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martedì 18 agosto 2026

Ma Ferrara asfalta "quel troglodita di Ranucci"

 18 ago 2026 19:51

“RANUCCI, UN PROTETTO DI TELEMELONI” – GIULIANO FERRARA: “MI PIACEREBBE GHIGLIOTTINARLI A UNO A UNO, DERIDERLI SENZA PIETÀ, QUESTI ADDICT DELL’INVESTIGATIVO, UN GENERE DEMENZIALE CHE SI CREDE OGGETTIVO, INDIPENDENTE, SOVRANO. MA QUANTO SONO CREDULONI, SACCENTI, ARRABBIATI, RIDICOLI, INDIGNATI, LOFFI IMBESUITI CERTI CARI AMICI TELESPETTATORI VICINI E LONTANI, CHE SI LASCIANO INFINOCCHIARE DA UN TROGLODITA CHE SI RECENSISCE DA SÉ E SI DÀ DEL CAPOLAVORO SOTTO FALSO NOME, CHE SI FA SONDARE, SI CREDE LEADER, MOLLA UN AMICO FRATERNO IN CARCERE A FERRAGOSTO E SI TIENE STRETTA LA REPUTAZIONE DI VITTIMA DEL SISTEMA, DELLA CENSURA, QUANDO È UN PROTETTO DI TELEMELONI E DEI SUOI FUNZIONARI, INCAPACI PERFINO DI MANDARLO A QUEL PAESE CON LE SUE CHAT….”

 

giuliano ferrara

I giornalisti, me compreso, Montanelli compreso, tutti compresi, sono dei gran cazzari. Questa è la nuda verità. Di Cappellini e Mieli non dico nulla, perché credo nell’amicizia e anche nell’amichettismo, ma ho l’impressione che siano dei gran cazzari anche loro.

 

La curiosità è il demone del mestiere più antico del mondo, non la prostituzione, il giornalismo che le assomiglia come una goccia d’acqua. La accompagnano l’ambizione, lo spirito polemico e ritorsivo, l’illusione creativa della notizia, l’aspirazione frustrata alla politica, una buona dose di vigliaccheria, l’opportunismo sistematico, i premi meritati, lo spirito di corporazione e di consorteria.

 

SIGFRIDO RANUCCI

Naturalmente li amo, sono figlio di due di loro, per quanto il comunismo italiano abbia risparmiato da alcuni difetti del giornalismo i migliori e anche i peggiori […].

 

Ma non è di loro che voglio occuparmi adesso. Mi preoccupano gli utenti del giornalismo, lettori e spettatori e auditori. Sono un numero sempre più piccolo, addirittura minuscolo.

 

VIGNETTA SULL EGO DI SIGFRIDO RANUCCI BY NATANGELO

Vorrei che li tenessimo cari, perfino quel clamoroso 9 per cento medio di share della emissione veritativa più ridicola del mondo intero, sapete di chi parlo. E ciascuno conosce i suoi, li predilige e non vorrebbe mai deluderli.

 

Però mi piacerebbe anche ghigliottinarli a uno a uno, spernacchiarli, insultarli con garbo, deriderli senza pietà, questi addict dell’Investigativo, un genere demenziale che si crede oggettivo, indipendente, sovrano.

 

Ma quanto sono creduloni, saccenti, arrabbiati, ridicoli, indignati, loffi imbesuiti certi cari amici telespettatori vicini e lontani, che si lasciano infinocchiare da un troglodita che si recensisce da sé e si dà del capolavoro sotto falso nome, che si fa sondare, si crede leader, molla un amico fraterno in carcere a Ferragosto e si tiene stretta la reputazione di vittima del sistema, della censura, quando è un protetto di Telemeloni e dei suoi funzionari, incapaci perfino di mandarlo a quel paese con le sue chat.

 

GOMES TAVARES - SIGFRIDO RANUCCI - VALTER LAVITOLA - MEME BY OSHO

Pensavo una volta che il giornale è come l’ombrello, uno strumento che nessuno usa più in senso personale, complemento elegante del comportamento, segno di distinzione borghese o proletaria: è divenuto lo svalutato e occasionale copritesta che si afferra dall’ambulante quando piove o il sole picchia, va in coppia con il social e la tv infradito, queste due mascalzonate dell’informazione di cui faremmo volentieri a meno, a parte il tennis il calcio i tg, l’Italia alle vongole sgusciate, direbbe Paolo se fosse di cultura azionista.




Ranucci si lamenta: sto subendo un attacco vergognoso


valter lavitola sigfrido ranucci

 SIGFRIDO RANUCCI ARRIVA A LAVARONE, IN PROVINCIA DI TRENTO E PARLA COME UNA ROCKSTAR (O UN POLITICO): “QUANDO SONO TRA LA MIA GENTE STO BENE, MA DELL’INCHIESTA NON PARLO PER RISPETTO DEI GIUDICI” – “LA RAI VUOLE SOSTITUIRMI? L’AZIENDA PUÒ FARE QUELLO CHE VUOLE” – “LA COLOSIMO VUOLE RIDURMI LA SCORTA? NON PUÒ FARLO” – POI SI BEA DEL CESTO DI FORMAGGI LOCALI RICEVUTI IN DONO, PRIMA DI PARLARE DEL SUO LIBRO (NON “LA SCELTA”, DOVE RACCONTAVA LE SUE “TROMBATE”, MA “IL RITORNO DELLA CASTA”)

 

Da www.corriere.it

 

sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 1

«Sto subendo un attacco vergognoso», ha detto Sigfrido Ranucci sfogandosi alla sua prima uscita dopo la confessione di Lavitola. Al centro Congressi ci sono un migliaio di persone ad accoglierlo tra gli applausi. «Sto bene quando sono tra la mia gente, ma dell'inchiesta non parlo per rispetto dei giudici». E allora gli ricordiamo che la Rai sta pensando di sostituirlo.

 

«L'azienda può fare quello che vuole, è l'azienda». Altra nota dolente l'iniziativa della presidente della commissione antimafia che vuole ridurgli la scorta. «Non può farlo!», chiosa Ranucci. Poi sul palco, dopo aver ricevuto in dono un cesto di formaggi locali, prima di parlare del suo libro ospite di "Incontri d'autore", parla della pubblicazione degli stipendi della squadra di Report da parte de Il Tempo.

 

«Una pubblicazione vergognosa, quelli pubblicati non sono stipendi ma spese. Dentro quelle cifre ci sono le trasferte all'estero, il montaggio, la grafica. Vergognoso che da dentro la Rai sia stato "passato" questo documento. Report è una delle trasmissioni più virtuose. Sta alla Rai come il Giubileo sta al papa. Ogni puntata costa solo 159mila euro».




Lavitola ha un serio curriculum giudiziario


LAVITOLA SPERICOLATO – IL PROFILO PENALE DI VALTERINO È MOLTO PIÙ CONSISTENTE DI QUELLO CHE VOGLIONO FAR CREDERE I SUOI AVVOCATI – IN BRASILE C’È UN PROCEDIMENTO PENALE APERTO NEI SUOI CONFRONTI: UN’INCHIESTA SECRETATA E IN STAND-BY, CHE IPOTIZZA UN RICICLAGGIO DA PARTE DEL FACCENDIERE. CHE DURANTE L’INTERROGATORIO DI GARANZIA SI È PRESENTATO COME UN “IMPRENDITORE” DI CALIBRO INTERNAZIONALE, SPIEGANDO DI AVER FATTO AFFARI A PANAMA…


Estratto dell’articolo di Il.Sa. per il “Corriere della Sera”

 

VALTER LAVITOLA

Le oscillazioni di Valter Lavitola rappresentano una sfida investigativa. Prima sostiene che Sigfrido Ranucci potesse aver intuito come dietro l’«amorevole» ordigno potesse nascondersi lo stesso faccendiere (ma così facendo alimenta la distanza tra vittima e pm già in dubbio su una certa reticenza del giornalista Rai). Poi […] lamenta opprimenti sensi di colpa e sembra voler fare un passo indietro […].

 

La verità è che Lavitola, esperto di questioni giudiziarie per averle vissute, ha ben chiara la partita che si giocherà di fronte al tribunale del Riesame dove occorrerà confutare la gip Iole Moricca. Che aveva parlato di scarsa collaborazione da parte dell’indagato. E dunque è necessario, oggi, mostrarsi disponibili: «Lavitola renderà dichiarazioni spontanee al Riesame», anticipa, così, il difensore che insiste come il piano esplosivo sia stato progettato «autonomamente». 


Ma la gip aveva anche parlato di possibile inquinamento probatorio e dunque, anche in questo caso, si tratta di contrastare le sue convinzioni in qualche maniera. Giurano i difensori che il loro cliente non è un criminale, lo vogliono in aula anziché in videoconferenza e, insomma, assicurano che tutto è frutto di un grande fraintendimento e che alla fine quell’ordigno ha solo portato in dote maggiore sicurezza a Ranucci.

 

Quanto al metodo, Lavitola insiste nel tentativo di alleggerire la questione. Voleva solo qualche sparo «innocente» in aria e non una bomba, dirà nuovamente. Si vedrà al riguardo anche cosa riveleranno i quattro esecutori del blitz che hanno chiesto un interrogatorio.

 

sigfrido ranucci e valter lavitola

Il profilo penale di Lavitola sembra più consistente di quanto i suoi avvocati intendano accreditare. È stato lui stesso, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, a presentarsi come un imprenditore di calibro internazionale.

 

«Ho fatto affari a Panama e in Brasile», ha spiegato. E da qui, puntuale, arriva una conferma, sia pure meno gratificante di quanto sperato. « Sobre Valter Lavitola tem un procedimento » (su Lavitola c’è un procedimento) confermano dal ministero degli Interni brasiliano.

 

valter lavitola

Precisando che si tratta di un’inchiesta «secretata» molto tempo fa e apparentemente in stand-by. Parliamo di alcune tranche investigative (tre) che ipotizzano un riciclaggio da parte del faccendiere di origine campana attraverso alcune sue società, una delle quali ha come oggetto la stessa vendita di pesce che lo ha reso famoso con il Cefalù bistrot.

 

A tale proposito i Cola assicurano che la questione non li riguarda e che per loro è una novità ma, in futuro, i magistrati dell’antimafia potrebbero acquisire informazioni in merito.

 

LA DOLCE VITOLA - MEME BY EMILIANO CARLI

Lavitola, intanto, mostra di credere al proprio personaggio. Durante l’interrogatorio a Rebibbia ha parlato della sua amicizia con Inácio Lula da Silva, presidente del Brasile al suo terzo mandato. Conferma, insomma, la sua grande ambizione e il suo smisurato talento nell’arte di arrangiarsi .


Così Valterino mise in guardia il fratello


PER SCARDINARE L'AGGRAVANTE DEL METODO MAFIOSO, COME CONTESTATO A LAVITOLA (CHE E’ REO CONFESSO DI ESSERE IL MANDANTE DELL’ATTENTATO A RANUCCI) OGNI DETTAGLIO PESA – E ORA I LEGALI DI VALTERINO INSISTONO SUL FATTO CHE LAVITOLA, IL 7 SETTEMBRE 2025, MISE IN GUARDIA IL CONDUTTORE DI “REPORT” SULLA POSSIBILITÀ CHE QUALCUNO VOLESSE FARGLI DEL MALE, SOLLECITANDOLO AFFINCHÉ RAFFORZASSE LA SCORTA – E’ UN MODO PER DIMOSTRARE CHE L’ATTENTATO NON SERVIVA AD AUMENTARE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI IN VISTA DI UNA POSSIBILE CANDIDATURA (CHE AVREBBE POI PERMESSO AL FACCENDIRE DI ENTRARE IN POLITICA AL SUO FIANCO) MA PER FAR AUMENTARE LA SCORTA ALL'AMICO…

Estratto dell’articolo di Andrea Ossino per “la Repubblica”

 


Valter Lavitola è affranto», per aver «creato un guaio» a una persona che per lui «è come un figlio», Gomes Clesio Tavares. E anche «pentito», per aver messo Sigfrido Ranucci, «che è come un fratello, alla mercé delle note ipotesi di questa vicenda», come spiega il suo legale uscendo dal Carcere di Rebibbia.

 

Ma ciò su cui il faccendiere e i suoi avvocati Arturo e Sergio Cola insistono è una data: il 7 settembre, il giorno in cui Lavitola avrebbe messo in guardia il conduttore di Report sulla possibilità che qualcuno volesse fargli del male, sollecitandolo affinché rafforzasse il dispositivo di sicurezza, la scorta che già da tempo lo accompagna.

 

valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro

Un fatto e una data. Elementi che vengono sottolineati più volte. Prima da Lavitola, durante il suo interrogatorio. Poi dal suo difensore, Arturo Cola, intervistato da Libero. E ancora ieri entrando a Rebibbia e nuovamente al termine del colloquio con il suo assistito:

 

«C'è stato un incontro, il 7 settembre, nel corso del quale Lavitola avvisò il dottor Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati, quindi un mese e mezzo prima dell'attentato, ma il giornalista è probabile che abbia considerato la cosa non importante, affrontandola con superficialità». Un concetto che probabilmente Lavitola ripeterà anche nel corso delle spontanee dichiarazioni che farà quando verrà fissata l'udienza davanti al Riesame, come richiesto il 15 agosto nella speranza di affievolire la misura cautelare.

 

Il punto dunque è capire come mai per Lavitola sia così importante ribadire questa circostanza. E se stia cercando di comunicare qualcosa, di inviare l'ennesimo messaggio.

E allora occorre fare un passo indietro. Il faccendiere ha ammesso di essere il mandante della bomba deflagrata il 16 ottobre sotto casa del giornalista.

 

Non riconosce tuttavia il movente prospettato dai pm di Roma: l'idea di un attentato per aumentare la popolarità di Ranucci in vista di una possibile candidatura che consentisse poi all'ex direttore dell'Avanti! di frequentare le stanze della politica. Lavitola sostiene invece che lo avrebbe fatto esclusivamente per far aumentare la scorta all'amico. In quest'ottica l'incontro del 7 settembre è importante.

 

«Dal punto di vista penalistico, se lo ha fatto per la questione politica o per proteggere cambia poco», dice Cola. Però è pur vero che tra un tentativo di aiutare un amico e avere un tornaconto personale c'è una differenza. E quando si parla di cercare di scardinare l'aggravante del metodo mafioso – come contestato a Lavitola – ogni dettaglio pesa.

 

«Se sentono Ranucci e Ranucci conferma che si era parlato di questi attentati possibili – dice Cola – il movente che oggi non è creduto può ricevere dei riscontri». Al momento il giornalista non ha riferito nulla in merito all'avvertimento ricevuto da Lavitola. Non è l'unica strada che batte la difesa del mandante. Da una parte il movente, dall'altra le modalità dell'attentato: «Si dice nell'ordinanza – prosegue Cola – che avrebbe dato l'ordine di sparare, poi è stato disatteso». Un fatto che gli esecutori materiali difficilmente confermeranno […] Ed è arduo pensare che sia stato l'intermediario tra Lavitola e il commando a impartire ordini diversi. Perché Gomes Clesio Tavares è l'uomo di fiducia di Lavitola […]


Ucci ucci, il Pd si allontana da Ranucci



LA BASE DEL PARTITO DEMOCRATICO S'INCAZZA CON IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER I SUOI RAPPORTI CON LAVITOLA – UN BEL CETRIOLO PER ELLY SCHLEIN CHE, DOPO L’ATTENTATO A SIGFRIDO, TUONO’ DI "DEMOCRAZIA E LIBERTA’ DI ESPRESSIONE A RISCHIO” – FA UNA FIGURA DI PALTA ANCHE SANDRO RUOTOLO, RESPONSABILE COMUNICAZIONE DEL PD, CHE IN MODALITA’ “RUOTOLO DI SCORTA” DICE: “ATTENDERE LA MAGISTRATURA E DIFENDERE REPORT. SU QUESTO MI PARE CHE SIAMO TUTTI D’ACCORDO” – ZANDA AFFOSSA RANUCCI: “NON MI PARE CHE RIMANERE ALLA CONDUZIONE DI REPORT POSSA GIOVARGLI”

Estratto dell’articolo di Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera”

 

SIGFRIDO RANUCCI ELLY SCHLEIN

La prima crepa tra Sigfrido Ranucci e il Pd si è aperta in sordina. Qualche distinguo, acrobazie semantiche, silenzi celati dalla scusa del relax di Ferragosto, che la destra imputa anche a Elly Schlein. Poi qualcuno, come Valter Verini, ha cominciato a marcare territori distanti, sia pure con l’eguale obiettivo di salvare Report. Poi l’imbarazzo ha cominciato a diventare un coro.

 

Secondo Luigi Zanda, ex capogruppo Pd al Senato, le vicende che accostano Ranucci a Lavitola «sono fatti gravi che vanno chiariti per il bene della trasmissione di inchiesta». «Il passo indietro di Ranucci dalla conduzione di Report è auspicabile, non solo nell’interesse del giornalista, ma per tutelare anche la Rai da quello che è accaduto e sta ancora accadendo», ha detto ieri l’ex capogruppo del Senato […]: «Non mi pare che rimanere alla conduzione di Report possa giovargli. […]» […] Per Zanda il progetto Ranucci premier era ridicolo: «La politica è una cosa seria. E anche se il livello si è abbassato, il mestiere della politica impone serietà e responsabilità».

 

ELLY SCHLEIN SIGFRIDO RANUCCI

Sandro Ruotolo (Pd) rivendica al Pd un’unica linea: «Attendere la magistratura e difendere Report. Su questo mi pare che siamo tutti d’accordo», dice il responsabile comunicazione del partito di Elly Schlein. Di lei dice: «Nessuna fuga. È banalmente Ferragosto».

 

Ma Zanda non è l’unico nel Pd ad esprimere malumore per la parabola di Ranucci. Molti lo fanno tacendo. Ma l’imbarazzo è palpabile. Si prende in prestito la prima occasione neutra per criticare Ranucci. Molti hanno colto al volo quella da lui stesso causata con quel post in cui accostava il proprio nome a quello di Falcone, Borsellino, Moro e Piersanti Mattarella.

 

SIGFRIDO RANUCCI ELLY SCHLEIN

Al Foglio l’ex capo della Procura di Palermo ed ex presidente del Senato Pietro Grasso, su quel post di Ranucci si lascia sfuggire: «Ci sarà sempre chi userà quei nomi per farsi scudo». Giuseppe Ayala, ex pm nel maxiprocesso e sottosegretario alla Giustizia, compagno di “banco” di Falcone rincara: «Per chi ben conosce queste storie è un accostamento semplicemente incommentabile. Ranucci è incommentabile». […]

 

luigi zanda foto di bacco


L’ex presidente della Camera Luciano Violante, ex pm ed ex presidente dell’Antimafia, dice di non voler fare «il moralizzatore del moralista». Ma ne è sicuro: «Moro, Mattarella, Falcone, Borsellino non sarebbero andati a cena con Lavitola».

 

Il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, al Tg1: «Falcone e Borsellino sono figure eccezionali: […] In tanti, purtroppo anche in tempi recenti, provano a tirarli per la giacchetta, e ciò è avvenuto anche durante la campagna referendaria, ed è sempre sbagliato farlo».


Forleo: chi sta ricattando Ranucci?

“CHI STA RICATTANDO RANUCCI?” – IL POST DELLA GIUDICE CLEMENTINA FORLEO SU FACEBOOK: “PERCHÉ VUOLE A TUTTI I COSTI MANTENERE IL TIMONE DI REPORT (TRASMISSIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO) CON LA MINACCIA DI SPIFFERARE LE CHAT CON ‘TUTTI’? E CHI SONO I ‘TUTTI’ DI CUI PARLA?” – “IN UN PAESE NORMALE (ATTENTATO FALSO O VERO A PARTE) RANUCCI SAREBBE STATO GIÀ INDAGATO PER ESTORSIONE E I SUOI TELEFONI SEQUESTRATI: SOLO PER TALI GRAVI INTIMIDAZIONI. VOGLIO CREDERE CHE SARÀ COSÌ E CHE È SOLO UNA QUESTIONE DI TEMPO: NON TUTTI I MAGISTRATI APPARTENGONO ALLA CATEGORIA DEL 'TANTO MEGLIO'..." - NEL 2022 IL GIORNALISTA FU INDAGATO PER MINACCE DOPO LA DENUNCIA DELL'ALLORA PARLAMENTARE DI FORZA ITALIA ANDREA RUGGIERI, CHE AVEVA RICEVUTO DA SIGFRIDO, VIA WHATSAPP, ALCUNI MESSAGGI DI INSULTI E ALLUSIONI SUL POSSESSO DI DOSSIER...

 

 

LITE RANUCCI-RUGGIERI, LO SCAMBIO DI MESSAGGI NELLE CHAT E LE PRESUNTE MINACCE. IL GIORNALISTA RAI INDAGATO: “UN ATTO DOVUTO”

Estratto da www.lastampa.it – articolo del 29 giugno 2022

 

SIGFRIDO RANUCCI

Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione Report su Rai Tre è indagato per minacce. Indaga la procura di Roma in seguito alla denuncia del parlamentare di Forza Italia e membro della Commissione di Vigilanza Rai Andrea Ruggieri. «Un atto dovuto dopo la denuncia annunciata» afferma il giornalista.

 

La storia inizia l’8 febbraio scorso, quando Ruggieri racconta di aver ricevuto via Whatsapp da Ranucci alcuni messaggi.

 

andrea ruggieri 5

«I messaggi contengono insulti diffamatori, minacce e allusioni sul possesso di dossier», sostiene. È lo spunto per risollevare la questione del dossier anonimo su presunte molestie sessuali che Ranucci avrebbe perpetrato nei confronti di alcune colleghe. Si parla anche di pagamenti irregolari. L’istruttoria interna dell’audit della Rai lo assolve ad aprile. Ma intanto lo scontro con Ruggieri si era già consumato.

 

Ma per capire meglio bisogna tornare indietro ancora di qualche mese. Tutto comincia il 24 novembre – scrive Repubblica - quando Davide Faraone, di Italia viva, in vigilanza tira fuori un dossier anonimo su presunte molestie sessuali perpetrate da Ranucci ad alcune colleghe.

 

Ruggeri, in commissione, era intervenuto sostenendo che «quella lettera era anonima, che l'aveva ricevuta anche lui ma che aveva deciso di cestinarla». Il giorno dopo i due si sentono via Whatsapp e in chat Ranucci spiega a Ruggeri di «essere indignato». [...]

 

valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro

«Quello che avete fatto è vergognoso» scrive Ranucci in chat come riporta Repubblica. «A me potete buttare tutto il fango che maneggiate. Ma che, per buttarlo su di me, abbiate coinvolto persone innocenti è indegno. Poi detto da uno che ha come capo il top player mondiale del bullismo sessuale è comico.

 

Ripreso da un giornale che ha come direttore uno che, secondo segnalazioni arrivate in redazione, adescava le minorenni è ancora più comico. Pure a me arrivano dossier anonimi su politici che usano cocaina, pensa se usassi lo stesso metro». E ancora: «Siete tu e il tuo capo pratici di bullismo sessuale".

 

BOMBA FUORI DALLA CASA DI SIGFRIDO RANUCCI

Il riferimento è a Berlusconi. "Di dossier anonimi - sottolinea Ranucci - ne arrivano a decine sui politici. Scene da basso impero su yacht... io ho una dignità». «Contieniti - replica Ruggieri - qui non si spaventa nessuno. Io ti ho praticamente difeso". Ora il pm Carlo Villani dovrà decidere se quelle del conduttore siano state minacce o meno.

 

[...] Il giornalista Rai non intende commentare l'indagine [...], ritenendola «un atto dovuto dopo la denuncia annunciata» da Ruggieri, spiegano all'Adnkronos fonti vicine al giornalista. Il giornalista [...] avrebbe [...] sottolineato [...] che «l'autore della denuncia è lo stesso che ha reso nota una lettera anonima rivelatasi completamente falsa al vaglio dell'audit aziendale e della procura. Comunque - avrebbe concluso Ranucci con i suoi - io, a differenza di molti di quelli che mi attaccano, ho fiducia nella magistratura». [...]


Nuovo round nella faida Travaglio-Polito

MARCOLINO REPLICA AL POST FACEBOOK DELL’EDITORIALISTA DEL “CORRIERE DELLA SERA”, CHE IL QUOTIDIANO DI VIA SOLFERINO NON HA PUBBLICATO: “IL MOTIVO DELL’UMILIANTE DINIEGO NON DEV’ESSERE IL TEMA (IL “METODO TRAVAGLIO”). NÉ L’ITALIANO MALFERMO: QUELLO, ALLA SUA ETÀ, È ORMAI IRRIMEDIABILE. LA MASSAGGIATRICE URUGUAYANA “SENZA VOLTO”, DEL CASO CIPRIANI-MINETTI, DOPO AVER PARLATO COL ‘FATTO’, FU INTERVISTATA DA UN INVIATO ‘CORRIERE’, NON SAPPIAMO SE SU INPUT DI PUTIN O DI UN’ALTRA ‘MANINA’. QUINDI POLITO NON LEGGE NEPPURE IL GIORNALE CHE GENEROSAMENTE LO FA SCRIVERE (MA NON SEMPRE). O, SE LO LEGGE, NON LO CAPISCE...”

 

MARCO TRAVAGLIO

Ieri, su [...] Libero, [...] campeggiava un editoriale del quasi altrettanto illustre Antonio Polito. Il quale l’aveva pubblicato su Facebook, non trovando spazio sul Corriere di cui fu financo vicedirettore.

 

Il motivo dell’umiliante diniego non dev’essere il tema (il “metodo Travaglio”). Né l’italiano malfermo (la virgola prima della “e” o tra soggetto e verbo, “quanto” al posto di “quando” e altre delizie): quello, alla sua età, è ormai irrimediabile.

 

L’incipit del cosiddetto articolo, scritto temerariamente “come lo scriverebbe Travaglio”, aiuta a capire: “Travaglio il Raglio ha fatto sentire la sua voce in difesa di Ranucci. È comprensibile. Per uno che ha creduto a una sconosciuta massaggiatrice uruguaiana (sconosciuta in senso letterale: pare che non l’abbiano mai incontrata) deve sembrare un peccato veniale aver creduto a Lavitola”.

 

antonio polito

Eh già: il Fatto intervistò “una sconosciuta massaggiatrice uruguayana” [...] E lo fece “su input di una manina sconosciuta” (le famose manine che danno input) per “mettere sotto impeachment il Presidente Mattarella” (i famosi impeachment a mezzo stampa), “accusandolo di aver concesso la grazia a Minetti” (in realtà dando la notizia a tutti, lui compreso, visto che il Colle l’aveva nascosta).

 

E sapete perché? Perché Mattarella è “estremamente inviso a Mosca” e io sono il “best friend italiano dei russi”. Ergo la manina dell’input è Putin: “Io mi farei qualche domanda”, arguisce Hercule Polito. [...]

 

graciela de los santos torres intervista alla tv uruguaiana 4

E torniamo al motivo per cui il Corriere ha costretto il tapino a rifugiarsi su Libero [...]: la massaggiatrice senza volto (ma con foto), dopo aver parlato col Fatto, fu intervistata da un inviato Corriere, non sappiamo se su input di Putin o di un’altra “manina”.

 

Titolo: “Caso Minetti, parla la massaggiatrice Graciela: ‘Dentro a quel locale ho visto di tutto. Ho paura e vivo nascosta’” (11.5.’26). Quindi Polito non legge neppure il giornale che generosamente lo fa scrivere (ma non sempre). O, se lo legge, non lo capisce.


Valterino, filibustiere dei due mondi

 SU LAVITOLA E’ APERTA ANCHE UN’INCHIESTA IN BRASILE! LA CONFERMA E’ ARRIVATA DAL MINISTERO DEGLI INTERNI BRASILIANO CHE HA PRECISATO CHE SI TRATTA DI UN’INCHIESTA “SECRETATA” MOLTO TEMPO FA E APPARENTEMENTE IN STAND-BY. PARLIAMO DI ALCUNE TRANCHE INVESTIGATIVE (TRE) CHE IPOTIZZANO UN RICICLAGGIO DA PARTE DEL FACCENDIERE DI ORIGINE CAMPANA ATTRAVERSO ALCUNE SUE SOCIETÀ, UNA DELLE QUALI HA COME OGGETTO LA STESSA VENDITA DI PESCE CHE LO HA RESO FAMOSO CON IL “CEFALÙ BISTROT” 

Estratto dell’articolo di Ilaria Sacchettoni per il “Corriere della Sera”

 

VALTER LAVITOLA

[…] Giurano i difensori che il loro cliente non è un criminale, lo vogliono in aula anziché in videoconferenza e, insomma, assicurano che tutto è frutto di un grande fraintendimento e che alla fine quell’ordigno ha solo portato in dote maggiore sicurezza a Ranucci. Quanto al metodo, Lavitola insiste nel tentativo di alleggerire la questione.

 

Voleva solo qualche sparo «innocente» in aria e non una bomba, dirà nuovamente. Si vedrà al riguardo anche cosa riveleranno i quattro esecutori del blitz che hanno chiesto un interrogatorio.

 


Il profilo penale di Lavitola sembra più consistente di quanto i suoi avvocati intendano accreditare. È stato lui stesso, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, a presentarsi come un imprenditore di calibro internazionale. «Ho fatto affari a Panama e in Brasile», ha spiegato. E da qui, puntuale, arriva una conferma, sia pure meno gratificante di quanto sperato.

 

«Sobre Valter Lavitola tem un procedimento » (su Lavitola c’è un procedimento) confermano dal ministero degli Interni brasiliano. Precisando che si tratta di un’inchiesta «secretata» molto tempo fa e apparentemente in stand-by. Parliamo di alcune tranche investigative (tre) che ipotizzano un riciclaggio da parte del faccendiere di origine campana attraverso alcune sue società, una delle quali ha come oggetto la stessa vendita di pesce che lo ha reso famoso con il Cefalù bistrot.

VALTER LAVITOLA

 

A tale proposito i Cola assicurano che la questione non li riguarda e che per loro è una novità ma, in futuro, i magistrati dell’antimafia potrebbero acquisire informazioni in merito.

Lavitola, intanto, mostra di credere al proprio personaggio. Durante l’interrogatorio a Rebibbia ha parlato della sua amicizia con Inácio Lula da Silva, presidente del Brasile al suo terzo mandato. Conferma, insomma, la sua grande ambizione e il suo smisurato talento nell’arte di arrangiarsi .


Aldo Grasso: il vero punto è la reputazione

  – ALDO GRASSO: “RANUCCI HA FONDATO LA PROPRIA IMMAGINE SULL’IDEA DEL REPORTER CHE ENTRA IN ZONE D’OMBRA PER ILLUMINARLE. LA DOMANDA È COSA SIGNIFICHI, PER UN GIORNALISTA D’INCHIESTA, INTRATTENERE RAPPORTI COSÌ STRETTI CON UNA FIGURA COME LAVITOLA. FINO A IERI RANUCCI CHIEDEVA AL PUBBLICO DI FIDARSI DEL SUO FIUTO, DELLE SUE RICOSTRUZIONI. OGGI È LUI A DOVER SPIEGARE UNA RELAZIONE CHE INTRODUCE UN ELEMENTO DI OPACITÀ. E L’AMBIGUITÀ È IL CONTRARIO DELLA CREDIBILITÀ. RANUCCI HA PERSONALIZZATO ‘REPORT’ IN MODO RADICALE MA IL PROBLEMA SORGE QUANDO IL PERSONAGGIO SUPERA IL MESTIERE: A QUEL PUNTO, LA PROFESSIONE FINISCE PER FARE DA SCENOGRAFIA ALL’EGO. LA VICENDA LAVITOLA POTREBBE ESSERE L’ULTIMO ATTO DI UNA PARABOLA DI UN GIORNALISTA CHE, NEL TENTATIVO DI RACCONTARE IL POTERE DEGLI ALTRI, HA FINITO PER CREARNE UNO PROPRIO. UN GIORNALISTA PUÒ ESSERE IN REGOLA CON LA LEGGE E AVER SMARRITO CREDIBILITÀ"

Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”

 

ALDO GRASSO

La credibilità è il bene più prezioso di chi fa informazione. Report può sbagliare anche un’inchiesta, ma ciò che non può smarrire è la fiducia dello spettatore. Il giornalista può essere smentito, contestato, querelato: ma se il pubblico comincia a credere che non sia più lui a governare le fonti, bensì le fonti a governare lui, il giocattolo si rompe.

 

È questo il vero nodo che la vicenda del rapporto tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola porta in primo piano. Non la responsabilità penale del giornalista, che non è in discussione, né la ricostruzione giudiziaria dell’attentato, che spetta ai magistrati. Il punto è un altro, più sottile e per questo più grave: la reputazione del personaggio televisivo che Ranucci ha costruito negli anni.

 

È qui che l’affaire si tinge di grottesco […]: il giornalista d’inchiesta che racconta le zone d’ombra del potere si ritrova accanto a un personaggio da romanzo di trafficanti: un mitomane avrebbe orchestrato l’attentato per creare un mito! L’anomalia è tutta nei ruoli: chi illumina i retroscena degli altri scopre di averne uno particolarmente ingombrante. E la realtà, questa volta, sembra aver scritto una storia più paradossale di qualsiasi inchiesta televisiva. Solo che, fuori dalla fiction, il grottesco non fa ridere.

 

Lavitola resta Lavitola, con la sua biografia da faccendiere, le relazioni politiche, le manovre, i complotti e quella particolare capacità di muoversi nelle zone grigie dove informazione, politica e affari finiscono spesso per confondersi, magari attovagliati attorno a un tavolo di un ristorante. Ranucci, invece, ha fondato la propria immagine esattamente sull’idea opposta: quella del reporter che entra in quelle zone d’ombra per illuminarle, che scova ciò che altri non vedono, che chiede conto al potere delle proprie scelte.

sigfrido ranucci firmacopie

 

La domanda fondamentale non è dunque cosa sapesse Ranucci, bensì cosa significhi, per un giornalista d’inchiesta, intrattenere rapporti così stretti con una figura di quel mondo.

Fino a ieri Ranucci chiedeva al pubblico di fidarsi del suo fiuto, delle sue fonti e delle sue ricostruzioni. Oggi è lui a dover spiegare una relazione che, comunque la si voglia giudicare, introduce un elemento di opacità. E l’ambiguità è il contrario della credibilità. Il paradosso è quasi perfetto: chi ha fatto della trasparenza una professione si trova ora a dover spiegare una frequentazione che, per il solo fatto di esistere, rende meno limpida la sua posizione. Qui entra in gioco il cosiddetto «metodo Report».

 

aldo grasso 3

Da anni, abbiamo denunciato come la trasmissione abbia trasformato l’inchiesta in una grammatica televisiva molto riconoscibile: audio carpiti, telecamere nascoste, pedinamenti, sottopancia che annunciano l’«esclusivo», fino al tono assertivo di chi non sembra mai avere dubbi perché gli enigmi, prima ancora dell’indagine, sono già stati sciolti.

 

Il giornalismo d’inchiesta vive di fonti riservate e strumenti non convenzionali. C’è però una differenza fondamentale tra l’utilizzare mezzi aggressivi e il trasformare l’aggressività nello strumento stesso.

 

Quando la tesi precede i fatti e questi ultimi vengono arruolati solo per confermarla, l’inchiesta rischia di ridursi a una sentenza per immagini. Report ha sempre suscitato questa duplice sensazione: chi conosceva a fondo l’argomento trattato vi scorgeva approssimazione e pregiudizio; chi non lo conosceva si chiedeva cosa aspettasse la magistratura a rimettere il mondo sui cardini. È questo il cortocircuito che il caso Lavitola rende evidente. Non perché dimostri automaticamente l’ambiguità dei servizi di Report , ma perché costringe a guardare con maggiore severità il meccanismo che li produce.

ELLY SCHLEIN SIGFRIDO RANUCCI

 

C’è poi un’altra questione, meno giudiziaria e più legata al mezzo televisivo: il narcisismo. La tv ha un vizio antico: convince chi la frequenta di essere molto più importante di quanto sia. Il conduttore finisce per identificarsi con lo spettacolo, lo spettacolo con il personaggio e il personaggio con una missione. A quel punto il giornalista rischia di smarrire la misura del proprio ruolo, fino al paradosso di accostare la propria vicenda a quella di Borsellino, Falcone e Moro.

 

Ranucci ha personalizzato Report in modo radicale: postura, tono, camicia, assertività, persino una determinata idea di sé come ultimo baluardo dell’informazione indipendente. Il problema sorge quando il personaggio supera il mestiere: a quel punto, la professione finisce per fare soltanto da scenografia all’ego.

 

SIGFRIDO RANUCCI ELLY SCHLEIN

La tv presenta sempre lo stesso conto: il pubblico perdona molti errori, ma difficilmente tollera la sensazione di essere stato manipolato. Chi guarda Report non cerca soltanto notizie, cerca una garanzia. Cerca qualcuno che gli dica: «Fidati, ho controllato per te». Se quel patto viene meno, non basta cambiare grafica, conduttore o formula.

È anche per questo che il futuro della trasmissione appare oggi più complicato.

 

sigfrido ranucci geppi cucciari puntata di splendida cornice del 30 ottobre 2025

Il programma nacque con Milena Gabanelli dentro una logica diversa, quasi artigianale: l’inchiesta era il centro e il giornalista doveva, per quanto possibile, restare un passo indietro. Con Ranucci il format ha alzato la temperatura, trasformando il giornalismo d’indagine in uno show del giornalismo. E quando un programma si identifica così intimamente con il suo volto, sostituirlo significa quasi sempre cambiarne la natura. Se invece si mantiene la formula attuale, ne si eredita anche il problema.

 

La vicenda Lavitola potrebbe dunque essere soltanto l’ultimo atto di una parabola più lunga: quella di un giornalista che, nel tentativo di raccontare il potere degli altri, ha finito per costruirne uno proprio. Il punto è che un giornalista può essere perfettamente in regola con la legge e aver comunque smarrito qualcosa di essenziale per la propria funzione. La credibilità non si perde con una sentenza penale. Si incrina molto prima: quando il pubblico inizia a chiedersi se dietro la voce che racconta i fatti non ci sia, ormai, soprattutto il bisogno di raccontare sé stessi.

fonte: DAGOSPIA



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