La Bisteccheria d'Italia? Il brand l'ha scelto Delmastro - Tra il Bianco e il Nero

 

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giovedì 28 maggio 2026

La Bisteccheria d'Italia? Il brand l'ha scelto Delmastro

DELMASTRO ALLA SCOTTADITO! LA PROCURA CHIEDE DI ACQUISIRE TUTTE LE CHAT DELL’EX SOTTOSEGRETARIO CON IL PRESTANOME MAURO CAROCCIA: “CON LA BISTECCHERIA IL RISTORATORE FAVORIVA IL RICICLAGGIO DEL BOSS SENESE” – LA RICHIESTA E’ STATA GIÀ INOLTRATA ALLA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI A PROCEDERE DELLA CAMERA E RIGUARDA TUTTI GLI SCAMBI AVUTI DAL “BISTECCHIERE” PARLAMENTARE DI FRATELLI D’ITALIA CON IL RISTORATORE OGGI DETENUTO PER SCONTARE UNA CONDANNA DEFINITIVA PER INTESTAZIONE FITTIZIA DEI BENI - IN UNA CONVERSAZIONE NELLA CHAT “5 FORCHETTE”, COME RIPORTA “DOMANI”, C’È LA PROVA DEL RUOLO ATTIVO DELL’EX SOTTOSEGRETARIO (NON INDAGATO) CHE SCEGLIE IL NOME DEL RISTORANTE: ”SI CHIAMERÀ BISTECCHERIA D’ITALIA!”

Fulvio Fiano per corriere.it - Estratti

 

andrea delmastro mauro caroccia

La procura di Roma chiede di poter acquisire alle indagini sul riciclaggio del clan Senese tutte le conversazioni avute dal prestanome Mauro Caroccia con l’ex sotto segretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Una richiesta in questo senso è stata già inoltrata alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera e riguarda tutti gli scambi avuti dal parlamentare di Fratelli d’Italia con il ristoratore oggi detenuto per scontare una condanna definitiva per intestazione fittizia dei beni.

 

Con lo stesso Caroccia, Delmastro aveva aperto nel 2025 un ristorante, «Bisteccheria d’Italia», in cui era socio al 25 per cento e del quale risultava amministratrice unica la figlia 18enne dell’uomo, Miriam Caroccia. Di questa vicenda Delmastro è stato convocato a riferire in commissione Antimafia martedì 25 maggio, sostenendo di non aver conoscenza delle vicende penali del ristoratore.

IL LOGO DI BISTECCHERIA DITALIA IL RISTORANTE DI ANDREA DELMASTRO CON LA FIGLIA DI MAURO CAROCCIA

 

 

Le chat e tutto il materiale che la procura chiede di acquisire sono contenute nel telefono già sequestrato a Caroccia e all’esame degli investigatori della guardia di finanza. L’autorizzazione a procedere per i contenuti che coinvolgono Delmastro, non indagato, è necessaria per poterle poi utilizzare nel futuro, eventuale processo.

 

Secondo la tesi della Dda, che è «incappata» nel nome dell’ex sottosegretario monitorando i movimenti societari di Caroccia, il ristoratore avrebbe continuato a favorire il riciclaggio del boss camorrista anche con la Bisteccheria, dopo la chiusura e il sequestro dei locali della sua catena «Da Baffo». I Caroccia padre e figlia, indagati per gli stessi reati in questo nuovo capitolo, hanno descritto Delmastro nei loro interrogatori come «un benefattore» che avrebbe aiutato la loro famiglia «in un momento di difficoltà». Su Caroccia pende anche una indagine per bancarotta fraudolenta relativa a un altro suo ristorante.

 

(...)

 

«BISTECCHERIA D’ITALIA», IL NOME DEL RISTORANTE SCELTO DA DELMASTRO

Enrica Riera per editorialedomani.it

 

mauro caroccia

«Si chiamerà Bisteccheria d’Italia!». Il nome, dopo diversi tentativi, mette tutti d’accordo. Forse perché a proporlo è l’allora sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. Nelle chat che i pm romani vogliono acquisire c’è, in base a quanto apprende Domani, la disquisizione su come chiamare il ristorante di carne di via Tuscolana, oltre a ulteriori conversazioni riguardanti il locale al centro dell’inchiesta della procura di Roma.

 

Eppure – nonostante la goliardia che secondo il legale attraverserebbe la chat “Cinque forchette” presente nel secondo telefono sequestrato a Caroccia padre – gli esponenti di centrodestra della giunta per le autorizzazioni della Camera hanno già le idee chiare. È cioè sono pronti a respingere la richiesta dei magistrati di piazzale Clodio circa l’accesso alla messaggistica del meloniano, condannato nelle scorse settimane a otto mesi di reclusione per rivelazione di segreto nell’ambito della vicenda Cospito.

 

La richiesta dei pubblici ministeri alla Camera è arrivata solo martedì sera. Gli inquirenti chiedono «l'autorizzazione alla formazione di copia della memoria del dispositivo sequestrato, nonché all’accesso e alla presa visione delle comunicazioni ivi memorizzate, ai fini della loro eventuale utilizzazione nel procedimento penale in corso». Nei prossimi giorni il presidente della giunta, Devis Dori, nominerà un relatore e poi si procederà alla calendarizzazione delle sedute che porteranno alla decisione finale sulle chat.

delmastro bisteccheria d italia

 

Delmastro, nell’inchiesta sulla Bisteccheria, non è indagato al contrario della socia e di suo padre, prestanome di uno dei clan più potenti di Roma: quello dei Senese. Le chat richieste serviranno, come si legge nel provvedimento di sequestro del telefono, «anche a ottenere elementi in merito alla provenienza delle fonti di finanziamento delle attività d’impresa, le persone coinvolte nella gestione e la destinazione degli utili».

michele senese

 

Intanto nei giorni scorsi ai pm di Roma i colleghi di Milano, titolari dell’inchiesta Hydra, hanno inoltrato gli stralci dei verbali del pentito Gioacchino Amico, ritenuto il principale referente del clan camorristico dei Senese in Lombardia. In quegli atti Amico fa riferimento, oltre che ai Senese, anche a Delmastro?

 

È una domanda che i componenti della commissione parlamentare antimafia hanno posto ai procuratori capo di Milano e Roma, Marcello Viola e Francesco Lo Voi, quando entrambi sono stati sentiti in due diverse sedute, poi secretate. (...)






La Procura vuole le chat tra Delmastro e il bistecchiere del clan

chiara colosimo andrea delmastro commissione antimafia mauro caroccia bisteccheria


DELMASTRO ALLA BRACE – LA PROCURA DI ROMA, CHE INDAGA SUL CASO “BISTECCHERIA D'ITALIA”, HA CHIESTO ALLA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI DELLA CAMERA DI ACQUISIRE TUTTE LE CHAT TRA L'EX SOTTOSEGRETARIO ALLA GIUSTIZIA DI FDI E MAURO CAROCCIA, IL PRESTANOME DEI SENESE, INDAGATO PER RICICLAGGIO NEL CASO DEL RISTORANTE ROMANO DI CUI IL DEPUTATO MELONIANO ERA SOCIO – NELL’AUDIZIONE IN COMMISSIONE ANTIMAFIA, DELMASTRO HA FORNITO UNA VERSIONE SURREALE DELLA SUA AVVENTURA IMPRENDITORIALE CON CAROCCIA: “NON NE SAPEVO NULLA, È STATA UNA LEGGEREZZA, HO SCELTO DI INVESTIRE PERCHÉ IL LOCALE ERA CARINO”. E HA AMMESSO DI AVER PORTATO AL RISTORANTE NON SOLO L’EX CAPO DI GABINETTO DI NORDIO, GIUSI BARTOLOZZI, MA ANCHE GIOVANNI DONZELLI... 

andrea delmastro mauro caroccia

(ANSA) - ROMA, 27 MAG - La Procura di Roma che indaga sul caso Bisteccheria d'Italia ha chiesto alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera di potere acquisIre tutte le chat intercorse tra l'ex sottosegretario alla Giustizia, Andre Delmastro, e Mauro Caroggia indagato per riciclaggio e attualmente detenuto in carcere dove sta scontando una pena definitiva a 4 anni nell'ambito di una indagine sul clan Senese.

 

L'iniziativa della Procura è anticipata dal sito del Corriere della Sera. I pm di piazzale Clodio nelle scorse settimane hanno proceduto al sequestro del cellulare dell'indagato e chiedono all'organo parlamentare di potere acquisire le comunicazioni intercorse tra Caroccia e Delmastro che è stato azionista della società 'Le 5 Forchette' proprietaria del ristorante.

 

Il parlamentare non è indagato. I magistrati romani stanno inoltre valutando se fare finire agli atti l'audizione svolta ieri da Delmastro in commissione antimafia.

 

IL BOSS, CAROCCIA E IL LOCALE E COLOSIMO TUTELA DELMASTRO

Estratto dell’articolo di Nello Trocchia per “Domani”

 

ANDREA DELMASTRO - COMMISSIONE ANTIMAFIA - FOTO LAPRESSE

Un triste e solitario finale quello di Andrea Delmastro Delle Vedove. L’ex sottosegretario alla Giustizia, che voleva far mancare l’aria ai detenuti nell’auto della penitenziaria, è finito sul banco degli imputati davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie.

 

[...] con a fianco la presidente meloniana e sua amica, Chiara Colosimo, ha risposto alle domande dei commissari. Ha provato a spiegare la sua avventura imprenditoriale con il prestanome del clan Senese, socio della figlia Miriam Caroccia, nella famosa Bisteccheria d’Italia.

 

post su instagram di mauro caroccia dal ristorante bisteccheria d'italia

«Leggerezza, non ne sapevo niente, quando l’ho scoperto ho venduto», ha continuato a ripetere. Bisogna partire dalla coda per ricostruire l’audizione nel momento in cui la presidente ha secretato la seduta.

 

Si è parlato, a quanto risulta a Domani, dei viaggi di Gioacchino Amico a Roma. Il boss del clan Senese, oggi collaboratore di giustizia, tesseva la sua rete di relazioni e rapporti. Incontrava esponenti politici di Fratelli d’Italia a Milano e a Roma, proprio nella capitale, negli atti dell’indagine Hydra, c’è il racconto di una sua visita alla camera dei Deputati.

 

Il tema della grande inchiesta sul consorzio mafioso al nord è diventato materia di approfondimento durante le audizioni svolte dalla commissione a Milano quando è stato ascoltato il numero uno della procura di Milano, Marcello Viola. Amico riempie pagine di verbali, racconta incontri con politici, dibattiti ai quali ha preso parte, la vicinanza con la destra poi diventata forza di governo.

 

Nelle sue passeggiate romane, nel presunto incontro alla camera, ha incontrato Andrea Delmastro Delle Vedove? Una circostanza raccontata a Report da un ex parlamentare che sarebbe stato presente all’incontro.

 

ANDREA DELMASTRO E CHIARA COLOSIMO - COMMISSIONE ANTIMAFIA - FOTO LAPRESSE

L’ex sottosegretario ha risposto smentendo la circostanza con fermezza. «Non conosco Amico e neanche Giancarlo Vestiti (altro boss del clan, ndr)», ha ribadito. Così come con fermezza ha risposto ai quesiti riguardanti la consapevolezza del profilo criminale di Mauro Caroccia quando ha aperto la società. [...]

 

«Come è stato possibile non conoscere il ruolo che uomini di collegamento dei Senese nella vicenda criminale di Hydra, come Gioacchino Amico, svolgevano nelle strette relazioni con esponenti di Fdi, del centro destra, delle istituzioni lombarde? A queste e ad altre domande rivolte da noi e dagli altri commissari di opposizione, Delmastro ha dato risposte imbarazzate e imbarazzanti», ha dichiarato il capogruppo del Pd, Walter Verini.

 

gioacchino amico

L’audizione è iniziata con deputati e senatori della maggioranza che hanno trattato Delmastro con i guanti di velluto. «Lei ha accesso allo Sdi?», ha chiesto il leghista Gianluca Cantalamessa. Ovviamente nella storia della bisteccheria e della società con la figlia di un prestanome del clan non c’entra niente la banca dati riservata alla quale hanno accesso le forze dell’ordine quando sono in corso inchieste. Non serviva lo Sdi, bastava Google.

 

Se avesse digitato il nome di Caroccia sul famoso motore di ricerca, Delmastro avrebbe scoperto vita e opere del ristoratore diventato amico e compagno di bistecche. [...]

 

GIUSI BARTOLOZZI E ANDREA DELMASTRO A CENA A BISTECCHERIE D ITALIA - FOTO DEL FATTO QUOTIDIANO

«Il locale? Era carino» L’ex capo delle carceri italiane ha raccontato di non risultare indagato e ha aggiunto: «Sono entrato in affari perché il locale era carino, se avessi saputo dei trascorsi sarei uscito subito come poi ho fatto. Mi sento vittima di un meccanismo che non ha messo in campo tutto quello che doveva».

 

Il riferimento è all’incapacità di scorte, tutele, magistrati, penitenziaria di mettere in guardia il politico sulle frequentazioni di Caroccia. Tutti, in realtà, erano tranquilli frequentando il locale con la garanzia e il marchio Delmastro.

 

ANDREA DELMASTRO E GIOVANNI DONZELLI

L’ex numero due del ministero ha raccontato di aver portato alla bisteccheria dell’uomo del clan non solo i vertici del Dap e l’ex capo di gabinetto del ministero, Giusi Bartolozzi, ma anche Giovanni Donzelli.

 

«Una sera è venuto al locale, ha mangiato una cosa ed è andato via. Ma solo una cena. Nessuno conosceva i proprietari», ha detto nominando come altro commensale occasionale anche Michele Schiano, deputato meloniano. Ha confermato lo scoop di Domani riferendo che fu Carmine Stefano De Michele a pagare la cena di inizio giugno 2025 quando si festeggiava l’avvenuta nomina a capo del Dal del magistrato. [...]


L'oste Delmastro, 'o mastre del finto tonto

IL MERAVIGLIOSO MONDO DI DELMASTRO – IN COMMISSIONE ANTIMAFIA È ANDATA IN SCENA LA SURREALE AUDIZIONE DELL’EX SOTTOSEGRETARIO ALLA GIUSTIZIA DI FDI, SENTITO SULLA SUA PARTECIPAZIONE NELLA PROPRIETÀ DELLA “BISTECCHERIA D’ITALIA” INSIEME ALLA FIGLIA DEL PRESTANOME DELLA CAMORRA, MAURO CAROCCIA: “NESSUNO MI HA CONSIGLIATO QUEL RISTORANTE, CI SIAMO FERMATI LÃŒ PERCHÉ AVEVA UNA STRUTTURA SIMPATICA” – IL BISTECCHIERE MELONIANO SCEGLIE LA LINEA DEL “FINTO TONTO”: “OVVIAMENTE SE AVESSI SAPUTO NON CI AVREI FATTO UNA SOCIETÀ. NON HO AVUTO ALCUN ALERT RELATIVO ALL'ANTIRICICLAGGIO. AL MOMENTO RITENGO DI NON ESSERE INDAGATO” – PER DIFENDERSI, DELMASTRO TIRA DENTRO ANCHE I BIG DI FRATELLI D'ITALIA: “UNA SERA È VENUTO DONZELLI AL LOCALE, HA MANGIATO UNA COSA ED È ANDATO VIA. NESSUNO CONOSCEVA I PROPRIETARI” – I PARLAMENTARI DI MAGGIORANZA DELLA COMMISSIONE, GUIDATA DALLA MELONIANA CHIARA COLOSIMO, HANNO USATO I GUANTI DI VELLUTO NEL FARE LE DOMANDE...

andrea delmastro mauro caroccia

(ANSA) - ROMA, 26 MAG - "Nessuno mi ha consigliato il locale. Non ricordo se consultando le app, ci siamo fermati lì ma era comunque pieno: aveva una struttura simpatica e così dopo qualche mese ci finii per la prima volta. Ovviamente se avessi saputo non ci avrei fatto una società e non ci sarei andato mai più immediatamente. La precipitosa fuga dalla società lo testimonia inequivocabilmente".

 

Così l'ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro - ascoltato in Antimafia - in merito al locale romano collegato a Mauro Caroccia, ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni e per aver agevolato il clan Senese.

 

ANDREA DELMASTRO IN VERSIONE BISTECCHIERE - MEME BY EMILIANO CARLI

CASO DELMASTRO: L'EX SOTTOSEGRETARIO, CAROCCIA? 'NESSUNO MI HA AVVERTITO, NESSUN ALERT'

(Adnkronos) - "Nessuno mi ha avvertito, nessuno mi ha mai dato alert".  Lo afferma l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove sentito davanti alla Commissione parlamentare Antimafia riguardo alla vicenda della quota, poi ceduta, in una società intestata alla figlia di Mauro Caroccia.

 

ANTIMAFIA: DELMASTRO, MIA FUGA PRECIPITOSA DA SOCIETA' CAROCCIA

(AGI) - Roma, 26 mag. - "Il 18 febbraio, da fonti aperte, c'e' stata la condanna (di Caroccia, ndr), il 27 ero fuori dalla societa': non appena avuto notizia, c'e' stata una fuga precipitosa mia e dei miei amici dalla societa', disinteressati al fatto che cio' comportasse la perdita dell'investimento".

 

ELENA CHIORINO E ANDREA DELMASTRO AL RISTORANTE BAFFO DI MAURO CAROCCIA NEL 2023

Lo ha detto in audizione davanti alla Commissione antimafia l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro rispondendo ad una domanda sulla sua partecipazione alla societa' "Le Cinque Forchette" insieme alla figlia del ristoratore Mauro Caroccia, Miriam. "Caroccia? L'ho conosciuto andando a mangiare nel suo locale, prima non sapevo chi fosse", ha ribadito Delmastro. (AGI)Bas 13:03 26-05-2026

 

ROMA: DELMASTRO IN ANTIMAFIA, PER ORA RITENGO DI NON ESSERE INDAGATO

(LaPresse) - "Non ho contezza se sono indagato, ritengo di non essere indagato in questo momento". Così l'ex sottosegretario alla Giustizia e parlamentare di FdI, Andrea Delmastro Delle Vedove, rispondendo davanti alla Commissione Parlamentare antimafia, a Palazzo San Macuto, dove ha scelto di rispondere alle domande dei parlamentari senza relazione.

 

DELMASTRO SOCIO NELLA BISTECCHERIA DEL CLAN: «Ãˆ STATA UNA LEGGEREZZA». I BIG DI FDI NEL LOCALE? «UNA VOLTA DONZELLI»

Estratto dell’articolo di Nello Trocchia per www.editorialedomani.it

 

 

CHIARA COLOSIMO

L’ex sottosegretario alla Giustizia ha risposto alle domande sulla società che aveva costituito insieme alla figlia di Mauro Caroccia, uomo del clan Senese, confermando di aver portato nel locale i vertici del Dap e del ministero: «Nessuno mi ha avvertito dei suoi precedenti. Se avessi voluto fare affari con un criminale avrei usato un prestanome»

 

[...]

 

Al suo fianco c'è la presidente della bicamerale d'inchiesta, Chiara Colosimo, amica e compagna di partito di Delmastro. L'ex numero due del ministero racconta di aver portato alla bisteccheria dell'uomo del clan i vertici del Dap e l'ex capo di gabinetto del ministero, Giusi Bartolozzi, come già emerso dalle ricostruzioni giornalistiche. Ma anche big del partito. «Una sera è venuto Donzelli al locale, ha mangiato una cosa ed è andato via. Ma solo una cena. Nessuno conosceva i proprietari», ha detto.

 

ANDREA DELMASTRO E GIOVANNI DONZELLI

I deputati e senatori della maggioranza usano i guanti di velluto, il senatore leghista Gianluca Cantalamessa chiede: «Lei ha accesso allo Sdi?», la banca dati riservata alla quale hanno accesso le forze dell'ordine quando sono in corso inchieste. La risposta è stata chiaramente negativa, ma bastava Google. Se avesse digitato il nome di Caroccia sul famoso motore di ricerca, Delmastro avrebbe scoperto vita e opere del ristoratore diventato amico e compagno di bistecche.

 

«Una imperdonabile leggerezza politica. Nessuno mi ha avvertito. Se avessi voluto fare affari con un criminale avrei schermato la mia presenza con un prestanome. Io sono uscito dalla società a febbraio pochi giorni dopo la condanna definitiva di Caroccia. Nessuno mi ha mai avvertito dei precedenti del soggetto».

 

Così Delmastro ha evocato il rigore morale per spiegare le sue dimissioni e dello stato maggiore di Fratelli d'Italia, soci della bisteccheria. Quel rigore morale che ha portato il ministero della Giustizia e il Dap a tavola con l'uomo del clan Senese.

 


DELMASTRO ALLA GRIGLIA – L’EX SOTTOSEGRETARIO ALLA GIUSTIZIA DI FDI MARTEDÃŒ PROSSIMO SARÀ SENTITO DALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA PER LA VICENDA DELLA “BISTECCHERIA D’ITALIA” E I SUOI RAPPORTI CON MAURO CAROCCIA, CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA COME PRESTANOME DEL CLAN CAMORRISTICO SENESE – IL DEPUTATO DI FDI NEL 2024 FONDÃ’ A BIELLA, CON ALTRI ESPONENTI PIEMONTESI DEL PARTITO DI MELONI, UNA SOCIETÀ PER GESTIRE IL RISTORANTE CON LA FIGLIA DICIOTTENNE DI CAROCCIA, MIRIAM – L'AUDIZIONE POTREBBE ESSERE SECRETATA SE DELMASTRO LO CHIEDERÀ...

ANDREA DELMASTRO IN VERSIONE BISTECCHIERE - MEME BY EMILIANO CARLI

Antimafia: martedì audizione Delmastro su caso Bisteccheria

(LaPresse) - Il deputato di Fratelli d'Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, sarà audito in commissione Antimafia martedì prossimo alle 12.30 a Palazzo San Macuto, sul caso del ristorante 'Bisteccheria d'Italia'. I componenti della commissione - si legge nell'avviso pubblicato sul sito della Camera - possono partecipare all'audizione in videoconferenza. 

 

CASO DELMASTRO: PAITA (IV), 'MARTEDI' EX SOTTOSEGRETARIO IN ANTIMAFIA, ACCOLTA NOSTRA RICHIESTA'

(Adnkronos) - "Siamo stati i primi a chiedere che Andrea Delmastro venisse sentito in Commissione Antimafia sulla vicenda del ristorante di Roma legato a una famiglia mafiosa. Martedì prossimo, ci sarà l'audizione dell'ex sottosegretario. Finalmente, perché le questioni da chiarire sono tante, tante le domande da porre e i dubbi da chiarire sui suoi rapporti con Caroccia e la bisteccheria di via Tuscolana. Sarà una lunga e complessa seduta". Lo dice la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva e componente della commissione Antimafia.

GIUSI BARTOLOZZI E ANDREA DELMASTRO A CENA A BISTECCHERIE D ITALIA - FOTO DEL FATTO QUOTIDIANO

 

PAITA, MARTEDÌ DELMASTRO SARÀ AUDITO IN COMMISSIONE ANTIMAFIA

(ANSA) - "Siamo stati i primi a chiedere che Andrea Delmastro venisse sentito in Commissione Antimafia sulla vicenda del ristorante di Roma legato a una famiglia mafiosa. Martedì prossimo, ci sarà l'audizione dell'ex sottosegretario. Finalmente, perché le questioni da chiarire sono tante, tante le domande da porre e i dubbi da chiarire sui suoi rapporti con Caroccia e la bisteccheria di via Tuscolana. Sarà una lunga e complessa seduta". Lo dice la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva e componente della commissione Antimafia. 

 

L'Amico di Senese: l'inchiesta arriva a Roma


L’AFFARE SI INGROSSA: MAFIA E POLITICA, ORA SI INDAGA ANCHE A ROMA – LA PROCURA DELLA CAPITALE SENTIRÀ GIOACCHINO AMICO, IL PENTITO DEL CLAN SENESE CON IN TASCA IL SELFIE CON GIORGIA MELONI, GIA’ COINVOLTO NELL’INDAGINE HYDRA IN CORSO A MILANO – CI SONO LEGAMI TRA QUESTA INCHIESTA E IL CASO DELMASTRO? SECRETATE LE RISPOSTE DEI PM DI MILANO ALL’ANTIMAFIA – L’INDAGINE ROMANA SUI SENESE È FONDATA SU DUE GRANDI PILASTRI. IL PRIMO RIGUARDA IL TRAFFICO DI DROGA. IL SECONDO  È FINANZIARIO: IL RICICLAGGIO NEL MERCATO “LEGALE” E LA RETE DEI RISTORANTI. DA QUI NASCE IL FILONE LEGATO ALLA “BISTECCHERIA D’ITALIA”, IN CUI DELMASTRO E ALTRI POLITICI PIEMONTESI (TUTTI NON INDAGATI) ERANO SOCI DI MIRIAM CAROCCIA, FIGLIA DI MAURO, PRESTANOME DEI SENESE - ECCO PERCHE' IL SELFIE DI AMICO CON LA MELONI NON E' AGLI ATTI DELL'INCHIESTA...

  

GIOACCHINO AMICO

L’inchiesta su mafia e politica sbarca (anche) a Roma. La Procura capitolina acquisirà i verbali di Gioacchino Amico e di Bernardo Pace, collaboratori dell’indagine Hydra in corso a Milano. Il primo è l’uomo del clan Senese in Lombardia, con in tasca un selfie scattato con Giorgia Meloni nel 2019. Il secondo era un boss vicino a Matteo Messina Denaro, che ai pm milanesi stava raccontando i legami del “consorzio delle mafie” con politici di livello nazionale. Il 17 marzo, però, è stato trovato morto in carcere a Torino. Sulla sua morte, liquidata come “suicidio”, indaga la procura piemontese. Non solo.

 

I pm della Dda di Roma, coordinati dall’aggiunta Maria Cristina Palaia, sentiranno nella Capitale lo stesso Amico, nell’ambito dell’inchiesta più ampia sul gruppo criminale legato al camorrista romano Michele Senese detto “’O Pazzo”.

 

Tutto ciò mentre le risposte dei magistrati milanesi alla Commissione Antimafia, in trasferta giovedì, sull’ex sottosegretario Andrea Delmastro sono state secretate, su richiesta degli stessi investigatori.

 

IL SELFIE DI GIORGIA MELONI CON GIOACCHINO AMICO, REFERENTE DEL CLAN SENESE

La mossa della Procura di Roma, giunta a margine di un incontro di coordinamento tra i pm capitolini e meneghini, non è banale. Fin qui le inchieste sul clan non avevano mai sfiorato la politica nazionale. L’indagine romana sui Senese è fondata su due grandi pilastri. Il primo riguarda la parte criminale vera e propria: il traffico di droga, le piazze di spaccio e le commistioni con il tifo organizzato, in cui converge anche quella sui mandanti dell’omicidio dell’ex capo ultrà laziale Fabrizio Piscitelli detto “Diabolik”.

 

ANDREA DELMASTRO IN VERSIONE BISTECCHIERE - MEME BY EMILIANO CARLI

Il secondo pilastro è finanziario: il riciclaggio nel mercato “legale” e la rete dei ristoranti. Da qui nasce il rivolo legato alla “Bisteccheria d’Italia”, in cui Delmastro e altri politici piemontesi (tutti non indagati) erano soci di Miriam Caroccia, figlia di Mauro, prestanome dei Senese. È in questo filone “economico” che potrebbero confluire gli atti milanesi. Tesserato di FdI, secondo Report Amico è stato in grado per un periodo di accedere liberamente in Parlamento. Ed è proprio a due passi da Montecitorio che nel 2020 ha incontrato due parlamentari del partito di Meloni, Paola Frassinetti e Carmela Bucalo.

Nelle intercettazioni, l’uomo dei Senese si vanta di avere contatti con altri politici come il sottosegretario Nicola Molteni (Lega), Giorgio Mulè (FI), gli ex ministri Renato Brunetta e Angelino Alfano. I diretti interessati hanno sempre negato di conoscerlo.

Dei verbali di Amico e Pace si è parlato a Milano durante le audizioni dell’Antimafia, che ha sentito il procuratore Marcello Viola e i pm che indagano su Hydra. La parte politicamente rilevante è stata secretata su richiesta della Procura.

 

gioacchino amico 1

Le domande, in anticipo sui commissari, le ha poste la presidente Chiara Colosimo: ci sono punti di contatto fra l’inchiesta Hydra e la vicenda Delmastro? La risposta è secretata e i verbali di Amico e Pace al momento non sono stati consegnati alla Commissione.

 

Colosimo ha chiesto pure se il selfie di Amico con Giorgia Meloni sia negli atti dell’inchiesta. Risposta della pm Alessandra Cerreti: non è agli atti perché non era più nel telefono del pentito, al momento del sequestro. Ma ha poi aggiunto che Amico ne ha parlato ai pm spiegando che quella foto l’aveva mandata in giro per far vedere con chi era e dove. (…)

 

gioacchino amico





In polemica con Colosimo è Roberto Scarpinato, senatore M5s, perché – sostiene – la presidente non ha rispettato gli ordini di intervento, nonostante l’ex Pg di Palermo fosse il primo iscritto a parlare e avesse annunciato di dover lasciare i lavori alle ore 16. Scarpinato aveva preparato 13 domande “riguardanti le frequentazioni e i rapporti a Milano e a Roma di colletti bianchi del clan Senese con esponenti apicali di FdI, desumibili da intercettazioni e da altre indagini, nonché sui capitali di origine opaca e schermati all’estero di società a cui sono interessati altri personaggi, sempre di FdI, con ruoli ministeriali”. E invece ha avuto la parola solo nel momento in cui doveva andare via.

Per Scarpinato si tratta dunque di “bullismo istituzionale della maggioranza”.

Frassinetti: tirata in mezzo dal boss pentito per un tiramisù

LA SENATRICE DI FRATELLI D’ITALIA CARMELA BUCALO AVREBBE CHIESTO A GIOACCHINO AMICO DI OCCUPARSI DI UN FINANZIAMENTO – NELLE CARTE DEL PROCESSO "HYDRA" EMERGE LA RETE DEL MAFIOSO PENTITO, PRESUNTO REFERENTE DELLA CAMORRA DEI SENESE IN LOMBARDIA E PROTAGONISTA DEL SELFIE CON GIORGIA MELONI – L’INCONTRO IN UN RISTORANTE SEI ANNI FA CON BUCALO E PAOLA FRASSINETTI, DEPUTATA DI FDI E SOTTOSEGRETARIA ALL'ISTRUZIONE (NON INDAGATA), CHE REPLICA: “IO MESSA IN MEZZO PER UN TIRAMISU” – IL PENTITO TIRA IN BALLO ANCHE IL CAMERATA CARLO FIDANZA, IL FORZISTA MULE’ E IL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA MOLTENI - SCINTILLE IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI DI PALAZZO MADAMA, QUANDO IL DEM MARCO MELONI DENUNCIA LA MINACCIA DA PARTE DI MOLTENI DI TIRARGLI ADDOSSO UN FASCICOLO DI EMENDAMENTI - AMICO RACCONTA PURE DI ESSERE STATO COORDINATORE A CANICATTÃŒ DEL MOVIMENTO DI FLAVIO TOSI CHE RISPONDE: “NON HO PIÙ ALCUN RAPPORTO CON LUI DA ALMENO 10 ANNI” - VIDEO

gioacchino amico

(ANSA) - "Praticamente noi su Milano, abbiamo un consorzio di imprese sui servizi (...) facciamo anche noi (...) il discorso mutui, leasing (...) tutte queste cose (...) con determinate condizioni a livello consorziali.. cioè nel senso di prendere una minima parte sull'investimento".  

 

Così parlava, intercettato nel 2020, Gioacchino Amico, presunto referente della camorra romana dei Senese in Lombardia, ora imputato e pentito nel processo milanese "Hydra" sull'alleanza tra esponenti delle tre mafie. Amico, in particolare, si legge in un'informativa agli atti, "su richiesta" di Carmela Bucalo - prima deputata e ora senatrice di FdI, non indagata - "contattava" un avvocato "interessato ad un finanziamento di 400/500mila euro per la ristrutturazione di un edificio da adibire ad hotel sull'isola di Salina" in Sicilia.     

 

carmela bucalo

Il dettaglio è uno dei tanti che emerge dalle decine di pagine di una maxi annotazione dei carabinieri del Nucleo investigativo, nell'inchiesta dei pm della Dda Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, dedicate alle "aderenze politiche" del presunto boss del "consorzio" di mafie, ora collaboratore di giustizia che nel 2019, come rivelato da Report, quando non era ancora indagato per mafia e aveva già avuto guai giudiziari, fece un selfie con la premier Giorgia Meloni ad un evento di Fratelli d'Italia a Milano.  

 

Negli atti, tra le altre cose, gli investigatori ricostruiscono un incontro a Roma del 20 maggio di sei anni fa in un ristorante, a cui avrebbero preso parte Amico, Raimondo Orlando, altro indagato nella maxi inchiesta "Hydra", Bucalo, Paola Frassinetti, deputata FdI e sottosegretaria all'Istruzione, anche lei non indagata, e due "collaboratrici", non indagate, delle due parlamentari.  

 

paola frassinetti

Sono stati intercettati, scrivono gli investigatori, "contatti telefonici e documentati alcuni incontri" funzionali "a creare un rapporto di collaborazione nei vari settori d'interesse".    Il 6 maggio 2020, inoltre, le due collaboratrici delle parlamentari "venivano controllate" a bordo di un'auto "intestata alla ditta 'S.F. di Amico Gioacchino'". Il 16 giugno 2020 una delle due, parlando con Amico, gli diceva "quelle te le apro io", riferendosi, si legge in un'intercettazione, alle "porte di Montecitorio". 

 

Agli atti anche una conversazione del 16 maggio 2020 tra Amico - che ha già parlato in cinque verbali ai pm, in gran parte omissati anche sui rapporti con la politica - e Giancarlo Vestiti, che sarebbe stato al vertice dei Senese in Lombardia ma anche della cosiddetta "mafia a tre teste". Il primo parlava della "necessità di recarsi a Roma, ove, a suo dire, grazie alla intermediazione" di una collaboratrice delle due parlamentari riteneva "di riuscire ad ottenere agevolazioni per l'avvio di attività nel settore delle sanificazioni" nel periodo Covid.     

 

carmela bucalo giorgia meloni

Nell'ambito delle "conoscenze politico-istituzionali", poi, si legge ancora nell'annotazione, "emergeva il contatto diretto di Amico" con "il Senatore Mantovani Mario", all'epoca senatore di Forza Italia e attualmente eurodeputato FdI, anche lui non indagato. Il 17 aprile 2020, inoltre, scrivono gli investigatori, Vestiti, intercettato mentre parlava con la sorella, "elencava una serie di noti esponenti del mondo politico ed imprenditoriale, indicandone alcuni come frequentatori della propria abitazione".     

 

Sempre sei anni fa, ad ottobre, poi, in un'altra intercettazione ambientale un altro indagato diceva ad Amico: "dobbiamo candidare due persone al Comune di Milano". E Raimondo Orlando e Antonio Romeo "dialogavano" nel 2020 con una persona non identificata "per un successivo incontro con il responsabile di Forza Italia in Piemonte, per futuri investimenti ambito ecobonus 110%".  

 

IL SELFIE DI GIORGIA MELONI CON GIOACCHINO AMICO, REFERENTE DEL CLAN SENESE

Gli investigatori segnalano che era "forte" l'interesse "dei vari gruppi" dell'alleanza tra le tre mafie "nel favorire l'elezione e la nomina di questo o quel candidato". Dettagli ci sono pure sulle presunte attività in queste senso di Paolo Errante Parrino, parente di Messina Denaro e uno dei presunti boss imputati nel maxi processo. Un aspetto, quello dei contatti con politici "nazionali" e "locali", che la Procura diretta da Marcello Viola (oggi era a Roma per una riunione con la Dna) sta vagliando proprio a partire dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui Amico ma anche Bernardo Pace, morto in carcere lo scorso marzo. 


Una storia vecchia di due anni

Dalla pagina Facebook di Report 14 gennaio 2024

Affari per conto delle mafie e comizi politici. Giacchino Amico è riuscito ad incontrare la dirigente di Fratelli d’Italia, Paola Frassinetti
In provincia di Milano, Gioacchino Amico è ufficialmente un imprenditore con aziende sparse in tutto l’hinterland. Per conto dei clan di camorra, ndrangheta e cosa nostra che si sono federati, procaccia affari e costruisce relazioni con esponenti di primo piano della politica lombarda.
Nonostante avesse già dei precedenti per truffa e associazione a delinquere, nel periodo del Covid riesce a procurarsi un appuntamento a cena nei pressi della Camera con la potente dirigente di Fratelli d’Italia, Paola Frassinetti, oggi sottosegretaria all’istruzione.
Secondo la sottosegretaria, Amico sarebbe stato dunque solo un turista in gita a Roma. Ma nelle intercettazioni, Gioacchino Amico, parlando con altri mafiosi, spiega che l’oggetto dell’incontro è la conquista di appalti per la sanificazione degli ospedali.
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IL PENTITO PARLA ANCHE DI MULÈ E MOLTENI, È SCONTRO AL SENATO 

paola frassinetti

(di Paola Lo Mele) (ANSA)  Dopo le polemiche per la pubblicazione del selfie di Giorgia Meloni e Gioacchino Amico, le rivelazioni del presunto referente del clan senese continuano a surriscaldare il clima politico. Il Fatto Quotidiano parla dell'indagine Hydra, condotta dalla Procura di Milano, che punterebbe a far luce sulla supposta "rete politica" del pentito.  

 

E, partendo da quanto intercettato o dichiarato da quest'ultimo, tira in ballo diversi politici: da Giorgio Mulè (FI) a Nicola Molteni (Lega) fino alle parlamentari di FdI Paola Frassinetti e Carmela Bucalo. Di loro, chi interviene lo fa per escludere di aver avuto rapporti con Amico: l'azzurro parla di "fango", la meloniana Bucalo di "calunnie", il leghista si riserva di adire le vie legali. Intanto, lo scontro deflagra al Senato, con scambi di accuse tra maggioranza e opposizione, dopo la richiesta di chiarimenti al sottosegretario agli Interni Molteni da parte del Pd. 

gioacchino amico 1

 

Le scintille iniziano nella commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, quando il dem Marco Meloni chiede conto allo stesso Molteni dell'articolo del Fatto. Parole che creano il caos, innescando un durissimo botta e risposta. "Mi sono limitato a porre una domanda" e "sono stato oggetto di insulti e contumelie varie da parte di senatrici e senatori della maggioranza.  

 

Persino la minaccia di tirarmi addosso un fascicolo di emendamenti - racconta il dem Meloni - Un insulto irriferibile mi è arrivato anche dallo stesso sottosegretario". Il presidente della commissione Alberto Balboni (FdI) riferisce una frase che, invece, avrebbe pronunciato il dem Meloni lasciandolo "esterrefatto", ovvero "che 'il governo va a braccetto con i mafiosi'. Chiaramente i colleghi della maggioranza hanno reagito...". "Accuse infamanti", sbottano i senatori della Lega. In mattinata Molteni aveva dichiarato di non aver "mai intrattenuto qualunque tipo di rapporto" con Gioacchino Amico. 

 

gioacchino amico antonio messina antonino galioto

FI si stringe attorno a Mulè, che - da parte sua - ricostruisce così la vicenda: c'è "un'intercettazione risalente al 1 marzo 2021 in cui un mafioso di nome Gioacchino Amico dopo la mia nomina a sottosegretario alla Difesa" avrebbe detto "a un suo interlocutore di conoscermi e di aver 'parlato' con me". "Il contenuto di questa intercettazione è rimasto per un lustro nei cassetti della Procura di Milano perché evidentemente era irrilevante". 

 

 Intanto negli atti del processo milanese, tra le altre cose, gli investigatori ricostruiscono un incontro a Roma del 20 maggio di sei anni fa in un ristorante, a cui avrebbero preso parte - tra gli altri - Amico, Bucalo e Frassinetti e due collaboratrici (tutte non indagate). Intercettati, scrivono gli investigatori, "contatti telefonici e documentati alcuni incontri" funzionali "a creare un rapporto di collaborazione nei vari settori d'interesse". 

GIOACCHINO AMICO

 

I pm romani hanno acceso i riflettori sulla società 'Le 5 Forchette' di cui ha detenuto una quota l'ormai ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. Il quale, oggi, viene citato nuovamente dalla moglie di Mauro Caroccia (indagato insieme alla figlia Miriam per riciclaggio e intestazione fittizia di beni): "Per noi Delmastro è stata come una manna dal cielo, ci ha fatto uscire dal baratro in cui eravamo finiti per la grave situazione economica in cui ci trovavamo", avrebbe ribadito la donna agli inquirenti. 

 

LE CARTE SU AMICO, BUCALO GLI CHIESE AIUTO MULÈ: SONO FINITO NEL REGISTRO DEGLI INFANGATI 

Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

«Io? Messa in mezzo per un tiramisù...». Ci scherza sopra, la sottosegretaria all’Istruzione, Paola Frassinetti, deputata di FdI. La senatrice di FdI Carmela Bucalo, messinese di Barcellona Pozzo di Gotto, reagisce invece stizzita: «Non ho mai intrattenuto rapporti con il signor Gioacchino Amico, contro di me solo calunnie...». 

carlo fidanza

 

Eppure, dal le pagine dell’inchiesta «Hydra» sulle «aderenze politiche» del presunto facilitatore del «consorzio» di mafie a Milano, Gioacchino Amico, l’uomo del selfie del febbraio 2019 con Giorgia Meloni, ora imputato a processo e collaboratore di giustizia, emergono nuovi inquietanti particolari. Amico, in particolare, si legge in un’informativa dei carabinieri, «su richiesta» di Carmela Bucalo — non indagata — «contattava» un avvocato «interessato ad un finanziamento di 400/500 mila euro per la ristrutturazione di un edificio da adibire ad hotel sull’isola di Salina» in Sicilia. 

 

E ricordate il «tiramisù» della Frassinetti? Negli atti, gli investigatori ricostruiscono un incontro a Roma del 20 maggio 2020 in un ristorante, a cui avrebbero preso parte lo stesso Amico, Raimondo Orlando (altro indagato), Carmela Bucalo, Paola Frassinetti (non indagata) e due «collaboratrici» (non indagate) delle parlamentari. Sono stati intercettati, così scrivono gli investigatori, «contatti telefonici e documentati incontri» funzionali «a creare un rapporto di collaborazione nei vari settori d’interesse». Il 6 maggio 2020 — annotano i carabinieri — le due collaboratrici «venivano controllate» a bordo di un’auto «intestata alla ditta S.F. di Amico Gioacchino». E il 16 giugno 2020, una delle due, parlando con Amico, gli diceva: «Quelle te le apro io», riferendosi, si legge in un’intercettazione, alle «porte di Montecitorio». 

nicola molteni

 

La sottosegretaria Frassinetti però ha un ricordo diverso: «Era giugno 2020. Amico ci raggiunse in un ristorante al centro di Roma, la pizzeria Margherita. A tavola eravamo 5 donne, c’era anche Carmela Bucalo e qualche segretaria.  (...)


«Mai avuto assistenti donne», le fa eco Bucalo. Amico racconta pure di essere stato coordinatore a Canicattì del movimento Fare! di Flavio Tosi. 

L’ex sindaco di Verona, però, è tranchant : «Non ho più alcun rapporto con lui da almeno 10 anni». Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (FI) tirato in ballo anch’egli, si definisce «iscritto nel registro degli infangati» e adirà le vie legali. 

 

Così come il capodelegazione FdI in Europa, Carlo Fidanza, che nel febbraio 2019 a Milano ringraziò dal palco «Gioacchino Amico per l’invito» al congresso del Grande Nord. E tanta è la rabbia del sottosegretario leghista all’Interno, Nicola Molteni, che il pentito chiama «il mio caro amico». Urla e insulti sono volati ieri mattina col senatore Pd Marco Meloni che gliene chiedeva conto in commissione Affari costituzionali. «Non ho nessun “caro amico” che risponda a questo nome — la dura replica di Molteni —. Escludo di aver mai intrattenuto rapporti con questa persona». E il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, gli ha espresso solidarietà. 

FONTE:     DAGOSPIA




Il 6 giugno del 2020 Gioacchino Amico esulta senza sapere di essere intercettato: “Mi è arrivata la tessera di partito...Fratelli D'Italia...”. Poco meno di un anno e mezzo è passato dal selfie con Giorgia Meloni alla convention milanese del partito. Non è l’unico legame con la formazione politica guidata dalla premier.

Così la Repubblica apre il pezzo odierno sul boss che ha scattato un selfie con Giorgia Meloni, suscitando enormi polemiche. Di Gioacchino Amico, referente del clan Senese (lo stesso a cui faceva capo il bisteccaro amico di Delmastro), l'Ansa ricostruisce la fitta rete di rapporti appena pentito con numerosi politici del centrodestra 

(ANSA) -  Passa attraverso i rapporti con la politica la "'crescita imprenditoriale' delle organizzazioni criminali di tipo mafioso" che in questo modo, infiltrando "l'apparato istituzionale", riescono ad "inquinare il tessuto economico" e sociale tramite il cosiddetto "capitale sociale".

E' quanto emerge dalla monumentale informativa del 2023, migliaia di pagine, agli atti dell'indagine 'Hydra', della dda di Milano, che ha tra i protagonisti Gioacchino Amico, presunto referente del clan Senese in Lombardia ora pentito.   

Nell'atto si riportano i nomi di una quindicina di politici locali e nazionali, in alcuni casi ancora in carica, tutti del centrodestra. In "rapporti con Amico", si legge nell'informativa, ci sarebbero state Paola Frassinetti e Carmela, detta Ella Bucalo, entrambe di Fratelli d'Italia e non indagate: la prima è deputata e sottosegretaria all'Istruzione e al Merito, la seconda invece è componente della commissione cultura del Senato e vice responsabile del Dipartimento Istruzione del partito guidato da Giorgia Meloni.   

Sempre secondo l'informativa, in "rapporti" con Amico, ora collaboratore di giustizia, ci sarebbero stati oltre a Monica Rizzi, ex assessore regionale e fondatrice del Grande Nord, Silvia Bottichio, candidata sindaco per il comune di Ossimo e nominata responsabile sempre del movimento Grande Nord in Valcamonica. E ancora, tra gli altri, Roberto Caon, ex deputato eletto nel Veneto, prima della Lega e poi di Forza Italia, che ha concluso il mandato nel 2023. Nessuno dei politici nominati nell'atto è tra gli indagati nell'indagine che ipotizza un'alleanza strutturale tra Camorra, Cosa Nostra e 'Ndrangheta per fare affari sul territorio lombardo.

"Asseriti" anche i rapporti tra Pietro Tatarella, l'ex consigliere regionale azzurro, è il presunto referente del clan Senese in Lombardia il quale, in uno dei verbali resi di recente, dopo la sua decisione di collaborare all'inchiesta, ha raccontato di essere stato coordinatore a Canicattì, comune della Sicilia, per il 'Movimento Fare', fondato dall'ex sindaco di Verona Flavio Tosi.

Un verbale, questo, in gran parte omissato, evidentemente, per non svelare, la rete creata con i politici.    Oltre a lui, nell'informativa depositata tempo fa dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, che coordinano l'inchiesta con il procuratore di Milano, Marcello Viola, emergono anche i contatti di Paolo Errante Parrino, referente della mafia trapanese in Lombardia e punto di "raccordo tra il sistema mafioso lombardo e Matteo Messina Denaro", con Giovanni Sparacia, fondatore e promotore di un club di FI di Gallarate, comune del Varesotto di cui è stato ex assessore e per il quale si è candidato nell'ottobre 2021 nella lista 'Forza Italia - Berlusconi Presidente'.

E poi con Cesare Francesco Nai, dal 2017 sindaco di Abbiategrasso, nel Milanese, e con i suoi assessore e consigliere Flavio Lovati e Francesco Chillico. Giancarlo Vestiti, altro luogotenente del clan Senese, avrebbe avuto "rapporti" con l'avvocato "collegato al gruppo parlamentare Fratelli d'Italia" Mario Silvio Claudio Marino, anche lui estraneo all'indagine, con l'ex sindaco di Cologno Monzese, Angelo Rocchi, di area Lega.  Tra gli altri nomi di politici riportati nell'atto c'è pure Giuseppe Cesare Donina, ex deputato leghista non indagato.


RANUCCI: 'NESSUNO METTE IN DISCUSSIONE L'ONESTÀ DI MELONI MA GUARDI IN CASA FDI'

(ANSA) - "Nessuno mette in discussione l'onestà della premier, ma lei omette di dare particolari su quello che emerge dall'inchiesta di Giorgio Mottola: questo signore entrava e usciva dal Parlamento perché qualcuno dentro Frateli d'Italia gli faceva avere un pass. Forse la premer farebbe bene a guardare in casa, dentro FdI, e capire chi e perché dava i pass a questa persona".

Così Sigfrido Ranucci, ospite di Serena Bortone a Radio2 Stai Serena, ha replicato alla premier Giorgia Meloni a proposito della nuova inchiesta di Mottola, che andrà in onda domenica su Rai3 nel nuovo ciclo di Report, e in particolare del selfie che ritrae la presidente del Consiglio con Gioacchino Amico, presunto referente del clan Senese in Lombardia, pubblicato sui profili social del programma.  

"Ho visto la risposta della premier - ha detto ancora Ranucci - ma il problema grave è questa persona che aveva precedenti penali importanti nel momento in cui frequentava ambienti di Fratelli d'Italia, poi è diventato collaboratore di giustizia, vediamo cosa sta raccontando ai magistrati". Quella di Meloni, per Ranucci, "è una lettura parziale: il tema è la denuncia del problema, non chi lo denuncia".



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