
“HO QUESTA IDEA: GIORGIA MELONI VUOLE ANDARE AL VOTO ORA, PRESTO, A NOVEMBRE 2026" – ANGELO BONELLI E’ CONVINTO CHE LA MAGGIORANZA STIA PERDENDO PEZZI, ANCHE A CAUSA DEL CANNIBALISMO DI VANNACCI SULLA LEGA, E CHE LA DUCETTA VOGLIA ACCELERARE – ANCHE PERCHE’ A DICEMBRE CI SARA’ UNA DURISSIMA LEGGE DI BILANCIO E APPROVARE UNA FINANZIARIA LACRIME E SANGUE NON E’ UN BUON VIATICO PER LE EVENTUALI POLITICHE DEL 2027. MEGLIO ANDARE AL VOTO PRIMA – SALVINI STA PERDENDO PEZZI DI PARTITO A FAVORE DI “FUTURO NAZIONALE” E LA NUOVA LEGGE ELETTORALE ASSOTTIGLIERA’ ULTERIORMENTE LA PATTUGLIA LEGHISTA IN PARLAMENTO (NON PIU’ DI 20 DEPUTATI) – “IL FOGLIO”: “SI RAGIONA NELLA LEGA DI DARE UN 'SEGNALE POTENTE', CHE PUÒ ESSERE ISTITUZIONALIZZARE LA DOPPIA LEGA, FINO ALL'IMPENSABILE: UN CONGRESSO STRAORDINARIO PER UNA SVOLTA…”
matteo salvini e giorgia meloni - presentazione piano casa - foto lapresse
La differenza: Meloni prepara le elezioni e il Pd i gettoni (per le primarie). O si va in guerra contro la Russia, che lancia droni in Romania, o alle urne. Ascoltate Angelo Bonelli: "Ho questa idea: Meloni vuole andare al voto ora, presto, a novembre". Si sta deteriorando lo scenario.
Si ragiona al nord, all'interno della Lega, di dare un "segnale potente", che può essere la richiesta di istituzionalizzare la doppia Lega, fino all'impensabile: un congresso straordinario per una svolta. Vannacci fa organizzare cene a Roma e continua il suo ratto Lega. All'ultima ha partecipato Gianangelo Bof mentre Domenico Furgiuele, altro leghista, dice ora al Foglio: "Io non voglio morire né da partigiano, né da democristiano. Tra Calenda e Vannacci sceglierò sempre Vannacci. Matteotti? La Camera è diventata un museo, si scoperchiano solo targhe"
MATTEO SALVINI E ROBERTO VANNACCI - PONTIDA 2025
Questo è Furgiuele, il Ferragamo della Lega, il deputato che ha portato la Remigrazione alla Camera, un altro puntato da Vannacci: “Io non voglio morire da partigiano. A me tutte queste targhe che si scoperchiano, come quella di Matteotti, non piacciono. A me scoperchiare targhe non appassiona. Sento che a Vigevano è stato nominato Centinaio come commissario Lega, ebbene, perché questa nomina di Centinaio?”.
Vannacci ha promesso che prima della sua San Sepolcro, a Roma, la prima assemblea nazionale di Futuro Nazionale, il numero dei parlamentari raddoppierà. Edoardo Ziello, il vice generale, sta dicendo che dopo il 2 giugno ci “sarà il botto e altri leghisti faranno il loro ingresso in Fn”. Sono attesi per questa settimana almeno tre nuovi ingressi: Bof e i due ex leghisti passati in Forza Italia, Pierro e Bergamini. […]
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
Salvini è consapevole che serve accelerare prima che Vannacci eroda consenso. I leghisti hanno delle proiezioni da brividi. Se passa la nuova legge elettorale, si potrebbero avere venti deputati Lega alla Camera. C’è qualcosa di strano anche nella richiesta di Vannacci, uno che è digiuno di legge elettorale (a una riunione avrebbe chiesto come funzionasse con il premio).
Sta dicendo di concentrarsi solo sulla Camera e di lasciare perdere il Senato perché il Btp di Vannacci è il tempo. La sua scommessa è che fra un anno il consenso non potrà che aumentare. Strappare senatori potrebbe mettere a rischio il governo e Vannacci non lo vuole: è il primo ad augurare lunga salute al governo Meloni.
Dice Bonelli: “Sono arcisicuro che la Corte costituzionale boccerà la nuova legge elettorale, ma Meloni sta accelerando per aggirare la bocciatura. Mi sto convincendo, lo ripeto, che Meloni voglia portarci al voto, ora”. Bonelli pensa addirittura novembre, in maggioranza ritengono aprile, maggio.
E’ la destra che fa l’agenda della sinistra. Il Pd si augura che la Lega possa alla fine provocare l’incidente sulle preferenze e mandare a monte tutto mentre Salvini vuole, e lo chiede, che la legge passi senza scherzi. Perché? Il partito di Salvini è vulnerabile. Tra Milano, Venezia, Trieste corre l’idea che è necessario intervenire subito, pensare a un’operazione decorosa per contenere questo declino, un’operazione che permetta a Salvini di restare il nome nobile del partito ma con una formula nuova.
PROTESTA BALNEARI MELONI SALVINI
Da anni si discute di questi tentativi, ma ora c’è Vannacci fuori dalla Lega che fa campagna contro la Lega. Sia Zaia e Fedriga sia Attilio Fontana sono convinti che Vannacci sia “un fenomeno” e difficilmente si esaurirà. […] si teme il “sorpasso” di Vannacci sulla Lega.
Se restasse la vecchia legge elettorale, la Lega potrebbe ottenere un numero maggiore di parlamentari ma sembra quasi che Salvini si accontenti di un reparto scelto di leali. Bonelli, ancora: “Meloni avrà il problema della legge di Bilancio, del Safe. Se la legge verrà approvata una cosa è certa: la sinistra sarà pronta”.
Le primarie le chiede ufficialmente Giuseppe Conte, che ora dichiara: “Ormai da tempo si parla di primarie, a questo punto possono essere una soluzione”. Sono necessarie anche per Elly Schlein che teme il tavolo fra leader, la trappola. La contesa riguarda il numero dei candidati alle primarie, il voto online, il doppio turno e, attenzione, l’obolo, il gettone. Le primarie vengono costruite dalla macchina organizzativa del Pd. C’è un aspetto di cui si è parlato pochissimo ma che non è gradito a Conte.
Alle ultime primarie chi ha votato, ha versato due euro. E’ più facile che versi un elettore del Pd che uno del M5s. E’ un’idea avvalorata dal M5s, che fa sapere di “non gradire elementi che ostacolano la partecipazione”. L’obolo è un ostacolo. Il doppio turno dipende invece dal numero dei candidati. Secondo Calenda, i candidati, alla fine, saranno quattro (occhio a Gori e Renzi), e Calenda, che usa la malizia, si chiede: il candidato di Renzi appoggerà al secondo turno Schlein o Conte? Calenda propende per il secondo. La Russia minaccia i nostri sonni, quelli della destra li minaccia Vannacci.
Riforma elettorale, tutte le magherie di Giorgia
matteo salvini e giorgia meloni - presentazione piano casa - foto lapresse
La differenza: Meloni prepara le elezioni e il Pd i gettoni (per le primarie). O si va in guerra contro la Russia, che lancia droni in Romania, o alle urne. Ascoltate Angelo Bonelli: "Ho questa idea: Meloni vuole andare al voto ora, presto, a novembre". Si sta deteriorando lo scenario.
Si ragiona al nord, all'interno della Lega, di dare un "segnale potente", che può essere la richiesta di istituzionalizzare la doppia Lega, fino all'impensabile: un congresso straordinario per una svolta. Vannacci fa organizzare cene a Roma e continua il suo ratto Lega. All'ultima ha partecipato Gianangelo Bof mentre Domenico Furgiuele, altro leghista, dice ora al Foglio: "Io non voglio morire né da partigiano, né da democristiano. Tra Calenda e Vannacci sceglierò sempre Vannacci. Matteotti? La Camera è diventata un museo, si scoperchiano solo targhe"
MATTEO SALVINI E ROBERTO VANNACCI - PONTIDA 2025
Questo è Furgiuele, il Ferragamo della Lega, il deputato che ha portato la Remigrazione alla Camera, un altro puntato da Vannacci: “Io non voglio morire da partigiano. A me tutte queste targhe che si scoperchiano, come quella di Matteotti, non piacciono. A me scoperchiare targhe non appassiona. Sento che a Vigevano è stato nominato Centinaio come commissario Lega, ebbene, perché questa nomina di Centinaio?”.
Vannacci ha promesso che prima della sua San Sepolcro, a Roma, la prima assemblea nazionale di Futuro Nazionale, il numero dei parlamentari raddoppierà. Edoardo Ziello, il vice generale, sta dicendo che dopo il 2 giugno ci “sarà il botto e altri leghisti faranno il loro ingresso in Fn”. Sono attesi per questa settimana almeno tre nuovi ingressi: Bof e i due ex leghisti passati in Forza Italia, Pierro e Bergamini. […]
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
Salvini è consapevole che serve accelerare prima che Vannacci eroda consenso. I leghisti hanno delle proiezioni da brividi. Se passa la nuova legge elettorale, si potrebbero avere venti deputati Lega alla Camera. C’è qualcosa di strano anche nella richiesta di Vannacci, uno che è digiuno di legge elettorale (a una riunione avrebbe chiesto come funzionasse con il premio).
Sta dicendo di concentrarsi solo sulla Camera e di lasciare perdere il Senato perché il Btp di Vannacci è il tempo. La sua scommessa è che fra un anno il consenso non potrà che aumentare. Strappare senatori potrebbe mettere a rischio il governo e Vannacci non lo vuole: è il primo ad augurare lunga salute al governo Meloni.
Dice Bonelli: “Sono arcisicuro che la Corte costituzionale boccerà la nuova legge elettorale, ma Meloni sta accelerando per aggirare la bocciatura. Mi sto convincendo, lo ripeto, che Meloni voglia portarci al voto, ora”. Bonelli pensa addirittura novembre, in maggioranza ritengono aprile, maggio.
E’ la destra che fa l’agenda della sinistra. Il Pd si augura che la Lega possa alla fine provocare l’incidente sulle preferenze e mandare a monte tutto mentre Salvini vuole, e lo chiede, che la legge passi senza scherzi. Perché? Il partito di Salvini è vulnerabile. Tra Milano, Venezia, Trieste corre l’idea che è necessario intervenire subito, pensare a un’operazione decorosa per contenere questo declino, un’operazione che permetta a Salvini di restare il nome nobile del partito ma con una formula nuova.
PROTESTA BALNEARI MELONI SALVINI
Da anni si discute di questi tentativi, ma ora c’è Vannacci fuori dalla Lega che fa campagna contro la Lega. Sia Zaia e Fedriga sia Attilio Fontana sono convinti che Vannacci sia “un fenomeno” e difficilmente si esaurirà. […] si teme il “sorpasso” di Vannacci sulla Lega.
Se restasse la vecchia legge elettorale, la Lega potrebbe ottenere un numero maggiore di parlamentari ma sembra quasi che Salvini si accontenti di un reparto scelto di leali. Bonelli, ancora: “Meloni avrà il problema della legge di Bilancio, del Safe. Se la legge verrà approvata una cosa è certa: la sinistra sarà pronta”.
Le primarie le chiede ufficialmente Giuseppe Conte, che ora dichiara: “Ormai da tempo si parla di primarie, a questo punto possono essere una soluzione”. Sono necessarie anche per Elly Schlein che teme il tavolo fra leader, la trappola. La contesa riguarda il numero dei candidati alle primarie, il voto online, il doppio turno e, attenzione, l’obolo, il gettone. Le primarie vengono costruite dalla macchina organizzativa del Pd. C’è un aspetto di cui si è parlato pochissimo ma che non è gradito a Conte.
Alle ultime primarie chi ha votato, ha versato due euro. E’ più facile che versi un elettore del Pd che uno del M5s. E’ un’idea avvalorata dal M5s, che fa sapere di “non gradire elementi che ostacolano la partecipazione”. L’obolo è un ostacolo. Il doppio turno dipende invece dal numero dei candidati. Secondo Calenda, i candidati, alla fine, saranno quattro (occhio a Gori e Renzi), e Calenda, che usa la malizia, si chiede: il candidato di Renzi appoggerà al secondo turno Schlein o Conte? Calenda propende per il secondo. La Russia minaccia i nostri sonni, quelli della destra li minaccia Vannacci.
UNA LEGGE ELETTORALE A MISURA DI GIORGIA – FDI SMONTA E RIMONTA IL TESTO DI RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CON UN UNICO OBIETTIVO: IMBRIGLIARE GLI ALLEATI RILUTTANTI E L’OPPOSIZIONE – IL NOME DEL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI NON SARÀ SULLA SCHEDA MA ANDRÀ INDICATO ALLA CONSEGNA DELLE LISTE. E LA COALIZIONE DOVRÀ PRESENTARE UN PROGRAMMA COMUNE – RESTA IL NODO DELLE PREFERENZE, AL MOMENTO ESCLUSE: LA BASE DI FDI VUOLE INSERIRLE, FORZA ITALIA SI OPPONE – LA MODIFICA DELLA LEGGE SI DISCUTERÀ ALLA CAMERA IL 26 GIUGNO E APPRODERÀ IN SENATO A SETTEMBRE – SORGI: “IN UNA GARA PROPORZIONALE, IN CUI OGNUNO CORRE PER SÉ MELONI HA INTERESSE A DIFENDERE I PROPRI SEGGI IN PARLAMENTO DA UNA CAMPAGNA ELETTORALE CHE POTREBBE DIVENTARE AGGRESSIVA ANCHE DA PARTE DI TAJANI E SALVINI”
Estratto dell’articolo di Francesco Grignetti per “La Stampa”
RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE
Come andremo a votare alle prossime elezioni, se passerà la legge elettorale così com'è nell'ultima versione, in discussione alla Camera dal 26 giugno e al Senato a settembre? Per coalizioni, con un candidato premier e un programma condiviso, con il proporzionale, senza i collegi.
Qualora una coalizione superasse il 42% dei consensi, avrebbe un consistente premio "di governabilità" che la porterebbe sopra al 55% dei seggi.
Si voterà dunque per coalizioni o anche per singoli partiti (con soglia di sbarramento al 3%) che presenteranno liste di candidati in ogni circoscrizione senza possibilità di indicare le preferenze. Verrà presentata dalle coalizioni anche una seconda lista di nomi (70 per la Camera, 35 per il Senato) che entreranno in Parlamento nel caso in cui superino il 42% dei consensi. Di nuovo nessuna preferenza.
antonio tajani matteo salvini giorgia meloni
È stato posto un tetto massimo di 220 deputati e di 113 senatori, per fermarsi al 55% dei seggi. Se però una coalizione raggiungesse il 42% solo in un ramo del Parlamento, oppure se ci fossero maggioranze diverse tra Camera e Senato, il premio non scatterebbe. […]
Diventa obbligatoria l'indicazione di un programma comune di coalizione e di un candidato premier già al momento della presentazione delle liste. Il nome non comparirà sulla scheda perché spetta al Capo dello Stato nominare il presidente del Consiglio, ma sarà comunque un vincolo politico per i partiti che si coalizzano.
L'indicazione del nome del premier è abbastanza facile per l'attuale centrodestra, sarà invece un passaggio doloroso per il Campo Largo dove non c'è accordo su questo.
C'è uno strano metodo di calcolo per determinare il 42% dei voti: si raggiunge su base nazionale, ma escludendo il voto degli Italiani all'Estero e quello degli elettori della Valle d'Aosta e del Trentino Alto-Adige. Sono ben 27 seggi fuori quota.
Formalmente ciò avviene per garantire la rappresentanza delle minoranze. Si può avere però un effetto perverso, come segnalato dal costituzionalista Stefano Ceccanti: «L'esclusione dal computo di due regioni incide non soltanto per il tetto in seggi, perché così la coalizione che ottiene il premio supera la linea rossa del 55%, ma anche per una discriminazione di quegli elettori che non pesano sul risultato complessivo del premio. Si nega il principio del voto eguale».
Inoltre si potrebbe determinare un paradosso: il voto delle due regioni a statuto speciale potrebbe premiare la coalizione che è arrivata seconda nel computo nazionale, facendole perfino superare l'altra coalizione, lasciando però il premio alla prima perché comunque ha raggiunto il 42% nel computo nazionale. […]
2. LEGGE ELETTORALE, COSÌ MELONI PROVA A IMBRIGLIARE ALLEATI E AVVERSARI
Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”
antonio tajani giorgia meloni matteo salvini
La fretta di Meloni di arrivare alla completa approvazione della nuova legge elettorale prima della pausa estiva ha varie ragioni: la prima è legata alle riserve, che permangono, all'interno della maggioranza, anche sulla nuova versione del testo.
[…] Con una differenza, rispetto al 2022, quando Meloni, correndo in pratica senza avversari - dato che il centrosinistra non aveva trovato l'accordo al suo interno ed era sconfitto in partenza , poteva essere generosa con Tajani e Salvini.
E lo fu, soprattutto con la Lega, che infatti si ritrovò con un numero di deputati e senatori superiore a quello di Forza Italia, sebbene alla fine i consensi raccolti fossero quasi uguali.
Stavolta invece, in una gara proporzionale, in cui ognuno corre per sé, la premier ha interesse a difendere i propri seggi alla Camera e al Senato da una campagna elettorale che potrebbe diventare aggressiva anche da parte degli alleati, come dimostra l'attacco del Carroccio sull'Ucraina alla vigilia del possibile primo passo di Kiev verso l'ingresso in Europa.
Il secondo motivo per cui Meloni vuole chiudere al più presto è che, imponendo per legge alle coalizioni di indicare il candidato premier […] vuol mettere subito in difficoltà il centrosinistra, che stenta a scegliere tra Conte e Schlein e potrebbe inaugurare in Parlamento un'opposizione ai limiti dell'ostruzionismo.
[…] adesso ha capito che il centrosinistra potrebbe contestare la scelta per legge del candidato premier e premerà sul tasto dei problemi economici del Paese. Sottolineando che di fronte a inflazione, cioè prezzi di carburanti e spesa in crescita, e famiglie e imprese che non ce la fanno, la risposta del governo è la legge elettorale, che non cambia certo la vita della gente.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani
Se questo sarà il martellamento dell'opposizione, tanto vale almeno, per il governo, che finisca presto, in modo da poter entrare a settembre, se la legge verrà approvata entro agosto, in una seconda fase della campagna elettorale.
Ci sono poi le obiezioni di esperti, giuristi e costituzionalisti, come, tra gli altri, il professor Ceccanti, che avendo due legislature alle spalle è più pratico del funzionamento reale dei sistemi elettorali.
Riguardano i tetti imposti ai premi elettorali per la Camera (220 deputati, nella versione precedente erano 230) e il Senato (113 senatori, prima erano 115, ma in questa versione si tiene conto dei senatori a vita) e l'esclusione dagli stessi premi degli eletti in Trentino Alto Adige e Val d'Aosta, cosa che potrebbe percentualmente riportare la coalizione vincitrice oltre il 55 per cento, anche se ha conseguito solo il 42 per cento dei voti (prima era il 40).
Insomma c'è materia su cui potrebbe pronunciarsi la Corte Costituzionale, né più né meno come fece ai tempi di Renzi, cassando l'Italicum, che poi venne sostituito con l'attuale Rosatellum, dal nome del parlamentare, allora militante del partito dell'ex-premier, che fu incaricato di scriverlo.
Infine, da questa seconda versione è stato escluso il ballottaggio tra le due coalizioni, se nessuna delle due dovesse raggiungere la soglia richiesta per ottenere il premio di maggioranza. In quel caso, remoto quanto si vuole ma non escludibile a priori (vedi exploit di Vannacci e Calenda), si tornerebbe a un proporzionale quasi puro, con l'unico limite della soglia di sbarramento del 3 per cento per l'ingresso in Parlamento dei partiti non coalizzati.
E con una conseguente crescita di potere degli stessi, dovendosi formare delle maggioranze senza premio, e se questo si rivelasse impossibile, tentare di nuovo la strada dei governi tecnici o di unità nazionale che tutti escludono, o andare a uno scioglimento delle Camere subito dopo le elezioni. Il secondo turno, che viene cancellato, sarebbe servito proprio a evitare questo. […]
Estratto dell’articolo di Francesco Grignetti per “La Stampa”
RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE
Come andremo a votare alle prossime elezioni, se passerà la legge elettorale così com'è nell'ultima versione, in discussione alla Camera dal 26 giugno e al Senato a settembre? Per coalizioni, con un candidato premier e un programma condiviso, con il proporzionale, senza i collegi.
Qualora una coalizione superasse il 42% dei consensi, avrebbe un consistente premio "di governabilità" che la porterebbe sopra al 55% dei seggi.
Si voterà dunque per coalizioni o anche per singoli partiti (con soglia di sbarramento al 3%) che presenteranno liste di candidati in ogni circoscrizione senza possibilità di indicare le preferenze. Verrà presentata dalle coalizioni anche una seconda lista di nomi (70 per la Camera, 35 per il Senato) che entreranno in Parlamento nel caso in cui superino il 42% dei consensi. Di nuovo nessuna preferenza.
antonio tajani matteo salvini giorgia meloni
È stato posto un tetto massimo di 220 deputati e di 113 senatori, per fermarsi al 55% dei seggi. Se però una coalizione raggiungesse il 42% solo in un ramo del Parlamento, oppure se ci fossero maggioranze diverse tra Camera e Senato, il premio non scatterebbe. […]
Diventa obbligatoria l'indicazione di un programma comune di coalizione e di un candidato premier già al momento della presentazione delle liste. Il nome non comparirà sulla scheda perché spetta al Capo dello Stato nominare il presidente del Consiglio, ma sarà comunque un vincolo politico per i partiti che si coalizzano.
L'indicazione del nome del premier è abbastanza facile per l'attuale centrodestra, sarà invece un passaggio doloroso per il Campo Largo dove non c'è accordo su questo.
C'è uno strano metodo di calcolo per determinare il 42% dei voti: si raggiunge su base nazionale, ma escludendo il voto degli Italiani all'Estero e quello degli elettori della Valle d'Aosta e del Trentino Alto-Adige. Sono ben 27 seggi fuori quota.
Formalmente ciò avviene per garantire la rappresentanza delle minoranze. Si può avere però un effetto perverso, come segnalato dal costituzionalista Stefano Ceccanti: «L'esclusione dal computo di due regioni incide non soltanto per il tetto in seggi, perché così la coalizione che ottiene il premio supera la linea rossa del 55%, ma anche per una discriminazione di quegli elettori che non pesano sul risultato complessivo del premio. Si nega il principio del voto eguale».
Inoltre si potrebbe determinare un paradosso: il voto delle due regioni a statuto speciale potrebbe premiare la coalizione che è arrivata seconda nel computo nazionale, facendole perfino superare l'altra coalizione, lasciando però il premio alla prima perché comunque ha raggiunto il 42% nel computo nazionale. […]
2. LEGGE ELETTORALE, COSÌ MELONI PROVA A IMBRIGLIARE ALLEATI E AVVERSARI
Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”
antonio tajani giorgia meloni matteo salvini
La fretta di Meloni di arrivare alla completa approvazione della nuova legge elettorale prima della pausa estiva ha varie ragioni: la prima è legata alle riserve, che permangono, all'interno della maggioranza, anche sulla nuova versione del testo.
[…] Con una differenza, rispetto al 2022, quando Meloni, correndo in pratica senza avversari - dato che il centrosinistra non aveva trovato l'accordo al suo interno ed era sconfitto in partenza , poteva essere generosa con Tajani e Salvini.
E lo fu, soprattutto con la Lega, che infatti si ritrovò con un numero di deputati e senatori superiore a quello di Forza Italia, sebbene alla fine i consensi raccolti fossero quasi uguali.
Stavolta invece, in una gara proporzionale, in cui ognuno corre per sé, la premier ha interesse a difendere i propri seggi alla Camera e al Senato da una campagna elettorale che potrebbe diventare aggressiva anche da parte degli alleati, come dimostra l'attacco del Carroccio sull'Ucraina alla vigilia del possibile primo passo di Kiev verso l'ingresso in Europa.
Il secondo motivo per cui Meloni vuole chiudere al più presto è che, imponendo per legge alle coalizioni di indicare il candidato premier […] vuol mettere subito in difficoltà il centrosinistra, che stenta a scegliere tra Conte e Schlein e potrebbe inaugurare in Parlamento un'opposizione ai limiti dell'ostruzionismo.
[…] adesso ha capito che il centrosinistra potrebbe contestare la scelta per legge del candidato premier e premerà sul tasto dei problemi economici del Paese. Sottolineando che di fronte a inflazione, cioè prezzi di carburanti e spesa in crescita, e famiglie e imprese che non ce la fanno, la risposta del governo è la legge elettorale, che non cambia certo la vita della gente.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani
Se questo sarà il martellamento dell'opposizione, tanto vale almeno, per il governo, che finisca presto, in modo da poter entrare a settembre, se la legge verrà approvata entro agosto, in una seconda fase della campagna elettorale.
Ci sono poi le obiezioni di esperti, giuristi e costituzionalisti, come, tra gli altri, il professor Ceccanti, che avendo due legislature alle spalle è più pratico del funzionamento reale dei sistemi elettorali.
Riguardano i tetti imposti ai premi elettorali per la Camera (220 deputati, nella versione precedente erano 230) e il Senato (113 senatori, prima erano 115, ma in questa versione si tiene conto dei senatori a vita) e l'esclusione dagli stessi premi degli eletti in Trentino Alto Adige e Val d'Aosta, cosa che potrebbe percentualmente riportare la coalizione vincitrice oltre il 55 per cento, anche se ha conseguito solo il 42 per cento dei voti (prima era il 40).
Insomma c'è materia su cui potrebbe pronunciarsi la Corte Costituzionale, né più né meno come fece ai tempi di Renzi, cassando l'Italicum, che poi venne sostituito con l'attuale Rosatellum, dal nome del parlamentare, allora militante del partito dell'ex-premier, che fu incaricato di scriverlo.
Infine, da questa seconda versione è stato escluso il ballottaggio tra le due coalizioni, se nessuna delle due dovesse raggiungere la soglia richiesta per ottenere il premio di maggioranza. In quel caso, remoto quanto si vuole ma non escludibile a priori (vedi exploit di Vannacci e Calenda), si tornerebbe a un proporzionale quasi puro, con l'unico limite della soglia di sbarramento del 3 per cento per l'ingresso in Parlamento dei partiti non coalizzati.
E con una conseguente crescita di potere degli stessi, dovendosi formare delle maggioranze senza premio, e se questo si rivelasse impossibile, tentare di nuovo la strada dei governi tecnici o di unità nazionale che tutti escludono, o andare a uno scioglimento delle Camere subito dopo le elezioni. Il secondo turno, che viene cancellato, sarebbe servito proprio a evitare questo. […]

"VOGLIAMO PIÙ POSTI PERCHE’ PERDEREMO TROPPI SEGGI" – LEGA E FORZA ITALIA ACCETTANO DI DARE L’OK ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE SOLO IN CAMBIO DI COMPENSAZIONI (IL VIA LIBERA DEFINITIVO DOVREBBE ARRIVARE ENTRO L’8 AGOSTO) – DOPO IL NO ALLE PREFERENZE E LA CANCELLAZIONE DEI COLLEGI UNINOMINALI, UNITE ALLA PAURA CHE NON SCATTI IL PREMIO DI MAGGIORANZA (E QUINDI BYE BYE AI POSTI IN PIU’ IN PARLAMENTO), SALVINI E TAJANI PRETENDONO DI SOVRACCARICARE DI CANDIDATI DI LEGA E FORZA ITALIA IL LISTONE DELLA COALIZIONE, QUELLO CHE VIENE APPROVATO CON SISTEMA PROPORZIONALE. UN NUMERO CHE DOVREBBE ESSERE SUPERIORE A QUELLO A CUI I DUE PARTITI AVREBBERO DIRITTO SE CI SI BASASSE SOLO SUI SONDAGGI…
A Palazzo Chigi intendono sfruttare fino in fondo il clima di rinnovata fiducia che si respira nel centrodestra dopo le recenti elezioni amministrative. Lo spettro del crollo dei consensi è più lontano e allora «meglio chiudere rapidamente la partita sulla legge elettorale».
antonio tajani matteo salvini giorgia meloni cernobbio
L'obiettivo è il via libera definitivo entro la pausa estiva dell'8 agosto. Segno che il «dialogo proficuo» tra maggioranza e opposizione invocato dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, così come dal presidente Ignazio La Russa […] sono nobili appelli che non hanno più presa nemmeno all'interno del centrodestra.
Non ci sarà un confronto, dunque, ma una corsa forsennata. Che nasce soprattutto da una paura, coltivata da tempo nelle file di Fratelli d'Italia: «In autunno i sondaggi potrebbero scatenare nuovi timori tra i nostri alleati», spiega un big del partito di Giorgia Meloni. Le recenti parole di Matteo Salvini dal Festival dell'Economia, con cui ha legato la durata del governo alla situazione economica, sono state smussate nei giorni seguenti, ma non sono mai uscite dai pensieri più neri dei colonnelli della premier. Nel caso - si sono detti - meglio avere una nuova legge elettorale in cassaforte.
antonio tajani giorgia meloni matteo salvini
[…] Se pure non venisse messa in pericolo la stabilità dell'esecutivo, Lega e Forza Italia con il passare del tempo (e un ulteriore calo dei consensi del centrodestra) potrebbero rifarsi i conti in tasca e scoprire, magari, che gli conviene restare con la legge attuale, il Rosatellum, sabotando quindi lo Stabilicum di Meloni. Per questo, dentro Fratelli d'Italia iniziano a scandagliare il calendario dei lavori parlamentari.
La legge elettorale approderà in Aula alla Camera il prossimo 26 giugno e con il contingentamento dei tempi di discussione si potrebbe, tra le inevitabili proteste delle opposizioni, ottenere il primo disco verde a metà luglio. Da lì, con tre settimane a disposizione, si dovrebbe fare lo slalom tra i provvedimenti in scadenza al Senato, disinnescare l'ostruzionismo delle opposizioni e arrivare, con un balzo, a mettere la fiducia sul voto finale.
matteo salvini antonio tajani giuramento governo meloni
Tra gli uomini della Lega e di Forza Italia si è accettata la sfida. Se non ci saranno problemi lungo il percorso parlamentare, come sul nodo delle preferenze (che il vicepremier azzurro Antonio Tajani non vuole per nessun motivo), c'è la disponibilità a chiudere la partita entro l'8 agosto, senza modifiche al testo. Gli alleati chiedono però a Fratelli d'Italia di placare anche le loro paure.
La più forte è quella di restare a bocca asciutta, se non scatterà il premio di maggioranza. Hanno acconsentito […] a eliminare i collegi uninominali dove avevano incassato un buon numero di parlamentari alle scorse elezioni, ma serve sempre una «compensazione» […] E non può esserci una compensazione nel listino del premio di maggioranza, perché «se dovesse arrivare una sconfitta - ragionano dentro FI - ci ritroveremmo con Fratelli d'Italia nel ruolo di grande partito di opposizione, mentre noi e la Lega usciremmo decimati».
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani.
L'accordo […] prevede di sovraccaricare di candidati di Lega e Forza Italia il listone della coalizione, quello che viene approvato con sistema proporzionale. Un numero che dovrebbe essere superiore […] a quello a cui i due partiti avrebbero diritto se ci si basasse solo sui sondaggi a due mesi dalle elezioni. Insomma, sintetizza un veterano leghista, «devono darci più posti».
La trattativa è ancora lontana, ma i patti […] devono essere chiari fin da subito. Come devono esserlo sulle preferenze, perché qualcuno potrebbe pensare di usarle, magari con il favore di un voto segreto, proprio per far saltare tutto. […]
A Palazzo Chigi intendono sfruttare fino in fondo il clima di rinnovata fiducia che si respira nel centrodestra dopo le recenti elezioni amministrative. Lo spettro del crollo dei consensi è più lontano e allora «meglio chiudere rapidamente la partita sulla legge elettorale».
antonio tajani matteo salvini giorgia meloni cernobbio
L'obiettivo è il via libera definitivo entro la pausa estiva dell'8 agosto. Segno che il «dialogo proficuo» tra maggioranza e opposizione invocato dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, così come dal presidente Ignazio La Russa […] sono nobili appelli che non hanno più presa nemmeno all'interno del centrodestra.
Non ci sarà un confronto, dunque, ma una corsa forsennata. Che nasce soprattutto da una paura, coltivata da tempo nelle file di Fratelli d'Italia: «In autunno i sondaggi potrebbero scatenare nuovi timori tra i nostri alleati», spiega un big del partito di Giorgia Meloni. Le recenti parole di Matteo Salvini dal Festival dell'Economia, con cui ha legato la durata del governo alla situazione economica, sono state smussate nei giorni seguenti, ma non sono mai uscite dai pensieri più neri dei colonnelli della premier. Nel caso - si sono detti - meglio avere una nuova legge elettorale in cassaforte.
antonio tajani giorgia meloni matteo salvini
[…] Se pure non venisse messa in pericolo la stabilità dell'esecutivo, Lega e Forza Italia con il passare del tempo (e un ulteriore calo dei consensi del centrodestra) potrebbero rifarsi i conti in tasca e scoprire, magari, che gli conviene restare con la legge attuale, il Rosatellum, sabotando quindi lo Stabilicum di Meloni. Per questo, dentro Fratelli d'Italia iniziano a scandagliare il calendario dei lavori parlamentari.
La legge elettorale approderà in Aula alla Camera il prossimo 26 giugno e con il contingentamento dei tempi di discussione si potrebbe, tra le inevitabili proteste delle opposizioni, ottenere il primo disco verde a metà luglio. Da lì, con tre settimane a disposizione, si dovrebbe fare lo slalom tra i provvedimenti in scadenza al Senato, disinnescare l'ostruzionismo delle opposizioni e arrivare, con un balzo, a mettere la fiducia sul voto finale.
matteo salvini antonio tajani giuramento governo meloni
Tra gli uomini della Lega e di Forza Italia si è accettata la sfida. Se non ci saranno problemi lungo il percorso parlamentare, come sul nodo delle preferenze (che il vicepremier azzurro Antonio Tajani non vuole per nessun motivo), c'è la disponibilità a chiudere la partita entro l'8 agosto, senza modifiche al testo. Gli alleati chiedono però a Fratelli d'Italia di placare anche le loro paure.
La più forte è quella di restare a bocca asciutta, se non scatterà il premio di maggioranza. Hanno acconsentito […] a eliminare i collegi uninominali dove avevano incassato un buon numero di parlamentari alle scorse elezioni, ma serve sempre una «compensazione» […] E non può esserci una compensazione nel listino del premio di maggioranza, perché «se dovesse arrivare una sconfitta - ragionano dentro FI - ci ritroveremmo con Fratelli d'Italia nel ruolo di grande partito di opposizione, mentre noi e la Lega usciremmo decimati».
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani.
L'accordo […] prevede di sovraccaricare di candidati di Lega e Forza Italia il listone della coalizione, quello che viene approvato con sistema proporzionale. Un numero che dovrebbe essere superiore […] a quello a cui i due partiti avrebbero diritto se ci si basasse solo sui sondaggi a due mesi dalle elezioni. Insomma, sintetizza un veterano leghista, «devono darci più posti».
La trattativa è ancora lontana, ma i patti […] devono essere chiari fin da subito. Come devono esserlo sulle preferenze, perché qualcuno potrebbe pensare di usarle, magari con il favore di un voto segreto, proprio per far saltare tutto. […]
E' la tv il campo di battaglia tra Marina e Giorgia

"VOGLIAMO PIÙ POSTI PERCHE’ PERDEREMO TROPPI SEGGI" – LEGA E FORZA ITALIA ACCETTANO DI DARE L’OK ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE SOLO IN CAMBIO DI COMPENSAZIONI (IL VIA LIBERA DEFINITIVO DOVREBBE ARRIVARE ENTRO L’8 AGOSTO) – DOPO IL NO ALLE PREFERENZE E LA CANCELLAZIONE DEI COLLEGI UNINOMINALI, UNITE ALLA PAURA CHE NON SCATTI IL PREMIO DI MAGGIORANZA (E QUINDI BYE BYE AI POSTI IN PIU’ IN PARLAMENTO), SALVINI E TAJANI PRETENDONO DI SOVRACCARICARE DI CANDIDATI DI LEGA E FORZA ITALIA IL LISTONE DELLA COALIZIONE, QUELLO CHE VIENE APPROVATO CON SISTEMA PROPORZIONALE. UN NUMERO CHE DOVREBBE ESSERE SUPERIORE A QUELLO A CUI I DUE PARTITI AVREBBERO DIRITTO SE CI SI BASASSE SOLO SUI SONDAGGI…
Estratto dell’articolo di Federico Capurso per “La Stampa”
A Palazzo Chigi intendono sfruttare fino in fondo il clima di rinnovata fiducia che si respira nel centrodestra dopo le recenti elezioni amministrative. Lo spettro del crollo dei consensi è più lontano e allora «meglio chiudere rapidamente la partita sulla legge elettorale».
antonio tajani matteo salvini giorgia meloni cernobbio
L'obiettivo è il via libera definitivo entro la pausa estiva dell'8 agosto. Segno che il «dialogo proficuo» tra maggioranza e opposizione invocato dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, così come dal presidente Ignazio La Russa […] sono nobili appelli che non hanno più presa nemmeno all'interno del centrodestra.
Non ci sarà un confronto, dunque, ma una corsa forsennata. Che nasce soprattutto da una paura, coltivata da tempo nelle file di Fratelli d'Italia: «In autunno i sondaggi potrebbero scatenare nuovi timori tra i nostri alleati», spiega un big del partito di Giorgia Meloni. Le recenti parole di Matteo Salvini dal Festival dell'Economia, con cui ha legato la durata del governo alla situazione economica, sono state smussate nei giorni seguenti, ma non sono mai uscite dai pensieri più neri dei colonnelli della premier. Nel caso - si sono detti - meglio avere una nuova legge elettorale in cassaforte.
antonio tajani giorgia meloni matteo salvini
[…] Se pure non venisse messa in pericolo la stabilità dell'esecutivo, Lega e Forza Italia con il passare del tempo (e un ulteriore calo dei consensi del centrodestra) potrebbero rifarsi i conti in tasca e scoprire, magari, che gli conviene restare con la legge attuale, il Rosatellum, sabotando quindi lo Stabilicum di Meloni. Per questo, dentro Fratelli d'Italia iniziano a scandagliare il calendario dei lavori parlamentari.
La legge elettorale approderà in Aula alla Camera il prossimo 26 giugno e con il contingentamento dei tempi di discussione si potrebbe, tra le inevitabili proteste delle opposizioni, ottenere il primo disco verde a metà luglio. Da lì, con tre settimane a disposizione, si dovrebbe fare lo slalom tra i provvedimenti in scadenza al Senato, disinnescare l'ostruzionismo delle opposizioni e arrivare, con un balzo, a mettere la fiducia sul voto finale.
matteo salvini antonio tajani giuramento governo meloni
Tra gli uomini della Lega e di Forza Italia si è accettata la sfida. Se non ci saranno problemi lungo il percorso parlamentare, come sul nodo delle preferenze (che il vicepremier azzurro Antonio Tajani non vuole per nessun motivo), c'è la disponibilità a chiudere la partita entro l'8 agosto, senza modifiche al testo. Gli alleati chiedono però a Fratelli d'Italia di placare anche le loro paure.
La più forte è quella di restare a bocca asciutta, se non scatterà il premio di maggioranza. Hanno acconsentito […] a eliminare i collegi uninominali dove avevano incassato un buon numero di parlamentari alle scorse elezioni, ma serve sempre una «compensazione» […] E non può esserci una compensazione nel listino del premio di maggioranza, perché «se dovesse arrivare una sconfitta - ragionano dentro FI - ci ritroveremmo con Fratelli d'Italia nel ruolo di grande partito di opposizione, mentre noi e la Lega usciremmo decimati».
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani.
L'accordo […] prevede di sovraccaricare di candidati di Lega e Forza Italia il listone della coalizione, quello che viene approvato con sistema proporzionale. Un numero che dovrebbe essere superiore […] a quello a cui i due partiti avrebbero diritto se ci si basasse solo sui sondaggi a due mesi dalle elezioni. Insomma, sintetizza un veterano leghista, «devono darci più posti».
La trattativa è ancora lontana, ma i patti […] devono essere chiari fin da subito. Come devono esserlo sulle preferenze, perché qualcuno potrebbe pensare di usarle, magari con il favore di un voto segreto, proprio per far saltare tutto. […]
Estratto dell’articolo di Federico Capurso per “La Stampa”
A Palazzo Chigi intendono sfruttare fino in fondo il clima di rinnovata fiducia che si respira nel centrodestra dopo le recenti elezioni amministrative. Lo spettro del crollo dei consensi è più lontano e allora «meglio chiudere rapidamente la partita sulla legge elettorale».
antonio tajani matteo salvini giorgia meloni cernobbio
L'obiettivo è il via libera definitivo entro la pausa estiva dell'8 agosto. Segno che il «dialogo proficuo» tra maggioranza e opposizione invocato dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, così come dal presidente Ignazio La Russa […] sono nobili appelli che non hanno più presa nemmeno all'interno del centrodestra.
Non ci sarà un confronto, dunque, ma una corsa forsennata. Che nasce soprattutto da una paura, coltivata da tempo nelle file di Fratelli d'Italia: «In autunno i sondaggi potrebbero scatenare nuovi timori tra i nostri alleati», spiega un big del partito di Giorgia Meloni. Le recenti parole di Matteo Salvini dal Festival dell'Economia, con cui ha legato la durata del governo alla situazione economica, sono state smussate nei giorni seguenti, ma non sono mai uscite dai pensieri più neri dei colonnelli della premier. Nel caso - si sono detti - meglio avere una nuova legge elettorale in cassaforte.
antonio tajani giorgia meloni matteo salvini
[…] Se pure non venisse messa in pericolo la stabilità dell'esecutivo, Lega e Forza Italia con il passare del tempo (e un ulteriore calo dei consensi del centrodestra) potrebbero rifarsi i conti in tasca e scoprire, magari, che gli conviene restare con la legge attuale, il Rosatellum, sabotando quindi lo Stabilicum di Meloni. Per questo, dentro Fratelli d'Italia iniziano a scandagliare il calendario dei lavori parlamentari.
La legge elettorale approderà in Aula alla Camera il prossimo 26 giugno e con il contingentamento dei tempi di discussione si potrebbe, tra le inevitabili proteste delle opposizioni, ottenere il primo disco verde a metà luglio. Da lì, con tre settimane a disposizione, si dovrebbe fare lo slalom tra i provvedimenti in scadenza al Senato, disinnescare l'ostruzionismo delle opposizioni e arrivare, con un balzo, a mettere la fiducia sul voto finale.
matteo salvini antonio tajani giuramento governo meloni
Tra gli uomini della Lega e di Forza Italia si è accettata la sfida. Se non ci saranno problemi lungo il percorso parlamentare, come sul nodo delle preferenze (che il vicepremier azzurro Antonio Tajani non vuole per nessun motivo), c'è la disponibilità a chiudere la partita entro l'8 agosto, senza modifiche al testo. Gli alleati chiedono però a Fratelli d'Italia di placare anche le loro paure.
La più forte è quella di restare a bocca asciutta, se non scatterà il premio di maggioranza. Hanno acconsentito […] a eliminare i collegi uninominali dove avevano incassato un buon numero di parlamentari alle scorse elezioni, ma serve sempre una «compensazione» […] E non può esserci una compensazione nel listino del premio di maggioranza, perché «se dovesse arrivare una sconfitta - ragionano dentro FI - ci ritroveremmo con Fratelli d'Italia nel ruolo di grande partito di opposizione, mentre noi e la Lega usciremmo decimati».
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani.
L'accordo […] prevede di sovraccaricare di candidati di Lega e Forza Italia il listone della coalizione, quello che viene approvato con sistema proporzionale. Un numero che dovrebbe essere superiore […] a quello a cui i due partiti avrebbero diritto se ci si basasse solo sui sondaggi a due mesi dalle elezioni. Insomma, sintetizza un veterano leghista, «devono darci più posti».
La trattativa è ancora lontana, ma i patti […] devono essere chiari fin da subito. Come devono esserlo sulle preferenze, perché qualcuno potrebbe pensare di usarle, magari con il favore di un voto segreto, proprio per far saltare tutto. […]
IL PARTITO DELLA DUCETTA GUARDA CON SOSPETTO ALLE MOSSE DELLA “CAVALIERA”, CHE INVECE OSSERVA CON ATTENZIONE COSA SUCCEDE IN RAI (SI PARLA INSISTENTEMENTE DI UN PASSAGGIO DI NICOLA PORRO DA MEDIASET AL SERVIZIO PUBBLICO) – I DUBBI DI FRATELLI D’ITALIA SUGLI AZZURRI: “MICA STARETE DAVVERO GUARDANDO AL CENTROSINISTRA?” - IL SOSPETTO CHE LA QUERELA DI CARLO NORDIO A BIANCA BERLINGUER SIA UNA MANOVRA POLITICA E LA RISPOSTA DI MEDIASET...
CARLO NORDIO QUERELA BIANCA BERLINGUER - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA
«Da editori pluralisti, non censuriamo, ma diamo a tutti la possibilità / di ribattere, com’è accaduto».
A metà pomeriggio la nota, attribuita a «fonti Mediaset», rende chiarissimo che la vicenda della querela presentata da Carlo Nordio nei confronti dell’azienda e di Bianca Berlinguer – rea di aver ospitato Sigfrido Ranucci e le sue false indiscrezioni sul ministro «ospite», in Uruguay, del ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti – è lontanissima dalla fine.
Anche perché, in fondo, si tratta di un pallido riflesso del duello, ben più politicamente rilevante, tra Marina Berlusconi e Giorgia Meloni.
Nella comunicazione le stesse fonti specificano che non c’è alcuna «indulgenza verso le parole di Ranucci, le notizie non verificate non sono notizie. Punto. Ma in diretta tutto può accadere e il ministro ha potuto smentire immediatamente le autonome affermazioni dell’ospite in studio».
sigfrido ranucci - carlo nordio - e sempre cartabianca
Insomma solo tanto «dispiacere» per ciò che è accaduto e, soprattutto, per la reazione del ministro che, nel frattempo, ha rinunciato a procedere contro il conduttore di Report, dopo che lo stesso si è «cosparso il capo di cenere». [...]
Senza contare che quegli stessi direttori vorrebbero portare sulla tv pubblica, giusto in tempo per la campagna elettorale, una delle punte di diamante di Rete 4: Nicola Porro (finora a bloccare qualsiasi operazione sul conduttore c’era un ostacolo economico).
IL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONI - MARTA FASCINA
Insomma, se guerra c’è tra i Berlusconi e Meloni, il terreno su cui si sta combattendo è anche, se non soprattutto, quello televisivo.
Dentro Forza Italia, a parole, sono tutti pompieri. «I rapporti sono buoni, Meloni e la famiglia sono in contatto» dice qualcuno. Un altro conoscitore del partito delle origini ragiona sul fatto che si sia privilegiato il «male minore». «L’alternativa era che una radical chic come lei facesse un annuncio pubblico» spiega il veterano. [...]
Che gli alleati siano preoccupati si deduce anche dalle conversazioni nei capannelli in Transatlantico, in cui la prima domanda che viene posta a tutti gli azzurri di passaggio è se siano vere le voci: «Mica starete davvero guardando al centrosinistra?» I parlamentari forzisti minimizzano e tirano in ballo la notoria paranoia meloniana.
MARINA BERLUSCONI DIVENTA CAVALIERA DEL LAVORO
«Sono sempre convinti che ci sia un complotto alle loro spalle», spiega un parlamentare a taccuino chiuso. Quel che è certo è che l’azione di Nordio su Berlinguer e quella parallela di Matteo Piantedosi contro Dagospia per gli articoli sulla sua relazione con Claudia Conte, offrono una sponda all’attacco delle opposizioni.
«Ci sono già stati ministri dell’Interno che fanno querela a un sito di informazione?», si chiede l’ex ministro dem Andrea Orlando. Sulla stessa lunghezza d’onda il leader di +Europa Riccardo Magi: «Prima fanno proclami per il free speech e la libertà di stampa contro le querele temerarie, poi chiedono il bavaglio per giornali» [...]
Ma in questo contesto di rinnovato attivismo del partito, l’attenzione degli azzurri torna anche sulla Rai. Nei giorni scorsi il deputato di Iv Roberto Giachetti ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro lo stallo in commissione Vigilanza, che dura ormai da oltre un anno […].
Una mossa curiosa, considerato che Giachetti non siede nemmeno in Vigilanza e che Italia viva negli ultimi mesi non si sia fatta notare per interventi particolarmente duri nei confronti di “TeleMeloni”. La fuga in avanti inevitabilmente drammatizza la situazione: la convergenza sul nome di un presidente terzo su cui possano convergere sia maggioranza sia opposizione sembra piuttosto lontana, considerata l’impuntatura della destra sul nome di Simona Agnes, consigliera considerata gradita a Forza Italia.
Che, dal canto suo, forte della rete di relazioni ereditata da suo padre Biagio, ha coltivato anche i rapporti con Iv: su tutti, quello con Maria Elena Boschi, vicepresidente di commissione. Insieme al suo Iv dispone di un secondo voto: quello di Dafne Musolino, un capitale piccolo ma comunque significativo. [...]

Bianca ferita nella guerra totale tra Giorgia e Marina
LE SMENTITE CONFERMANO: È GUERRA TOTALE TRA I BERLUSCONI E MELONI – MEDIASET FA TRAPELARE IL “DISPIACERE” DELLA DIRIGENZA (PIER SILVIO) PER LA QUERELA DEL MINISTRO CARLO NORDIO NEI CONFRONTI DI BIANCA BERLINGUER E DEL BISCIONE: “NESSUNA INDULGENZA VERSO LE PAROLE DI RANUCCI, MA IN DIRETTA TUTTO PUÒ ACCADERE. NON CENSURIAMO. DIAMO A TUTTI LA POSSIBILITÀ DI RIBATTERE. LE RICOSTRUZIONI SULLE INCRINATURE CON IL GOVERNO? NON ESISTE NESSUN COMPLOTTO, NÉ ACCONDISCENDENZA VERSO GOSSIP SPACCIATI PER GIORNALISMO D'INCHIESTA” – RANUCCI, OSPITE DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, AVEA PARLATO DI UNA VISITA DI NORDIO AL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI E NICOLE MINETTI IN URUGUAY. IL GUARDASIGILLI AVEVA MINACCIATO QUERELA VERSO IL GIORNALISTA DI “REPORT”, CAMBIANDO IDEA DOPO LE SCUSE DI RANUCCI. HA INVECE PROCEDUTO CONTRO LA BERLINGUER, CHE NON SI È MAI SCUSATA (E L’AZIENDA L’HA DIFESA)
FONTI MEDIASET 'DISPIACE PER REAZIONE NORDIO, NESSUNA INDULGENZA PER FRASI RANUCCI'
CARLO NORDIO QUERELA BIANCA BERLINGUER - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA
(ANSA) - Dai piani alti di Cologno Monzese trapela dispiacere per la reazione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha annunciato un'azione risarcitoria in sede civile nei confronti di Bianca Berlinguer e di Mediaset, per la puntata di È sempre Cartabianca sul caso Minetti. "Nessuna indulgenza verso le parole di Ranucci — sostengono fonti Mediaset —: le notizie non verificate non sono notizie. Punto. Ma in diretta tutto può accadere e il ministro ha potuto smentire immediatamente le autonome affermazioni dell'ospite in studio. Da editori pluralisti, non censuriamo. Ma diamo a tutti la possibilità di ribattere, com'è accaduto".
Vengono però rispedite al mittente le ricostruzioni giornalistiche che parlano di incrinature con il governo o di irritazione nei confronti della conduttrice di È sempre Cartabianca: "La dichiarazione di Bianca Berlinguer è stata condivisa con l'azienda — ribadiscono fonti del Biscione —. Non esiste alcun giallo, interno o esterno, nessun complotto, ma neppure alcuna accondiscendenza verso gossip spacciati per giornalismo d'inchiesta".
Berlinguer non si scusa e Nordio conferma la querela
DIETRO ALLA QUERELA DI NORDIO A MEDIASET C’È LO SCONTRO TRA MELONI E I BERLUSCONI – IL GUARDASIGILLI HA “GRAZIATO” RANUCCI, CHE SI È “COSPARSO IL CAMPO DI CENERE” PER AVER DETTO CHE IL MINISTRO SAREBBE STATO VISTO NEL RANCH DI CIPRIANI, MA FA CAUSA CIVILE AL "BISCIONE" E A BIANCA BERLINGUER, CHE SI È RIFIUTATA DI CHIEDERE SCUSA – “IL FOGLIO”: “È LA PROVA CHE CERCA MELONI, CHE NON PUÒ CHE SORRIDERE E SPINGERE NORDIO: VAI AVANTI. LA PREMIER E DONZELLI HANNO STABILITO CHE I PARLAMENTARI DI FDI NON DEVONO PIÙ PARTECIPARE AL PROGRAMMA DI BERLINGUER PERCHÉ SERVE DARE UN SEGNALE. SI È SUPERATO IL LIMITE. ESISTEVA UNA TRATTATIVA FRA MEDIASET, IL DIRETTORE DELL’INFORMAZIONE, CRIPPA, E NORDIO MA..”
Estratto dell’articolo di Carmelo Caruso per “Il Foglio”
sigfrido ranucci bianca berlinguer e sempre cartabianca
La grazia a Mattarella deve chiederla chi lavora con Bianca Berlinguer. E’ finita così: Nordio fa causa civile a Mediaset e Berlinguer e risparmia Ranucci. E’ il Telegatto del disonore e lo ha conquistato Berlinguer grazie alla sua (non) rettifica che è peggio dell’offesa. C’era un patto fra Nordio e Mediaset: chiedete scusa e ritiro. Berlinguer se n’è infischiata. […]
Non è televisione. E’ la prova che cerca Meloni che non può che sorridere e spingere Nordio: vai avanti. […]
Benvenuti al Berlinguer’s Bar, il bancone E’ sempre Cartabianca, dove lo scaracchio è profumato con acqua di Ranucci e “lo stiamo verificando” è scambiato per il Pulitzer a Cologno. Ha chiesto scusa Ranucci, a casa sua, in Rai, con il suo “mi cospargo il capo di cenere”, ma Berlinguer non riesce a farlo e Nordio ne trae le conseguenze.
sigfrido ranucci - carlo nordio - e sempre cartabianca
Un’intera comunità di lavoro, Mediaset, arrossisce pensando ancora a quelle accuse in trasferta, su Rete 4, la pista ranucciana, l’immaginifico ingresso di Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay, nient’altro che una sbornia di Negroni, diritto, grazia e Nicole Minetti… […]
A Mediaset, da sette giorni, si domandavano: “Berlinguer chiederà scusa?”. Questa, purtroppo, è sempre cronaca, i dispacci che convincono Meloni a non fidarsi dei Berlusconi, a imporre un’accelerata sulla legge elettorale.
Berlinguer si presenta in studio. Premessa. Meloni e Donzelli hanno stabilito che i parlamentari di FdI non devono più partecipare al programma di Berlinguer perché serve dare un segnale. Si è superato il limite. La puntata delle scuse presunte si carica di significato.
Esiste una trattativa fra Mediaset, il direttore dell’informazione, Crippa, e Nordio. Per il ministro è sufficiente che Berlinguer si scusi come Ranucci e che devolva del denaro a un’associazione per bambini. Da Mediaset c’è l’assenso ma Nordio scopre in diretta che i patti sono stati violati. [...]
L’informazione Mediaset è snella: comandano in due. Crippa, che Silvio Berlusconi definiva “il male necessario”, e la sua vice, Siria Magri, una donna che ogni giorno chiede al cielo: scaccia da me il calice Berlinguer.
Crippa e Magri consegnano a Berlinguer il volto simbolo della cronaca di Rete 4, Nuzzi, che è la polizza sugli ascolti, e come rinforzo viene spedito Giuseppe Brindisi, altro volto Mediaset, che le mamme italiane amano. Servirebbe solo un semplice “mi cospargo il capo di cenere”, ma Berlinguer parla solo con Pier Silvio Berlusconi, il suo Berlingueroni.
Come dice il programma, Berlinguer ha carta bianca da un editore che si presenta all’estero vantandosi che a Mediaset lavora la figlia del grande Enrico. Berlinguer apre la trasmissione con: “Voglio dirvi qualcosa su quanto accaduto la scorsa settimana (…).
Ranucci, a proposito della grazia, ha affermato che stava verificando un’ipotesi relativa alla presenza di Carlo Nordio nel ranch di Giuseppe Cipriani. Era secondo Ranucci solo un’ipotesi, è stato ripetuto più volte”.
Si lancia: “Il ministro ha potuto replicare” (omette che gli toglieva la parola, omette che solo dopo la smentita di Nordio, Ranucci si rifugia nello “stiamo lavorando”). Per non rettificare si difende con “noi andiamo sempre e solo in diretta” perché “non ci sono mai filtri né censure preventive. Dimostra che questa trasmissione e il suo editore sono liberi, e consentono a tutti, davvero a tutti, di esprimere le proprie opinioni”.
SIGFRIDO RANUCCI A REPORT E IL CASO DI CARLO NORDIO IN URUGUAY
La puntata viene doppiata dal programma Rai Far West di Salvo Sottile, che ha lavorato a Mediaset. Il fuoriuscito di Mediaset fa vincere la Rai e Berlinguer, che era il volto Rai, fa sprofondare Mediaset. Berlinguer legge i dati d’ascolto, da orrore, e pretende adesso da Mediaset il cambio di palinsesto.
Aveva scelto il martedì, dicendo che quello era il suo pubblico, ma ora reclama il mercoledì, la serata di Tommaso Labate (che ospita Vannacci, ancora). Labate è l’altro volto di sinistra di Mediaset. Non è televisione.
MARINA E PIER SILVIO BERLUSCONI
No. E’ la descrizione del capriccio di Pier Silvio Berlusconi, che offre ripetizioni a Tajani, e racconta come viene assecondato. Crippa non può urlare che ritiene l’operazione Berlinguer’s Bar un fallimento ma sorride ogni volta che il programma precipita. [...]
Giordano, Del Debbio, Porro devono tacere perché il capo si è invaghito di un disastro aziendale, politico, di una giornalista che gli ha messo contro un governo, un ministro, la premier alleata di Forza Italia, il partito che ha fondato il padre. La libertà d’informazione qui non c’entra niente. Barbara D’Urso, rispetto a Berlinguer, è Zavoli.
FONTE: DAGOSPIA

















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