamente sbaglia”. Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a Sky Tg24 live in Roma. “Si doveva parlare di arte e – ha proseguito – si sta parlando di arte di regime, cioè della Russia putinista che è presente a Venezia dopo quattro anni per un accordo fatto alle spalle del governo.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Non siamo d’accordo, ma la Biennale è autonoma. E la decisione ha innescato delle reazioni. Se fin dal principio avessimo potuto conoscere i termini della questione, avremmo potuto metterla al tavolo di un negoziato per il cessate il fuoco e magari avremmo ottenuto qualcosa come la liberazione di bambini rapiti dai russi in Ucraina.
Non potrà avvenire, quindi spero che ci lasceremo il tutto alle spalle e che torneremo a parlare di arte nella splendida Venezia”, ha aggiunto Giuli.
Pochi giorni fa “ho scritto un messaggio di dissenso affettuoso” al presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco “ma non ho ricevuto risposta”, ha fatto sapere il ministro. Buttafuoco “è stato illuminato dal cono di luce mediatico a discapito della verità delle cose, che è abbastanza brutta”, ha aggiunto Giuli. “Entro maggio andrò a Venezia e visiterò il Padiglione Italia” per “rendere onore all’arte italiana e all’Italia”.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
GIULI
È stato "inopportuno portare fino Venezia" le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica in occasione della presentazione dei David di Donatello al Quirinale. Così il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, commenta le affermazioni del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, intervenendo a Sky Tg24 Live in Roma.
Secondo Giuli, "questo è un aspetto di sgrammaticatura". Resta, ha aggiunto poi il ministro, che "la Russia putinista è presente a Venezia grazie ad un accordo fatto alle spalle del governo aggirando le sanzioni".
GIULI, 'ANDRÃ’ A VENEZIA, AL PADIGLIONE ITALIA, ENTRO MAGGIO'
GIULI BUTTAFUOCO BIENNALE PADIGLIONE RUSSO
(ANSA) - "Andrò a Venezia e visiterò il Padiglione Italia" e "andrò entro maggio a rendere onore all'arte italiana e all'Italia ". Così il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto a Sky Tg24 Live in Roma. "Non so se ci sarà Buttafuoco, magari avrà altro da fare" ha detto poi il ministro aggiungendo poi di aver scritto al presidente della Biennale: "Io gli ho scritto il mio dissenso rispettoso e non ho ricevuto risposta".
BIENNALE: GIULI, HO SCRITTO A BUTTAFUOCO MA NON MI HA RISPOSTO
(AGI) - "Non so se" quando andro' a Venezia per visitare il Padiglione Italia "ci sara' Buttafuoco che magari avra' altro da fare. Quello che posso dirvi e' che l'aspetto personale e' stato fin troppo illuminato dal cono di luce mediatico a discapito della verita' delle cose che e' abbastanza brutta. Io gli ho scritto l'ultimo messaggio venerdi' scorso, un messaggio di dissenso affettuoso e non ho ricevuto risposta. Cosi' siamo rimasti, ma adesso guardiamo avanti". Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto a Sky Tg24 Live in Roma.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
BIENNALE ARTE: GIULI, 'POST DI SALVINI SU ASSENTEISMO? PENSAVO FACESSE AUTOCRITICA'
(Adnkronos) - "Quando ho visto quel post l'ho frainteso e ho pensato 'è Salvini che fa autocritica, per scusarsi del fatto che frequenta poco il suo ministero'. Invece non era un'autocritica sul suo assenteismo".
Così il ministro della Cultura Alessandro Giuli commentando, nel corso della diretta Live In Roma su Sky, il post di Matteo Salvini che ieri ha pubblicato il commento sull'assenza del ministro alla vernice della Biennale Arte ("gli assenti hanno sempre torto, viva l'arte libera e coraggiosa!", aveva scritto il vicepremier). "Rispetto la sua posizione che è una posizione condivisa da tante altre persone -ha aggiunto GIULI- Non mi pare un caso importante il fatto che Salvini prediliga la Biennale non del dissenso ma della 'disinformatia'".
GIULI, 'LA BIENNALE SI SAREBBE POTUTA METTERE AL TAVOLO NEGOZIALE CON LA RUSSIA'
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
(ANSA) - "Se fin dal principio avessimo potuto conoscere i termini della questione avremmo potuto metterla al tavolo del negoziato per il cessate il fuoco e magari ottenuto qualcosa come la liberazione di bambini rapiti da russi in Ucraina. Ciò non potrà avvenire e quindi spero che tutto questo ce lo lasceremo alle spalle per tornare a parlare di arte nella splendida Venezia".
Così il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto a Sky Tg24 Live in Roma dove a proposito dell'occasione mancata della Biennale ha aggiunto: "Si doveva parlare di arte e si sta parlando di arte di regime, della Russia putinista che è presente a Venezia dopo quattro anni per un accordo fatto alle spalle del governo. Non siamo d'accordo, ma la Biennale è autonoma".
GIULI, 'LE SOPRINTENDENZE SOPRAVVIVERANNO A ME E SALVINI'
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
(ANSA) - "Le soprintendenze sopravviveranno sia a Matteo Salvini che a me". È questo "il risultato" della "dialettica" che si è svolta in Consiglio dei ministri in occasione della discussione del piano casa, ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto a Sky Tg24 Live in Roma dove ha commentato anche il post del vicepremier della Lega sulla Biennale ("Gli assenti hanno sempre torto.
alessandro giuli matteo salvini
Viva l'arte libera e coraggiosa!"). "Quando ho visto quel post l'ho frainteso; ho pensato avesse fatto autocritica, dopodiché ho capito che non era autocritica sul suo assenteismo. Ma rispetto la sua posizione", ha spiegato Giuli, e "non ritengo importante il fatto che lui prediliga la Biennale della disinformatia" a quella "del dissenso". Quanto alla lite in Cdm "il governo sta bene e quello con Salvini è un episodio: il piano casa è buono, conteneva un articolo sbagliato che andava eliminato. C'è stata una dialettica in Cdm, c'è stata la mediazione anche della premier. Il risultato è che le soprintendenze sopravviveranno sia a Matteo Salvini che a me".
ECCO L'EFFETTO BUTTAFUOCO: È SCOPPIATO IL CAOS AL PADIGLIONE RUSSO DELLA BIENNALE DI VENEZIA! – ALL'APERTURA UFFICIALE DELLA MOSTRA RISERVATA AI GIORNALISTI, ALCUNI MANIFESTANTI CON LE BANDIERE UCRAINE HANNO GRIDATO "RUSSIA STATO TERRORISTA" E MOSTRATO CARTELLI CON SCRITTE CONTRO MOSCA – POCO DOPO L’ESIBIZIONE DEL CORO RUSSO, UN GIOVANE TRA IL PUBBLICO HA TIRATO FUORI UNA BOTTIGLIA DI LATTE E L'HA VERSATA SUI PRESENTI E HA SCARAVENTATO CONTRO IL MURO UNA FETTA DI PARMIGIANO – IL COMMISSARIO UE ALLA CULTURA, GLENN MICALLEF: “NO ALL’USO DI PALCOSCENICI EUROPEI PER LA PROPAGANDA RUSSA” – IL DEM FILIPPO SENSI: “MI VERGOGNO PER QUESTA VITTORIA REGIME RUSSO”
TENSIONE DAVANTI AL PADIGLIONE DI MOSCA ALLA BIENNALE
PROTESTE DI FRONTE AL PADIGLIONE RUSSO ALLA BIENNALE DI VENEZIA
(ANSA) - ROMA, 06 MAG - Tensione davanti al Padiglione russo alla Biennale di Venezia nel giorno dell'apertura ufficiale su invito. Grande schieramento di polizia e manifestanti, alcuni con le bandiere ucraine, che gridano "Russia Stato terrorista" e mostrano cartelli con scritte contro Mosca.
Dentro il Padiglione al piano superiore durante un'esibizione un giovane ha lanciato verso il pubblico il contenuto di una bottiglia di latte e ha scaraventato contro il muro una fetta di parmigiano, ma è stao subito bloccato dalle forze dell'ordine.
BIENNALE ARTE: CAOS AL PADIGLIONE RUSSO, GIOVANE LANCIA BOTTIGLIA DI LATTE SU PUBBLICO
apertura padiglione russo alla biennale di venezia
(Adnkronos) - Caos al padiglione russo alla Biennale Arte di Venezia durante l’opening ufficiale alle ore 17 di oggi, riservato ai giornalisti accreditati invitati. Poco dopo la prima esibizione del coro russo, all’inizio della cerimonia, un giovane tra il pubblico ha tirato fuori da una borsa una bottiglia di latte e l'ha versata sui presenti. Una ventina di persone hanno avuto i vestiti macchiati dal latte.
Né l’ambasciatore russo né la Commissaria del Padiglione sono stati colpiti dal latte. Sono quindi intervenute le forze dell’ordine e hanno portato via il giovane, sembra per identificarlo.
MINISTRI UCRAINA, POLONIA E BALTICI, LA RUSSIA USA LA CULTURA PER RIPULIRSI
(ANSA) - VENEZIA, 06 MAG - "I valori di libertà , dignità umana e democrazia sono gli stessi che l'aggressione russa cerca di distruggere. Uno Stato che muove una guerra di aggressione non può presentarsi come rappresentante della cultura.
Riaffermiamo il nostro sostegno alla libertà artistica e di espressione, ma questa libertà non deve essere strumentalizzata per 'ripulire' i crimini di Stato o conferire legittimità all'aggressione": così la ministra della Cultura dell'Ucraina Tetiana Berezhna, in un evento alla Biennale Arte alla presenza dei ministri della Cultura di Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia, che hanno condiviso il 'no' alla presenza di Mosca.
BIENNALE ARTE: UE, NO A USO PALCOSCENICI EUROPEI PER PROPAGANDA RUSSA
Biennale Arte: Ue, no a uso palcoscenici europei per propaganda russa Bruxelles, 6 mag. (LaPresse) - "La mia posizione rimane invariata: la cultura europea e i palcoscenici europei non devono mai essere utilizzati per la propaganda russa. Questa è una posizione ferma, un impegno fermo. Abbiamo già dato una risposta molto chiara in questo senso: non ci sarà alcun sostegno europeo all'utilizzo di palcoscenici per la propaganda". Lo afferma IL COMMISSARIO EUROPEOIL parlando a un punto stampa al Parlamento europeo a Bruxelles.
BIENNALE ARTE: SENSI, 'MI VERGOGNO PER QUESTA VITTORIA REGIME RUSSO' =
(Adnkronos) - "Mi vergogno come italiano per la Biennale di Putin, mi vergogno per l'ambasciatore, mi vergogno per gli applausi compiacenti, mi vergogno per i causidici, mi vergogno per gli ignavi, mi vergogno per questa vittoria del regime russo, mi vergogno per i dotti, medici e sapienti". Lo scrive il senatore Pd, Filippo Sensi, sui social.
BIENNALE: P.DE LUCA (PD), PADIGLIONE RUSSO SCELTA GRAVE =
(AGI) - Roma, 6 mag. - "Difendere la cultura e l'autonomia della cultura significa anche difenderla dalla propaganda filo-governativa russa. Il padiglione russo alla Biennale e' una scelta gravissimo ed intollerabile. Crea un grandissimo imbarazzo al nostro Paese, che si colloca fuori dalla linea dell'Unione europea. Siamo davvero preoccupati per quanto sta accadendo per responsabilita' di incapacita' e divisioni di maggioranza e governo".
manifestanti davanti al padiglione russo della biennale di venezia
Lo afferma Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari europei della Camera. "Del resto e' la stessa posizione espressa anche dai ministri della Cultura di Ucraina, Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia, con in testa la ministra ucraina Tetiana Berezhna, che hanno chiarito come la Russia utilizzi la cultura come strumento di propaganda e di legittimazione dell'aggressione.
Un segnale politico chiaro che dovrebbe far riflettere il governo italiano. Il duo Meloni-Giuli gioca allo scaricabarile con la presidenza della Biennale, ma quanto accaduto rappresenta il fallimento e la dimostrazione dell'incapacita' di gestione delle istituzioni culturali da parte del governo. Non si va avanti per strappi, non si va avanti con personalismi e imposizioni. Serve invece una forte e continua attivita' di dialogo", conclude De Luca.
BIENNALE, MANZI (PD): INACCETTABILE DARE PALCOSCENICO A PROPAGANDA RUSSA
polizia davanti al padiglione russo
(9Colonne) Roma, 6 mag - "La libertà non è di per sé una condizione sufficiente a rendere giusta una scelta. Si può essere liberi e sbagliare. Nessuno mette in discussione l'autonomia, che resta un principio sacrosanto. Ma la scelta compiuta dalla Biennale, che ha finito per offrire un palcoscenico alla propaganda russa, è stata e continua a essere inaccettabile".
Lo afferma Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera. "Ora che il padiglione russo è stato aperto e il mondo dell'arte ha potuto visitarlo, emerge con ancora maggiore evidenza la gravità di quanto accaduto.
È inaccettabile che una manifestazione culturale di rilievo internazionale venga piegata a logiche propagandistiche.
Questa vicenda è il frutto di una gestione della cultura da parte del governo, a partire da Giuli e Meloni, fatta di imposizioni, strappi e personalismi, senza dialogo né capacità di ascolto. Un approccio che ha irrigidito tutto, producendo un grave danno per il Paese e per la credibilità delle nostre istituzioni culturali. Anche i ministri della Cultura di Ucraina, Polonia e dei Paesi baltici hanno ribadito come la Russia utilizzi la cultura per ripulir
TENSIONE DAVANTI AL PADIGLIONE DI MOSCA ALLA BIENNALE
PROTESTE DI FRONTE AL PADIGLIONE RUSSO ALLA BIENNALE DI VENEZIA
(ANSA) - ROMA, 06 MAG - Tensione davanti al Padiglione russo alla Biennale di Venezia nel giorno dell'apertura ufficiale su invito. Grande schieramento di polizia e manifestanti, alcuni con le bandiere ucraine, che gridano "Russia Stato terrorista" e mostrano cartelli con scritte contro Mosca.
Dentro il Padiglione al piano superiore durante un'esibizione un giovane ha lanciato verso il pubblico il contenuto di una bottiglia di latte e ha scaraventato contro il muro una fetta di parmigiano, ma è stao subito bloccato dalle forze dell'ordine.
BIENNALE ARTE: CAOS AL PADIGLIONE RUSSO, GIOVANE LANCIA BOTTIGLIA DI LATTE SU PUBBLICO
apertura padiglione russo alla biennale di venezia
(Adnkronos) - Caos al padiglione russo alla Biennale Arte di Venezia durante l’opening ufficiale alle ore 17 di oggi, riservato ai giornalisti accreditati invitati. Poco dopo la prima esibizione del coro russo, all’inizio della cerimonia, un giovane tra il pubblico ha tirato fuori da una borsa una bottiglia di latte e l'ha versata sui presenti. Una ventina di persone hanno avuto i vestiti macchiati dal latte.
Né l’ambasciatore russo né la Commissaria del Padiglione sono stati colpiti dal latte. Sono quindi intervenute le forze dell’ordine e hanno portato via il giovane, sembra per identificarlo.
MINISTRI UCRAINA, POLONIA E BALTICI, LA RUSSIA USA LA CULTURA PER RIPULIRSI
(ANSA) - VENEZIA, 06 MAG - "I valori di libertà , dignità umana e democrazia sono gli stessi che l'aggressione russa cerca di distruggere. Uno Stato che muove una guerra di aggressione non può presentarsi come rappresentante della cultura.
Riaffermiamo il nostro sostegno alla libertà artistica e di espressione, ma questa libertà non deve essere strumentalizzata per 'ripulire' i crimini di Stato o conferire legittimità all'aggressione": così la ministra della Cultura dell'Ucraina Tetiana Berezhna, in un evento alla Biennale Arte alla presenza dei ministri della Cultura di Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia, che hanno condiviso il 'no' alla presenza di Mosca.
BIENNALE ARTE: UE, NO A USO PALCOSCENICI EUROPEI PER PROPAGANDA RUSSA
Biennale Arte: Ue, no a uso palcoscenici europei per propaganda russa Bruxelles, 6 mag. (LaPresse) - "La mia posizione rimane invariata: la cultura europea e i palcoscenici europei non devono mai essere utilizzati per la propaganda russa. Questa è una posizione ferma, un impegno fermo. Abbiamo già dato una risposta molto chiara in questo senso: non ci sarà alcun sostegno europeo all'utilizzo di palcoscenici per la propaganda". Lo afferma IL COMMISSARIO EUROPEOIL parlando a un punto stampa al Parlamento europeo a Bruxelles.
BIENNALE ARTE: SENSI, 'MI VERGOGNO PER QUESTA VITTORIA REGIME RUSSO' =
(Adnkronos) - "Mi vergogno come italiano per la Biennale di Putin, mi vergogno per l'ambasciatore, mi vergogno per gli applausi compiacenti, mi vergogno per i causidici, mi vergogno per gli ignavi, mi vergogno per questa vittoria del regime russo, mi vergogno per i dotti, medici e sapienti". Lo scrive il senatore Pd, Filippo Sensi, sui social.
BIENNALE: P.DE LUCA (PD), PADIGLIONE RUSSO SCELTA GRAVE =
(AGI) - Roma, 6 mag. - "Difendere la cultura e l'autonomia della cultura significa anche difenderla dalla propaganda filo-governativa russa. Il padiglione russo alla Biennale e' una scelta gravissimo ed intollerabile. Crea un grandissimo imbarazzo al nostro Paese, che si colloca fuori dalla linea dell'Unione europea. Siamo davvero preoccupati per quanto sta accadendo per responsabilita' di incapacita' e divisioni di maggioranza e governo".
manifestanti davanti al padiglione russo della biennale di venezia
Lo afferma Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari europei della Camera. "Del resto e' la stessa posizione espressa anche dai ministri della Cultura di Ucraina, Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia, con in testa la ministra ucraina Tetiana Berezhna, che hanno chiarito come la Russia utilizzi la cultura come strumento di propaganda e di legittimazione dell'aggressione.
Un segnale politico chiaro che dovrebbe far riflettere il governo italiano. Il duo Meloni-Giuli gioca allo scaricabarile con la presidenza della Biennale, ma quanto accaduto rappresenta il fallimento e la dimostrazione dell'incapacita' di gestione delle istituzioni culturali da parte del governo. Non si va avanti per strappi, non si va avanti con personalismi e imposizioni. Serve invece una forte e continua attivita' di dialogo", conclude De Luca.
BIENNALE, MANZI (PD): INACCETTABILE DARE PALCOSCENICO A PROPAGANDA RUSSA
polizia davanti al padiglione russo
(9Colonne) Roma, 6 mag - "La libertà non è di per sé una condizione sufficiente a rendere giusta una scelta. Si può essere liberi e sbagliare. Nessuno mette in discussione l'autonomia, che resta un principio sacrosanto. Ma la scelta compiuta dalla Biennale, che ha finito per offrire un palcoscenico alla propaganda russa, è stata e continua a essere inaccettabile".
Lo afferma Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera. "Ora che il padiglione russo è stato aperto e il mondo dell'arte ha potuto visitarlo, emerge con ancora maggiore evidenza la gravità di quanto accaduto.
È inaccettabile che una manifestazione culturale di rilievo internazionale venga piegata a logiche propagandistiche.
Questa vicenda è il frutto di una gestione della cultura da parte del governo, a partire da Giuli e Meloni, fatta di imposizioni, strappi e personalismi, senza dialogo né capacità di ascolto. Un approccio che ha irrigidito tutto, producendo un grave danno per il Paese e per la credibilità delle nostre istituzioni culturali. Anche i ministri della Cultura di Ucraina, Polonia e dei Paesi baltici hanno ribadito come la Russia utilizzi la cultura per ripulir
BUTTAFUOCO E FIAMME! – IL DIRETTORE DELLA FONDAZIONE BIENNALE IN UNA CONFERENZA STAMPA CHE SEMBRA UN'ORAZIONE FUNEBRE MANDA UNA FRECCIATONA AL SUO (EX) AMICO GIULI, CHE HA DISERTATO L’INAUGURAZIONE DELL’EVENTO: “GRAZIE AL MINISTERO DELLA CULTURA NELLA PERSONA DI ALESSANDRO GIULI”. NON FA ALCUNA RETROMARCIA DOPO LE POLEMICHE SULL’APERTURA DEL PADIGLIONE RUSSO, ANZI RIFILA UN PISTOLOTTO CONTRO L’IMPORTANZA DEL DIALOGO E CONTRO LA CENSURA (DOVREBBE PARLARNE CON LE AUTORITÀ RUSSE, CHE DI CENSURA SE NE INTENDONO) – CON CHI CE L’AVEVA QUANDO HA PARLATO DI “DOCUMENTI PASSATI SOTTOBANCO”? – LA CHIOSA FINALE IN MODALITÀ PAPA, ANZI, IMAM, DELLO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI (IL NOME MUSULMANO DI BUTTAFUOCO): “SI VIS PACEM PARA PACEM”
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026
BIENNALE ARTE: BUTTAFUOCO, 'GRAZIE AL MINISTRO GIULI CHE SOSTIENE NOSTRE INIZIATIVE'
(Adnkronos) - "Grazie al ministero della Cultura nella persona del ministro Alessandro Giuli e a tutte le istituzioni dl territorio che sostengono le iniziative della Biennale". Così il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, ha aperto il suo intervento al Teatro Piccolo dell'Arsenale al termine della conferenza stampa di presentazione della 61/a Esposizione internazionale d'Arte.
BIENNALE: BUTTAFUOCO, QUI SELEZIONIAMO OPERE NON PASSAPORTI
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026
(AGI) - Venezia, 6 mag. - "Chiudere a qualcuno significa rendere piu' fragile l'apertura verso l'altro e se la Biennale selezionasse non le opere ma le appartenenze, non le visioni ma i passaporti smetterebbe di essere il luogo dove il mondo si incontro e si incontra a maggior ragione quando il mondo e' lacerato". L'ha detto nel suo discorso il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, alla conferenza stampa di apertura della 61esima Biennale Arte.
Buttafuoco, grazie al ministero della cultura nella persona di Alessandro Giuli
(ANSA) - "Grazie al ministero della cultura, nella persona di Alessandro Giuli, a tutte le istituzioni del territorio, alla città di Venezia e a ogni singolo cittadino di questo territorio, alla Regione del Veneto, alla soprintendenza e ai nostri vicini di casa, la Marina Militare".
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026
Lo ha detto il presidente Pietrangelo Buttafuoco aprendo la conferenza di presentazione al Teatro Piccolo dell'Arsenale della Biennale Arte 2026 che apre al pubblico il 9 maggio.
BIENNALE:BUTTAFUOCO,NON BARATTIAMO PER POLITICA 130ANNI STORIA
(AGI) - "Non intendiamo barattare per il quieto vivere politicante 130 anni di storia che hanno raccontato sempre cosi' il mondo". L'ha detto nel suo discorso il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco parlando delle pressioni ricevute circa la presenza della Russia all'Esposizione d'Arte. "Questo e' un giardino di pace" ha poi aggiunto.
BIENNALE: BUTTAFUOCO CITA MATTARELLA, 'NOI LIBERI E AUDACI'
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
(AGI) - "Mattarella, il capo dello Stato, a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto ha detto chiaramente ai David di Donatello qual e' il mandato del lavoro artistico e culturale: liberta' ed audacia.
Eccoci... se le autorita' politiche fossero ridotte a rango di furerie dove le ingerenze arrivano a piegare la solidita' delle istituzioni culturali oggi avremmo un altro esito, magari lo avremmo domani o dopo domani, ma il presidente del Consiglio Giorgia Meloni a precisa domanda sulla partecipazione della Russia ha detto: "la Fondazione Biennale di Venezia e' autonoma" non sono d'accordo ma... ed e' proprio quel ma, e la ringrazio, ha confermato sgargiante e definitiva la liberta' e l'autonomia e quindi la liberta' e l'audacia che sono alla radice dello iure, la civilta' del diritto, dottrina di cui Mattarella e' maestro".
apertura padiglione russo alla biennale
Ha esordito cosi' il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco alla conferenza stampa di presentazione della 61esima Biennale d'Arte affrontando il tema della presenza russa alla manifestazione.
BUTTAFUOCO, UNICO VETO È L'ESCLUSIONE PREVENTIVA
(ANSA) - "Non intendiamo barattare 30 anni di storia che hanno sempre raccontato così il mondo" ha detto tra gli applausi il presidente della Fondazione la Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco oggi al Teatro Piccolo Arsenale.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
"Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l'unico veto è l'esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano. Proviamo insieme a guardare la luna" ha sottolineato.
BIENNALE: BUTTAFUOCO, A VENEZIA SI VIS PACEM, PARA PACEM
(AGI) - "Alla Biennale sono presenti l'Ucraina e la Russia, cosi' come alla Mostra del Cinema ho visto vicine e accostante la bandiera dell'Iran a quella di Israele perche' a Venezia noi non imbracciamo le armi: "si vis pacem, para pacem" e questo lo dobbiamo a Koyo Kouoh (la curatrice dell'edizione, ndr)". L'ha detto a conclusione del suo discorso alla conferenza stampa di presentazione della 61esima Biennale Arte il presidente Pietrangelo Buttafuoco.
Salvini annuncia lo sbarco a Venezia
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026
BIENNALE ARTE: BUTTAFUOCO, 'GRAZIE AL MINISTRO GIULI CHE SOSTIENE NOSTRE INIZIATIVE'
(Adnkronos) - "Grazie al ministero della Cultura nella persona del ministro Alessandro Giuli e a tutte le istituzioni dl territorio che sostengono le iniziative della Biennale". Così il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, ha aperto il suo intervento al Teatro Piccolo dell'Arsenale al termine della conferenza stampa di presentazione della 61/a Esposizione internazionale d'Arte.
BIENNALE: BUTTAFUOCO, QUI SELEZIONIAMO OPERE NON PASSAPORTI
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026
(AGI) - Venezia, 6 mag. - "Chiudere a qualcuno significa rendere piu' fragile l'apertura verso l'altro e se la Biennale selezionasse non le opere ma le appartenenze, non le visioni ma i passaporti smetterebbe di essere il luogo dove il mondo si incontro e si incontra a maggior ragione quando il mondo e' lacerato". L'ha detto nel suo discorso il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, alla conferenza stampa di apertura della 61esima Biennale Arte.
Buttafuoco, grazie al ministero della cultura nella persona di Alessandro Giuli
(ANSA) - "Grazie al ministero della cultura, nella persona di Alessandro Giuli, a tutte le istituzioni del territorio, alla città di Venezia e a ogni singolo cittadino di questo territorio, alla Regione del Veneto, alla soprintendenza e ai nostri vicini di casa, la Marina Militare".
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026
Lo ha detto il presidente Pietrangelo Buttafuoco aprendo la conferenza di presentazione al Teatro Piccolo dell'Arsenale della Biennale Arte 2026 che apre al pubblico il 9 maggio.
BIENNALE:BUTTAFUOCO,NON BARATTIAMO PER POLITICA 130ANNI STORIA
(AGI) - "Non intendiamo barattare per il quieto vivere politicante 130 anni di storia che hanno raccontato sempre cosi' il mondo". L'ha detto nel suo discorso il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco parlando delle pressioni ricevute circa la presenza della Russia all'Esposizione d'Arte. "Questo e' un giardino di pace" ha poi aggiunto.
BIENNALE: BUTTAFUOCO CITA MATTARELLA, 'NOI LIBERI E AUDACI'
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
(AGI) - "Mattarella, il capo dello Stato, a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto ha detto chiaramente ai David di Donatello qual e' il mandato del lavoro artistico e culturale: liberta' ed audacia.
Eccoci... se le autorita' politiche fossero ridotte a rango di furerie dove le ingerenze arrivano a piegare la solidita' delle istituzioni culturali oggi avremmo un altro esito, magari lo avremmo domani o dopo domani, ma il presidente del Consiglio Giorgia Meloni a precisa domanda sulla partecipazione della Russia ha detto: "la Fondazione Biennale di Venezia e' autonoma" non sono d'accordo ma... ed e' proprio quel ma, e la ringrazio, ha confermato sgargiante e definitiva la liberta' e l'autonomia e quindi la liberta' e l'audacia che sono alla radice dello iure, la civilta' del diritto, dottrina di cui Mattarella e' maestro".
apertura padiglione russo alla biennale
Ha esordito cosi' il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco alla conferenza stampa di presentazione della 61esima Biennale d'Arte affrontando il tema della presenza russa alla manifestazione.
BUTTAFUOCO, UNICO VETO È L'ESCLUSIONE PREVENTIVA
(ANSA) - "Non intendiamo barattare 30 anni di storia che hanno sempre raccontato così il mondo" ha detto tra gli applausi il presidente della Fondazione la Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco oggi al Teatro Piccolo Arsenale.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
"Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l'unico veto è l'esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano. Proviamo insieme a guardare la luna" ha sottolineato.
BIENNALE: BUTTAFUOCO, A VENEZIA SI VIS PACEM, PARA PACEM
(AGI) - "Alla Biennale sono presenti l'Ucraina e la Russia, cosi' come alla Mostra del Cinema ho visto vicine e accostante la bandiera dell'Iran a quella di Israele perche' a Venezia noi non imbracciamo le armi: "si vis pacem, para pacem" e questo lo dobbiamo a Koyo Kouoh (la curatrice dell'edizione, ndr)". L'ha detto a conclusione del suo discorso alla conferenza stampa di presentazione della 61esima Biennale Arte il presidente Pietrangelo Buttafuoco.
Salvini annuncia lo sbarco a Venezia
“IN SETTIMANA SARÃ’ ALLA BIENNALE DI VENEZIA, NESSUN PADIGLIONE ESCLUSO” (E QUALCUNO IRONIZZA: "VISTO QUANTI SONO, TORNERA' L'ANNO PROSSIMO") – IL FILOPUTINIANO SALVINI E' LA SPINA NEL FIANCO DI GIORGIA MELONI: ANNUNCIA CHE VISITERA’ ANCHE I PADIGLIONI DI ISRAELE E RUSSIA, SFERRANDO UN ALTRO CALCIONE AL MINISTRO GIULI SULLE SOPRINTENDENZE: “ALCUNE ANDREBBERO RASE AL SUOLO. INVECE DI AIUTARE, BLOCCANO. NON LITIGO MAI CON NESSUNO, ANCHE SE HO UNA VISIONE DIVERSA SUL RUOLO DELLA BUROCRAZIA E DEI BUROCRATI” - TRUMP MI CITA? FA PIACERE”
MARCO CREMONESI per il "Corriere della Sera" - Estratti
alessandro giuli matteo salvini
Il calcetto di Salvini: «In settimana sarò alla Biennale di Venezia, nessun padiglione escluso». Oplà : il vicepremier, dopo un tour nel Sud Italia, visiterà anche i padiglioni di Russia e Israele. Quelli che hanno aperto una linea di frattura sia nel governo che nella stessa Biennale, la cui giuria si è dimessa in blocco giovedì scorso.
Certo, il calcetto di Salvini forse non avrà fatto sobbalzare la premier Giorgia Meloni.
Però lei stessa qualche giorno fa l’aveva detto chiaro: «La scelta sul padiglione russo», fatta dal presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, «il governo ha dichiarato di non condividerla. La Biennale è un ente autonomo, e Buttafuoco è una persona capacissima». Tutto ciò detto, «io questa scelta non l’avrei fatta al suo posto».
Ma il calcetto potrebbe essere anche per il ministro della Cultura Alessandro Giuli.
matteo salvini e giorgia meloni - presentazione piano casa - foto lapresse
Nei giorni scorsi, i due avevano alzato la voce nel bel mezzo del Consiglio dei ministri perché, secondo il vicepremier, alcune soprintendenze sarebbero da «radere al suolo». In realtà , sul tema della Biennale, sin dall’inizio della vicenda, Salvini e Giuli hanno avuto posizioni opposte. Con il leader leghista primo a congratularsi con Buttafuoco per la decisione di aprire alla Russia: «Sull’arte e lo sport non dovrebbe esserci conflitto».
Ieri, in visita al quartiere San Siro di Milano, a domanda ci torna sopra: «Io non litigo mai con nessuno». Anche se «ho una visione diversa sul ruolo della burocrazia e dei burocrati» rispetto al ministro della Cultura: «Le soprintendenze, non tutte ma alcune, e non sempre ma spesso, invece di aiutare bloccano».
matteo salvini e giorgia meloni - presentazione piano casa - foto lapresse
Alcune «accelerano, accompagnano e permettono i lavori. Altre che bloccano per mesi o per anni, perché non gli piace il colore, perché non gli piace la finestra o perché cercano l’uccellino raro». Ma appunto «il problema non è Giuli, il problema è qualche sovrintendente che a furia di bloccare prevede che il bene tutelato crolli. Quindi l’operazione è perfettamente riuscita ma il paziente è morto».
Dal ministero della Cultura nessuno commenta le parole di Salvini. Ma sulla visita «nessun padiglione escluso» c’è chi ironizza: «Se lo prendiamo alla lettera, per quanti sono e per quanto sono ricchi di opere i padiglioni, tornerà da Venezia l’anno prossimo...».
alessandro giuli matteo salvini
Precisa di non avere incontri previsti con il segretario di Stato Marco Rubio, in Italia il 7 e l’8 maggio. E sulle minacce di Donald Trump — ritirare le truppe Usa dall’Italia — la risposta è un esercizio di understatement : «Non commento le minacce, ragioniamo della realtà dei fatti». La priorità è semmai «contenere e bloccare gli aumenti del costo della vita, di diesel, luce e gas e carrello della spesa». Roba concreta, non scenari ipotetici.
Però, il presidente Trump ha rilanciato sui suoi social un’intervista a Salvini (dello scorso febbraio) sulla rivista di destra Breitbart . E gli occhi del vicepremier si illuminano: «Se il presidente della più grande democrazia al mondo rilancia delle tue riflessioni e delle tue proposte, sicuramente fa piacere». (…)
“MA CHI SI CREDE DI ESSERE?” – LA REPLICA AL VELENO DI BUTTAFUOCO NEI CONFRONTI DELL’EX AMICO GIULI CHE AVEVA DETTO “MAGARI ANDRÃ’ A VENEZIA PRIMA DELLA FINE DELLA RASSEGNA” – L’ARROCCO DEL PRESIDENTE DELLA BIENNALE BUTTAFUOCO NELLA BUFERA PER LA RIAPERTURA DEL PADIGLIONE DEI RUSSI: “NON SONO STATI INVITATI DA NOI” (E ALLORA DA CHI?). NULLA CI PREOCCUPA. BISOGNA PORTARE TUTTO A DESTINAZIONE. C’È UN CLIMA DI FURORE IDEOLOGICO”. SALTA LA CERIMONIA DI INAUGURAZIONE (QUELLA DI SABATO 9 È STATA ANNULLATA), MERCOLEDÃŒ DISCORSO ALLA STAMPA. ATTESI ARTISTI DISSIDENTI E PUSSY RIOT. OGGI IL FASCICOLO RADIOATTIVO DELLA RASSEGNA ARRIVERÀ SUL TAVOLO DI PALAZZO CHIGI. GIULI HA ESCLUSO IL COMMISSARIAMENTO – COME FINIRA’ IL PASTROCCHIO BIENNALE:
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Giuli, però, malgrado la grande irritazione per aver scoperto dal carteggio tra la Biennale dell’Arte e la Federazione Russa che i contatti per riaprire il Padiglione iniziarono già a settembre scorso a sua insaputa, ieri ha concesso che «magari andrò a Venezia prima della fine della rassegna», cioè prima del 22 novembre. Ma pure Buttafuoco è molto offeso con il suo ex amico («Chi si crede di essere?», s’infiamma con i suoi). «Nessuna parola» ufficiale, ma certo non si aspettava il cannoneggiamento da Roma che dura da due mesi.
Non solo l’annuncio di Giuli di disertare l’apertura del 9 maggio, ma anche l’invio degli ispettori a Venezia alla ricerca di spese pazze e falle nel bilancio come pretesto per intervenire («Il nostro bilancio è attivo, non ci sono le condizioni per un commissariamento», ripete). (…)
1 - BIENNALE, L'ARROCCO DI BUTTAFUOCO "FURORE IDEOLOGICO, NOI IN REGOLA"
padiglione russia biennale verbale ispettori mic
Dario Pappalardo per “la Repubblica” - Estratti
La regola è una sola: «Bisogna portare tutto a destinazione». Recita così il mantra di Pietrangelo Buttafuoco, dopo l'intervista del ministro Giuli a Repubblica. Dove per destinazione si intende la presentazione della sessantunesima Biennale d'Arte alla stampa internazionale, mercoledì 6 maggio.
In quel giorno, come da programma, è atteso a mezzogiorno il discorso del presidente al teatro dell'Arsenale. E sarà il vero inizio di questa annata senza cerimonia di inaugurazione – quella di sabato 9 è stata annullata – e senza Leoni: i premi saranno assegnati solo in chiusura, il 22 novembre, dopo il voto del pubblico.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
Ca' Giustinian si presenta come un placido fortino assediato con affaccio sulla Laguna. In una piccola calle, tra i negozi dei grandi marchi della moda, alle spalle di piazza San Marco, la freccia indica la sede storica della fondazione. Rumori di trolley e pose da selfie. Il portego, adesso, ospita le foto surreali di Man Ray per ricordare una Biennale di cinquant'anni fa. Altri tempi, altre Biennali. Lontane da questa, dove surreale stavolta è la realtà stessa, carica dei colpi di scena degli ultimi mesi.
Il ritorno dei russi che stanno allestendo il loro Padiglione. La presa di distanza e gli attacchi diretti del ministro della Cultura Alessandro Giuli. La minaccia dell'Unione Europea di tagliare 2 milioni di euro all'istituzione veneziana. Gli ispettori del Mic arrivati per cercare irregolarità : «educatissimi» – dicono qui – e braccati da una quantità di fotografi che così non si era mai vista. La giuria che si dimette. Eppure, dal palazzo, non tradiscono grandi emozioni. A partire dal presidente, che va avanti per la sua strada. Voci di dimissioni?
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
«Macché, non è da lui, non ha mai dato questa impressione». I servizi segreti ucraini a caccia di prove di atteggiamento filorusso? Ma non scherziamo. Un po' spy story, un po' commedia all'italiana – peccato che il pubblico poi sia su scala globale – questa edizione paradossale procede verso il via. In Minor Keys, il titolo che svetta sui vaporetti e sui ponti, non fu mai così poco profetico. Di toni minori non c'è stata traccia.
La squadra di Buttafuoco, intanto, redige la sua difesa. «Abbiamo fatto tutto a posto, nulla di ciò può preoccuparci». Entro l'11 maggio la Biennale invierà alla Commissione europea una lettera per presentare le proprie controdeduzioni e dimostrare di avere soltanto rispettato le regole. «Nessuno legge lo statuto».
padiglione russia biennale verbale ispettori mic
Nessuno ha invitato la Russia, insomma. A Ca' Giustinian con lo staff il presidente parla di «un clima di furore ideologico», alimentato ad arte. Con qualche svista clamorosa, come una lettera europea indirizzata alla curatrice Koyo Kouoh, come se fosse ancora viva. Ma anche di un conflitto tra un'entità pseudosovrana fondata sull'etica e una realtà fondata sullo iure. «Però nelle sedi giuridiche perdono». Ufficialmente, tutto procede come se niente fosse.
Sfileranno artisti e attivisti vicini ai popoli colonizzati dalla Federazione russa. Arriveranno anche le dissidenti antiputiniane Pussy Riot: la leader Nadya Tolokonnikova ha contattato via social il presidente del Consiglio veneto Luca Zaia. I colori della bandiera palestinese campeggiano già nella guardiola all'ingresso dei Giardini, dove ieri si aggirava Rirkrit Tiravanija, che sta preparando la sua performance, lì dove sorgerà il Padiglione del Qatar. E poi non dite che si tratta solo di una mostra.
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
2 - VERBALI DEGLI ISPETTORI A PALAZZO CHIGI "PADIGLIONE RUSSO CHIUSO AL PUBBLICO"
Serena Riformato per “la Repubblica” - Estratti
Oggi il fascicolo radioattivo della Biennale di Venezia arriverà sul tavolo di palazzo Chigi.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli inoltrerà alla presidenza del Consiglio – che finora si è tenuta ben lontana dal garbuglio – il verbale stilato dagli ispettori del Collegio romano inviati a Ca' Giustinian il 29 e 30 aprile. In campo non ci sarebbero ipotesi radicali: lo stesso Giuli, in un'intervista a Repubblica, ha escluso la carta del commissariamento, possibile in punta di diritto solo per «gravi irregolarità nell'amministrazione» o leggi violate.
PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Nel resoconto della visita – anticipato da questo giornale – emerge la linea di difesa della fondazione guidata da Pietrangelo Buttafuoco sulla riapertura del padiglione russo. Gli emissari del Mic chiedono ai rappresentanti dell'istituzione culturale «se sia stata verificato (...) il rispetto del Regolamento europeo 833/2014». È la normativa sulle sanzioni che, in base all'accusa dell'Ue, la Biennale avrebbe violato. Un nodo soprattutto è sotto i riflettori: secondo le restrizioni, è vietato prestare «direttamente o indirettamente servizi di architettura e ingegneria, consulenza giuridica e informatica» a Mosca.
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
Per questo l'avvocata della Biennale Debora Rossi tiene a specificare che «non risulterebbe (…) che sia stato effettuato alcun intervento sul fabbricato» del Cremlino «né di manutenzione ordinaria né straordinaria». Persino un ingegnere che facesse un sopralluogo dell'infrastruttura del Cremlino, infatti, rischierebbe conseguenze legali. È la ragione per cui il padiglione russo rimarrà chiuso proprio dal 9 maggio, quando la rassegna sarà invece accessibile ai visitatori.
Più nello specifico: «Il vernissage, tra il 5 e l'8 maggio 2026, è un evento privato, su invito e non aperto al pubblico e, pertanto non si prevede la presentazione di "Scia per manifestazione pubblica"». Che si può ottenere solo dopo una serie di controlli. «La Federazione Russa – spiega infatti la legale della fondazione – in base alle sanzioni, non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico».
Chi passeggerà nei Giardini napoleonici della Biennale potrà solo intravedere dall'esterno la performance The tree is rooted in the sky che i musicisti russi registreranno a partire da domani. L'avvocata Rossi ribadisce anche che la Russia «non è stata formalmente invitata» né «ha sottoscritto il docum
E Buttafuoco gasatissimo detta la linea politica per la Sicilia
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Giuli, però, malgrado la grande irritazione per aver scoperto dal carteggio tra la Biennale dell’Arte e la Federazione Russa che i contatti per riaprire il Padiglione iniziarono già a settembre scorso a sua insaputa, ieri ha concesso che «magari andrò a Venezia prima della fine della rassegna», cioè prima del 22 novembre. Ma pure Buttafuoco è molto offeso con il suo ex amico («Chi si crede di essere?», s’infiamma con i suoi). «Nessuna parola» ufficiale, ma certo non si aspettava il cannoneggiamento da Roma che dura da due mesi.
Non solo l’annuncio di Giuli di disertare l’apertura del 9 maggio, ma anche l’invio degli ispettori a Venezia alla ricerca di spese pazze e falle nel bilancio come pretesto per intervenire («Il nostro bilancio è attivo, non ci sono le condizioni per un commissariamento», ripete). (…)
1 - BIENNALE, L'ARROCCO DI BUTTAFUOCO "FURORE IDEOLOGICO, NOI IN REGOLA"
padiglione russia biennale verbale ispettori mic
Dario Pappalardo per “la Repubblica” - Estratti
La regola è una sola: «Bisogna portare tutto a destinazione». Recita così il mantra di Pietrangelo Buttafuoco, dopo l'intervista del ministro Giuli a Repubblica. Dove per destinazione si intende la presentazione della sessantunesima Biennale d'Arte alla stampa internazionale, mercoledì 6 maggio.
In quel giorno, come da programma, è atteso a mezzogiorno il discorso del presidente al teatro dell'Arsenale. E sarà il vero inizio di questa annata senza cerimonia di inaugurazione – quella di sabato 9 è stata annullata – e senza Leoni: i premi saranno assegnati solo in chiusura, il 22 novembre, dopo il voto del pubblico.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
Ca' Giustinian si presenta come un placido fortino assediato con affaccio sulla Laguna. In una piccola calle, tra i negozi dei grandi marchi della moda, alle spalle di piazza San Marco, la freccia indica la sede storica della fondazione. Rumori di trolley e pose da selfie. Il portego, adesso, ospita le foto surreali di Man Ray per ricordare una Biennale di cinquant'anni fa. Altri tempi, altre Biennali. Lontane da questa, dove surreale stavolta è la realtà stessa, carica dei colpi di scena degli ultimi mesi.
Il ritorno dei russi che stanno allestendo il loro Padiglione. La presa di distanza e gli attacchi diretti del ministro della Cultura Alessandro Giuli. La minaccia dell'Unione Europea di tagliare 2 milioni di euro all'istituzione veneziana. Gli ispettori del Mic arrivati per cercare irregolarità : «educatissimi» – dicono qui – e braccati da una quantità di fotografi che così non si era mai vista. La giuria che si dimette. Eppure, dal palazzo, non tradiscono grandi emozioni. A partire dal presidente, che va avanti per la sua strada. Voci di dimissioni?
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
«Macché, non è da lui, non ha mai dato questa impressione». I servizi segreti ucraini a caccia di prove di atteggiamento filorusso? Ma non scherziamo. Un po' spy story, un po' commedia all'italiana – peccato che il pubblico poi sia su scala globale – questa edizione paradossale procede verso il via. In Minor Keys, il titolo che svetta sui vaporetti e sui ponti, non fu mai così poco profetico. Di toni minori non c'è stata traccia.
La squadra di Buttafuoco, intanto, redige la sua difesa. «Abbiamo fatto tutto a posto, nulla di ciò può preoccuparci». Entro l'11 maggio la Biennale invierà alla Commissione europea una lettera per presentare le proprie controdeduzioni e dimostrare di avere soltanto rispettato le regole. «Nessuno legge lo statuto».
padiglione russia biennale verbale ispettori mic
Nessuno ha invitato la Russia, insomma. A Ca' Giustinian con lo staff il presidente parla di «un clima di furore ideologico», alimentato ad arte. Con qualche svista clamorosa, come una lettera europea indirizzata alla curatrice Koyo Kouoh, come se fosse ancora viva. Ma anche di un conflitto tra un'entità pseudosovrana fondata sull'etica e una realtà fondata sullo iure. «Però nelle sedi giuridiche perdono». Ufficialmente, tutto procede come se niente fosse.
Sfileranno artisti e attivisti vicini ai popoli colonizzati dalla Federazione russa. Arriveranno anche le dissidenti antiputiniane Pussy Riot: la leader Nadya Tolokonnikova ha contattato via social il presidente del Consiglio veneto Luca Zaia. I colori della bandiera palestinese campeggiano già nella guardiola all'ingresso dei Giardini, dove ieri si aggirava Rirkrit Tiravanija, che sta preparando la sua performance, lì dove sorgerà il Padiglione del Qatar. E poi non dite che si tratta solo di una mostra.
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
2 - VERBALI DEGLI ISPETTORI A PALAZZO CHIGI "PADIGLIONE RUSSO CHIUSO AL PUBBLICO"
Serena Riformato per “la Repubblica” - Estratti
Oggi il fascicolo radioattivo della Biennale di Venezia arriverà sul tavolo di palazzo Chigi.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli inoltrerà alla presidenza del Consiglio – che finora si è tenuta ben lontana dal garbuglio – il verbale stilato dagli ispettori del Collegio romano inviati a Ca' Giustinian il 29 e 30 aprile. In campo non ci sarebbero ipotesi radicali: lo stesso Giuli, in un'intervista a Repubblica, ha escluso la carta del commissariamento, possibile in punta di diritto solo per «gravi irregolarità nell'amministrazione» o leggi violate.
PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Nel resoconto della visita – anticipato da questo giornale – emerge la linea di difesa della fondazione guidata da Pietrangelo Buttafuoco sulla riapertura del padiglione russo. Gli emissari del Mic chiedono ai rappresentanti dell'istituzione culturale «se sia stata verificato (...) il rispetto del Regolamento europeo 833/2014». È la normativa sulle sanzioni che, in base all'accusa dell'Ue, la Biennale avrebbe violato. Un nodo soprattutto è sotto i riflettori: secondo le restrizioni, è vietato prestare «direttamente o indirettamente servizi di architettura e ingegneria, consulenza giuridica e informatica» a Mosca.
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
Per questo l'avvocata della Biennale Debora Rossi tiene a specificare che «non risulterebbe (…) che sia stato effettuato alcun intervento sul fabbricato» del Cremlino «né di manutenzione ordinaria né straordinaria». Persino un ingegnere che facesse un sopralluogo dell'infrastruttura del Cremlino, infatti, rischierebbe conseguenze legali. È la ragione per cui il padiglione russo rimarrà chiuso proprio dal 9 maggio, quando la rassegna sarà invece accessibile ai visitatori.
Più nello specifico: «Il vernissage, tra il 5 e l'8 maggio 2026, è un evento privato, su invito e non aperto al pubblico e, pertanto non si prevede la presentazione di "Scia per manifestazione pubblica"». Che si può ottenere solo dopo una serie di controlli. «La Federazione Russa – spiega infatti la legale della fondazione – in base alle sanzioni, non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico».
Chi passeggerà nei Giardini napoleonici della Biennale potrà solo intravedere dall'esterno la performance The tree is rooted in the sky che i musicisti russi registreranno a partire da domani. L'avvocata Rossi ribadisce anche che la Russia «non è stata formalmente invitata» né «ha sottoscritto il docum
"SCHIFANI LASCI ADESSO, SIA GENEROSO E VADA A ROMA. IN REGIONE IL FUTURO È MULÈ" - NEL BEL MEZZO DEL CAOS DELLA BIENNALE, PIETRANGELO BUTTAFUOCO SI SMARCA DA FRATELLI D'ITALIA CHIEDENDO LE DIMISSIONI DEL TAJANEO SCHIFANI E PROPONENDO DI CANDIDARE IL FORZISTA MULÈ (CARO AI BERLUSCONI): "SE IL RISULTATO DEL REFERENDUM HA DATO UN SEGNALE, E IL SEGNALE L'HA DATO, È CHE QUESTO ANDAZZO ORMAI SI È ESAURITO" - LA BISLACCA PROPOSTA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO, CHE PROPONE DI COSTRUIRE "UN TUNNEL SOTTERRANEO CHE DALLA SICILIA ARRIVI ALLA TUNISIA": "È UN PROGETTO REALIZZABILISSIMO" - DAGOREPORT: IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DI SCHIFANI, CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO...
Mario Barresi per "la Sicilia"
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - PRE APERTURA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2025
«Il 2027 sarà un anno importantissimo per la Sicilia. Irripetibile, oserei». Quando chiacchieri con Pietrangelo Buttafuoco - e questa è una grazia laica che ricorre con una certa assiduità - devi abituarti a travalicare l’ovvietà . La realtà , talvolta.
E quando il giornalista e scrittore, presidente della Biennale di Venezia, disegna un cerchio rosso sul calendario, la mente, corrotta dal logorio dei tempi (siculi) moderni, vola basso. Sulle cusuzze di casa nostra: le Regionali prossime venture, magari avvinghiate agli scenari romani in un succulento election day.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
E invece no.
«Nel 2027 ricorrono i 1.200 anni dall’Emirato di Sicilia».
Ah, bene.
(Chiediamo l’aiuto da casa; anzi a Google: l'Emirato di Sicilia fu uno stato musulmano insulare, con capitale Palermo, nato dalla conquista islamica iniziata nell'827 e conclusa nel 902)
E questo che significa?
«Significa che l’asset fondamentale, strutturale, economico - e non stiamo parlando né di filologia, né di storiografia, né di organizzare un palinsesto di eventi culturali - è proprio quello di proiettare la Sicilia in una dimensione fondamentale, che è quella della politica estera, e quindi immaginare che diventi la piattaforma dove, ad esempio, davanti alla facciata meravigliosa del palazzo della Zisa, tutti i rappresentanti del Maghreb, dei Paesi del Golfo e del Medio Oriente possano ritornare per sentirsi a casa.
gaetano galvagno renato schifani
Ricordo il fondamentale libro di poesia, I poeti arabi di Sicilia, quello di Francesca Corrao, figlia di Ludovico Corrao. Le connessioni sono tutte perfette. Non si tratta di fare biblioteche, si tratta di costruire futuro, perché se noi abbiamo avuto quella meraviglia che fu la rinascita di Gibellina, questa ebbe a determinarsi attraverso il genio di Corrao».
Sembra di capire che non si parli della celebrazione dell’anniversario con photo opportunity dei capi di Stato.
«Non sto proponendo di fare l'anniversario, sto proponendo una strategia, una visione, un progetto. Approfittare di questi 1.200 anni per far arrivare i piccioli veri, per un investimento che possa consentire di portare il mondo di domani, il mondo del futuro. È fondamentale che il futuro governo siciliano abbia questa consapevolezza. E ciò significa la realizzazione di tutta una serie di strutture, infrastrutture e progetti.
claudia conte con pietrangelo buttafuoco
Oltre al Ponte di Messina, che potrebbe rappresentare per le generazioni future ciò che la Statua della Libertà a New York rappresentò per l'infinità di immigrati che arrivarono per trovare l'avvenire, allo stesso modo ci sono progetti realizzabilissimi, quali il tunnel sotterraneo che dalla Sicilia arrivi alla Tunisia. E significa accelerare e dare una possibilità di prospettiva futura alla dinamo fondamentale della contemporaneità che è l'Africa».
In Sicilia si voterà alla fine dell’anno prossimo. Quindi l’incombenza celebrativa tocca al governo Schifani.
«Ora, tutto ciò presuppone anche una consapevolezza: io sono sicuro che Renato Schifani, nella statura che accompagna la sua personalità , capisca che è importante anticipare i tempi, perché tanto per lui c'è un orizzonte meritevole che è quello di Roma, qualunque sia la collocazione nazionale».
Schifani deve andarsene a Roma?
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
«La Sicilia, essendo io siciliano, la vivo proprio con gli occhi, col cuore, col sangue. In questo momento sto parlando affacciandomi sul Canal Grande. Ma quando torno a casa ho l'Etna e il concerto delle Madonie, dei Nebrodi, perché abitando negli Erei vedo tutta questa meraviglia e quindi so perfettamente cosa significhi restituire la Sicilia al suo avvenire. E c’è urgenza di andare alle elezioni subito. Individuare la personalità che possa fare innanzitutto politica estera».
Ora Zaia è un po’ più libero...
«Io lanciai quell’idea, in un’intervista di qualche tempo fa, ed era una bella idea. Oggi io e Zaia abbiamo un rapporto continuo, ci vediamo spesso nel suo fienile. Ma non penso a lui».
Pietrangelo Buttafuoco con la moglie
A chi, allora? E quando, come?
«Io immagino che un galantuomo come Schifani lo capisca e per un atto di generosità dia la possibilità di andare alle elezioni e di individuare le personalità che possono fare questo lavoro. Io credo che oggi l’unica personalità giusta, a leggere i giornali, sia quella di Giorgio Mulè».
Perché proprio Mulè?
«Perché lui conosce quelle realtà nell'orizzonte che ha a disposizione la Sicilia. Noi sappiamo di tutti quelli che volevano essere presenti e molto spesso non sono stati ricevuti perché non si capiva che cosa potessero apportare. Mulè, invece, con la sua esperienza, non fosse altro quella di viceministro alla Difesa, li ha conosciuti tutti e quindi ha la capacità di immaginare la creazione di istituti di cultura siciliani che siano presenti in tutte queste realtà ».
renato schifani antonio tajani
Ma per governare la Sicilia ci vuole ben altro che un ponte culturale con Maghreb e Medioriente.
«Noi siciliani - tutti, siciliani di scoglio e di mare aperto, siciliani dell'entroterra e siciliani delle città , siciliani dei tre Valloni - abbiamo un spina conficcata: il fatto di essere periferia. Di essere considerati residuali e la tenaglia che la può togliere è la generosità di una personalità matura come Schifani, consapevole che sarebbe geniale secondo me che lui stesso, cedendo il passo, dia la possibilità di aprire una nuova stagione, trasversale.
pietrangelo buttafuoco - presentazione biennale cinema 2025
E poi Mulè è l’unico che può raccogliere un’eredità politica. È l'unico che può ricollegarsi alla grande tradizione di Rino Nicolosi, figlio della stagione della sinistra Dc, di personaggi del calibro di Mattarella, Lillo Mannino, Bernardo Alaimo...».
In tutto questo Fratelli d'Italia dovrebbe convincersi di saltare un altro giro per Palazzo d’Orléans.
«No, non ne faccio una questione di schieramenti politici, perché veramente bisogna andare oltre. Se il risultato del referendum ha dato un segnale, e il segnale l'ha dato, è che questo andazzo ormai si è esaurito. Liberandosi di tutte le logiche partitiche, politiche, di schieramento, veramente si può fare un’operazione trasversale».
antonio tajani e renato schifani
Mulè potrebbe anche parlare al campo largo?
«Campo largo? In Sicilia certi meccanismi non funzionano: il successo a suo tempo del M5S sfasciava qualunque ideologia. Non stava certo vincendo la sinistra, anzi. Per questo accanto a Mulè ci starebbe benissimo uno come Mirello Crisafulli. Stiamo parlando di personalità che giustamente se ne fottono di queste logiche».
Dovremmo essere bravi a spiegarlo anche a Roma, perché le scelte molto spesso le fanno lì a tavolino.
«Io parlo da Venezia e posso assicurare che la Serenissima sta bene proprio perché evita accuratamente di trattenersi troppo con le vicende romane. Ci sono degli esempi belli. Io credo che uno come Mulè queste cose le colga perfettamente. Ci ricordiamo cosa fu la prima stagione di Nichi Vendola, le esperienze di Michele Emiliano, dello stesso Vincenzo De Luca. Non è che De Luca non mandasse a quel paese il Pd.
Non è che tu vai a chiedere a loro: siete stati di campo largo, siete stati di centro-sinistra? E lo stesso vale anche dall’altra parte: Zaia non era prigioniero degli steccati o degli schemi. E l’entusiasmo che ha portato alla elezione del suo successore Alberto Stefani è coerente con il progetto di un territorio e non certo con le formule romane. Per questo sto dicendo qualcosa che non è un paradosso, ma una grande verità ».
E qual è questa grande verità ?
«Ci sono dei luoghi nell'immaginario italiano dove la sovranità si dà attraverso la decisione. In Sicilia noi abbiamo bisogno di generosità e questa generosità , secondo me, la coltiva una personalità come Schifani. Perché aspettare la fine della legislatura significa esaurire questa possibilità . E in una formula giornalistica dico: più che di un presidente di Regione abbiamo bisogno di un ministro degli Esteri, di un plenipotenziario che abbia la visione del futuro. Uno che lo può fare è Mulè, perché Mulè queste cose le capisce, le conosce e le ha praticate».
Chi altro potrebbe esserci nell'arca di Mulè?
«Il centrodestra siciliano ha avuto dei campioni di intelletto come Gianfranco Miccichè, che nella sua eccentricità è materia viva, ma anche teste libere come Fabio Granata, il cui lavoro da assessore alla Cultura è rimasto canone. Poi personalità importanti anche nella burocrazia: uno come Salvo Taormina, che ora è in pensione, possiede capacità e finezza. E poi, perché no, Cateno De Luca: noi siciliani abbiamo bisogno di tutta quella meravigliosa follia che abbiamo a disposizione».
Quasi quasi manca solo Crocetta...
«Eh sì, il ricordo di Crocetta volge in tenerezza...».
E Buttafuoco, in tutto ciò, che farà ?
«In tutto questo, noi, dal fienile veneto, con Luca Zaia osserveremo, compiaciuti, la scena».
Mario Barresi per "la Sicilia"
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - PRE APERTURA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2025
«Il 2027 sarà un anno importantissimo per la Sicilia. Irripetibile, oserei». Quando chiacchieri con Pietrangelo Buttafuoco - e questa è una grazia laica che ricorre con una certa assiduità - devi abituarti a travalicare l’ovvietà . La realtà , talvolta.
E quando il giornalista e scrittore, presidente della Biennale di Venezia, disegna un cerchio rosso sul calendario, la mente, corrotta dal logorio dei tempi (siculi) moderni, vola basso. Sulle cusuzze di casa nostra: le Regionali prossime venture, magari avvinghiate agli scenari romani in un succulento election day.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
E invece no.
«Nel 2027 ricorrono i 1.200 anni dall’Emirato di Sicilia».
Ah, bene.
(Chiediamo l’aiuto da casa; anzi a Google: l'Emirato di Sicilia fu uno stato musulmano insulare, con capitale Palermo, nato dalla conquista islamica iniziata nell'827 e conclusa nel 902)
E questo che significa?
«Significa che l’asset fondamentale, strutturale, economico - e non stiamo parlando né di filologia, né di storiografia, né di organizzare un palinsesto di eventi culturali - è proprio quello di proiettare la Sicilia in una dimensione fondamentale, che è quella della politica estera, e quindi immaginare che diventi la piattaforma dove, ad esempio, davanti alla facciata meravigliosa del palazzo della Zisa, tutti i rappresentanti del Maghreb, dei Paesi del Golfo e del Medio Oriente possano ritornare per sentirsi a casa.
gaetano galvagno renato schifani
Ricordo il fondamentale libro di poesia, I poeti arabi di Sicilia, quello di Francesca Corrao, figlia di Ludovico Corrao. Le connessioni sono tutte perfette. Non si tratta di fare biblioteche, si tratta di costruire futuro, perché se noi abbiamo avuto quella meraviglia che fu la rinascita di Gibellina, questa ebbe a determinarsi attraverso il genio di Corrao».
Sembra di capire che non si parli della celebrazione dell’anniversario con photo opportunity dei capi di Stato.
«Non sto proponendo di fare l'anniversario, sto proponendo una strategia, una visione, un progetto. Approfittare di questi 1.200 anni per far arrivare i piccioli veri, per un investimento che possa consentire di portare il mondo di domani, il mondo del futuro. È fondamentale che il futuro governo siciliano abbia questa consapevolezza. E ciò significa la realizzazione di tutta una serie di strutture, infrastrutture e progetti.
claudia conte con pietrangelo buttafuoco
Oltre al Ponte di Messina, che potrebbe rappresentare per le generazioni future ciò che la Statua della Libertà a New York rappresentò per l'infinità di immigrati che arrivarono per trovare l'avvenire, allo stesso modo ci sono progetti realizzabilissimi, quali il tunnel sotterraneo che dalla Sicilia arrivi alla Tunisia. E significa accelerare e dare una possibilità di prospettiva futura alla dinamo fondamentale della contemporaneità che è l'Africa».
In Sicilia si voterà alla fine dell’anno prossimo. Quindi l’incombenza celebrativa tocca al governo Schifani.
«Ora, tutto ciò presuppone anche una consapevolezza: io sono sicuro che Renato Schifani, nella statura che accompagna la sua personalità , capisca che è importante anticipare i tempi, perché tanto per lui c'è un orizzonte meritevole che è quello di Roma, qualunque sia la collocazione nazionale».
Schifani deve andarsene a Roma?
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
«La Sicilia, essendo io siciliano, la vivo proprio con gli occhi, col cuore, col sangue. In questo momento sto parlando affacciandomi sul Canal Grande. Ma quando torno a casa ho l'Etna e il concerto delle Madonie, dei Nebrodi, perché abitando negli Erei vedo tutta questa meraviglia e quindi so perfettamente cosa significhi restituire la Sicilia al suo avvenire. E c’è urgenza di andare alle elezioni subito. Individuare la personalità che possa fare innanzitutto politica estera».
Ora Zaia è un po’ più libero...
«Io lanciai quell’idea, in un’intervista di qualche tempo fa, ed era una bella idea. Oggi io e Zaia abbiamo un rapporto continuo, ci vediamo spesso nel suo fienile. Ma non penso a lui».
Pietrangelo Buttafuoco con la moglie
A chi, allora? E quando, come?
«Io immagino che un galantuomo come Schifani lo capisca e per un atto di generosità dia la possibilità di andare alle elezioni e di individuare le personalità che possono fare questo lavoro. Io credo che oggi l’unica personalità giusta, a leggere i giornali, sia quella di Giorgio Mulè».
Perché proprio Mulè?
«Perché lui conosce quelle realtà nell'orizzonte che ha a disposizione la Sicilia. Noi sappiamo di tutti quelli che volevano essere presenti e molto spesso non sono stati ricevuti perché non si capiva che cosa potessero apportare. Mulè, invece, con la sua esperienza, non fosse altro quella di viceministro alla Difesa, li ha conosciuti tutti e quindi ha la capacità di immaginare la creazione di istituti di cultura siciliani che siano presenti in tutte queste realtà ».
renato schifani antonio tajani
Ma per governare la Sicilia ci vuole ben altro che un ponte culturale con Maghreb e Medioriente.
«Noi siciliani - tutti, siciliani di scoglio e di mare aperto, siciliani dell'entroterra e siciliani delle città , siciliani dei tre Valloni - abbiamo un spina conficcata: il fatto di essere periferia. Di essere considerati residuali e la tenaglia che la può togliere è la generosità di una personalità matura come Schifani, consapevole che sarebbe geniale secondo me che lui stesso, cedendo il passo, dia la possibilità di aprire una nuova stagione, trasversale.
pietrangelo buttafuoco - presentazione biennale cinema 2025
E poi Mulè è l’unico che può raccogliere un’eredità politica. È l'unico che può ricollegarsi alla grande tradizione di Rino Nicolosi, figlio della stagione della sinistra Dc, di personaggi del calibro di Mattarella, Lillo Mannino, Bernardo Alaimo...».
In tutto questo Fratelli d'Italia dovrebbe convincersi di saltare un altro giro per Palazzo d’Orléans.
«No, non ne faccio una questione di schieramenti politici, perché veramente bisogna andare oltre. Se il risultato del referendum ha dato un segnale, e il segnale l'ha dato, è che questo andazzo ormai si è esaurito. Liberandosi di tutte le logiche partitiche, politiche, di schieramento, veramente si può fare un’operazione trasversale».
antonio tajani e renato schifani
Mulè potrebbe anche parlare al campo largo?
«Campo largo? In Sicilia certi meccanismi non funzionano: il successo a suo tempo del M5S sfasciava qualunque ideologia. Non stava certo vincendo la sinistra, anzi. Per questo accanto a Mulè ci starebbe benissimo uno come Mirello Crisafulli. Stiamo parlando di personalità che giustamente se ne fottono di queste logiche».
Dovremmo essere bravi a spiegarlo anche a Roma, perché le scelte molto spesso le fanno lì a tavolino.
«Io parlo da Venezia e posso assicurare che la Serenissima sta bene proprio perché evita accuratamente di trattenersi troppo con le vicende romane. Ci sono degli esempi belli. Io credo che uno come Mulè queste cose le colga perfettamente. Ci ricordiamo cosa fu la prima stagione di Nichi Vendola, le esperienze di Michele Emiliano, dello stesso Vincenzo De Luca. Non è che De Luca non mandasse a quel paese il Pd.
Non è che tu vai a chiedere a loro: siete stati di campo largo, siete stati di centro-sinistra? E lo stesso vale anche dall’altra parte: Zaia non era prigioniero degli steccati o degli schemi. E l’entusiasmo che ha portato alla elezione del suo successore Alberto Stefani è coerente con il progetto di un territorio e non certo con le formule romane. Per questo sto dicendo qualcosa che non è un paradosso, ma una grande verità ».
E qual è questa grande verità ?
«Ci sono dei luoghi nell'immaginario italiano dove la sovranità si dà attraverso la decisione. In Sicilia noi abbiamo bisogno di generosità e questa generosità , secondo me, la coltiva una personalità come Schifani. Perché aspettare la fine della legislatura significa esaurire questa possibilità . E in una formula giornalistica dico: più che di un presidente di Regione abbiamo bisogno di un ministro degli Esteri, di un plenipotenziario che abbia la visione del futuro. Uno che lo può fare è Mulè, perché Mulè queste cose le capisce, le conosce e le ha praticate».
Chi altro potrebbe esserci nell'arca di Mulè?
«Il centrodestra siciliano ha avuto dei campioni di intelletto come Gianfranco Miccichè, che nella sua eccentricità è materia viva, ma anche teste libere come Fabio Granata, il cui lavoro da assessore alla Cultura è rimasto canone. Poi personalità importanti anche nella burocrazia: uno come Salvo Taormina, che ora è in pensione, possiede capacità e finezza. E poi, perché no, Cateno De Luca: noi siciliani abbiamo bisogno di tutta quella meravigliosa follia che abbiamo a disposizione».
Quasi quasi manca solo Crocetta...
«Eh sì, il ricordo di Crocetta volge in tenerezza...».
E Buttafuoco, in tutto ciò, che farà ?
«In tutto questo, noi, dal fienile veneto, con Luca Zaia osserveremo, compiaciuti, la scena».
Gli ispettori del Mic chiudono il padiglione russo
“IL PADIGLIONE RUSSO ALLA BIENNALE RESTERA’ CHIUSO AL PUBBLICO PER RISPETTARE LE SANZIONI” - IL VERBALE DEGLI ISPETTORI DEL MINISTERO DELLA CULTURA MANDATI A VENEZIA – LA LEGGE EUROPEA RENDE PENALMENTE PERSEGUIBILE CHI OFFRE SERVIZI ALLA FEDERAZIONE RUSSA MA "LA LEGALE DELLA BIENNALE SPIEGA CHE NON E' STATO EFFETTUATO ALCUN INTERVENTO SUL FABBRICATO DEL CREMLINO" - LA RELAZIONE SPIEGA IN QUALCHE CONTESTO SIANO MATURATE LE DIMISSIONI DELLE CINQUE GIURATE CHE AVEVANO ESCLUSO ISRAELE E RUSSIA “INFORMATE DEL LORO PERSONALE RISCHIO DI ESPOSIZIONE AL RISARCIMENTO DEI DANNI..." (IN PRATICA, RISCHIAVANO DI RIMETTERCI DI TASCA PROPRIA) - DOMANI LE CARTE A PALAZZO CHIGI - LA BATTAGLIA GIULI-BUTTAFUOCO E COME FINIRA' IL PASTROCCHIO BIENNALE
Serena Riformato per la Repubblica - Estratti
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Com’è possibile che la Biennale di Venezia possa riaprire il padiglione russo nonostante il quadro sanzionatorio in vigore contro Mosca? La risposta è nelle sette pagine di verbale stilato dagli ispettori del ministero della Cultura lo scorso 29 e 30 aprile. È uno dei documenti che domani il ministro della Cultura Alessandro Giuli inoltrerà a palazzo Chigi, all’attenzione della premier e dei sottosegretari alla presidenza del Consiglio.
Repubblica ha preso visione delle sette pagine di resoconto firmato dalle due parti: per il Collegio romano Luca Maggi e Arianna Proietti del Servizio ispettivo, Orsola Bonifati della Direzione Generale Creatività Contemporanea e Valerio Sarcone, vice-capo di gabinetto del ministro; per la fondazione il direttore generale Andrea Del Mercato, l’avvocata Debora Rossi della direzione affari legali e istituzionali, Arianna Laurenzi dell’Ufficio progetti speciali e Martina Ballarin della Direzione affari legali e istituzionali.
padiglione russia biennale verbale ispettori mic
Gli emissari del Mic chiedono alla controparte «se sia stata verificato, da parte dei competenti organi della Fondazione, il rispetto del Regolamento Europeo 833/2014» e se «queste in qualche modo possano evidenziare delle responsabilità in capo alla Fondazione stessa». Sono le norme sulle sanzioni contro Mosca che, secondo l’accusa della Commissione europea, la Biennale avrebbe violato.
L’avvocata della fondazione Debora Rossi garantisce che l’istituzione culturale «ha verificato e rispettato tutte le norme vigenti».
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
La legge europea rende penalmente perseguibile chi offre servizi alla Federazione russa. Per questo la legale della Biennale tiene a specificare che «non risulterebbe alla fondazione che sia stato effettuato alcun intervento sul fabbricato» del Cremlino «né di manutenzione ordinaria né straordinaria».
Il cuore della difesa della Biennale è però un altro. Il padiglione Russia sarà aperto solo nei giorni della pre-apertura e poi sarà chiuso dal 9 maggio, quando la rassegna aprirà ai visitatori. Perché? «Il vernissage, tra il 5 e l'8 maggio 2026, è un evento privato, su invito e non aperto al pubblico e, pertanto non si prevede la presentazione di SCIA per manifestazione pubblica». Sembra un passaggio burocratico, ma è fondamentale perché, lo spiega l’avvocata Rossi, «la Federazione Russa, in base alle sanzioni vigenti, non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico e, dunque, questo non può essere accessibile nel periodo di apertura al pubblico della mostra».
Nel resto del verbale, i funzionari di Mic e Biennale discutono delle azioni legali minacciate dall’artista israeliano Belu-Simion Fainaru dopo la decisione della giuria di escludere Stato ebraico e Russia. Come anticipato da Repubblica, la relazione spiega in qualche contesto siano maturate le dimissioni delle cinque giurate, «contattate e informate non solo della portata mediatica a danni della Biennale ma anche del loro personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni non solo a carico del ricorrente», ovvero l’artista israeliano, «ma anche della fondazione». Le cinque esperte, in altri termini, rischiavano di dover pagare di tasca propria gli effetti di un eventuale ricorso.
La Biennale dei russi è un disastro politico per Meloni
Serena Riformato per la Repubblica - Estratti
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Com’è possibile che la Biennale di Venezia possa riaprire il padiglione russo nonostante il quadro sanzionatorio in vigore contro Mosca? La risposta è nelle sette pagine di verbale stilato dagli ispettori del ministero della Cultura lo scorso 29 e 30 aprile. È uno dei documenti che domani il ministro della Cultura Alessandro Giuli inoltrerà a palazzo Chigi, all’attenzione della premier e dei sottosegretari alla presidenza del Consiglio.
Repubblica ha preso visione delle sette pagine di resoconto firmato dalle due parti: per il Collegio romano Luca Maggi e Arianna Proietti del Servizio ispettivo, Orsola Bonifati della Direzione Generale Creatività Contemporanea e Valerio Sarcone, vice-capo di gabinetto del ministro; per la fondazione il direttore generale Andrea Del Mercato, l’avvocata Debora Rossi della direzione affari legali e istituzionali, Arianna Laurenzi dell’Ufficio progetti speciali e Martina Ballarin della Direzione affari legali e istituzionali.
padiglione russia biennale verbale ispettori mic
Gli emissari del Mic chiedono alla controparte «se sia stata verificato, da parte dei competenti organi della Fondazione, il rispetto del Regolamento Europeo 833/2014» e se «queste in qualche modo possano evidenziare delle responsabilità in capo alla Fondazione stessa». Sono le norme sulle sanzioni contro Mosca che, secondo l’accusa della Commissione europea, la Biennale avrebbe violato.
L’avvocata della fondazione Debora Rossi garantisce che l’istituzione culturale «ha verificato e rispettato tutte le norme vigenti».
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
La legge europea rende penalmente perseguibile chi offre servizi alla Federazione russa. Per questo la legale della Biennale tiene a specificare che «non risulterebbe alla fondazione che sia stato effettuato alcun intervento sul fabbricato» del Cremlino «né di manutenzione ordinaria né straordinaria».
Il cuore della difesa della Biennale è però un altro. Il padiglione Russia sarà aperto solo nei giorni della pre-apertura e poi sarà chiuso dal 9 maggio, quando la rassegna aprirà ai visitatori. Perché? «Il vernissage, tra il 5 e l'8 maggio 2026, è un evento privato, su invito e non aperto al pubblico e, pertanto non si prevede la presentazione di SCIA per manifestazione pubblica». Sembra un passaggio burocratico, ma è fondamentale perché, lo spiega l’avvocata Rossi, «la Federazione Russa, in base alle sanzioni vigenti, non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico e, dunque, questo non può essere accessibile nel periodo di apertura al pubblico della mostra».
Nel resto del verbale, i funzionari di Mic e Biennale discutono delle azioni legali minacciate dall’artista israeliano Belu-Simion Fainaru dopo la decisione della giuria di escludere Stato ebraico e Russia. Come anticipato da Repubblica, la relazione spiega in qualche contesto siano maturate le dimissioni delle cinque giurate, «contattate e informate non solo della portata mediatica a danni della Biennale ma anche del loro personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni non solo a carico del ricorrente», ovvero l’artista israeliano, «ma anche della fondazione». Le cinque esperte, in altri termini, rischiavano di dover pagare di tasca propria gli effetti di un eventuale ricorso.
La Biennale dei russi è un disastro politico per Meloni
DAGOREPORT! LA MELONA È INCAZZATISSIMA CON PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA BIENNALE. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CON LA CORRENTE PRO-UCRAINA DEI CAMERATI D’ITALIA CAPEGGIATA DALL’EMINENZA DI PALAZZO CHIGI, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI (CONIUGATO CON UNA SIGNORA UCRAINA) – L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. E LA DUCETTA SI È RITROVATA GETTATA NEL "BUTTAFUOCO INFERNALE" DIVENTATO BANDIERA DELLA SINISTRA (ALTRO CHE ALFIERE DELL’EGEMONIA DELLA DESTRA) - LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE (LA CITTÀ DEL DOGE HA SEMPRE VOTATO A SINISTRA FINO ALL’ARRIVO DI BRUGNARO) - ORA CHE SI FA? ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI. DOPO IL BUCO NELLA LAGUNA DEGLI ISPETTORI DI GIULI, A RIMUOVERE IL RIBELLE SICULO CI PENSERA', DOPO IL 5 MAGGIO, IL BUON FAZZOLARI - LA LETTERA A BUTTAFUOCO CON L'ELENCO DEGLI ARTISTI RUSSI IN CARCERE...
La Melona, precipitata tra un disastro politico e la recessione economica nella zona “warning” del 26%, non è incazzata, ma incazzatissima, con l’amatissimo e “capacissimo” Buttafuoco.
Il novello Vate (a perdere) che doveva strappare l’egemonia culturale ai “comunisti”, essendo dotato di intelligenza quanto di scaltrezza, si era subito smarcato dal prendere in consegna quella rogna impossibile da gestire del Ministero della Cultura,
e ha preferito traslocare sulla doviziosa laguna veneziana alla presidenza della Biennale, massima istituzione culturale italica sulla scena internazionale, dove nei suoi tre anni a Ca’ Foscari non si è appalesato nulla di caro a Fratelli d’Italia,
avendo sul comodino nient’altro che le fanta-favole de “Il signore degli Anelli”, e si è limitato a mantenere la gestione della Fondazione nel solco impresso all’epoca dal benemerito demo-sinistro Paolo Baratta.
L’unica decisione che ha deciso di prendere il tenebroso siculo-musulmano, che si dilettava a Taormina a parlare d’amore con Beatrice Venezi in spettacoli teatrali, è stata, come dicono dalle sue parti, una minchiata.
Riaprire il padiglione russo della Biennale d’Arte, che aprirà i battenti il 5 maggio, ha messo in grossa difficoltà la fu “Giorgia dei Due Mondi” con la corrente pro-Ucraina dei Camerati d’Italia capeggiata dall’eminenza di Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari (coniugato, come Adolfo Urso, con una signora ucraina).
Ma come: dopo quattro anni dall’invasione ucraina e con la guerra ancora in corso, ti sembra un segno di egemonia di destra ospitare la grancassa artistica spedita da Vladimir Putin a Venezia?
Una risoluzione che ha fatto incazzare anche l’Unione Europea che ha revocato i due milioni di finanziamento alla Biennale.
E quando la Melona scaricata e azzoppata ha alzato da Bruxelles il telefonino, decisa e sicura che lo avrebbe convinto con qualche supercazzola a rinsavire rinculando, si è ritrovata gettata nel Buttafuoco infernale che, nel frattempo, da ex collaboratore di “Repubblica” e “Il Fatto Quotidiano”, è diventato la bandiera della liberalità dei sinistri Cacciari, Ezio Mauro, Marco Travaglio. (Buttafuoco è uno che ha pubblicato un libro per "Aristocrazia Ariana" del terrorista nero Franco Freda...)
Quando il siculo-musulmano (in modalità sciita) ha tentato di uscire dal cul de sac in cui era finito, togliendo le opere dei padiglioni statunitensi e israeliano dalla premiazione, ha ottenuto le naturali dimissioni della giuria internazionale. Niente paura: il giudizio sarà nelle mani del gentile pubblico al termine della Biennale.
E ora che si fa? Come mettere in moto lo sfratto di colui che un tempo spargeva rime baciate in lode della Meloni? Un “Venezi 2”, non essendo Buttafuoco privo di neuroni come la “Bacchetta Nera”, è difficile che si abbandoni a dire idiozie via stampa.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
E qui entra in campo il ministro Giuli-vo, un altro fascio-cervellone che ha la brillante idea di inviare ispettori a Ca’ Foscari per scovare qualche falla nei bilanci per invitarlo a dimettersi. Cosa che finora non è accaduto, essendo già pronto, come un Giordano Bruno, al martirio sul rogo di piazza San Marco.
Intanto, come abbiamo già sottolineato in un precedente Dagoreport, il licenziamento della Venezi è stato un “ordine” di Giuli al sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, in seguito alla visione dei sondaggi riservati sul prossimo sindaco veneziano, in calendario a fine maggio, che danno perso il comune della Serenissima:
PIETRANGELO BUTTAFUOCO ALLA BIENNALE DI VENEZIA - MEME BY EDOARDO BARALDI
un meno 4 punti da addebitare agli incazzatissimi e orgogliosissimi elettori veneziani sul caso Venezi (ricordiamo che la città del Doge ha sempre votato a sinistra fino all’arrivo di Brugnaro).
Ed ora, con la Biennale sputtanata e gettata nel Buttafuoco, i veneziani tracimano bile da tutti i pori.
Per la rimozione del ribelle siculo, che non intende rassegnare le dimissioni, visto il buco nella laguna di Giuli, ci penserà , una volta passata la vernice del 5 maggio, il buon Fazzolari (che non ha mai avuto un buon rapporto col ministro dell’Infosfera).
BIENNALE ARTE: LETTERA A BUTTAFUOCO CON ELENCO ARTISTI RUSSI IN CARCERE, 'DISSENSO NON SI RIDUCA A COCKTAIL A PORTE CHIUSE'
pietrangelo buttafuoco ph andrea avezzu
(Adnkronos) - Lettera aperta al Presidente della Fondazione Biennale Pietrangelo Buttafuoco con l'elenco degli artisti detenuti o morti in carcere in Russia, con la richiesta di non ridurre il dissenso a un cocktail, di non "continuare a ridurre il dialogo a una performance superficiale",
come lo si accusa di voler fare con l'iniziativa 'Il dissenso e la pace' organizzata in risposta alle critiche per il ritorno della Russia all'Esposizione d'arte internazionale, in programma a Venezia dal 9 maggio al 22 novembre.
Iniziativa che prevede, fra gli altri, un intervento del regista Aleksandr Sokurov. A firmare la lettera sono accademici, attivisti e artisti italiani e russi, fra cui Nadia Tolokonnikova, fra le fondatrici delle Pussy Riot ed ex detenuta politica, il film maker premio Oscar con 'Mr Nobody Against Putin' Pavel Talankin, la Presidente di 'Memorial Italia' Giulia De Florio, il vice presidente dell'organizzazione, Andrea Gullotta, la traduttrice e scrittrice Elena Kostyoukovitch e l'artista e attivista Katia Margolis.
"La sollecitiamo ad aprire questa iniziativa a coloro che sono realmente perseguiti per il loro dissenso e a onorare il lascito del 1977 (l'anno in cui si era tenuta la Biennale del Dissenso, ndr) come spazio di confronto, non della sua simulazione. Lei ha spesso insistito nel dire che la Biennale deve essere aperta a tutte le voci.
Le chiediamo di essere coerente con le sue dichiarazioni. 'Il dissenso e la pace' onori e dia voce al dissenso reale non al suo simulacro", si chiede nella lettera in cui viene presentato l'elenco dei 26 artisti, scrittori,
musicisti e performer russi attualmente detenuti per aver espresso posizioni contro la guerra e dissidenti, e i nomi dei cinque artisti morti in carcere negli ultimi anni. "Il prezzo del dissenso viene pagato, proprio in questo momento, nelle prigioni, in esi. lio, nelle tombe.
Sono voci che una Biennale del dissenso deve rendere vibili". "Le scriviamo in risposta all'annuncio dell'iniziativa 'Il dissenso e la pace'", un ciclo di tre incontri a Ca' Giustinian (sede della Biennale a Venezia, ndr) dedicato al dissenso e alla pace nei giorni dell'inaugurazione dell'Esposizione internazionale d'arte.
Nel momento in cui la notizia del Padiglione della Russia è stata accolta da una decisa opposizione da parte della comunità internazionale e di artisti e dissidenti russi, il ministro della Cultura invia i suoi ispettori e l'Unione europea revoca i suoi finanziamenti, e perfino la Giuria internazionale ha annunciato le sue dimissioni, una Biennale, che sostiene di voler il dialogo, non può continuare a ridurlo a una performance superficiale".
"Non può diventare un'altra copertura ancora, un evento messo in scena in cui il dissenso è presentato a porte chiuse, solo a inviti (come lo sono le tre conferenze organizzate dalla Biennale, ndr), mentre coloro che ne pagano il prezzo reale sono tenuti fuori e ignorati".
La Melona, precipitata tra un disastro politico e la recessione economica nella zona “warning” del 26%, non è incazzata, ma incazzatissima, con l’amatissimo e “capacissimo” Buttafuoco.
Il novello Vate (a perdere) che doveva strappare l’egemonia culturale ai “comunisti”, essendo dotato di intelligenza quanto di scaltrezza, si era subito smarcato dal prendere in consegna quella rogna impossibile da gestire del Ministero della Cultura,
e ha preferito traslocare sulla doviziosa laguna veneziana alla presidenza della Biennale, massima istituzione culturale italica sulla scena internazionale, dove nei suoi tre anni a Ca’ Foscari non si è appalesato nulla di caro a Fratelli d’Italia,
avendo sul comodino nient’altro che le fanta-favole de “Il signore degli Anelli”, e si è limitato a mantenere la gestione della Fondazione nel solco impresso all’epoca dal benemerito demo-sinistro Paolo Baratta.
L’unica decisione che ha deciso di prendere il tenebroso siculo-musulmano, che si dilettava a Taormina a parlare d’amore con Beatrice Venezi in spettacoli teatrali, è stata, come dicono dalle sue parti, una minchiata.
Riaprire il padiglione russo della Biennale d’Arte, che aprirà i battenti il 5 maggio, ha messo in grossa difficoltà la fu “Giorgia dei Due Mondi” con la corrente pro-Ucraina dei Camerati d’Italia capeggiata dall’eminenza di Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari (coniugato, come Adolfo Urso, con una signora ucraina).
Ma come: dopo quattro anni dall’invasione ucraina e con la guerra ancora in corso, ti sembra un segno di egemonia di destra ospitare la grancassa artistica spedita da Vladimir Putin a Venezia?
Una risoluzione che ha fatto incazzare anche l’Unione Europea che ha revocato i due milioni di finanziamento alla Biennale.
E quando la Melona scaricata e azzoppata ha alzato da Bruxelles il telefonino, decisa e sicura che lo avrebbe convinto con qualche supercazzola a rinsavire rinculando, si è ritrovata gettata nel Buttafuoco infernale che, nel frattempo, da ex collaboratore di “Repubblica” e “Il Fatto Quotidiano”, è diventato la bandiera della liberalità dei sinistri Cacciari, Ezio Mauro, Marco Travaglio. (Buttafuoco è uno che ha pubblicato un libro per "Aristocrazia Ariana" del terrorista nero Franco Freda...)
Quando il siculo-musulmano (in modalità sciita) ha tentato di uscire dal cul de sac in cui era finito, togliendo le opere dei padiglioni statunitensi e israeliano dalla premiazione, ha ottenuto le naturali dimissioni della giuria internazionale. Niente paura: il giudizio sarà nelle mani del gentile pubblico al termine della Biennale.
E ora che si fa? Come mettere in moto lo sfratto di colui che un tempo spargeva rime baciate in lode della Meloni? Un “Venezi 2”, non essendo Buttafuoco privo di neuroni come la “Bacchetta Nera”, è difficile che si abbandoni a dire idiozie via stampa.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
E qui entra in campo il ministro Giuli-vo, un altro fascio-cervellone che ha la brillante idea di inviare ispettori a Ca’ Foscari per scovare qualche falla nei bilanci per invitarlo a dimettersi. Cosa che finora non è accaduto, essendo già pronto, come un Giordano Bruno, al martirio sul rogo di piazza San Marco.
Intanto, come abbiamo già sottolineato in un precedente Dagoreport, il licenziamento della Venezi è stato un “ordine” di Giuli al sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, in seguito alla visione dei sondaggi riservati sul prossimo sindaco veneziano, in calendario a fine maggio, che danno perso il comune della Serenissima:
PIETRANGELO BUTTAFUOCO ALLA BIENNALE DI VENEZIA - MEME BY EDOARDO BARALDI
un meno 4 punti da addebitare agli incazzatissimi e orgogliosissimi elettori veneziani sul caso Venezi (ricordiamo che la città del Doge ha sempre votato a sinistra fino all’arrivo di Brugnaro).
Ed ora, con la Biennale sputtanata e gettata nel Buttafuoco, i veneziani tracimano bile da tutti i pori.
Per la rimozione del ribelle siculo, che non intende rassegnare le dimissioni, visto il buco nella laguna di Giuli, ci penserà , una volta passata la vernice del 5 maggio, il buon Fazzolari (che non ha mai avuto un buon rapporto col ministro dell’Infosfera).
BIENNALE ARTE: LETTERA A BUTTAFUOCO CON ELENCO ARTISTI RUSSI IN CARCERE, 'DISSENSO NON SI RIDUCA A COCKTAIL A PORTE CHIUSE'
pietrangelo buttafuoco ph andrea avezzu
(Adnkronos) - Lettera aperta al Presidente della Fondazione Biennale Pietrangelo Buttafuoco con l'elenco degli artisti detenuti o morti in carcere in Russia, con la richiesta di non ridurre il dissenso a un cocktail, di non "continuare a ridurre il dialogo a una performance superficiale",
come lo si accusa di voler fare con l'iniziativa 'Il dissenso e la pace' organizzata in risposta alle critiche per il ritorno della Russia all'Esposizione d'arte internazionale, in programma a Venezia dal 9 maggio al 22 novembre.
Iniziativa che prevede, fra gli altri, un intervento del regista Aleksandr Sokurov. A firmare la lettera sono accademici, attivisti e artisti italiani e russi, fra cui Nadia Tolokonnikova, fra le fondatrici delle Pussy Riot ed ex detenuta politica, il film maker premio Oscar con 'Mr Nobody Against Putin' Pavel Talankin, la Presidente di 'Memorial Italia' Giulia De Florio, il vice presidente dell'organizzazione, Andrea Gullotta, la traduttrice e scrittrice Elena Kostyoukovitch e l'artista e attivista Katia Margolis.
"La sollecitiamo ad aprire questa iniziativa a coloro che sono realmente perseguiti per il loro dissenso e a onorare il lascito del 1977 (l'anno in cui si era tenuta la Biennale del Dissenso, ndr) come spazio di confronto, non della sua simulazione. Lei ha spesso insistito nel dire che la Biennale deve essere aperta a tutte le voci.
Le chiediamo di essere coerente con le sue dichiarazioni. 'Il dissenso e la pace' onori e dia voce al dissenso reale non al suo simulacro", si chiede nella lettera in cui viene presentato l'elenco dei 26 artisti, scrittori,
musicisti e performer russi attualmente detenuti per aver espresso posizioni contro la guerra e dissidenti, e i nomi dei cinque artisti morti in carcere negli ultimi anni. "Il prezzo del dissenso viene pagato, proprio in questo momento, nelle prigioni, in esi. lio, nelle tombe.
Sono voci che una Biennale del dissenso deve rendere vibili". "Le scriviamo in risposta all'annuncio dell'iniziativa 'Il dissenso e la pace'", un ciclo di tre incontri a Ca' Giustinian (sede della Biennale a Venezia, ndr) dedicato al dissenso e alla pace nei giorni dell'inaugurazione dell'Esposizione internazionale d'arte.
Nel momento in cui la notizia del Padiglione della Russia è stata accolta da una decisa opposizione da parte della comunità internazionale e di artisti e dissidenti russi, il ministro della Cultura invia i suoi ispettori e l'Unione europea revoca i suoi finanziamenti, e perfino la Giuria internazionale ha annunciato le sue dimissioni, una Biennale, che sostiene di voler il dialogo, non può continuare a ridurlo a una performance superficiale".
"Non può diventare un'altra copertura ancora, un evento messo in scena in cui il dissenso è presentato a porte chiuse, solo a inviti (come lo sono le tre conferenze organizzate dalla Biennale, ndr), mentre coloro che ne pagano il prezzo reale sono tenuti fuori e ignorati".
Giuli vorrebbe ma lo sa: Buttafuoco non molla
LO PSICODRAMMA DELLA DESTRA A VENEZIA – IL MINISTRO DELLA CULTURA, ALESSANDRO GIULI, CHE CONOSCE BENE BUTTAFUOCO (ERANO AMICI E COLLEGHI AL “FOGLIO”), È CONVINTO CHE IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE NON MOLLERÀ, E CHE PUNTI A FARSI CACCIARE: “PIETRANGELO CERCA IL MARTIRIO, MA NON GLI FAREMO UN REGALO DEL GENERE” – IL CAOS SCATENATO DALLE DIMISSIONI DELLA GIURIA INTERNAZIONALE, CHE ESCLUDENDO ISRAELE E RUSSIA DAI PREMI AVEVANO ESPOSTO IL GOVERNO AL RISCHIO DI RICORSO. BUTTAFUOCO AVEVA GETTATO LA PATATONA BOLLENTE SU ROMA, E GIULI HA REPLICATO: “NON È CHE CI SI RICORDA DI ESSERE GIUSTAMENTE AUTONOMI QUANDO SI DECIDE SULLA RUSSIA E POI SI CHIEDE AL GOVERNO UNA SOLUZIONE SE INSORGE UN PROBLEMA CON ISRAELE...”
Estratto dell’articolo di Gigi Riva per “Domani”
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
[...] Ma cosa è successo? È successo che la giuria artistica internazionale della Biennale, composta dalla presidente Solange Farkas (brasiliana), Zoe Butt (australiana), Elvira Dyangani Ose (spagnola), Marta Kuzma (nata negli Usa da famiglia ucraina), Giovanna Zapperi (attività prevalente tra Francia e Svizzera) si è dimessa in blocco.
Il motivo: gli ispettori del ministero hanno bocciato l’idea della giuria di escludere dai premi i padiglioni della Russia e di Israele i cui capi di Stato e di governo sono inseguiti da mandati di cattura del Tribunale internazionale per crimini di guerra.
PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Secondo i regolamenti della Biennale non ci possono essere discriminazioni di alcun tipo tra gli artisti ammessi. Uno di loro, l’israeliano Belu-Simion Fainaru, origini rumene, aveva sollevato il caso minacciando le vie legali perché fossero riconosciuti i suoi diritti. Ora saranno i visitatori a sostituire gli esperti e a stabilire con il loro voto la classifica.
[...] Gli ebrei in esilio a Babilonia appendevano le cetre alle fronde dei salici, incapaci di suonare e cantare a causa del dolore. È l’episodio che Salvatore Quasimodo rievoca nella sua celeberrima poesia, per sostenere l’impossibilità di fare arte di fronte alla guerra.
Ma è proprio nelle situazioni estreme che c’è più bisogno di documentare l’orrore, a futura memoria. Purché non lo facciano coloro che quell’orrore devono glorificare.
GIULI ALLA CARICA DELL’EX COLLEGA "NON GLI REGALEREMO IL MARTIRIO"
Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
pietrangelo buttafuoco ph andrea avezzu
«Pietrangelo cerca il martirio», è il titolo della giornata che Alessandro Giuli consegna ai suoi collaboratori. È uno sfogo privato, ma nella battaglia sulla Biennale c'è dentro un mondo: la destra che si sfrangia nell'impatto accecante con il potere, il realismo e la nostalgia, la Russia, i rancori, Israele che erode il consenso, l'Ucraina come unico baluardo, l'arte, le gelosie.
«Ma è proprio per questo che il governo non gli darà la soddisfazione di cacciarlo – prosegue nel ragionamento - Non lo renderemo un martire, figurarsi se gli facciamo un regalo del genere».
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
[....] Giuli pensa che non sarà il governo a commissariare la Biennale. Non per una storia che valuta frutto di una serie di errori che attribuisce esclusivamente a Buttafuoco. «Ãˆ un pasticcio che gli è esploso addosso», sostiene sempre con gli stessi interlocutori. Sarebbe stato lo scrittore e giornalista siciliano, questa la tesi, a condurre per mano i giurati verso il burrone.
Il titolare della Cultura premette di non conoscere cosa sia realmente accaduto in quelle stanze veneziane nelle ultime ore, in che modo la giuria abbia deciso di ritirarsi, ma ritiene probabile che si sia consumato uno strappo tra loro e il presidente della Biennale. Perché, continua a ripetere a chi riesce a contattarlo, li avrebbe portati a sbattere, «mettendoli in una condizione impossibile». Così scomoda da indurli a rivoltarsi contro di lui.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
C'è un passaggio, in particolare, che non va giù all'ex condirettore del Foglio, oggi al governo: la scelta di Buttafuoco di scaricare il nodo del ricorso dell'artista israeliano su Palazzo Chigi e sul ministero della Cultura. E invece, sostiene con i suoi, si tratta di una questione che spetta soltanto alla fondazione gestire, «non è che ci si ricorda di essere giustamente autonomi quando si decide sulla Russia e poi si chiede al governo una soluzione se insorge un problema con Israele».
[...] Da qui parte ogni riflessione di Giuli, così come la scelta di parlare l'altro ieri al telefono con lo scultore israeliano e di indicargli la strada, sempre la stessa, per rispondere alle decisioni della Biennale: se ritiene di essere stato discriminato in quanto ebreo [...] il bersaglio della sua denuncia non può che essere la presidenza della mostra, non certo l'esecutivo.
[...] Giuli pensa di aver agito per il meglio. Di più, ripete agli amici, è certo di essersi mosso, rispetto alla riapertura del padiglione russo, per evitare all'Italia «una procedura d'infrazione con l'Europa, attraverso interlocuzioni costanti con Bruxelles».
Fa un po' strano immaginare i visitatori intenti a decretare i vincitori della mostra, assegnare i premi «per decisione del popolo...», ma è la strada che non dispiace a Buttafuoco, non ora che ogni ponte con Palazzo Chigi sembra essere crollato. [...]
BUTTAFUOCO SI SFOGA COI SUOI: «FORSE È MEGLIO CHE LASCINO...» IL VERBALE DEL BOTTA E RISPOSTA TRA ISPETTORI E FONDAZIONE
Estratto dell’articolo di Fabrizio Caccia e Simone Canettieri per il “Corriere della Sera”
Le dimissioni della giuria internazionale le aveva messe nel conto tanto che prima di scrivere il comunicato per spiegare che cosa accadrà adesso, Pietrangelo Buttafuoco si sfoga con i suoi collaboratori più stretti: «Li ho sollecitati, a un certo punto ho pensato: ma sì, meglio allora che se ne vadano...».
PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Sulla Laguna è un’altra giornata thriller. Del resto, la Biennale di Venezia su questo punto spinosissimo, le dimissioni della giuria a 10 giorni dall’inaugurazione ufficiale (ormai annullata), ha voluto esser chiara anche con gli ispettori del ministero della Cultura, nella loro visita di due giorni terminata ieri sera: «Siamo stati noi — hanno spiegato i rappresentanti della Fondazione — a far presente ai giurati internazionali la portata mediatica, ai danni della Biennale, della loro decisione di escludere una settimana fa Israele e Russia dai premi, ma anche il loro personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni», dopo che i legali dell’artista israeliano Belu-Simion Fainaru avevano parlato pubblicamente di «una discriminazione» ai suoi danni.
Buttafuoco e Meloni alla mostra su Tolkien allo Gnam
Tutto scritto [...] nel rapporto che gli ispettori del Collegio Romano, con in testa il vicecapo di gabinetto di Giuli, Valerio Sarcone [...] consegneranno a Roma lunedì [...].
Buttafuoco-Giuli, insomma, meglio di Sinner-Alcaraz.
Un botta e risposta continuo.
A Ca’ Giustinian, la sede della Biennale, i collaboratori del presidente siciliano ieri pomeriggio [...] sembravano pronti anche al peggio. E invece Buttafuoco ha rilanciato la pallina nell’altro campo con la sua idea spiazzante della giuria dei visitatori che si pronuncerà il 22 novembre, cioè il giorno di chiusura della rassegna.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Altro che dimissioni, lui vuole andare avanti fino alla fine: «Una decisione, la mia, presa in emergenza come per il Covid», ha scandito al suo staff.
Gli avvocati della Biennale l’hanno fatto presente, del resto, agli ispettori del ministero: «Koyo Kouoh, la curatrice africana della rassegna,è morta oltre un anno fa e non ha lasciato istruzioni, per questo non verrà assegnato il Leone d’Oro alla carriera quest’anno, ma è solo uno degli indici della grande difficoltà con cui la Biennale sta operando in sua assenza». [...]
E il padiglione russo, che è il vero casus belli ?
«La Federazione russa non è stata formalmente invitata dalla Biennale. I Paesi con padiglione permanente si intendono invitati di diritto». E comunque «sarà accessibile solo per i giorni di pre-apertura (dal 5 all’8 maggio) perché «in base alle sanzioni vigenti non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire al pubblico».
Una difesa, insomma, punto per punto. Ma le sorprese forse non sono ancora finite: «Commissariare la Biennale? I nostri bilanci sono in attivo. E poi questo significherebbe commissariare anche Venezia, la Regione. In realtà — avrebbe detto Buttafuoco — il governo potrebbe fare un’ultima cosa: sequestrare il Padiglione russo. Ma questo sarebbe un atto ostile nei confronti di Mosca. Non so quanto praticabile».
Estratto dell’articolo di Gigi Riva per “Domani”
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
[...] Ma cosa è successo? È successo che la giuria artistica internazionale della Biennale, composta dalla presidente Solange Farkas (brasiliana), Zoe Butt (australiana), Elvira Dyangani Ose (spagnola), Marta Kuzma (nata negli Usa da famiglia ucraina), Giovanna Zapperi (attività prevalente tra Francia e Svizzera) si è dimessa in blocco.
Il motivo: gli ispettori del ministero hanno bocciato l’idea della giuria di escludere dai premi i padiglioni della Russia e di Israele i cui capi di Stato e di governo sono inseguiti da mandati di cattura del Tribunale internazionale per crimini di guerra.
PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Secondo i regolamenti della Biennale non ci possono essere discriminazioni di alcun tipo tra gli artisti ammessi. Uno di loro, l’israeliano Belu-Simion Fainaru, origini rumene, aveva sollevato il caso minacciando le vie legali perché fossero riconosciuti i suoi diritti. Ora saranno i visitatori a sostituire gli esperti e a stabilire con il loro voto la classifica.
[...] Gli ebrei in esilio a Babilonia appendevano le cetre alle fronde dei salici, incapaci di suonare e cantare a causa del dolore. È l’episodio che Salvatore Quasimodo rievoca nella sua celeberrima poesia, per sostenere l’impossibilità di fare arte di fronte alla guerra.
Ma è proprio nelle situazioni estreme che c’è più bisogno di documentare l’orrore, a futura memoria. Purché non lo facciano coloro che quell’orrore devono glorificare.
GIULI ALLA CARICA DELL’EX COLLEGA "NON GLI REGALEREMO IL MARTIRIO"
Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
pietrangelo buttafuoco ph andrea avezzu
«Pietrangelo cerca il martirio», è il titolo della giornata che Alessandro Giuli consegna ai suoi collaboratori. È uno sfogo privato, ma nella battaglia sulla Biennale c'è dentro un mondo: la destra che si sfrangia nell'impatto accecante con il potere, il realismo e la nostalgia, la Russia, i rancori, Israele che erode il consenso, l'Ucraina come unico baluardo, l'arte, le gelosie.
«Ma è proprio per questo che il governo non gli darà la soddisfazione di cacciarlo – prosegue nel ragionamento - Non lo renderemo un martire, figurarsi se gli facciamo un regalo del genere».
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
[....] Giuli pensa che non sarà il governo a commissariare la Biennale. Non per una storia che valuta frutto di una serie di errori che attribuisce esclusivamente a Buttafuoco. «Ãˆ un pasticcio che gli è esploso addosso», sostiene sempre con gli stessi interlocutori. Sarebbe stato lo scrittore e giornalista siciliano, questa la tesi, a condurre per mano i giurati verso il burrone.
Il titolare della Cultura premette di non conoscere cosa sia realmente accaduto in quelle stanze veneziane nelle ultime ore, in che modo la giuria abbia deciso di ritirarsi, ma ritiene probabile che si sia consumato uno strappo tra loro e il presidente della Biennale. Perché, continua a ripetere a chi riesce a contattarlo, li avrebbe portati a sbattere, «mettendoli in una condizione impossibile». Così scomoda da indurli a rivoltarsi contro di lui.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO - MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
C'è un passaggio, in particolare, che non va giù all'ex condirettore del Foglio, oggi al governo: la scelta di Buttafuoco di scaricare il nodo del ricorso dell'artista israeliano su Palazzo Chigi e sul ministero della Cultura. E invece, sostiene con i suoi, si tratta di una questione che spetta soltanto alla fondazione gestire, «non è che ci si ricorda di essere giustamente autonomi quando si decide sulla Russia e poi si chiede al governo una soluzione se insorge un problema con Israele».
[...] Da qui parte ogni riflessione di Giuli, così come la scelta di parlare l'altro ieri al telefono con lo scultore israeliano e di indicargli la strada, sempre la stessa, per rispondere alle decisioni della Biennale: se ritiene di essere stato discriminato in quanto ebreo [...] il bersaglio della sua denuncia non può che essere la presidenza della mostra, non certo l'esecutivo.
[...] Giuli pensa di aver agito per il meglio. Di più, ripete agli amici, è certo di essersi mosso, rispetto alla riapertura del padiglione russo, per evitare all'Italia «una procedura d'infrazione con l'Europa, attraverso interlocuzioni costanti con Bruxelles».
Fa un po' strano immaginare i visitatori intenti a decretare i vincitori della mostra, assegnare i premi «per decisione del popolo...», ma è la strada che non dispiace a Buttafuoco, non ora che ogni ponte con Palazzo Chigi sembra essere crollato. [...]
BUTTAFUOCO SI SFOGA COI SUOI: «FORSE È MEGLIO CHE LASCINO...» IL VERBALE DEL BOTTA E RISPOSTA TRA ISPETTORI E FONDAZIONE
Estratto dell’articolo di Fabrizio Caccia e Simone Canettieri per il “Corriere della Sera”
Le dimissioni della giuria internazionale le aveva messe nel conto tanto che prima di scrivere il comunicato per spiegare che cosa accadrà adesso, Pietrangelo Buttafuoco si sfoga con i suoi collaboratori più stretti: «Li ho sollecitati, a un certo punto ho pensato: ma sì, meglio allora che se ne vadano...».
PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Sulla Laguna è un’altra giornata thriller. Del resto, la Biennale di Venezia su questo punto spinosissimo, le dimissioni della giuria a 10 giorni dall’inaugurazione ufficiale (ormai annullata), ha voluto esser chiara anche con gli ispettori del ministero della Cultura, nella loro visita di due giorni terminata ieri sera: «Siamo stati noi — hanno spiegato i rappresentanti della Fondazione — a far presente ai giurati internazionali la portata mediatica, ai danni della Biennale, della loro decisione di escludere una settimana fa Israele e Russia dai premi, ma anche il loro personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni», dopo che i legali dell’artista israeliano Belu-Simion Fainaru avevano parlato pubblicamente di «una discriminazione» ai suoi danni.
Buttafuoco e Meloni alla mostra su Tolkien allo Gnam
Tutto scritto [...] nel rapporto che gli ispettori del Collegio Romano, con in testa il vicecapo di gabinetto di Giuli, Valerio Sarcone [...] consegneranno a Roma lunedì [...].
Buttafuoco-Giuli, insomma, meglio di Sinner-Alcaraz.
Un botta e risposta continuo.
A Ca’ Giustinian, la sede della Biennale, i collaboratori del presidente siciliano ieri pomeriggio [...] sembravano pronti anche al peggio. E invece Buttafuoco ha rilanciato la pallina nell’altro campo con la sua idea spiazzante della giuria dei visitatori che si pronuncerà il 22 novembre, cioè il giorno di chiusura della rassegna.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Altro che dimissioni, lui vuole andare avanti fino alla fine: «Una decisione, la mia, presa in emergenza come per il Covid», ha scandito al suo staff.
Gli avvocati della Biennale l’hanno fatto presente, del resto, agli ispettori del ministero: «Koyo Kouoh, la curatrice africana della rassegna,è morta oltre un anno fa e non ha lasciato istruzioni, per questo non verrà assegnato il Leone d’Oro alla carriera quest’anno, ma è solo uno degli indici della grande difficoltà con cui la Biennale sta operando in sua assenza». [...]
E il padiglione russo, che è il vero casus belli ?
«La Federazione russa non è stata formalmente invitata dalla Biennale. I Paesi con padiglione permanente si intendono invitati di diritto». E comunque «sarà accessibile solo per i giorni di pre-apertura (dal 5 all’8 maggio) perché «in base alle sanzioni vigenti non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire al pubblico».
Una difesa, insomma, punto per punto. Ma le sorprese forse non sono ancora finite: «Commissariare la Biennale? I nostri bilanci sono in attivo. E poi questo significherebbe commissariare anche Venezia, la Regione. In realtà — avrebbe detto Buttafuoco — il governo potrebbe fare un’ultima cosa: sequestrare il Padiglione russo. Ma questo sarebbe un atto ostile nei confronti di Mosca. Non so quanto praticabile».
BUTTAFUOCO…E FIAMME! SI È DIMESSA LA GIURIA INTERNAZIONALE DELLA BIENNALE DI VENEZIA, E ANCHE IL PRESIDENTE HA LE ORE CONTATE! È BASTATO L'APPOGGIO DELL'UE AL GOVERNO PER TERREMOTARE L'ISTITUZIONE, CHE POTREBBE ESSERE COMMISSARIATA GIÀ IN SERATA. POLITICAMENTE LA DECISIONE È QUELLA DI FAR DIMETTERE BUTTAFUOCO, OPPURE FAR CALARE UN COMMISSARIO IN LAGUNA - LA GIURIA AVEVA DECISO DI ESCLUDERE ISRAELE E RUSSIA DAI PREMI, PER "COMPENSARE" LA DECISIONE DEL PRESIDENTE DELL'ENTE, PIETRANGELO BUTTAFUOCO, DI RIAMMETTERE IL PADIGLONE DI MOSCA - LA NOTIZIA ARRIVA IL GIORNO DOPO LA VISITA DEGLI ISPETTORI DEL MINISTERO DELLA CULTURA
(ANSA) - VENEZIA, 30 APR - Si è dimessa la Giuria internazionale della 61/a Esposizione internazionale d'Arte, al via il 9 maggio, composta da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi. Lo comunica una nota della Biennale di Venezia, all'indomani della visita degli ispettori del ministero della Cultura.
Biennale Arte, nascono i Leoni dei visitatori, anche Russia e Israele per i premi
(ANSA) - La Biennale di Venezia, dopo le dimissioni odierne della Giuria Internazionale della 61. Esposizione Internazionale d'Arte, ha deciso di istituire due Leoni dei Visitatori, cioè votati da coloro che visiteranno la mostra, e di spostare la cerimonia di premiazione dal 9 maggio al 22 novembre, giorno di chiusura della manifestazione. I Leoni sono dedicati al miglior partecipante della 61. Esposizione e alla migliore Partecipazione Nazionale della 61. Esposizione. A quest'ultima - si spiega - concorrono tutte le Partecipazioni Nazionali presenti, come da lista ufficiale, per cui anche Russia e Israele.
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
BIENNALE, BI-ANALE: GIULI E BUTTAFUOCO, DUE CULI SULLA GRATICOLA! ECCO COME IL MINISTRO GIULI-VO PENSA DI DARE SCACCO MATTO AL PRESIDENTE DELLA BIENNALE – GIULI HA CHIESTO DI VEDERE I BILANCI DELLA FONDAZIONE. È L’UNICO MODO PER ARRIVARE AL COMMISSARIAMENTO DELL’ENTE (“IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE PUÃ’ ESSERE SCIOLTO DAVANTI A GRAVI IRREGOLARITÀ NELL’AMMINISTRAZIONE O QUANDO IL CONTO ECONOMICO CHIUDE CON ECCESSIVI SQUILIBRI RISPETTO AL PATRIMONIO DELLA FONDAZIONE”) - I FUNZIONARI CERCANO SPESE ALLEGRE MA BUTTAFUOCO E' SERENO: "È TUTTO SQUILLANTE”. MA ANCHE GIULI RISCHIA LA FACCIA IN CASO DI MANCATO COMMISSARIAMENTO: SAREBBE UN MINISTRO SOTTO SCACCO DI UN SUO "SUBORDINATO"...
(…)
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Non solo arte e diplomazia, la resa dei conti si nasconde fra le pieghe dei numeri. Il Collegio romano ha chiesto di vedere infatti anche i bilanci della fondazione. È l’unico modo per arrivare al commissariamento dell’ente. I funzionari cercano spese allegre come grimaldelli; Buttafuoco è sereno, anzi Serenissimo, perché tutto «Ã¨ squillante». Così la faida culturale a destra diventa guerra ibrida di entrate e uscite.
Un codicillo agitato dal ministero in queste ore ricorda che il consiglio di amministrazione può essere sciolto — da decreto legge del 1998 — davanti a gravi irregolarità nell’amministrazione o quando il conto economico chiude con eccessivi squilibri rispetto al patrimonio della fondazione. C’è chi pensa che la richiesta di commissariamento della Biennale possa arrivare a ridosso dell’inaugurazione: l’esposizione aprirà ai giornalisti il 5 maggio (con la «vernice») e al pubblico il 9. (…)
UNA BIENNALE DA PERDERE LA FACCIA - A VENEZIA ARRIVANO GLI ISPETTORI DEL MINISTERO DELLA CULTURA E BRUXELLES SOSTIENE LA LINEA DURA DI GIULI CONTRO BUTTAFUOCO (COLPEVOLE DI AVER APERTO LE PORTE AI RUSSI) - IL COMMISSARIO EUROPEO ALLA CULTURA MICALLEF ANNUNCIA CHE NON METTERÀ PIEDE NEI GIARDINI DELL'ESPOSIZIONE “FINO A QUANDO LA RUSSIA SARÀ INVITATA” – SOTTO ESAME ANCHE LA DECISIONE DI ESTROMETTERE DAI PREMI LA FEDERAZIONE RUSSA E LO STATO EBRAICO - I RUSSI CURANO L'ALLESTIMENTO DEL PADIGLIONE: LA DELEGAZIONE DI MOSCA È GUIDATA DALLA COMMISSARIA PUTINIANA KARNEEVA IN SOCIETÀ CON LA FIGLIA DI LAVROV…
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
A Ca' Giustinian, la sede della Biennale a Venezia, è una giornata nera. Intorno alle 15 arrivano gli ispettori del Collegio romano. Nel tardo pomeriggio, il commissario europeo alla Cultura Glenn Micallef annuncia che non metterà piede nei Giardini dell'esposizione «fino a quando la Russia sarà invitata». E tuttavia, insospettabilmente, la ragione dei controlli del Mic – già ventilati a marzo – non è da cercare nel padiglione del Cremlino.
Il focolaio, questa volta, è altrove. Dopo la decisione della giuria di estromettere dalla premiazione la Federazione russa e lo Stato ebraico, gli avvocati dell'artista israeliano Belu-Simion Fainaru hanno diffidato la fondazione, evocando la Corte europea dei diritti dell'uomo e minacciando un ricorso.
La contestazione è grave: «Sono vittima di una discriminazione razziale», argomenta lo scultore al telefono con Repubblica. Convinto che l'esclusione sia addirittura mossa da sentimenti di «antisemitismo» (nonostante l'intenzione dichiarata dalla giuria fosse colpire due Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l'umanità dalla Cpi).
Sta di fatto che nelle acque della laguna sta nascendo un nuovo problema legale. E così, nonostante i rapporti tesi, il presidente Pietrangelo Buttafuoco e il direttore generale Andrea Del Mercato, in questo caso, avrebbero citofonato a Roma per capire come uscirne senza creare un nuovo caso diplomatico o arrivare in tribunale.
La diffida dell'avvocato di Fainaru sarebbe stata girata sia al ministero della Cultura che a palazzo Chigi. A quel punto il Collegio romano ha risposto, sì, ma forse non nel modo auspicato dalla fondazione: già martedì sera l'istituzione culturale era informata della visita ministeriale.
Gli ispettori arrivati ieri a Venezia sono quattro, guidati da Angelo Piero Cappello, il direttore della creatività contemporanea del Mic. Saranno lì anche oggi e poi ripartiranno. Parlando con i suoi collaboratori, Giuli ha cercato di smorzare il suono "punitivo" dell'ispezione: «Andiamo lì con gli estintori, non con i lanciafiamme».
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
Lettura che non coincide con lo stato d'animo con cui il presidente Buttafuoco – irritato, riferiscono – ha accolto lo slancio ispettivo del Mic. Ieri, intanto, per contenere l'incendio, il ministro ha sentito al telefono l'artista Fainaru, a cui ha assicurato «che la sua opera sarà valorizzata in Italia attraverso una iniziativa promossa dal ministero della Cultura». Ci sarà un incontro al Collegio romano dopo la pre-apertura dell'esposizione.
Ma il nodo rimane lontano dalla risoluzione: a un primo vaglio, il regolamento della fondazione non prevede che la giuria possa escludere dei Paesi dai premi, quale che sia la ragione. Fainaru per questo tira in causa proprio l'istituzione lagunare: «Devono difendere i miei diritti umani, i giurati non hanno alcun titolo per fare scelte politiche».
Una grana dopo l'altra, mentre si avvicina il 9 maggio, la data dell'inaugurazione. Le sedie vuote cominciano a moltiplicarsi, sempre più pesanti: dopo quella di Giuli e del commissario Ue alla Cultura, sono attese altre defezioni dal resto d'Europa, in polemica con lo spazio del Cremlino. Del governo per ora l'unico confermato è sempre il vicepremier Matteo Salvini (...)
I RUSSI GIÀ AL LAVORO CURANO L'ALLESTIMENTO DEL PADIGLIONE
Brunella Giovara per la Repubblica - Estratti
Tira un'aria di burrasca — non solo meteo — su questo grazioso Padiglione russo, che riapre i finestroni sulla laguna e si riempie dei suoi legittimi proprietari. I russi, arrivati senza fanfara e già al lavoro per allestire la loro performance. Come minimo, rischiano alte grida di protesta, lanci di uova marce, buuh. Ma chi se ne importa, l'importante è esserci, all'appuntamento del 5 maggio, preinaugurazione della Biennale, e vedremo come andrà .
PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Intanto, tutta l'area resta proibita per via dei lavori in corso, e soprattutto questa, la villa costruita nel 1914 — lo zar Nicola II ancora regnante — dall'architetto Aleksej Shchusev, che dieci anni dopo progettò il mausoleo di Lenin, sulla piazza Rossa. Nulla è cambiato, da allora, in questo padiglione di un tenue verde, a parte una corona di telecamere e l'impianto di condizionamento.
Sul tetto a vetrate vola ancora l'aquila bicipite, tornata simbolo della Russia dopo la fine dell'Unione Sovietica, ma qui nessuno aveva mai pensato di toglierla, e lì è rimasta.
(…) Su tutto vigila la commissaria Anastasia Karneeva, intravista dietro i finestroni e poco propensa al dialogo, neanche con l'intercessione di un moldavo di buona volontà , «la commissaria parla inglese, spagnolo e russo. Che lingua sceglie?». Ma poi lei non si affaccia, e adieu.
Ma forse è meglio così, perché la temibile Karneeva è putiniana di ferro, e tutti sbattono i tacchi al suo cospetto. Figlia di Nikolaj Volobuoev, vice amministratore delegato di Rostec (settore difesa e alte tecnologie), studi a Londra, e prima direttrice di Christie's a Mosca, nel 2008. Socia di affari in SmartArt (consulenze artistiche) con Ekaterina Vinokurova, figlia del ministro degli Esteri, Sergej Lavrov. Insomma, due famiglie di primo piano nella Russia di oggi, collezioniste d'arte e anche di molte sanzioni. Usa e Ue.
Cosa succederà , se già ora si pensa a come tenere separati gli artisti ucraini (che hanno spazio all'Arsenale) da quelli russi, e già ieri qualcuno si disperava — su e giù tra i vialetti — pensando a come proteggere gli israeliani, da eventuali contestazioni, o peggio, e speriamo di no.



















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