
“LAVITOLA E’ UN PO’ MANDRAKE. UNA PERSONALITÀ NARCISISTICA, CON UN ‘PENSIERO MAGICO’ COME SI DICE IN PSICHIATRIA” – FULVIO ABBATE: “SE GLI AVESSI DETTO: ‘VOGLIO VINCERE LO STREGA’, AVREBBE MAGARI INVENTATO QUALCOSA. A LAVITOLA VOGLIO MOLTO BENE, PERCHÉ È UN UOMO PIACEVOLE DA FREQUENTARE ED È DI UNA GENEROSITÀ INENARRABILE. MI È STATO ACCANTO, SPASSIONATAMENTE, IN MOMENTI UN PO’ DIFFICILI. PERÒ NON MI HA MESSO UNA BOMBA SOTTO CASA. PENSO CHE VOLESSE DAVVERO FAR ASSURGERE RANUCCI AL RUOLO DI LEADER DEL ‘CAMPO LARGHISSIMO’. E NON C’È DUBBIO CHE LAVITOLA VOGLIA MOLTO BENE A RANUCCI…”
Fulvio Abbate […] frequenta regolarmente il Cefalù di Valter Lavitola, di cui è amico.
[…] «Ho conosciuto Lavitola perché un’amica mi disse: ma sai chi è che ha aperto nel quartiere un ristorante di pesce? Chi? Valter Lavitola. Ho quindi cominciato a frequentare il locale quasi quotidianamente, ci andavano in tanti, ci ho visto Paolo Mieli davanti a un vassoio gigante rettangolare di spaghetti con le vongole. Io ci ho portato Patty Pravo, Stefano Cappelini e Monica Giandotti. Ma c’erano anche Cicchitto, Bocchino.
Valter mi è stato subito simpatico e quasi subito siamo diventati amici. Ecco, posso tranquillamente dire che a Lavitola voglio molto bene, perché è un uomo piacevole da frequentare ed è di una generosità inenarrabile».
Non è il primo che lo dice.
«Lo è, con me sempre generosissimo, mi è stato accanto, spassionatamente, in momenti un po’ difficili. Gli voglio bene e credo che me ne voglia anche lui, però non mi ha messo una bomba sotto casa. Di sicuro però nella testa di Valter la bomba a Ranucci era una bomba d’amore».
Lei ha detto che Lavitola è il Bruno Cortona del «Sorpasso», ma campano.
«Sì, ed è anche Mandrake. Una personalità narcisistica, con un “pensiero magico” come si dice in psichiatria. Se gli avessi detto: “Voglio vincere lo Strega”, avrebbe magari inventato qualcosa».
Quindi lei pensa che avesse davvero un progetto politico per Ranucci.
«Penso che volesse davvero far assurgere Ranucci al ruolo di leader del “campo larghissimo”. E non c’è dubbio che Lavitola voglia molto bene a Ranucci, la sera prima che lo arrestassero ero a cena da lui. L’ho visto profondamente prostrato e dispiaciuto per aver fatto del male all’amico». […]
Ma chi è lo sherpa di Lavitola a sinistra: l'altro Ruotolo?
QUANDO SI SONO CONOSCIUTI RANUCCI E LAVITOLA? – NELL’INTERROGATORIO DI GARANZIA, VALTERINO HA DETTO CHE A PRESENTARGLI IL CONDUTTORE “DOPO IL 2020” SAREBBE STATO GUIDO RUOTOLO, EX CRONISTA DELLA “STAMPA”, FRATELLO DI SANDRO RUOTOLO, ORA POLITICO DEL PD - AL “FATTO” RISULTA CHE RANUCCI CONOBBE LAVITOLA DAL 2019: ALL’EPOCA VALTERINO LO MISE IN GUARDIA SOSTENENDO CHE UN’AGENZIA DI INVESTIGAZIONE PRIVATA STAVA SPIANDO IL CONDUTTORE DI “REPORT” – “IL FATTO” RACCONTA: “RANUCCI, CHE NON ERA ANCORA AMICO DEL RISTORATORE, INVITÒ LAVITOLA IN REDAZIONE, LO REGISTRÒ DI NASCOSTO, FECE UNA TRASCRIZIONE DELL’AUDIO E LA CONSEGNÒ ALL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA DI ROMA. IL ‘FATTO’ HA CONSULTATO FONTI DELLA PROCURA DELL’EPOCA E NON È RIUSCITO AD ACCERTARE SE L’ESPOSTO CON LA TRASCRIZIONE SIA STATO RECEPITO. NESSUNO RICORDA NULLA” - NEL 2021 LAVITOLA ORGANIZZÒ L’INCONTRO TRA RANUCCI E MARCELLO DELL’UTRI: DOVEVA NASCERNE UN’INTERVISTA MA NON SI FECE PIU’ NULLA – PROSEGUE "IL FATTO": “IL RAPPORTO TRA RANUCCI E LAVITOLA CORRE SUI DUE BINARI: IL FACCENDIERE SI PROPONE DA UN LATO COME L’ANGELO CUSTODE DA POSSIBILI MINACCE PROVENIENTI DA MONDI MISTERIOSI E DALL’ALTRO COME FONTE GIORNALISTICA. UN DOPPIO BINARIO CHE HA PORTATO FUORI STRADA RANUCCI” - LA VIDEO INTERVISTA DI MARCO LILLO A LAVITOLA DEL 2018
AMICIZIA NATA SU UN ALERT E UN’INTERVISTA A DELL’UTRI
sigfrido ranucci e valter lavitola
Estratto dell’articolo di Marco Lillo per il “Fatto quotidiano”
Un esposto del conduttore di Report alla Procura di Roma sulle confidenze ricevute da Valter Lavitola nei primi mesi del 2019 in merito a un sospetto spionaggio, che retrodata la prima conoscenza tra i due protagonisti del giallo estivo. E poi un incontro a tre fra Lavitola, Sigfrido Ranucci e Marcello Dell’Utri a Roma, un paio di anni dopo. Sono questi i due ricordi sbiaditi che Il Fatto ha provato a ricostruire e che gli investigatori potranno mettere a fuoco risentendo l’indagato Lavitola e la persona informata dei fatti Sigfrido Ranucci.
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
Ieri sul quotidiano Libero è apparso per la prima volta (scoop di Giacomo Amadori) il testo del verbale sintetico dell’interrogatorio di garanzia di Lavitola. L’avvio del rapporto con Ranucci descritto dal ristoratore non collima con i ricordi del giornalista e di altre fonti compulsate dal Fatto. Per esempio sulla data di inizio. Amadori racconta che nel verbale sintetico si leggerebbe che a presentare il faccendiere al conduttore “dopo il 2020” sarebbe stato Guido Ruotolo, ex cronista della Stampae fratello gemello dell’ex giornalista tv e ora politico del Pd Sandro.
Al Fatto risulta che Ranucci ha sempre detto di conoscere Lavitola dal 2019.Guido Ruotolo non ricorda l’episodio della presentazione e data la sua prima visita al ristorante di Lavitola poco dopo l’intervista al faccendiere uscita sul Fatto.it nel febbraio 2018. Al riguardo sia concessa anche a noi una nota autobiografica sul “Cefalù Bistrò”.
La video intervista fu realizzata da chi scrive lontano dai pasti. Niente vongole sgusciate. Il ristorante caro ai giornalisti fu solo il set del video. E anche negli otto anni successivi il cronista che firma questo pezzo e firmò quel video – nonostante il Cefalù fosse a due passi da casa – non ha mai provato il brivido di mescolare i racconti dell’oste con i sondaggi e le spigole.
MARCELLO DELLUTRI E SILVIO BERLUSCONI
Tornando a Ranucci, il conduttore retrodata con certezza al 2019 la conoscenza di Valter per un fatto importante: Lavitola lo mise in guardia perché un’agenzia di investigazione privata avrebbe spiato il conduttore di Report. Ranucci, che non era ancora amico del ristoratore, invitò Lavitola in redazione e lo registrò di nascosto. Poi fece una trascrizione dell’audio e – secondo le nostre fonti – la consegnò all’autorità giudiziaria di Roma.Il Fatto ha consultato fonti autorevoli della procura dell’epoca e non è riuscito ad accertare se l’esposto con la trascrizione sia stato recepito formalmente.
Nessuno ricorda nulla. Per il pm Edoardo De Santis, che indaga oggi sull’attentato, non sarà difficile accertare se esista un simile fascicolo che metterebbe un punto fermo almeno sulla data di inizio del rapporto tra i due. Comunque Lavitola, come ha raccontato il faccendiere nel verbale citato letteralmente da Amadori su Libero, si rende utile a Ranucci in tempi rapidi: “Riesco a organizzargli un incontro che lui cercava da tempo”.
MARCELLO DELLUTRI E SILVIO BERLUSCONI
Con chi – aggiunge Amadori – non è specificato. Mentre “è certo che quasi a tambur battente il faccendiere diventi fonte della trasmissione”. Il Fatto è in grado di rivelare un incontro con un personaggio importante, un paio di anni dopo la prima conoscenza, probabilmente nel 2021, organizzato da Lavitola per Ranucci. Il conduttore di Report, autore di servizi e libri sulle relazioni politica-mafia, aveva e ha un sogno comune a tutti i giornalisti investigativi italiani: intervistare l’ex senatore Marcello Dell’Utri, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, notoriamente grande amico di Valter Lavitola.
Per dire, l’intervista al Fatto del 2018 conteneva un messaggio ai naviganti di Lavitola che potremmo sintetizzare così: “Caro Silvio devi andare a trovare Marcello in carcere, firmato Valter”. Tre anni dopo è Lavitola a portare Ranucci al cospetto di Dell’Utri (tornato in libertà nel dicembre 2019). Si tratta di un assist importante anche se poi il goal dell’intervista esclusiva per Report non arriva. L’incontro si è tenuto nella hall di un hotel di lusso a piazza della Repubblica a Roma.
Marcello Dell’Utri fu molto gentile con l’interlocutore accompagnato dall’amico Valter ma l’intervista non è mai stata rilasciata. Il rapporto tra Ranucci e Lavitola corre sui due binari iniziali: il faccendiere si propone da un lato come l’angelo custode da possibili minacce provenienti da mondi misteriosi e dall’altro come fonte giornalistica. Un doppio binario che ha portato fuori strada la percezione del conduttore di Report. Convinto che il rischio arrivasse da mondi lontanissimi come la luna mentre proveniva dal dito del consigliere così vicino.
Quanto si può prendere sul serio Lavitola?
QUALCHE GIORNO PRIMA DI VENIRE ARRESTATO, CAMBIARE VERSIONE E CONFESSARE, VALTERINO AI PM AVEVA DETTO: “SONO RIMASTO SCONVOLTO DA QUANTO ACCADUTO E HO AVUTO PAURA SINO ALL'ULTIMO MINUTO CHE SIGFRIDO MENTISSE. HO PROVATO VERGOGNA, QUALORA FOSSE EMERSO CHE AVEVO TRADITO SIGFRIDO, SAREBBE STATO UN DISONORE. CON LUI HO UN RAPPORTO MOLTO FAMILIARE, UN ATTENTATO NON SI FA PER FARE DEL BENE. PERALTRO, TUTTI I BENEFICI CHE AVREBBE POTUTO AVERE DALL'ATTENTATO (SCORTA, ECC.) LI HA GIÀ. LUI VIVE DI STIPENDIO E L'ATTENTATO GLI AVREBBE CAUSATO UN DANNO ANCHE ECONOMICO. PERTANTO, SONO FELICE DELLA DIFESA DI SIGFRIDO NEI MIEI CONFRONTI”
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
[…] Poi c'è la pista politica. È sempre Lavitola a confermare ai pm la circostanza: «Non le nego che ne abbiamo parlato (di una possibile candidatura ndr), io stavo lavorando anche a un sondaggio per una cosa del genere, ma lui si è sempre schernito in proposito e poi non era assolutamente questo il momento, saremmo stati due deficienti», dice.
Scoperto dai carabinieri, Lavitola avrebbe cercato ancora una volta di utilizzare il rapporto con Ranucci.
Dice il gip: «Era lo stesso Lavitola a spiegare che una sua difesa da parte di Ranucci era necessaria». Bisognava fare «la stessa cosa di Berlusconi», raro caso di una vittima di estorsione che difende l'estortore. Il giornalista, nella mente del tessitore, avrebbe dovuto proteggerlo «per una questione di reputazione».
valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma
C'è un dato da registrare. Recentemente. in diverse occasioni, i legali di Lavitola hanno spiegato che Ranucci potrebbe confermare che il loro assistito aveva messo in guardia il giornalista da possibili pericoli. Per dimostrare che l'attentato è stato commissionato per far aumentare la scorta a Ranucci, per altruismo. La vittima che difende il reo.
Dopo le perquisizioni, Ranucci chiama Lavitola, di notte. «Andassero a cercare questo Corrado (nome che emerge dagli esecutori materiali ndr)», dice Ranucci. Ancora: «Se mi devi fare l'attentato…pagavi a uno che se ne intende…ma che necessità c'è di mettere di mezzo quegli scalzacani?». E poi: «Comunque vada non c'è un movente». Lavitola alimenta la paura: «Gli ho detto (ai carabinieri ndr): lei si rende conto che con questa cosa andiamo a finire su tutti i giornali e si dirà che Ranucci si è fatto l'attentato da solo?».
In quella stessa telefonata notturna Lavitola dice: «L'altro ieri gli elementi su di te ce li avevano già». Il giornalista risponde: «Apposta ti sto dicendo». Il gip chiosa: «Invece di dissentire, assecondava il ragionamento dell'amico».
«Ranucci — sintetizzano gli atti — appare incredulo e convinto che altra sia la pista che gli inquirenti dovrebbero seguire per individuare il mandante. Fornisce una sponda ai ragionamenti del Lavitola, tesi a precostituirsi possibili ricostruzioni alternative rispetto a quanto accertato dalla Procura, senza dar l'impressione di dubitare della fedeltà dell'amico».
Ranucci è sincero. Lavitola è soddisfatto. «Sono rimasto sconvolto da quanto accaduto e ho avuto paura sino all'ultimo minuto che Sigfrido mentisse — dirà l'imputato ai pm qualche giorno prima di venire arrestato, cambiare versione e confessare — Ho provato vergogna, qualora fosse emerso che avevo tradito Sigfrido, sarebbe stato un disonore.
Con lui ho un rapporto molto familiare, un attentato non si fa per fare del bene. Peraltro, tutti i benefici che avrebbe potuto avere dall'attentato (scorta, ecc.) li ha già. Lui vive di stipendio e l'attentato gli avrebbe causato un danno anche economico. Pertanto, sono felice della difesa di Sigfrido nei miei confronti».
Lavitola per sistemarsi puntava alla produzione di Report
INTERROGATO IL 12 AGOSTO, VALTER LAVITOLA HA RACCONTATO AL GIP L'INTERESSE A CREARE UNA SOCIETÀ PER VENDERE IL PROGRAMMA – “REPUBBLICA”: “È UNO DEI POSSIBILI MOVENTI. PERCHÉ L'ATTENTATO ARRIVA IL 16 OTTOBRE, DOPO SETTIMANE IN CUI IL RUOLO DI RANUCCI VENIVA MESSO IN DISCUSSIONE. SI LEGGE NELLA RICHIESTA DI ARRESTO: ‘VOLEVA PORRE RIMEDIO AGLI ATTACCHI E ALLE CONTESTAZIONI SUBITI DALL'AMICO CHE TEMEVA DI PERDERE LA CONDUZIONE DI ‘REPORT’, OPERAZIONE DIFFICILMENTE REALIZZABILE DAI SUOI DETRATTORI, UNA VOLTA TRASFORMATA LA PERSONA OFFESA IN UN BERSAGLIO DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA”
sigfrido ranucci e valter lavitola
La produzione di Report. L'accesso alle stanze della politica. Persino convincere il giornalista vittima dell'attentato da lui ordito a difenderlo da un'accusa aggravata dal metodo mafioso. Sono i diversi piani sui quali si sarebbe mosso Valter Lavitola nel rapporto con Sigfrido Ranucci. Un rapporto che lo stesso Lavitola definisce «empatico». Resta una domanda: se la bomba è stata piazzata «per fargli del bene», quale era, per Lavitola, quel bene?
La risposta passa anche dagli interessi che l'ex faccendiere aveva maturato attorno al giornalista. Risalgono a sei anni fa, quando i due si incontrano per la prima volta. È il 2020. Ranucci conosce Lavitola, cerca un contatto per accedere a informazioni e persone. Ma il faccendiere vede in quella conoscenza un'opportunità.
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
Da allora avrebbe cercato di sfruttare quel rapporto. Il primo obiettivo lo indica lui stesso, interrogato, il 12 agosto: avrebbe voluto ottenere la «produzione di Report»: «Mi sarei sistemato economicamente anche io». Una mossa che, nelle sue parole, era utile «per Ranucci, ma anche per interesse personale».
È uno dei possibili moventi. Perché l'attentato arriva il 16 ottobre, dopo settimane in cui il ruolo di Ranucci veniva messo in discussione.
«Voleva — si legge nella richiesta di arresto — porre rimedio agli attacchi e alle contestazioni subiti dall'amico che temeva di perdere la conduzione del programma Report, operazione difficilmente realizzabile dai suoi detrattori, una volta trasformata la persona offesa in un bersaglio della criminalità organizzata». [...]
Le molte perplessità suscitate dall'avvocato di Lavitola
E’ LEGATO A FRATELLI D'ITALIA, IL PARTITO CHE PIÙ DI OGNI ALTRO SI È ESPOSTO CONTRO SIGFRIDO RANUCCI - IN TV, SERGIO COLA, CI HA TENUTO A PRECISARE CHE LUI LAVITOLA LO DIFENDE DA BEN UNDICI ANNI. DAL PROCESSO PER LA COMPRAVENDITA DEI SENATORI, CHE, NEL GENNAIO 2008, CONTRIBUÌ ALLA CADUTA DEL SECONDO GOVERNO PRODI – EPPURE LA SUA VICINANZA AL MONDO MELONIANO, CHE PIU’ DI TUTTI, SOGNA LA CADUTA DI SIGFRIDO, FA SORGERE MOLTE DOMANDE – “REPUBBLICA”: “PERCHÉ LAVITOLA SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO CHE NON VEDE L'ORA DI BUTTARE RANUCCI FUORI DALLA RAI?, SI È DOMANDATO DAGOSPIA” (E ANCORA CE LO DOMANDIAMO)
Dato che non sono pochi quelli che si domandano come Valter Lavitola abbia potuto scegliere proprio un avvocato difensore legato storicamente a Fratelli d'Italia, il partito che più di ogni altro si è esposto contro Sigfrido Ranucci, l'altro giorno, in tv, Sergio Cola, ci ha tenuto a precisare che lui Lavitola lo difende da ben undici anni. Dal processo per la compravendita dei senatori, che, nel gennaio 2008, contribuì alla caduta del secondo governo Prodi.
A cui seguirono la tentata estorsione a Impregilo, e il caso escort-Tarantini, fino ai fatti di queste settimane. Insomma, è un mandato che non nasce oggi. Tuttavia la suggestione resta forte, perché Cola di recente ha partecipato a diversi incontri dei meloniani, tra Napoli e San Giuseppe Vesuviano, città di cui è originario. E la sua storia è quella di un uomo di destra.
Principe del foro, legale dei pezzi grossi della criminalità organizzata, è stato parlamentare di An, dal 1994 al 2006. Scriveva talvolta pure sul Secolo d'Italia, il giornale del partito. Nel 2002 fece notizia la sua proposta di dimezzare le pene per la bancarotta fraudolenta. Ricoprì anche la carica di vicepresidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere. Non si ricordano eccessi. […]
Però adesso ogni cosa che dice fa rumore. E se non parla lui, parla il figlio, il codifensore Arturo, com'è avvenuto lunedì, quando è stato riferito ai giornalisti che Ranucci già il 7 settembre 2025 - un mese prima dell'attentato - era stato informato da Lavitola dei rischi di un possibile agguato. E il «no comment» di Sergio Cola alla domanda se Ranucci sapesse che Lavitola era il mandante dell'attentato ha alimentato inevitabili illazioni.
il nome di sergio cola nella locandina per l inaugurazione della sede di fdi a somma vesuviana
Sergio Cola ha 84 anni portati divinamente. L'altro giorno, ad Agorà, su Rai Tre, si è presentato con gli occhiali da sole e una camicia estivissima. È sposato con la sorella del prefetto Giuseppe Pecoraro, che il governo Meloni un anno fa ha nominato a capo dell'Anas. Al padre, Arturo Cola, è stata intestata la sezione di Fratelli d'Italia San Giuseppe Vesuviano, con Cola presente.
C'era anche quando venne inaugurata. Poi nel gennaio 2025, dopo lo scandalo Boccia, l'ex ministro Gennaro Sangiuliano presentò il suo libro, La rivincita di Trump, al Teatro Sannazaro di Napoli - presente Arianna Meloni - e in quell'occasione lo citò dal palco. Lo stesso ha partecipato all'Aura Neapolis, la festa di FdI, a un dibattito sulla giustizia con l'allora sottosegretario Andrea Delmastro, non ancora finito nello scandalo della bisteccheria. Ha fatto campagna per il sì al referendum sulla giustizia.
Insomma, seppur confinato nel locale, da vecchia gloria, Cola è comunque rimasto vicino al mondo meloniano. «Perché Lavitola si fa difendere da un legale così di parte e così vicino a un partito che non vede l'ora di buttare Ranucci fuori dalla Rai?», si è domandato Dagospia. […]
Perché Ranucci non si incazza con Lavitola già indagato?
– SIGFRIDO RANUCCI SI BEA DELL’ACCOGLIENZA DELLA “SUA GENTE” A TRENTO E EVOCA SCENARI DA COMPLOTTO INTERNAZIONALE: “LA CASTA NON SE NE È MAI ANDATA. IL PROGETTO È MONDIALE” – A LUGLIO, RANUCCI PARLA AL TELEFONO CON LAVITOLA, GIÀ INDAGATO PER L’ATTENTATO CONTRO IL GIORNALISTA, E INVECE CHE INCAZZARSI PRENDE A CUORE I DUBBI DELL’AMICO “FRATERNO”: “MA ANDASSERO A CERCARE CHI C. È QUESTO CORRADO, SENTI CHE TI DICO IO!” (CORRADO È IL NOME PRONUNCIATO DA UNO DEI QUATTRO ESECUTORI MATERIALI INTERCETTATI, E PER RANUCCI SAREBBE RICONDUCIBILE ALL’EX AGENTE DEI SERVIZI MARCO MANCINI)
TIRI MANCINI – SIGFRIDO RANUCCI EVOCA IL NOME DELL’EX NUMERO DUE DEL SISMI, MARCO MANCINI, NELL’INTRICATA VICENDA DELLA BOMBA FATTA ESPLODERE SOTTO CASA SUA, CHE VEDE INDAGATO COME “MANDANTE” IL SUO AMICO VALTER LAVITOLA – NELL’ORDINANZA CHE HA PORTATO ALL’ARRESTO DEI QUATTRO ESECUTORI MATERIALI DELL’ATTENTATO COMPARE UNA FRASE: “NON BISOGNA FAR ARRIVARE A CORRADO” – IL GIORNALISTA SOSTIENE CHE “CORRADO” ERA UNO DEI NOMI IN CODICE CON CUI IL SISMI IDENTIFICAVA MANCINI, CHE DI CERTO NON HA IN SIMPATIA RANUCCI NÉ “REPORT”, PER AVER SVELATO L’INCONTRO ALL’AUTOGRILL CON MATTEO RENZI – “IL FATTO”: “UNA SOFFIATA SULL’IRA DI MANCINI NEI SUOI CONFRONTI, SOSTIENE RANUCCI, SE L’ERA ANNOTATA PURE IL SUO CAPO SCORTA. I DETTAGLI TEMPORALI ALIMENTANO SUGGESTIONI...”
LE TELEFONATE CON LAVITOLA E L’IRRITAZIONE DEL GIORNALISTA PER L’AMICO INDAGATO: SI CERCASSERO QUEL CORRADO
Estratto dell’articolo di Ilaria Sacchettoni per il "Corriere della Sera"
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 9
[…] Valter Lavitola mette in conto possibili effetti collaterali nella realizzazione del proprio piano. È già stato perquisito dai carabinieri del Nucleo investigativo quando — il 5 luglio scorso — avverte un’amica brasiliana delle conseguenze in arrivo: «Se sarò in galera, sarà difficile per me tener d’occhio le cose. Stanotte proverò a fare ancora qualcosa. Ovvio che mercoledì mattina verrò interrogato e se mi arrestano, come penso, spero di no, ovvio, mi arresteranno mercoledì mattina presto».
[…] In un confronto tra i due, Lavitola e Ranucci, affiorano perplessità e paure. Siamo al 4 luglio e due giorni prima il conduttore di Report veniva ascoltato (come persona informata sui fatti dai magistrati De Santis e Villani): «Scusami non te lo potevano dire a te, no, che avevano... il timore che fossi io?», gli domanda Lavitola.
E l’altro: «E allora che mi hai chiamato a fare... che mi hanno chiamato a fare?». Ranucci appare seccato per aver dovuto fare ritorno di corsa «da Bologna» mentre Lavitola, preoccupato, si sforza di ricostruire il filo logico del ragionamento investigativo: «Eh vabbe’... l’altro ieri gli elementi ce li avevano già». E Ranucci: «Apposta lo dico».
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
Lavitola ancora spera in una via d’uscita e torna sull’argomento: «Però ti dico una cosa... ma se ce li avessero avuti gli elementi su di me... quando hanno fatto l’arresto... può essere che questi qua quando sono stati arrestati hanno detto che il mandante ero io, che c. ne so...».
Lavitola capisce che sta correndo nuovi rischi […]. Successivamente, convocato dal procuratore capo Francesco Lo Voi, l’8 luglio dirà di aver vacillato […]: «In merito ai rapporti di amicizia tra me e Sigfrido, sono rimasto sconvolto da quanto accaduto e ho avuto paura sino all’ultimo minuto che Sigfrido mentisse. Ho provato vergogna, qualora fosse emerso che avevo tradito Sigfrido, sarebbe stato un disonore. Con lui ho un rapporto molto familiare».
Al punto che Ranucci accoglie con irritazione, quasi stizza, la novità di Lavitola indagato: «Ma andassero a cercare chi c. è questo Corrado (nome pronunciato da uno dei quattro esecutori materiali intercettati, presunto camorrista ndr ), senti che ti dico io!».
Lavitola vive le novità quotidiane (investigative e mediatiche) con lucidità e rassegnazione. In un’altra telefonata, quasi ragiona a voce alta con la stessa amica brasiliana: «Non è che mi possono succedere molte cose. Posso essere arrestato ma non è che mi uccidono o mi cucinano. Ovvio, non mi succederà qualcosa di bello, non dipende da me, ma non posso fare niente».
Nei giorni successivi i pm ascolteranno in Procura il giornalista di Report , Daniele Autieri, quale persona informata sui fatti affinché aggiunga elementi utili a comprendere meglio una vicenda tortuosa. Legatissimo al conduttore il giornalista si convince però che Lavitola rappresenti un pericolo per la trasmissione.
Sappiamo che il faccendiere gli propose la pista dei servizi segreti israeliani dietro il blitz esplosivo. Ma Autieri è scettico e decide di prendere le distanze: «Quando mi ha fatto la richiesta di mandare delle email alle aziende (sotto osservazione per una sua inchiesta, ndr ) per poter poi lui fare delle verifiche io ho avvertito il rischio di diventare un suo strumento e quindi lì mi sono fermato».
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 3
“CHI C’È DIETRO LA MIA VICENDA? METTETE IN FILA NOMI E GIORNALI CHE MI ATTACCANO”
Estratto dell’articolo di Giuseppe Pietrobelli per “il Fatto quotidiano”
L’omaggio al giornalista investigativo più famoso d’Italia avviene nel centro congressi di Longarone, in Trentino, presidiato da un esercito di carabinieri, poliziotti e vigili urbani. Per la prima volta dopo l’arresto di Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci esce in pubblico, accolto da quasi un migliaio di persone. Premette: “Dell’inchiesta non parlo”.
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 1
Poi: “Sto bene adesso che sono in mezzo alla mia gente, perbene, onesta, comune, non legata a interessi politici. Sono loro la mia forza. Sto combattendo contro un attacco vergognoso da parte della stampa contro di me, i miei familiari, la squadra di Report. Non è la prima battaglia, combatterò fino alla fine e ne verrò fuori bene, non so come ne usciranno gli altri”.
L’occasione è la presentazione del suo ultimo libro, Il ritorno della casta (Bompiani). Ranucci difende Report: “È uno spazio di libertà che ho ereditato da Milena Gabanelli e continuerà ad esserlo finché rimango io. Non so cosa farà la Rai, può decidere quello che vuole, ma non accetto l’attacco vergognoso sulle spese di una trasmissione che è la più virtuosa della Rai. Si sono fatte passare le spese di produzione, comprensive di tutti i costi e le trasferte all’estero per gli stipendi dei giornalisti. È una vergogna che a far uscire il documento sia stata la stessa Rai”.
BOMBA FUORI DALLA CASA DI SIGFRIDO RANUCCI
[…] “Il costo di una trasmissione è di 159 mila euro, altre spendono 240 mila euro, con uno share del 3%. Il costo è di 1,500 euro al minuto. Report è per la Rai come il Giubileo per il Papa. Portiamo 9 milioni di contatti unici, il primo posto di Rai Play, ascolti altissimi anche delle repliche. […]”.
[…] “La Casta non se ne è mai andata. È stata sconfitta sulla riforma della magistratura, ma il progetto è mondiale: dopo l’ordine internazionale le multinazionali hanno bisogno di abbattere anche i sistemi dei diritti nazionali per fare i loro interessi, che puntano su economia, social e controllo dei dati”.
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 2
Un esempio? “Gli attacchi violenti di Giorgia Meloni ai magistrati sono cominciati dopo che i giudici hanno riportato in Italia i migranti dall’Albania. Lo stesso hanno fatto poi Elon Musk e Steve Bannon, dentro un progetto mondiale di democrazia della sorveglianza. Per imporlo hanno bisogno di una magistratura che non indaghi, giornalisti che non scrivano e gente che non sia informata”.
Alla fine, una processione di lettori, strette di mano, con qualche spigolatura. “A offrirmi candidature non è stato solo Lavitola… e non le ho ricevute solo da sinistra”. Poi una foto che spunta dal cellulare, Ranucci abbracciato al papà del generale Roberto Vannacci: “È un mio estimatore”. E un messaggio finale: “Per capire chi c’è dietro la mia vicenda, mettete in fila i nomi di giornali e piattaforme che mi attaccano. […]”.
FONTE: Dagospia

















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