DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL' ''UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...
La storia dell'irresistibile ascesa e rovinosa caduta di Giuseppe Del Deo appartiene di diritto alla mitologia dell'identità italica: il carattere machiavellico, la proverbiale doppia morale (a volte tripla), la capacità cronica di tenere il “piede in due staffe”, lo spirito innato dell’opportunismo, la caratteristica dell'inaffidabilità , pronto a cambiare cavallo quando l'alleato sta ruzzolando.
In apparenza pacifici, i Del Deo d'Italia sono un esempio di dissimulazione e ambiguità , capaci di calzare quattro maschere contemporaneamente e, come il giunco del Purgatorio dantesco, si piegano per non spezzarsi, e passata l’onda sono ancora saldi al proprio posto.
Fino a quando, a tradire e a far ruzzolare i Del Deo d'Italia dall'altare alla polvere, invasi dalla mole sterminata di informazioni riservate di cui sono a conoscenza, sia in maniera legale sia il più delle volte illecita, è il delirio personale di potere che prende sovente quella particolare figura, detta: '''L'uomo che sa troppo", vanto d'onnipotenza che fa dir loro: "Io so tutto di te...".
La velocissima carriera di Del Deo inizia quando, giovanissimo ufficiale dell’esercito, entra nelle grazie del generale di corpo d'armata dei carabinieri Giorgio Piccirillo, promosso nel 2008 direttore dell'Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), e contestualmente viene nominato prefetto, fino al 15 giugno 2012 quando viene sostituito da Mario Parente, anche lui generale dell'Arma Benemerita.
Ed è qui, tra le barbefinte di Piccirillo, che avviene il fatale incontro di Del Deo con un personaggio balzato alle cronache di spionaggio illegale come protagonista delle nefandezze della cosiddetta Squadra Fiore.
Rullo di tamburi, fiato alle trombette, diamo il benvenuto a Luigi Ciro De Lisi, generale della Guardia di Finanza entrato a far parte dell'intelligence prima che Sisde (interni) e Sismi (esterni) siano riformati nel 2003 in Aisi e Aise, già Capocentro dell'Aisi in Abruzzo quando nel 2019 plana sulla poltrona di Capo Reparto Intelligence Economico Finanziaria.
E quando nel 2023, per raggiunti limiti di età , scocca l'ora del pensionamento di De Lisi, è appunto il sodale Del Deo a prendere le redini del nevralgico ''Reparto dell’analisi finanziaria'' di banche, grandi industrie, difesa e società a partecipazione statale della galassia Cdp, che gli dà modo di entrare in contatto con tutti i capataz dei poteri economici della penisola.
LUIGI CIRO DE LISI SU LINKEDIN
Da parte sua, come si è letto nelle cronache di questi giorni, il pensionato De Lisi, come molti ex agenti, non passa il tempo a leggere il giornale ai giardinetti e si ricicla come consulente di varie società che trattano il business dell'intelligence, ed infine, in compagnia di altri ex agenti prevalentemente dell'Aisi, mette in campo la Squadra Fiore.
(Va detto che tali società private di intelligence sono del tutto legali; tracimano nell'illegalità quando le loro informazioni vengono acquisite da intercettazioni illecite e da accessi abusivi alle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza.)
L'ipotesi di reato per ''accesso abusivo a sistemi informatici, associazione a delinquere, peculato e truffa'', che mette nei guai la meneghina società Equalize guidata da Pazzali e Gallo, è la stessa che viene ipotizzata alla romana Squadra Fiore di De Lisi e vari ex agenti prevalentemente dell'Aisi, in combutta con Del Deo e Tavaroli. Ed è sempre in seguito alle carte su Equalize inviate due anni fa dalla Procura di Milano a quella di Roma che parte l'indagine su Del Deo, Tavaroli e Squadra Fiore dei pm coordinati dall'aggiunto Marcello Pesci.
Tornando a bomba, cioè al "Mistero Del Deo": i beninformati fanno notare che la scoppiettante ascesa dell'ex ufficiale dell'esercito passato all'intelligence domestica dell'Aisi inizia già qualche qualche anno prima della presa di potere del governo Meloni.
A. MANTOVANO E G. MELONI (Lapresse)
Siamo a cavallo tra il 2018 e il 2019 quando Del Deo trova rifugio sotto l’ala protettrice di Matteo Salvini che, da primo inquilino del Viminale, a suon di post della "Bestia" by Morisi contro immigrati ladri-assassini-stupratori-spacciatori, portò il Carroccio dal 17% delle elezioni politiche del 2018 al 34% delle europee del 2019.
Tra un mojito di troppo al Papeete e l'uscita non si sa fin quanto "spintanea" dal primo governo Conte, il magic moment del "Capitone" comincia ad andare in frantumi nel 2019 con l’inchiesta dell’Espresso sui presunti fondi russi alla Lega e il fantomatico incontro d'affari tra emissari di Mosca e di Salvini all’Hotel Metropol di Mosca.
SALVINI CON LA MAGLIA DI PUTIN
Annusata l’aria, cambiato il vento, visti i sondaggi, Del Deo si allontana dalla Lega, ormai in caduta libera, e si avvicina alla figura emergente della politica italiana, Giorgia Meloni, quando a giugno del 2022, governo Draghi e invasione russa dell'Ucraina in corso, il filo putinismo legaiolo deflagra con lo scoop del “Domani”.
Il quotidiano diretto da Fittipaldi svela almeno quattro incontri di Salvini con l'ambasciatore russo Sergej Razov nella sede di villa Abamelek, "che è monitorata costantemente dall'intelligence Usa e dalla nostra agenzia di controspionaggio interna, l'Aisi". Da quel giorno in poi, meglio non pronunciare il nome di Del Deo alla presenza del segretario del Carroccio.
A presentare la Ducetta nascente allo spione di Stato sarebbe stato - ipotizza un articolo di Marco Zini su Lettera43.it - Gian Marco Chiocci, all'epoca direttore dell'AdnKronos, l'agenzia di informazione di quel Pippo Marra che, come seguace di Francesco Cossiga, ha sempre coltivato negli anni ottimi rapporti con servizi e servizietti.
giorgia meloni (dietro, il caposcorta giuseppe napoli, marito di patrizia scurti)
Fatte le presentazioni, scoppia subito la scintilla della "affinità politiche" tra l'Underdog della Fronte della Gioventù e l'uomo dell'Aisi che non a caso chiamerà la sua cricca "i neri".
Ma non è solo la stessa visione politica a cementare il loro rapporto: a far da caposcorta alla premier della Garbatella è, come prassi vuole, un agente dell'Aisi e la scelta cade su Giuseppe Napoli che, oltre ad essere alle dipendenze di Del Deo, non è altro che il marito della segretaria-ombra di Meloni, Patrizia Scurti. Bingo!
(Sull'importanza dell'"affidabilità " della scorta e del suo capo, che ti segue giorno e notte riportando la qualsiasi a chi di dovere, ne era ben consapevole Silvio Berlusconi che quando sbarcò a Palazzo Chigi convinse il caposcorta dell'Aisi a farsi assumere da lui, naturalmente con stipendio raddoppiato.)
E' luglio 2023 quando l'enfant prodige dei Servizi riceve l'agognato alloro dall'Armata Branca-Meloni che lo nomina vicedirettore del continuamente prorogato Mario Parente. Nomina che torna molto utile alla “Fiamma Magica”, debuttante assoluta di Palazzo Chigi, in virtù del suo ruolo di “hub” di rapporti e informazioni e relazioni non solo del mondo finanziario ed economico ma soprattutto politico.
Come vicedirettore dell'Aisi, il nostro eroe può disporre infatti di intercettazioni preventive, anche in assenza di reato, ma sempre previa doppia autorizzazione: quella del procuratore con delega all'intelligence in duplex con quella del sottosegretario Alfredo Mantovano, autorità delegata dalla Presidenza del Consiglio ai servizi segreti. Operazione che, omettendo i ''dettagli'', deve venire messa a conoscenza anche del premier e del Copasir.
ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
E qui sorge spontanea la domandina delle cento pistole: il capo dell'Aisi, il buon Parente, avrà sempre controllato che il suo vice appassionato di spyware abbia sempre eseguito diligentemente le norme di legge previste sulle varie autorizzazioni a procedere nelle intercettazioni? Ah, saperlo....
Il raggio di potere in mano a Del Deo gode di un così ampio margine di autonomia per controllare vasti pezzi del sistema di potere italiano che "di lui raccontano che fosse uno dei pochi a non dover bussare per entrare nelle stanze di Giorgia Meloni, quando arriva a Palazzo Chigi”, scrive Giuliano Foschini su "Repubblica".
giorgia meloni gian marco chiocci
Tempo dopo, però, qualcosa cambia.
Pare, dicono, sembra, che sia lo stesso "presentatore" Chiocci ad avere una resipiscenza sull'attività di Del Deo. Ben prima che la figura dello spione viene coinvolta per la strana vicenda delle cimici all'auto di Andrea Giambruno, il direttore del Tg1 avrebbe suggerito alla premier di prendere le dovute distanze dallo 007.
andrea giambruno a bordo della sua porsche foto di gente
Chissà , magari il navigatissimo direttore del Tg1 intuisce che intorno al vice-direttore del controspionaggio, che a sua disposizione ha i doviziosi fondi riservati dell'Aisi, di cui, tra l'altro, avrebbero beneficiato molti addetti all'informazione, c’erano movimenti “anomali”? Forse l'onnipotenza montante di Del Deo e il suo modus operandi accendono segnali di allarme? Chissà chi lo sa...
In barba al chiacchiericcio maligno e a certi avvertimenti, il rapporto di fiducia di Meloni e Mantovano rimane comunque solido con Del Deo.
Poi tutto si rompe.
La data da segnare di rosso è il 30 novembre 2023, quando due agenti dell’Aisi vengono sorpresi mentre armeggiano vicino all’auto Porsche parcheggiata da Giambruno sotto casa dell'ex compagna Giorgia, come rivelato dal quotidiano “Domani”.
La storiaccia viene classificata dal Viminale come un maldestro tentativo di due ladruncoli e liquidata da Mantovano con una nota in cui esclude ''il coinvolgimento di esponenti appartenenti ai servizi". Ma, il caso vuole, che due agenti dell'Aisi sono trasferiti all'Aise e da lì prontamente spediti da Caravelli uno in Iraq, l'altro in Tunisia.
GAETANO CAPUTI FA INDAGARE I GIORNALISTI DI DOMANI
L’episodio dei due agenti Aisi beccati da una poliziotta a trafficare intorno all'auto di Giambruno avviene (30 novembre 2023) in un momento drammatico dal punto di vista familiare di Giorgia Meloni: appena un mese e mezzo prima (18 ottobre 2023) avviene la messa in onda dei bombastici fuorionda da parte di ''Striscia la Notizia'' (previa “benedizione” della Famiglia Berlusconi) in cui l'ex cocco di Lele Mora, microfonato e ripreso dalle telecamere, gigioneggia proponendo ammucchiate hot alle colleghe.
Se sul caso Giambruno, ancora oggi, aleggia l'ombra del dubbio sul ruolo di Del Deo e dei due presunti agenti dell'Aisi, la trama del caso Caputi è invece molto più chiara.
L'intercettazione via spyware Paragon del telefonino del capogabinetto del governo Meloni, è attivata dall'Aisi per raccogliere informazioni sul legame familiare tra la moglie del capo di gabinetto e un soggetto sotto osservazione dell’intelligence”, in seguito a un'inchiesta del solito "Domani" che allarma non poco la "Fiamma Magica" di Palazzo Chigi.
A stroncare definitivamente i sogni di Del Deo di prendere il posto del super-prorogato Parente a capo dell'Aisi, sarebbe intervenuto presso Mantovano, l'altro vicedirettore dell'Aisi, Carlo De Donno.
Scrive nella sua newsletter Valerio Valentini, giornalista del "Post": "È un fatto pure che quando Mantovano, tra giugno e luglio del 2024, s’accorse che la spregiudicatezza di Del Deo era incontrollabile per chiunque, anziché silurarlo lo trasferì al DIS come vice di quella Elisabetta Belloni che ancora si ricorda la telefonata che ricevette da Palazzo Chigi in cui la si pregava di accogliere il reietto (non la prese bene)".
La “promozione-rimozione” al Dis è del tutto indigesta per l'ex diplomatica. Ricorda Giuliano Foschini su "Repubblica" che quando viene “nominata a capo del Dis, Belloni viene informata che sono necessari alcuni lavori di sicurezza nell'abitazione di campagna dove passa molto tempo.
La informa direttamente Del Deo, che si occupa dei lavori. E li gira alla Sind, la società a cui la sua agenzia aveva affidato appalti per circa 40 milioni nel giro di pochi anni. I 331 mila euro per la sicurezza di casa Belloni sono poca cosa".
elisabetta belloni foto di bacco
E aggiunge: "Ma per il Ros rappresentano un metodo: perché, a credere alla fattura acquisita e ai lavori effettivamente realizzati, esisterebbe uno squilibrio rilevantissimo, con lavori eseguiti per circa la metà della cifra spesa. Belloni, però, di tutto questo non sa nulla: le è stato detto che era necessario fare quei lavori ed è stata inviata a casa sua un'azienda.
Che potesse nascere un problema, però, se ne rende conto soltanto il 23 febbraio, quando il quotidiano Domani ne scrive. Belloni chiama Del Deo per chiederne conto e lui la tranquillizza, sostenendo che è tutto in regola”.
La permanenza al Dis di Del Deo non più onnipotente dura un anno: ad aprile del 2025 Del Deo venne estromesso dal governo Meloni con uno scandaloso e mai visto baby-pensionamento a 51 anni, ma come se avesse maturato l'intero ciclo fino a 67, che gli mette in tasca un assegno pensionistico di 10 mila euro più la cosiddetta "cravatta", l'indennità che spetta per dieci anni ai vicedirettori dei servizi (mentre i direttori dura tutta la vita).
Non solo: l'inaudito decreto ad hoc della Presidenza del Consiglio gli consente di andare subito a lavorare nel privato. E voilà , eccolo presidente di Cerved, la principale società di informazioni commerciali e rating, di proprietà di Andrea Pignataro, l'uomo più ricco d'Italia.
"Al che, seguendo la stessa logica del sospetto cara ai meloniani di più stretta osservanza", sottolinea sempre Valerio Valentini, "verrebbe da coltivare un dubbio senz’altro infondato: che questo licenziamento così comodo, questo maltrattamento di favore, derivi dal timore che Del Deo possa ricattare qualcuno anche dentro Palazzo Chigi… ma noi, dai, siamo sicuramente troppo maliziosi".
GIORGIA DOPPI SERVIZI – NEL PIENO DELLO SCANDALO DELLA “SQUADRA FIORE”, LA COPPIA MELONI E MANTOVANO HA SCELTO LA LINEA DELLA CONTINUITÀ AI VERTICI DELL'INTELLIGENCE E HA PROROGATO PER ALTRI DUE ANNI DI GIANNI CARAVELLI ALLA GUIDA DELL'AISE, L'AGENZIA INFORMAZIONI E SICUREZZA ESTERNA – IL NOME DI CARAVELLI È LEGATO ALLA LIBERAZIONE DI CECILIA SALA E ALBERTO TRENTINI, MA ANCHE A VICENDE CONTROVERSE, COME IL CASO ALMASRI, CON IL RIMPATRIO SU UN AEREO DI STATO DEL TORTURATORE LIBICO – GLI SCAZZI CON IL MINISTRO CROSETTO CHE, DAVANTI ALLA PROCURA DI PERUGIA AVEVA CONTESTATO UNA “MANCANZA DI DOVEROSA COOPERAZIONE…”
GIOVANNI CARAVELLI - FOTO LAPRESSE
Nel pieno dello scandalo Squadra Fiore, il governo sceglie la linea della continuità ai vertici dell'intelligence. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha infatti deciso di prorogare per altri due anni l'incarico del prefetto Gianni Caravelli alla guida dell'Aise, l'Agenzia informazioni e sicurezza esterna.
La decisione, si legge in una nota di Palazzo Chigi, è stata assunta «sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica» ed è stata comunicata al Copasir. La proroga decorrerà dal 16 maggio [...]
ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
Caravelli, militare di lungo corso con esperienze internazionali anche come rappresentante speciale dell'Onu in Afghanistan, è da oltre dieci anni al vertice dell'intelligence esterna, prima come vice e poi, dal 2020, come direttore.
È considerato uno dei massimi conoscitori dei dossier africani e mediorientali, aree in cui ha gestito negli anni partite decisive, in particolare quelle legate ai flussi migratori e ai rapporti con Paesi come Libia ed Egitto.
In questa fase, il suo ruolo di interlocuzione nel quadrante mediorientale è considerato cruciale, mai come ora, alla luce delle tensioni crescenti nell'area e della necessità di mantenere canali aperti con attori spesso contrapposti. [...]
guido crosetto giovanni caravelli
Negli ultimi anni è stato infatti protagonista di alcuni dei dossier più sensibili della politica estera e della sicurezza nazionale. Tra questi, la liberazione della giornalista Cecilia Sala, riportata in Italia dopo la detenzione in Iran, e quella di Alberto Trentini.
Operazioni gestite attraverso contatti diretti e riservati, con un filo costante con Palazzo Chigi.
Ma il nome di Caravelli è legato anche a vicende controverse, come il caso Almasri, con il rimpatrio del trafficante libico, che ha sollevato polemiche politiche e interrogativi sulla gestione dei rapporti con Tripoli.
GIOVANNI CARAVELLI - FOTO LAPRESSE
Il tribunale dei ministri aveva infatti fatto notare come lo stesso Caravelli non avesse mai parlato di una situazione di emergenza e di sicurezza per i nostri conittadini , in Libia, tale da giustificare il rimpatrio di un assassino e torturatore, ricercato da tribunale dell'Aia, come Almasri.
Non sono mancati, negli anni, momenti di tensione istituzionale. In particolare con il ministro della Difesa Guido Crosetto, che davanti alla procura di Perugia aveva messo a verbale come i «rapporti con il direttore dell'Aise siano formalmente buoni», pur segnalando «rimostranze» e contestando una «mancanza di doverosa cooperazione».
GIORGIA MELONI E ALFREDO MANTOVANO - FOTO LAPRESSE
Attriti riemersi anche di recente, quando Crosetto, rimasto bloccato a Dubai nel giorno dell'attacco americano in Iran, aveva lamentato di non aver ricevuto alcun alert da parte dei Servizi. Una versione che si è incrociata con quella dello stesso Caravelli, ascoltato al Copasir, dove ha chiarito che l'Agenzia non era stata informata preventivamente del viaggio del ministro.
La sua cifra, in ogni caso, resta quella dellacapacità di lavorare con governi diversi: ha cominciato con Conte, ha proseguito con Draghi. E ora i due mandati con Meloni. In questo quadro, la proroga appare come una scelta di ordine che rafforza, da un lato, Alfredo Mantovano, con cui Caravelli ha un rapporto solidissimo, e dall'altra cerca di mettere ordine in un momento così delicato del comparto [...]
Così il superspione portava i soldi all'estero
“PORTAVA I SOLDI ALL’ESTERO” – I PM DI ROMA, GRAZIE A UNA TESTIMONIANZA, INDAGANO SULLA GESTIONE DEI FONDI DELL’INTELLIGENCE DA PARTE DI GIUSEPPE DEL DEO – “DOMANI”: “ESISTONO SOCIETÀ ESTERE CHE FANNO CAPO A DEL DEO O AI PROPRIETARI DELLE PRESUNTE DITTE AMICHE O A PERSONAGGI DELLA LORO CERCHIA? L’INCHIESTA DEI PM CAPITOLINI VUOLE CAPIRE SE, ALL’INTERNO DEI SERVIZI, QUALCUNO PROTEGGESSE LO 007” – CHI SONO I “NERI”, LA CRICCA DI CUI DEL DEO SI AVVALEVA PER “UTILIZZARE BANCHE DATI IN USO ALL’AGENZIA PER FINI NON ISTITUZIONALI”? – CHI, AI VERTICI DELLA POPOLARE DI BARI, HA AFFIDATO ALLA “SQUADRA FIORE” DI TAVAROLI “UN COMPLESSO LAVORO PARA INVESTIGATIVO”, SVOLTO IL 30 NOVEMBRE 2024, “CONSISTITO NELL'ESECUZIONE DI OPERAZIONI DI BONIFICA AMBIENTALE NEGLI UFFICI AMMINISTRATIVI, NELLA PREDISPOSIZIONE DI UN DOSSIER REPUTAZIONALE, NELL'OFFERTA E PROGRAMMAZIONE DI ULTERIORI SERVIZI INVESTIGATIVI MEDIANTE INTERCETTAZIONE DI CONVERSAZIONI PRIVATE DI POSSIBILI COMPETITORS”? - L’INCARICO DALLA POPOLARE DI BARI ARRIVA QUANDO C’È LO STATO TRA I SOCI DELL'ISTITUTO: CHI È STATO A ORDINARE I LAVORI?
Estratto dell’articolo di Enrica Riera per https://www.editorialedomani.it
«Portava i soldi all’estero». M.M., addetta alla segreteria di un reparto dei servizi, parla coi pm di Roma che l’hanno chiamata a testimoniare. Alla funzionaria viene chiesto del sistema opaco all’interno dell’intelligence e del lavoro dell’ex numero due dell’Aisi e poi del Dis Giuseppe Del Deo, indagato con manager come Carmine Saladino e altri ex delle agenzie di sicurezza nell’inchiesta sulla squadra Fiore.
È così che la donna, sentita a maggio e novembre 2025, restituisce ai magistrati di piazzale Clodio un pensiero suo e «di altri (dipendenti, ndr)». «Ho pensato – dice – che (Del Deo, ndr) portasse soldi all’estero». […] durante il periodo in cui si trovava a capo del Reparto economico finanziario dell’Aisi […] si sarebbe verificato «un ammanco di denaro di circa 7-8 milioni di euro».
Dichiarazioni su cui adesso gli inquirenti cercano riscontri. […] Esistono società estere che fanno capo a Del Deo o ai proprietari delle presunte ditte amiche o a personaggi della loro cerchia? L’inchiesta dei pm capitolini vuole rispondere a queste e altre domande, provando anche a capire se, all’interno dei servizi, qualcuno proteggesse il suo 007 di maggiore spicco.
Ciò che di certo è emerso dalle prime ricostruzioni investigative è che […] Del Deo si servisse di una «cricca», i «neri». Fedelissimi su cui i magistrati sono sulle tracce e di cui, in base agli atti, l’ex numero due dell’Aisi si «avvaleva per utilizzare banche dati in uso all’Agenzia per fini non istituzionali».
In una conversazione captata dagli investigatori del 2 gennaio 2025, due ulteriori indagati dell’inchiesta, gli ex dei servizi Rosario Bonomo e Francesco Rossi, parlano «di tale “cucci” (carabiniere o ex carabiniere) – si legge nelle carte – che effettuerebbe accessi per fini non istituzionali secondo il modus operandi della “cricca di Del Deo”».
Chi è «cucci»? Chi sono i sodali dell’ex funzionario autosospesosi dalla presidenza del Cerved a seguito dell’indagine? Ma soprattutto chi ha firmato le fatture alle imprese che sarebbero state favorite?
In base a quanto appreso da Domani, infatti, a sottoscrivere materialmente i contratti con le società amiche e attive nel campo della cybersicurezza non sarebbe stato l’ex numero due dell’Aisi. Eppure, rivelano le carte, era proprio Del Deo a «negoziare con i fornitori le condizioni economiche di alcuni rapporti stabiliti dall’Agenzia». Tradotto: per i pm era lui, il funzionario al vertice dei servizi, a decidere.
Non è un caso se, «dopo il pensionamento anticipato di Del Deo, l’agenzia – si legge ancora negli atti – aveva dismesso il sistema Nexux (per il quale sembrerebbe essere stata avvantaggiata la società Sind, ndr)». Ed «erano stati caducati i contratti per l’uso di autovetture della Safo», sempre quando Del Deo «aveva lasciato l’agenzia».
Ma non solo Nexus, il prodotto tecnologico venduto da Sind alla presidenza del Consiglio dei ministri in forza di un contratto del valore di circa 10 milioni di euro sottoscritto il 16 giugno 2023, finito sotto la lente dei magistrati che indagano per peculato.
ALTRI AFFARI
Gli affari coi servizi tra la società di Saladino e degli imprenditori Nicola Franzoso ed Enrico Fincati (entrambi indagati) sono diversi.
Sind in passato avrebbe proposto all’intelligence anche il sistema di riconoscimento facciale negli stadi. […] Gli inquirenti sottolineano: «Il 2017 è l'anno in cui Sind ha accresciuto il valore della produzione in conseguenza dell'assegnazione di commesse pubbliche che hanno permesso di sviluppare due progetti di riconoscimento facciale basato su intelligenza artificiale e di software anti-malware».
Chi vigilava sulla sottoscrizione dei contratti? Chi avrebbe dovuto farlo? […] anche il Copasir, che ha acquisito gli atti dalla procura, farà i suoi approfondimenti.
I DOSSIER
Intanto dal secondo filone dell’inchiesta sulla squadra Fiore, quello in cui è indagato per accesso abusivo a sistema informatico l’ex carabiniere Giuliano Tavaroli, sono emersi altri particolari sul modo in cui operavano gli uomini della fabbrica dei report.
La squadra […] avrebbe prodotto una serie di fascicoli con informazioni segretissime, lavorando su commissione. Tra i clienti anche la Banca popolare di Bari, filiale di Bari, per la quale la Fiore avrebbe svolto «in data 30 novembre 2024 un complesso lavoro para investigativo consistito nell'esecuzione di operazioni di bonifica ambientale negli uffici amministrativi, nella predisposizione di un dossier reputazionale, nell'offerta e programmazione di ulteriori servizi investigativi mediante intercettazione di conversazioni private di possibili competitors».
Dopo il crac dell’istituto di credito e le vicende giudiziarie che hanno coinvolto la famiglia dell’ex presidente Marco Jacobini, il maggior azionista della banca è diventato il Mediocredito centrale, quindi lo Stato. Dunque l’incarico agli spioni della squadra Fiore arriva quando c’è lo Stato tra i soci. Chi è stato a ordinare i lavori alla squadra di spioni e perché? Un mistero, considerato che dall’istituto non rispondono. […]
.PER ANNI GIUSEPE DEL DEO È STATO LO SNODO CRUCIALE TRA APPARATI E POLITICA, TRA INTELLIGENCE E AFFARI - ERA LUI, IL VICE DIRETTORE DELL’AISI, CHE GESTIVA LE INTERCETTAZIONI PREVENTIVE PER LA SICUREZZA NAZIONALE (ANCHE IN ASSENZA DI REATI) - CARO ALLA SEGRETARIA-OMBRA DELLA PREMIER, PATRIZIA SCURTI, E AL DI LEI MARITO, AGENTE AISI DISTACCATO A FARE IL CAPOSCORTA DI GIORGIA, DEL DEO ERA UNO DEI POCHI A NON DOVER BUSSARE PER ENTRARE NELLE STANZE DI MELONI, QUANDO ARRIVAVA A PALAZZO CHIGI - IL RAPPORTO SI ROMPE CON IL CASO DELLA PORSCHE “TRAFFICATA” NOTTETEMPO DELL’EX COMPAGNO ANDREA GIAMBRUNO E CON LA SCOPERTA CHE L’AISI INTERCETTAVA IL CAPOGABINETTO DEL GOVERNO, GAETANO CAPUTI – PER RIMOVUOVERE L'ORMAI INGOMBRANTE SPIONE, SI INVENTANO L’INEDITO DECRETO DI MANDARLO IN PENSIONE ANTICIPATA A 51 ANNI (CON 10MILA EURO AL MESE) E L’IMMEDIATO COLLOCAMENTO ALLA CERVED, LA SOCIETÀ DEL “MAGO DELLA FINANZA” ANDREA PIGNATARO CHE ERA FINITO SOTTO LA LENTE DELLA FINANZA E DI DEL DEO...
(….) Dentro l’Aisi prima, al Dis poi, Giuseppe Del Deo non è stato solo un dirigente. È stato un terminale. Uno snodo in cui passavano informazioni, relazioni, interessi, anche economici. L’uomo che teneva insieme i pezzi. Lo ha fatto grazie a una rete solida. Anche politica. (…….) Non stupisce che poco tempo fa fosse considerato da molti esponenti della politica il candidato naturale alla guida dell’Aisi. Un’ascesa lineare, costruita dentro e fuori l’apparato.
patrizia scurti e giorgia meloni al vinitaly foto lapresse
Poi qualcosa si rompe e accade la notte dell’auto di Andrea Giambruno quando due uomini armeggiano attorno alla Porsche del compagno della premier. Si qualificano come agenti dei servizi. Chi li manda e perché?
Da lì inizia una gestione opaca: versioni che cambiano, piste che si sovrappongono, una verità ufficiale che non regge fino in fondo. E soprattutto un sospetto mai dissipato: un depistaggio interno.
In quella gestione Del Deo c’è. Non marginalmente, è dentro il circuito decisionale: intercettazioni preventive, controllo del comparto economico-finanziario dell’Aisi, rapporti con i vertici della polizia.
andrea giambruno a bordo della sua porsche foto di gente
Un uomo che si muove d’intesa con chi indaga e con chi dovrebbe essere indagato. E quel metodo non si ferma lì. Nel 2023 i servizi intercettano il capo di gabinetto della premier, Gaetano Caputi. Più volte, nel pieno della gestione Del Deo. Un fatto che apre una frattura con Palazzo Chigi: significa che l’intelligence ascolta il cuore del governo.
Poi emergono i rapporti con la “Squadra Fiore”, che per i pm è un gruppo clandestino capace di violare banche dati, accumulare dossier, costruire materiale utile a ricattare o esercitare pressione.
Non una struttura ufficiale, ma un sistema parallelo che, secondo gli inquirenti, aveva contatti con apparati dell’intelligence proprio durante la gestione Del Deo.
Un ponte. Non dichiarato, ma reale. È una rete e quando questa diventa troppo visibile, la politica interviene. Così ha fatto Palazzo Chigi cambiando i vertici dell’intelligence, spostando uomini, allontanando Del Deo.
Un’uscita gestita, accompagnata con un prepensionamento a 51 anni creato su misura. Una soluzione rapida per chiudere una stagione. Con l’ex numero due dell’Aisi saltano altri equilibri, altri uomini, altri rapporti. E qualcuno parla di “bonifica”. Ma resta la domanda: chi controllava cosa?
Perché il caso Giambruno, le intercettazioni su Caputi, i rapporti con strutture parallele, gli appalti nella cybersicurezza non sono episodi isolati. Sono segmenti dello stesso sistema. Un sistema in cui apparati, politica e interessi privati si sono sovrapposti fino a confondersi.
Del Deo non era ai margini, ma al centro, e la sua caduta non è solo la fine di una carriera. È il segnale che quel sistema, a un certo punto, è diventato troppo rischioso anche per chi lo aveva tollerato. Non è una deviazione. È un metodo che per anni è rimasto in piedi.
CHI È GIUSEPPE DEL DEO, L’UOMO DELL’INTELLIGENCE INDAGATO PER PECULATO
Articolo di Giuliano Foschini per www.repubblica.it - Estratti
(….)
Ufficiale dell’esercito, formazione classica, Del Deo entra nell’intelligence e ci resta per oltre trent’anni. (….) È all’interno dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna che consolida il suo profilo: analista, dirigente, fino ai vertici operativi.
Ma soprattutto conoscitore dei segreti più delicati del Paese: il suo comparto, quello dell’analisi finanziaria, studia per anni – e dunque ne conosce tutti i dettagli – il mondo della finanza. Banche, grandi industrie, difesa: non c’è angolo che Del Deo non conosca.
Nel 2023 arriva la nomina a vicedirettore dell’Aisi. La sua sembra una carriera già scritta. Piaceva al centrosinistra, o almeno a pezzi. Piace al centrodestra, o almeno a pezzi. Di lui raccontano che fosse uno dei pochi a non dover bussare per entrare nelle stanze di Giorgia Meloni, quando arriva a Palazzo Chigi.
elisabetta belloni alfredo mantovano giorgia meloni lorenzo guerini copasir
Vicino a Guido Crosetto, la premier lo stima per i suoi anni di lavoro. Piace meno alla Lega e anche al sottosegretario Alfredo Mantovano, che mantiene una certa distanza. Fin quando scoppia il caso della macchina di Andrea Giambruno, allora compagno della premier, controllato chissà da chi e chissà perché proprio mentre era sotto casa della presidente del Consiglio.
È lì che cambia lo scenario. Ancora non è chiaro cosa è effettivamente successo. Ma da quel momento si rompe il rapporto di fiducia tra l’uomo dell’intelligence e Chigi. Del Deo lascia l’Aisi e viene chiamato al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, la struttura di coordinamento che tiene insieme le diverse anime dei servizi.
Sembra una promozione. Ma non lo è. È una maniera per allontanarlo dai luoghi che contano, dagli incarichi operativi. E così, nel giro di pochi mesi, nel 2025, Del Deo esce di scena. Pensionamento anticipato, poco più che cinquantenne: una decisione che sorprende dentro e fuori gli apparati.
Le motivazioni ufficiali restano sullo sfondo, come spesso accade in questo mondo. Ma è chiaro che non si tratta di un’uscita ordinaria, anche perché non sono ordinarie le cifre, molto elevate, del pensionamento.
(….) Del Deo non fatica, chiaramente, a trovare un nuovo lavoro. Va a lavorare per un uomo che conosce bene, e su cui inevitabilmente ha anche lavorato ai tempi del Dis, quando vigilava sull’economia italiana: Andrea Pignataro, l’uomo più ricco d’Italia, il matematico che fa soldi a valanga con la finanza senza però voler mai apparire.
È lui che lo vuole accanto a sé in Cerved (né Pignataro né Cerved sono coinvolti nell’inchiesta), società che valuta l’affidabilità delle imprese, tra credit scoring e informazioni commerciali......
FONTE Dagospia























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