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giovedì 14 maggio 2026

Lerner: ma Giuli e Buttafuoco fanno parte da anni dell'establishment culturale

di Gad Lerner
Troppi giornalisti, emuli improbabili di Alberto Ronchey, al Ministero della Cultura! Mestiere evidentemente inadatto, il nostro, a un dicastero che dovrebbe sorvolare le vicissitudini mondane.
Non fosse bastato Gennaro Sangiuliano, prescelto, a quanto leggiamo sull’informatissimo Foglio, solo dopo che Pietrangelo Buttafuoco aveva declinato l’invito ad assumere l’incarico, sinché per terzo sopraggiunse Alessandro Giuli, renitente anch’esso a lasciare la presidenza del Museo Maxxi di Roma. Troppi giornalisti, appunto.
La contesa pubblica fra Giuli e Buttafuoco, sapientemente esfiltrata sulle colonne del già citato Foglio di cui furono redattori entrambi, così come gli attuali raccoglitori di indiscrezioni, ma senza trascurare Repubblica perché strizza l’occhio anzitutto al pubblico progressista, si dispiega all’insegna del frondismo.
Il cardinale Mazzarino oggetto di tale fronda sarebbe niente meno che il sottosegretario Fazzolari, guardia d’onore della sovranità di Palazzo Chigi. Ma, se volessimo restare nell’ambito del frondismo novecentesco del regime di casa nostra, stenteremmo a ritrovare in Giuli e Buttafuoco dei novelli Giuseppe Bottai e Curzio Malaparte. Tanto meno essi riecheggiano le ben più drammatiche polemiche che a sinistra contrapposero -durante il processo torinese alle Brigate Rosse- un Giorgio Amendola a un Leonardo Sciascia.
Pure stavolta, è vero, sono stati chiamati in causa il senso dello Stato, la collocazione internazionale dell’Italia, l’autonomia dell’arte e la funzione degli intellettuali. Ma per fortuna qui sono solo metaforiche le teste mozzate al ministero romano, mentre a Venezia non ci sono morti ammazzati per la strada bensì file di visitatori. Soprattutto, sia detto senza acrimonia, anzi, col senso di complicità di chi appartiene a una categoria privilegiata non dissimile, le biografie dei contendenti risultano assai più banali.
Destra ribelle? Anticonformismo? Futurismo del XXI secolo? Esoterismo paganeggiante? Sufismo alla Norma? Da un trentennio abbondante i Buttafuoco e i Giuli sono parte del nostro establishment. Hanno avuto i loro spazi sui network televisivi pubblici e privati, hanno potuto pubblicare per le migliori case editrici, frequentato consigli di amministrazione, comitati scientifici, direzioni di riviste aziendali, teatri stabili. Con quali riscontri, lasciamo ad altri giudicare. Sono stati accorti nel girare al largo dalla Rai che gli avrebbe garantito la luce dei riflettori dopo la vittoria elettorale della destra nel 2022. Chi ci ha provato, al posto loro, si è scottato. Ma di certo non stiamo parlando di emarginati.
L’ultimo libro di Buttafuoco è, fin dal titolo, un “panegirico” di Berlusconi leggibile in un verso e nell’altro: lo sfotte o dice sul serio? Due piccioni con una fava. Il penultimo libro di Giuli, dedicato a Gramsci per fornire un “sillabario dell’egemonia contemporanea”, sostiene testualmente la proposta di “una destra che sia anche una sinistra tricolore”. A Roma direbbero: paraculo. E temo non scherzasse neppure a pagina 34 quando fornisce di sé questo ritratto: “La sorte ha voluto concedermi molte possibilità -che per loro natura sempre si accompagnano alla responsabilità- di contribuire con la mia opera a realizzare un qualcosa che trascenda la minuta vicenda esistenziale”.

Roboanti ma spiritosi, desiderosi di stupire e sedurre, protagonisti di una rivalità così scomposta da apparire complice, oggi Buttafuoco e Giuli sono accomunati nel desiderio di sganciarsi dal caravanserraglio di Giorgia Meloni. Aspirano a presentarsi come figure di raccordo con altre sponde per restare a galla anche dopo la crisi che sta vivendo il fragile nazionalismo italiano. Il ministro licenzia chi ha negato sostegno al documentario su Giulio Regeni. Il presidente rimpiazza con la trovata del voto popolare la giuria dimissionaria della Biennale -roba da Beppe Grillo- dopo aver provocato sconquasso nella politica estera del governo. Sono frondisti alla ribalta, segnali di transizione, inutile far scommesse sulla loro durata.
FONTE: Il Manifesto


E Giuli trova asilo culturale al Salone del libro di Torino

GIULI INAUGURA SALONE DEL LIBRO, MI SENTO PIÙ A CASA QUI CHE ALTROVE

ALESSANDRO GIULI - SALONE  DI TORINO

(ANSA) - TORINO, 14 MAG - "Mi sento più a casa qui che altrove, come se fosse un asilo culturale che anima lo spirito. Un rito collettivo partecipato in modo diretto. Senza avvertire né barriere all'ingresso né invidia all'uscita".

 

Lo ha detto il ministro della Cultura Alessandro Giuli all'inaugurazione del Salone del Libro di Torino 2026. "Un'agorà, cittadini in un dialogo liberato da ogni dogmatismo. E' un'occasione immancabile per noi tutti dove coltivare il piacere dell'intelligenza, il senso critico" ha aggiunto. 

 

GIULI, MI AUGURO QUESTO SIA IL SALONE DEL LIBRO DELLA CONCORDIA 


SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2026

(ANSA) - TORINO, 14 MAG - "Mi auguro e vi auguro che il Salone del Libro 2026 possa essere ricordato come il giardino della Concordia. Felicità consapevole e responsabile". Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che il 14 maggio ha inaugurato il Salone del Libro di Torino 2026.





E arriva il Times a fare l'elenco delle gaffe di Giuli e del Mic


OH MY GOD! IL CAOS AL MINISTERO DELLA CULTURA ARRIVA SUL “TIMES” – IL QUOTIDIANO LONDINESE METTE IN FILA TUTTI I DISASTRI DI ALESSANDRO GIULI, FINO AD ARRIVARE AL LICENZIAMENTO DEL “MINISTRO OMBRA”, IL FEDELISSIMO DI FAZZOLARI, EMANUELE MERLINO:  “IL MINISTRO GIULI È STATO IMPLICATO IN UNA SERIE DI GAFFE, DALLA CONTROVERSIA SUL RITORNO DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA ALLA NOMINA DELL'ALLEATA DI MELONI, BEATRICE VENEZI, A DIRETTRICE D'ORCHESTRA DEL TEATRO LA FENICE DI VENEZIA. L'IMMAGINE NON È POSITIVA PER MELONI, CHE, DOPO LA BRUCIANTE SCONFITTA AL REFERENDUM DI MARZO, STA CERCANDO DI RIMETTERE IN SESTO IL PARTITO IN TEMPO PER LE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO...”

 

meme giorgia meloni alessandro giuli

Un ricercatore italiano dell'Università di Cambridge, Giulio Regeni, è scomparso al Cairo nel gennaio 2016. Il suo corpo mutilato è stato ritrovato nove giorni dopo in un fossato.

 

L'autopsia ha rivelato estesi segni di tortura. A dieci anni dalla morte di Regeni, le autorità egiziane non sono riuscite a rendere giustizia e i governi italiani che si sono succeduti sono stati criticati per non aver fatto abbastanza per spingere il Cairo a far progredire il caso. 

 

Nell'ultimo episodio della saga, il governo di Giorgia Meloni è stato denunciato dalla stampa dopo che una commissione ha scelto di assegnare finanziamenti statali a un documentario che esplora gli eventi che circondano la morte di Regeni.

 

In risposta, Alessandro Giuli, il ministro della Cultura, ha licenziato domenica due dei suoi collaboratori più stretti.

 

giulio regeni - tutto il male del mondo

Emanuele Merlino era a capo della segreteria tecnica del ministero ed Elena Proietti a capo della segreteria personale del ministro. Giuli è stato implicato in una serie di gaffe, dalla controversia sul ritorno della Russia alla Biennale di Venezia alla nomina dell'alleata di Meloni, Beatrice Venezi, a direttrice d'orchestra del Teatro La Fenice di Venezia. L'immagine non è positiva per Meloni, che, dopo la bruciante sconfitta al referendum di marzo, sta cercando di rimettere in sesto il partito in tempo per le elezioni del prossimo anno. 

 

"Sebbene sia molto rispettata all'estero, internamente le cose potrebbero sembrare andare a rotoli", ha affermato Daniele Alberta, professore di scienze politiche all'Università del Surrey.

 

"Nel tempo, è l'erosione della sua reputazione a essere dannosa". Il film Giulio Regeni, diretto da Simone Manetti e con la partecipazione sullo schermo dei genitori di Regeni, è stato proiettato nelle sale cinematografiche italiane per tre giorni a febbraio. Con un budget di 328.000 euro, la società di produzione ha richiesto 131.000 euro di finanziamenti pubblici. Tuttavia, un comitato indipendente di 15 membri nominato dal ministero per assegnare 14 milioni di euro di sovvenzioni non ha ritenuto... ammissibile. 

ALESSANDRO GIULI PRESTA GIURAMENTO DA MINISTRO DELLA CULTURA AL QUIRINALE

 

La decisione ha provocato un'ondata di proteste pubbliche ed Elly Schlein, leader del Partito Democratico all'opposizione, ha chiesto a Giuli di chiarire la decisione. Almeno tre membri della commissione si sono dimessi, citando disaccordo con l'esito.

 

Il Post, un giornale online, ha affermato che non era "sorprendente" che il film avesse ottenuto un punteggio mediocre nella gara a punti, che privilegiava l'originalità e la qualità della sceneggiatura sopra ogni altra cosa.

 

Ciononostante, Giuli ha ammesso il fallimento la scorsa settimana. Giuli ha licenziato Merlino per la vicenda Regeni, è stato riportato dai media italiani, e Proietti è stata licenziata perché non si era presentata all'aeroporto per la missione di Giuli a New York a marzo, aggrava la crisi nel ministero dell'arte di Meloni durante il quale ha raccolto un dipinto dal Museo Maxxi di Roma nel 2022 e Antonello da Messina il ministero era stato nominato ministro da Meloni due acquistati per quasi 15 milioni di dollari, anni dopo. 

PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI IN VERSIONE SAN SEBASTIANO

 

Sandro Ruotolo, responsabile della cultura del Partito Democratico ha affermato che i licenziamenti, tra cui numerosi scandali, hanno mostrato che il governo era "nel caos tra guerre interne e rese dei conti", Lorenzo Castellani, politologo dell'Università Luiss di Roma, ha dichiarato:

 

"Con la sconfitta referendaria e le elezioni che si avvicinano, le cose si fanno più complicate". Fabio Vittorini, professore di media all'Università IULM di Milano, ha detto al Times che i licenziamenti riflettevano un modello di scarso giudizio seguito da... Fanno un pasticcio, sperano... e poi, quando il danno viene alla luce, eliminano le persone." 


Giuli: mi sono scusato ma per i toni alti in Consiglio


CHE FACCIA DA...GIULI – “HO CHIESTO SCUSA PERCHÉ DURANTE IL CONSIGLIO DEI MINISTRI HO USATO UN TONO MOLTO ACCESO, FORSE UN PO' SOPRA LE RIGHE” - ALESSANDRO GIULI RIVELA, A "PIAZZAPULITA", DI NON ESSERSI SCUSATO CON GIORGIA MELONI PER AVER SILURATO DUE MEMBRI DEL SUO STAFF (IL FEDELISSIMO DI FAZZOLARI, EMANUELE MERLINO, ED ELENA PROIETTI) - IL MINISTRO DAL "PENSIERO SOLARE" SMENTISCE LE RICOSTRUZIONI SECONDO CUI SI SAREBBE COSPARSO IL CAPO DI CENERE DURANTE IL COLLOQUIO DI IERI CON GIORGIA MELONI...

 

GIULI, 'HO CHIESTO SCUSA A MELONI PER I TONI USATI IN CONSIGLIO DEI MINISTRI'

ALESSANDRO GIULI PIAZZAPULITA - 1

(ANSA) - ROMA, 12 MAG - "Si, è vero, ho chiesto scusa a Giorgia Meloni. Ho chiesto scusa perché durante il Consiglio dei ministri in cui si parlava delle soprintendenze ho usato un tono molto acceso, forse un po' sopra le righe. Ed è meglio non farlo".

 

Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a Piazzapulita (La7) che lo ha intercettato oggi davanti al Mic. Nessuna risposta del ministro, invece, sulle ragioni della revoca degli incarichi a Emanuele Merlino e Elena Proietti, componenti del suo staff.

 

DAL PROFILO INSTAGRAM DI "PIAZZAPULITA"

ALESSANDRO GIULI PIAZZAPULITA - 3

Domenica 10 maggio il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha cambiato i vertici del proprio staff, revocando gli incarichi a Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e a Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro.

 

Oggi la nostra inviata Roberta Benvenuto ha chiesto conto al ministro dell’incontro di ieri con la Premier Giorgia Meloni. Queste le sue parole: “Sì, è vero, ho chiesto scusa a Giorgia Meloni. Ho chiesto scusa perché, durante il Consiglio dei ministri in cui si parlava delle soprintendenze, ho usato un tono molto acceso, forse un po’ sopra le righe. Ed è meglio non farlo”. Nessuna risposta, invece, sul perché di questi licenziamenti e alla domanda se le scuse riguardassero anche il loro caso.

Licenziata via Pec. Proietti, persona di partito, non ci sta



“SONO STATA LICENZIATA CON UNA PEC, NON ME NE FACCIO UNA RAGIONE. SONO UNA PERSONA DI PARTITO" - ELENA PROIETTI TROTTI, VICINA AD ARIANNA MELONI E ORMAI EX SEGRETARIA PARTICOLARE DI ALESSANDRO GIULI, NON SI CAPACITA DI ESSERE STATA SILURATA DAL MINISTRO – SULLE ACCUSE DI NON ESSERSI PRESENTATA IN AEROPORTO IL GIORNO DELLA PARTENZA PER UNA MISSIONE A NEW YORK: “SONO STATA RICOVERATA D'URGENZA PER UNA COLICA RENALE. HO LE CARTE CHE POSSONO DIMOSTRARLO” – POI NEGA I CONFLITTI CON CHIARA SBOCCHIA, LA CAPO SEGRETERIA CHE GIULI HA PORTATO AL DICASTERO DAL MAXXI – LA SUA VICINANZA CON EMANUELE PRISCO (SOTTOSEGRETARIO AL VIMINALE) E ARIANNA MELONI: “LA MIA PRESENZA È STATA IMPOSTA A GIULI DAL PARTITO? VA CHIESTO AL MINISTRO..."

 

elena proietti trotti

Risponde al primo squillo. È ora di pranzo. Elena Proietti, ormai ex segretaria particolare del ministro della Cultura Alessandro Giuli, ripete più volte: «Non me ne faccio una ragione».

 

Lei, che è stata consigliera regionale in Umbria e assessore a Terni, dove tuttora è consigliera comunale, ma ha anche ricoperto l'incarico di consulente di Sport e salute, adesso dovrà fare gli scatoloni in via del Collegio romano.

 

 Adesso è nel suo ufficio al ministero?

«No, sono a casa».

 

È già stata formalmente licenziata o è in attesa del decreto?

«Poco fa sono stata ufficialmente licenziata attraverso una pec».

 

 E nient'altro?

«No, tutto via e-mail».

 

elena proietti trotti

 

Quindi il ministro Giuli l'ha mandata via così, dopo neanche un anno dalla firma dell'incarico?

«Eh già».

 

 

Era stata avvisata?

«Sì, lo sapevo. Stamattina è arrivata la pec».

 

 

Nei giorni scorsi ha parlato con il ministro dei motivi della cacciata? Le ha rimproverato qualcosa?

«No, non me ne sono fatta una ragione».

 

 

Si dice che lei non si sia presentata in aeroporto il giorno della partenza per una missione a New York e che Giuli non abbia preso bene questa diserzione. È stata accusata di questo?

«Ãˆ oggettivo che io stavo male, sono stata ricoverata d'urgenza all'ospedale Santo Spirito per una colica renale molto violenta. Ho le carte che possono dimostrare quanto è successo».

 

elena proietti trotti arianna meloni

Circolano tante voci nelle stanze del dicastero. Anche che lei sia andata in conflitto con Chiara Sbocchia, la capo segreteria che Giuli ha portato al dicastero dal Maxxi. È così? C'è stata una sovrapposizione dei ruoli?

«Assolutamente no, il mio ruolo è politico. Il suo è tecnico».

 

Forse la sua presenza al ministero è stata imposta a Giuli dal partito e ora i nodi sono arrivati al pettine?

«Va chiesto al ministro, io non me faccio una ragione».

 

 

Insieme a lei è stato mandato via anche il responsabile della segreteria tecnica, Emanuele Merlino. Pensa che Giuli in questi mesi abbia sentito l'influenza di Palazzo Chigi sul ministero?

«Sinceramente non lo so.Neanche io so il motivo. Io ed Emanuele siamo usciti dal ministero e basta».

 

 

Il partito le ha espresso solidarietà? Lei è considerata vicina ad Arianna Meloni, cosa le ha detto?

«Sia io sia Emanuele siamo persone di partito e continueremo a sentire il partito come casa nostra».

 

emanuele prisco

È amareggiata per quanto è successo? Si sente finita in mezzo a una faida di partito?

«Dispiace per il lavoro che è stato fatto, però è nella facoltà del ministro decidere chi fa parte o no delle sua squadra».

 

 

 

È impossibile che non ci siano stati momenti critici tra lei e Giuli almeno negli ultimi tempi, considerato il modo in cui è stata allontanata dal dicastero.

«Non ho mai litigato con il ministro e con lui non litigherò mai. Io sono una persona di partito».

 

Si sente sostenuta dal partito?

«Certo, sempre».

alessandro giuli

(…)


L MINISTRO GIULI-VO HA TIRATO FUORI GLI ARTIGLI (SA CHE GIORGIA MELONI NON PUO’ CACCIARLO, PENA ANDARE AL RIMPASTO E BYE BYE AL RECORD DI LONGEVITA’ DEL SUO GOVERNO) – LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI ORA VUOLE “SALVARE” EMANUELE MERLINO, APPENA SILURATO DA GIULI DAL RUOLO DI CAPO SEGRETERIA, E PIAZZARLO IN UN RUOLO CON UNO STIPENDIO DI ALMENO 133 MILA EURO L’ANNO (POTREBBE FINIRE AL COORDINAMENTO NEL GRUPPO FDI ALLA CAMERA O IN UN ALTRO MINISTERO) – GLI SCAZZI TRA MELONI E GIULI IN CDM: “AVVERTO UNA PUNTA DI PROSOPOPEA”, “TI STAI RIVOLGENDO A ME?” – PER L’EX GIORNALISTA, I RAPPORTI CON FRATELLI D’ITALIA SONO COMPROMESSI: ADDIO A UNA CANDIDATURA ALLE PROSSIME POLITICHE E NON E’ ESCLUSO CHE GIULI, CON UN COLPO A EFFETTO, SI DIMETTA…

GIORGIA MELONI ALESSANDRO GIULI

L'indicazione arriva direttamente da Giovanbattista Fazzolari. È lui il primo ad aver subito lo sfregio più evidente, con la cacciata di Emanuele Merlino. Il sottosegretario non può subire un affronto del genere, tant'è che ha già dato mandato di trovare per il capo della segreteria tecnica dimissionato da Alessandro Giuli un incarico all'altezza, per peso politico e retribuzione.

 

Da decreto guadagna 133mila euro l'anno, non vogliono che scenda sotto quella soglia. E così sarà […] perché il segnale deve essere chiaro: chi sta con Palazzo Chigi non sarà lasciato indietro. Semmai, chi pagherà un prezzo politico è Giuli.

 

emanuele merlino

Si incontra con la premier. E, a dispetto di quanto si legge nelle note semi ufficiali che trapelano al termine del colloquio, il faccia a faccia va malissimo. Lo sostengono quasi in coro da Fratelli d'Italia, non lo negano informalmente dalla presidenza del Consiglio.

 

Secondo queste fonti, Giorgia fa presente ad Alessandro che quanto accaduto non fa altro che destabilizzare l'esecutivo in una fase critica. Ma c'è di peggio: il sospetto è che Giuli cerchi lo scontro, addirittura il "licenziamento". Lo farebbe perché convinto di essersi tagliato i ponti alle spalle con Palazzo Chigi. E di averlo fatto dopo il violentissimo diverbio di una settimana fa, in consiglio dei ministri.

 

Ne aveva scritto per prima Repubblica, sul sito: un duello tra il titolare della Cultura e Matteo Salvini su una norma legata al piano casa e ai poteri delle sovrintendenze. Quel che non è emerso fino in fondo è che in quella lite Giuli ha avuto un autentico frontale anche con Meloni. La premier, a un certo punto, sarebbe intervenuta nella contesa: «Avverto una punta di prosopopea».

meloni giuli

 

Chiosa evidentemente non gradita al ministro della Cultura, che — punto sul vivo — avrebbe risposto piccato: «Ti stai rivolgendo a me?». Domanda ripetuta per due volte, in tono di sfida. Vista la piega, la premier avrebbe però preferito glissare.

 

Per evitare di arroventare un clima già surriscaldato da un altro battibecco, stavolta tra Francesco Lollobrigida e lo stesso Giuli, che aveva appena notificato il suo voto contrario al provvedimento. Quando il responsabile dell'Agricoltura gli ha ricordato che in tre anni e mezzo mai in Cdm è mancata l'unanimità, l'altro si è appellato al regolamento: «Siccome è previsto, posso farlo».

 

giovanbattista fazzolari e giorgia meloni

È il secondo sfregio politico di questa storia, a danno della presidente del Consiglio: inaccettabile per il cerchio magico meloniano. E dunque la strategia diventa quella di contenere il danno, in attesa della resa dei conti.

 

La capa del governo non può rinunciare a Giuli — il secondo alla Cultura dopo Gennaro Sangiuliano — perché cacciarlo significherebbe salire al Colle e, forse, aprire la strada a un rimpasto. Ma è proprio per questa ragione che a Palazzo Chigi considerano un tradimento quello del ministro-giornalista: alza il tiro perché sa che non è possibile allontanarlo senza conseguenze.

 

Tuttavia ai piani alti di Fratelli d'Italia già guardano al futuro e assicurano — dietro anonimato — che ormai la prospettiva di candidarlo alle politiche si è fatta impraticabile.

alessandro giuli matteo salvini

Ma torniamo a Merlino.

 

Quanto più monta la rabbia contro Giuli, tanto più bisogna "salvare" il suo ex capo segreteria, che potrebbe essere sostituito da Donato Luciano, giudice contabile alla guida del Legislativo: una mossa che consentirebbe al ministro della Cultura di "commissariare" un'altra avversaria interna, la capo di gabinetto Valentina Gimignani, con cui i rapporti sono sempre stati tesi.

 

L'incarico più probabile […] è un ruolo di coordinamento nel gruppo Fdi alla Camera. Ma […] sembra difficile liberare una casella con uno stipendio tanto pesante, le opzioni per Merlino diventano due. La prima: assicurargli anche un secondo incarico, che integri l'appannaggio nel gruppo parlamentare. La seconda: piazzarlo ai vertici di un altro ministero. […] quel che sospettano in tanti, lo strappo sembra talmente grave che nessuno può escludere che sia lui stesso a decidere, nei prossimi giorni, un clamoroso addio.

alessandro giuli matteo salvinifazzolari meloni

Giuli a rapporto da Meloni. E' tuttoaposto

MA A PALAZZO CHIGI PENSANO CHE ABBIAMO L’ANELLO AL NASO? – DOPO L’INCONTRO TRA ALESSANDRO GIULI E GIORGIA MELONI, DALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO FANNO USCIRE UNA VELINA SURREALE: “IL MINISTRO HA CHIESTO DI INCONTRARE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, AL FINE DI CONFERMARE E RIBADIRE LA PIENA SINTONIA ALL’INTERNO DELL’AZIONE DI GOVERNO. HA ESPRESSO LA PROPRIA GRATITUDINE E CONFERMA IL SUO TOTALE SOSTEGNO AL PROGRAMMA DELL'ESECUTIVO” – NON UNA PAROLA SUL TERREMOTO AL MINISTERO DELLA CULTURA, CON IL COLPO DI TESTA DI GIULI CHE HA SEGATO L’UOMO DI FIDUCIA DI FAZZOLARI, EMANUELE MERLINO. NON UN ACCENNO ALLA SEQUELA DI FIGURACCE INANELLATE DAL MINISTRO DEL PENSIERO SOLARE E DALL’ARMATA BRANCA-MELONI IN CAMPO CULTURALE, DALLA BIENNALE AL CASO BEATRICE VENEZI…

alessandro giuli

(askanews) - Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiesto e ottenuto di incontrare oggi a Palazzo Chigi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al fine di confermare e ribadire la piena sintonia all'interno dell'azione di governo. Lo fanno sapere fonti di palazzo Chigi.

 

Fonti Chigi, Giuli grato a Meloni, totale sostegno al programma di governo

(ANSA) - ROMA, 11 MAG - "Nel corso dell'incontro, il ministro Giuli ha espresso la propria gratitudine nei confronti della presidente del Consiglio, confermando il suo totale sostegno al programma della coalizione di governo". Lo riferiscono fonti di Palazzo Chigi dopo l'incontro fra la premier Giorgia Meloni e il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

 

giovanbattista fazzolari e giorgia meloni

"L'incontro - spiegan le stesse fonti - ha consentito di approfondire i principali dossier di competenza di un dicastero strategico per il Paese, nonché di analizzare gli sviluppi del contesto nazionale e internazionale che incidono sul settore di riferimento. Il ministro ha inoltre illustrato le attività svolte e la programmazione in corso". 

 

Fonti Chigi, Meloni ribadisce sostegno a Giuli, rapporto cordiale e proficuo

(ANSA) - ROMA, 11 MAG - "Da parte della presidente del Consiglio è stata ribadita la piena volontà di sostenere l'azione di un Ministero centrale per l'Italia. È emersa, anche sul piano formale, la solidità di un rapporto cordiale e proficuo tra il capo del governo e il ministro Giuli, relegando le polemiche emerse nelle ultime settimane alla normale dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall'attuale scenario internazionale".

alessandro giuli con arianna meloni alla presentazione di gramsci e vivo

 

Lo riferiscono fonti Palazzo Chigi, dopo l'incontro "chiesto e ottenuto" dal ministro della Cultura Alessandro Giuli con la premier Giorgia Meloni "al fine di confermare e ribadire la piena sintonia all'interno dell'azione di governo". 





Tutti contro Giuli. Silenzio, parlano i due licenziati: Merlino jr e Proietti

“SONO USCITO VENERDÃŒ SERA DAL COLLEGIO ROMANO, SEMBRAVA TUTTO NORMALE, E ORA MI TROVO QUI A CHIEDERMI PERCHÉ” – PARLA EMANUELE MERLINO, IL CAPO DELLA SEGRETERIA TECNICA DI GIULI (LONGA MANUS DI FAZZOLARI AL COLLEGIO ROMANO) CACCIATO DAL MINISTRO – IL PADRE MARIO ERA IL "PROFESSORE NERO" DI AVANGUARDIA NAZIONALE, INDAGATO E POI ASSOLTO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA – A FAR INFURIARE GIULI E’ STATO IL MANCATO FINANZIAMENTO AL DOCUFILM SU GIULIO REGENI: “MA IL DOCUMENTARIO FU BOCCIATO GIÀ UNA VOLTA NEL 2024 E NESSUNO DISSE NULLA. NON POTEVO INTERFERIRE” - SECONDO ALCUNE VOCI INTERNE AL MINISTERO, CI SAREBBE UN REGOLAMENTO DI CONTI SULLA PRESENZA DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE. GIULI, CHE HA SEMPRE DETTO DI NON ESSERE STATO INFORMATO PER TEMPO, SOSPETTA CHE INVECE MERLINO NE FOSSE A CONOSCENZA E...

Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Gli amici più stretti raccontano che ieri pomeriggio, appena uscita la notizia sul Corriere.it della mannaia del ministro Giuli calata all’improvviso sulle loro teste, Emanuele Merlino ed Elena Proietti si siano telefonati. Entrambi affranti, increduli: «Sono uscito venerdì sera dal Collegio Romano, sembrava tutto normale, non c’erano avvisaglie e ora mi trovo qui a chiedermi perché...», avrebbe detto Emanuele ad Elena. E lei a lui: «Giovedì col ministro ci siamo salutati, ciao ciao...». E ora? 

 

emanuele merlino

Lui, Merlino è, era, il capo della segreteria tecnica di Giuli. Figlio di Mario Merlino, il «Professore Nero» amico fedele negli anni romani dell’ex capitano delle SS Erich Priebke, (...) indagato e poi assolto per la strage di piazza Fontana, amico di Stefano Delle Chiaie e con lui in Avanguardia Nazionale, morto infine a febbraio scorso all’ospedale San Giovanni e fasciato con la runa di Odal nella bara. 

 

Il mancato finanziamento al docufilm su Giulio Regeni avrebbe fatto infuriare il ministro, che non ne sapeva niente: «Ma il documentario fu bocciato già una volta nel 2024 quando c’era Sangiuliano al ministero e nessuno disse nulla», avrebbero ricostruito ieri al telefono Merlino e Proietti, tentando di riordinare le idee malgrado la mazzata. «Io avrei dovuto vigilare? — lo sfogo di Merlino riferito da chi ci ha parlato —. Ma la commissione esaminatrice dei film, come la Biennale di Venezia, ha la sua autonomia decisionale, io non potevo assolutamente interferire». 

 

MARIO MERLINO

Assunto al Comune di Roma, intellettuale di destra raffinato, sposato e con una figlia piccola, Emanuele Merlino ha scalato le posizioni iniziando a lavorare con altri due giovani rampanti del partito, Francesco Filini e Sara Kelany, nel Centro Studi di Fratelli d’Italia voluto da Giovanbattista Fazzolari, il potente sottosegretario di Palazzo Chigi. Nel 2022, poi, con Sangiuliano ministro arrivò al Collegio Romano. 

 

Appassionato di storia, studioso della Prima Guerra Mondiale, Merlino jr, 48 anni, è autore di libri e fumetti, uno su tutti quello dedicato al dramma di Norma Cossetto («Foiba Rossa»), la studentessa italiana uccisa e infoibata nel 1943 dai partigiani titini.  

giovanbattista fazzolari giorgia meloni - foto lapresse

Quando il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, il mese scorso, fu nominato ministro del Turismo da Giorgia Meloni, si pensava che lui potesse prendere il suo posto: «Macché — si schermiva Emanuele —. E Papa allora quando?».  (…)

 

2 - INGOMBRANTE MERLINO QUELL'OMBRA DI FDI SUL COLLEGIO ROMANO 

Gabriella Cerami per “la Repubblica” - Estratti

 

Longa manus di Giovanbattista Fazzolari al ministero della Cultura. Emanuele Merlino è considerato da tutti, dentro e fuori le stanze del dicastero, la diretta emanazione del potentissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Insomma, un intoccabile, sopravvissuto anche alla bufera che ha portato alle dimissioni Gennaro Sangiuliano. E invece il capo della segreteria tecnica di via del Collegio romano sta per essere licenziato dal titolare del dicastero Alessandro Giuli con un decreto di revoca dell'incarico. 

 

alessandro giuli

Figura troppo ingombrante. Tanto che Giuli ha più volte temuto di essere commissariato o, per meglio dire, controllato dal capo della segretaria paracadutato alla Cultura ai tempi di Sangiuliano per riferire ai piani alti di palazzo Chigi tutto ciò che non andava per il verso giusto nelle stanze del ministero. Per intendersi è stato lui a svelare ai vertici dell'esecutivo la vicenda legata a Maria Rosaria Boccia, che ha poi portato alle dimissioni del ministro. 

Uno potente, dunque, a cui Giuli ha puntato il dito contro perché non avrebbe vigilato sulla vicenda del documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti.

 

emanuele merlino

Secondo alcune voci interne al ministero ci sarebbe anche qualcosa in più: un regolamento di conti dentro di Fratelli d'Italia riguardo la presenza della Russia alla Biennale. Giuli, che ha sempre detto di non essere stato informato per tempo, sospetta che invece Merlino ne fosse a conoscenza e non abbia agito a dovere. 

 

La goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. Perché il capo della segreteria tecnica del Mic, da quando in queste stanze c'è Giuli, ha già rischiato di essere cacciato. 

È successo quando al posto di Francesco Giglioli, il ministro aveva indicato Francesco Spano come capo di gabinetto, poi finito in un'inchiesta di Report per conflitto di interessi che ha portato alle sue dimissioni dopo dieci giorni. Anche in questo caso, il titolare della Cultura ha pensato che dietro ci fosse la mano di Merlino. 

EMANUELE MERLINO

 

Ma mandarlo via non è mai stato semplice. Merlino non è uno qualunque, bensì lo stratega del kulturkampf di Giorgia Meloni, teorizzato in un documento intitolato Controegemonia. Ora farlo fuori non è cosa da poco. Non solo perché ha sempre avuto un grande peso all'interno del ministero, ma anche perché gode di grande considerazione all'interno del partito della premier.

 

È figlio di Mario Merlino, esponente di Avanguardia nazionale e poi fondatore del circolo anarchico XXII marzo dove militava Pietro Valpreda e a cui fanno riferimento le prime istruttorie sulla strage di Piazza Fontana. (…)


“HO LASCIATO TUTTO PER IL MINISTERO” – LA RESISTIBILE ASCESA DELLA VIVACE ELENA PROIETTI TROTTI, SEGRETARIA PARTICOLARE DI GIULI SILURATA DAL MINISTRO - HA LA FIAMMA TRICOLORE TATUATA “SUL COSTATO A DESTRA”, È STATA ASSESSORE A TERNI, POI CONSIGLIERA REGIONALE, CONSULENTE DI SPORT E SALUTE: “ORA MI RITROVO IN MEZZO A UNA STRADA NEL GIORNO DELLA FESTA DELLA MAMMA, SINGLE E CON MIO FIGLIO CHE HA 10 ANNI” – ALLA 38ENNE, EX ARBITRO DI CALCIO, LEGATISSIMA AL DEPUTATO DI FDI EMANUELE PRISCO, GIULI NON AVREBBE PERDONATO LA “BUCA” IN AEROPORTO DEL 22 MARZO SCORSO, CON LUI IN PARTENZA PER NEW YORK - COME MAI LEI NON SI PRESENTÃ’ QUELLA MATTINA E NON RIUSCÃŒ NEANCHE AD AVVERTIRE? “STAVO SOLA IN CASA, CON DOLORI FORTISSIMI, IN PREDA A UNA COLICA RENALE, CHIAMAI L’AMBULANZA E MI RICOVERARONO AL SANTO SPIRITO, COME FACEVO AD AVVERTIRE?” – IL RITRATTONE: “LA PRIMA COSA CHE VEDONO DI ME È IL 'BIONDO'. BIONDO UGUALE STUPIDA...”

https://www.dagospia.com/politica/resistibile-ascesa-elena-proietti-trotti-di-fdi-terni-nuova-segretaria-441349

 

 

Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera”  - Estratti

 

elena proietti trotti

Gli amici più stretti raccontano che ieri pomeriggio, appena uscita la notizia sul Corriere.it della mannaia del ministro Giuli calata all’improvviso sulle loro teste, Emanuele Merlino ed Elena Proietti si siano telefonati. Entrambi affranti, increduli: «Sono uscito venerdì sera dal Collegio Romano, sembrava tutto normale, non c’erano avvisaglie e ora mi trovo qui a chiedermi perché...», avrebbe detto Emanuele ad Elena. E lei a lui: «Giovedì col ministro ci siamo salutati, ciao ciao...». E ora? 

 

 

Lui, Merlino è, era, il capo della segreteria tecnica di Giuli. Figlio di Mario Merlino, il «Professore Nero» amico fedele negli anni romani dell’ex capitano delle SS Erich Priebke, ex Ordine Nuovo, indagato e poi assolto per la strage di piazza Fontana, amico di Stefano Delle Chiaie e con lui in Avanguardia Nazionale, morto infine a febbraio scorso all’ospedale San Giovanni e fasciato con la runa di Odal nella bara. 

 

alessandro giuli

Lei, Proietti, è, era, da luglio scorso la segretaria particolare di Giuli e ha la fiamma tricolore tatuata «sul costato a destra» puntualizzò una volta nel suo ufficio, a destra com’è stata del resto la sua vita fin dall’inizio, sempre in FdI: «Ho lasciato tutto per venire al ministero, sono stata assessore a Terni, poi consigliera regionale, consulente di Sport e Salute e ora mi ritrovo in mezzo a una strada nel giorno della festa della Mamma, single e con mio figlio piccolo, Filippo, che ha 10 anni...», le sue parole amarissime consegnate agli amici più cari. 

 

(...)

A Elena Proietti, 38 anni, ex arbitro di calcio, Giuli invece non avrebbe perdonato la «buca» in aeroporto del 22 marzo scorso, con lui in partenza per New York con tanto di corona da deporre davanti alla statua di Cristoforo Colombo. Ma lei non si presentò quella mattina e non riuscì neanche ad avvertire. Lo raccontò costernata al Corriere nei giorni seguenti: «Stavo sola in casa, con dolori fortissimi, in preda a una colica renale, chiamai l’ambulanza e mi ricoverarono al Santo Spirito, come facevo ad avvertire?». 

Ma lei di Giuli ha sempre parlato bene: «Ãˆ una persona con una cultura smisurata, è buono e gentile, sto imparando tanto da lui», diceva appena un mese fa. 

Giuli contro tutti e soprattutto contro Fazzolari


IL MINISTRO BASETTONI FA PIAZZA PULITA DEL SUO STAFF E SI METTE CONTRO GIOVANBATTISTA FAZZOLARI (CON CUI AVEVA FATTO SPONDA SULLA VICENDA BIENNALE) LICENZIANDO IL CAPO SEGRETERIA EMANUELE MERLINO, FEDELISSIMO DEL SOTTOSEGRETARIO – A PALAZZO CHIGI CASCANO DAL PERO E TRATTANO PER SALVARE MERLINO. MA IL MINISTRO RESISTE: “O LUI O ME. NON MI FIDO PIÙ” – L’ACCUSA MOSSA DA GIULI A MERLINO È DI PASSARE INFORMAZIONI A FEDERICO MOLLICONE, CAPO DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA E ARCI-NEMICO DEL DANDY CARIATO. IL PARTITO SI INTERROGA SUL PERCHÉ DI UNA MOSSA NON CONCORDATA: “NON È CHE GIULI VUOLE COMPIACERE CERTI AMBIENTI DI SINISTRA?” (GLI STESSI CHE HANNO APPLAUDITO IN QUESTE SETTIMANE IL MUSULMANO BUTTAFUOCO PER AVER STESO TAPPETI ROSSI ALL’ARTE DI REGIME PUTINIANA?)

 

alessandro giuli

«Ma se Meloni ha potuto far dimettere Santanchè e Delmastro, perché io non posso mandare via due membri del mio staff?», si chiede, privatamente, Alessandro Giuli, nell’ennesimo giorno di tormenta al Ministero della Cultura.

 

Il clima, a Palazzo Chigi, è furente. Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari deve subire uno smacco a cui non è abituato: Emanuele Merlino è un suo fedelissimo. E Fazzolari, detto per inciso, negli ultimi tempi con Giuli ha fatto sponda nella vicenda Biennale, schierandosi contro l’apertura del padiglione russo voluto da Pietrangelo Buttafuoco.

 

emanuele merlino

Dunque questa mossa non se l’aspettava, la vive come una sgarberia. Pure Giorgia Meloni non era stata messa a parte dei decreti di siluramento già pronti e bollinati. Sua sorella Arianna, che con Giuli ha un rapporto d’amicizia, aveva intuito lo scontento del titolare del Mic. Ma la convinzione era di poter rammendare lo strappo. Invece la premier apprende ieri dai siti online dei giornali - l’anticipazione è del Corriere - che la cacciata è già effettiva.

 

C’è un margine per salvare almeno Merlino? Trattative in corso. I big della fiamma si muovono sottotraccia. Il pressing dei fazzolariani è forte. Ma il ministro, per ora, resiste: «O lui o me», è un altro dei messaggi in bottiglia che trapela dalla sua cerchia. Sarebbe in bilico pure la capo di gabinetto del Mic, Valentina Gemignani, moglie di l’ex deputato Basilio Catanoso, l’ultimo capo di Azione giovani prima di Meloni.

 

federico mollicone (2)

L’ex presidente del Maxxi non ne fa una questione politica, ma di “macchina”, di funzionamento del ministero. Che nella sua lettura avrebbe rischiato la paralisi, per colpa dei dirigenti chiamati ad assisterlo sul piano operativo.

 

«Non mi fido più». Considerazioni, malumori, che si mischiano ai veleni. Merlino, dicono altri da FdI, sarebbe stato accusato dal ministro di passare informazioni a Federico Mollicone, il meloniano tendenza Rampelli che guida la commissione Cultura della Camera. Arci-nemico interno di Giuli. Il grosso del partito però s’interroga sul perché di una mossa non concordata, che sfida il gran regista di Chigi. Altra battuta maligna: «Non è che Giuli vuole compiacere certi ambienti di sinistra?».

 

I Fratelli che poco apprezzano il ministro raccontano pure che il rapporto di Giuli con Meloni sia sempre più accidentato. Che probabilmente non verrebbe candidato alle prossime Politiche, ammesso che questa sia la sua intenzione. La premier ha sofferto […] la lite pubblica con Salvini […].

 

ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO

Quello di ieri è l’ennesimo tornante travagliato. Ricuciture? Difficili. Battuta che circola dentro FdI (sempre dagli anti-Giuli): «Era meglio mettere Mazzi alla Cultura e tenere al Turismo Santanchè, che aveva guai giudiziari per le sue imprese, ma come ministro funzionava».

 

Giuli, solitario, è convinto che la sua sia la giusta battaglia. La gestione del caso del documentario su Regeni, privato di finanziamenti pubblici, l’ha fatto imbestialire. Tanto da far arrivare messaggi indiretti alla famiglia, per scusarsi. E chiedere un incontro. Forse farà pace con i genitori del ricercatore. Con altri, nel governo, sembra decisamente più complicato.

Dirigente al Mic, un posto maledetto


“IL MINISTERO DELLA CULTURA AL TEMPO DI GIORGIA MELONI SEMBRA UNA SOAP OPERA” – MATTIOLI: “PRIMA LA POCHADE DI SANGIULIANO, POI LE PURGHE DI GIULI. SARÀ IL NERVOSO CREPUSCOLO DEL MELONISMO, SARÀ IL CLIMA DA LIBERI TUTTI O DA TUTTI CONTRO TUTTI CHE SERPEGGIA NELLA MAGGIORANZA, FATTO STA CHE IL MINISTRO NON SI TRATTIENE PIÙ. CACCIA IL CAPO DELLA SEGRETERIA TECNICA E QUELLA DELLA SEGRETERIA PERSONALE, CAMERATI DI PROVATA FEDE E, SI DICE, CONTROLLORI DEL MINISTRO PER CONTO DI PALAZZO CHIGI. GIULI SEMBRA PROPRIO UN SANSONE DISPOSTO A MORIRE PUR DI LIBERARSI DI TUTTI I FILISTEI. MA IL SUO GESTO AVRA’ DELLE CONSEGUENZE, MELONI PARE ALQUANTO IRRITATA…”

Alberto Mattioli per “la Stampa” - Estratti

 

Ci mancava solo la purga staliniana. 

Nell'evo meloniano, il ministero della Cultura sembra una soap opera: ogni giorno, una nuova puntata con colpo di scena incorporato. Certo, fra le sue competenze c'è anche lo spettacolo; diventarne uno quotidiano, magari, no. 

 

GIORGIA MELONI ALESSANDRO GIULI

Eppure, non si sono risparmiati nulla e nulla ci è stato risparmiato. Prima gli spropositi e la pochade di Gennaro Sangiuliano, in arte Genny-la-gaffe. 

 

Poi la gestione di Alessandro Giuli, che dopo un anno di ortodossia sembra intenzionato a riprendersi una libertà d'azione cui aveva dovuto rinunciare da subito, forse ricorderete, quando dovette controvoglia rinunciare al suo capo di gabinetto impallinato dal fuoco amico (era stato fatto fuori anche quello di Genny: il capo di gabinetto del ministro della Cultura verrà presto classificato come mestiere usurante). 

 

Sarà il nervoso crepuscolo del melonismo, sarà il clima da liberi tutti o da tutti contro tutti che serpeggia nella maggioranza, fatto sta che Giuli non si trattiene più. Accusa pubblicamente il poco amico Salvini di assenteismo. Litiga con l'ex amico Buttafuoco sui manutengoli di Putin alla biennale.

 

emanuele merlino

Scarica la già sponsorizzatissima "principessa" Venezi. E adesso caccia il capo della segreteria tecnica e quella della segreteria personale, camerati di provata fede e, si dice, controllori del ministro per conto di palazzo Chigi. Quis custodiet ipsos custodes?, si chiede però Giovenale. Forse il gesto del ministro avrà delle conseguenze. Meloni, pare, era già alquanto irritata. 

 

Ma adesso Giuli sembra proprio un Sansone disposto a morire pur di liberarsi di tutti i filistei. Del resto, ha sempre negato di voler fare carriera politica, e magari si è pure stufato di essere impallinato da sinistra perché troppo di destra e da destra perché non abbastanza di destra. 

 

Purtroppo i nodi vengono al pettine meloniano. Il soprascritto aveva già fatto notare in tempi non sospetti, Sangiuliano non era ancora stato ferito, come in campo culturale questa destra risultasse maldestra perché non aveva fatto chiarezza sulla sua identità e non disponeva nemmeno una classe dirigente in grado di farlo. Insomma, non sa dove andare e non sa nemmeno andarci. Adesso i più impietosi sono proprio gli intellettuali d'area, che un giorno sì e l'altro pure maramaldeggiano sui suoi fallimenti. 

 

elena proietti trotti 22

 

Dall'altro canto, nei talk più sintatticamente svantaggiati si chiede la linea dura, da MinCulPop, senza però considerare che tutte le poltrone occupabili sono già state occupate e si è visto che è abbastanza inutile, se poi ogni volta che ci si è installato qualche amichetto, quello come fa, sbaglia. E così si pensa con nostalgia ai Beni Culturali di una volta, di cui si parlava nei rari casi che a occuparsene fosse un intellettuale vero, tipo Giovanni Spadolini o Alberto Ronchey.

 



"Vendetta" per Regeni: Giuli licenzia l'uomo di Fazzolari, Merlino jr.



GIULI L’EPURATORE – IL MINISTRO DEL PENSIERO SOLARE FA TABULA RASA DEL SUO STAFF: SONO PARTITI I DECRETI DI REVOCA PER EMANUELE MERLINO, RESPONSABILE DELLA SEGRETERIA TECNICA DEL MIC E UOMO DI FIDUCIA DEL SOTTOSEGRETARIO FAZZOLARI, E PER ELENA PROIETTI, A CAPO DELLA SEGRETERIA PERSONALE DEL MINISTRO – MERLINO PAGHEREBBE IL FATTO DI NON AVER VIGILATO SUL DOCUMENTARIO SU GIULIO REGENI, A CUI IL MINISTERO HA NEGATO I FINANZIAMENTI – LA MELONIANA PROIETTI È "ACCUSATA" DI NON AVER PARTECIPATO ALLA MISSIONE DI GIULI A NEW YORK LO SCORSO MESE – GIORGIA MELONI E IL SUO BRACCIO DESTRO TESO FAZZOLARI COME PRENDERANNO QUESTO COLPO DI TESTA DEL MINISTRO GIULI-VO? – COME MAI GIULI NON HA CACCIATO MERLINO QUANDO È SCOPPIATO IL CASO DEL DOC SU REGENI? FAR USCIRE LA NOTIZIA LA DOMENICA POMERIGGIO FA MOLTO “MINISTRI SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI”...

Estratto dell’articolo di Simone Canettieri per www.corriere.it

 

alessandro giuli


(ANSA) - ROMA, 10 MAG - Decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro.

 

Secondo quanto anticipa il Corriere.it, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha azzerato tutto il suo staff.

 

emanuele merlino


Il primo non avrebbe vigilato sul documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti. La seconda - sempre secondo il Corriere.it - non si sarebbe presentata all'aeroporto e non avrebbe quindi partecipato alla missione del ministro a New York lo scorso mese.


(umt) - Un'operazione di perfetta circolarità: Giuli arriva al Mic perché l'uomo di Fazzolari, Emanuele Merlino aveva innescato il "taglio" del predecessore, Gennaro Sangiuliano, stoppando la scalata dell'amante del ministro, Maria Rosaria Boccia. E così il ministro ringrazia il benefattore. 

Fuori dalla commissione film i devoti di Mollicone


I MOLLICONES FUORI DAI COJONES – IL “FOGLIO” RACCONTA DELL’IRA FUNESTA DELLA SOTTOSEGRETARIA ALLA CULTURA, LUCIA BORGONZONI: DOPO LA BOCCIATURA DEL DOCUMENTARIO SU GIULIO REGENI (NELLA SOTTOCOMMISSIONE CHE HA VALUTATO LA PELLICOLA DECISIVO IL RUOLO DI PIER LUIGI MANIERI, VICINO A MOLLICONE), HA CHIESTO AL MINISTRO GIULI L’EPURAZIONE DEI DUE FEDELISSIMI DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA – “ECCO PRIMA LE DIMISSIONI DELLO SCRITTORE PIER LUIGI MANIERI DALLA COMMISSIONE ‘ESPERTI’. POCO DOPO, LE SECONDE DIMISSIONI PIÙ STRAVAGANTI: E’ ACCADUTO INFATTI CHE GIULI ABBIA CHIESTO A CARLO PROSPERI (ANCH’EGLI UOMO DI 'MOLLICA') DI LEVARE LE TENDE”

Estratto dell’articolo di Ginevra Leganza per “il Foglio”

 

LUCIA BORGONZONI ALESSANDRO GIULI

La relazione dei tre, si sa, è complicata. O forse, direbbero i colti, la relazione è persino tossica. Non foss’altro perché questo ménage è tutto tra uomini e donne della Cultura italiana. Tra Commissione Cultura alla Camera e Ministero della Cultura al Collegio romano. Là dove una senatrice leghista, Lucia Borgonzoni, è al vertice.

 

La sottosegretaria al Mic in quota Carroccio non ama infatti che le sue “competenze” (cinema e audiovisivo) siano insidiate. Men che meno da due maschi della destra italiana che saranno anche dandy o dottori, ma che di cinema è meglio tacciano. Di cinema non si devono occupare. Alessandro Giuli e Federico Mollicone, quindi – due che non si sono mai tanto amati ma che pure avevano imparato a convivere – hanno raccolto la rabbia e l’orgoglio di Lucia.

federico mollicone

 

Al punto che, dopo la bocciatura del documentario su Giulio Regeni, la sottosegretaria ha chiesto al suo ministro un dazio. Un balzello, per così dire, dopo l’intromissione più o meno verosimile (ma comunque smentita) dell’onorevole Mollicone. Ed ecco allora le epurazioni.

 

Ecco le prime dimissioni dello scrittore Pier Luigi Manieri dalla commissione “esperti” (loro che decidono come stanziare i “contributi selettivi” di accesso al tax credit). Manieri, considerato emanazione di Mollicone, si è dimesso il 16 aprile con effetto immediato e senza possibilità di revoca. Poco dopo, però, il secondo capro.

 

LUCIA BORGONZONI ALESSANDRO GIULI

Le seconde dimissioni più stravaganti, forse, e sinora inedite. E’ accaduto infatti che Giuli abbia chiesto a Carlo Prosperi – anch’egli uomo di “Mollica” – di levare le tende. Prosperi, che del deputato meloniano è il capo segreteria, ha dovuto abbandonare il cda dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale. Un addio impensato, visti gli ottimi rapporti dell’uomo con il partito e col Ministero.

 

lucia borgonzoni (2)

Un commiato che, da quanto risulta al Foglio, è arrivato dopo le richieste accorate di lei. Della custode del cinema italiano cui sempre si rimproverano rapporti intimi, e quasi famigliari, con Chiara Sbarigia. E cioè con la presidente dell’Istituto Luce di Cinecittà e dell’Associazione produttori audiovisivi che della senatrice leghista è pure testimone di nozze.

 

In sintesi: la sala cinematografica è l’orto chiuso di Lucia Borgonzoni. Che con Giuli ha rapporti sì difficili, ma con Mollicone ha rapporti pessimi. Comunque, di certo c’è che se il Mic non è Hollywood né Hollywood Party, il film andrà avanti. Il ministro […] potrà […] dedicarsi al triangolo che però segna il lato più critico tra Borgonzoni, esautorata, e Mollicone costretto a far scasare i suoi.

 

La senatrice, a onor del vero, gestisce cinema e audiovisivo dall’èra di Bonisoli e Franceschini, ministri della Cultura. E da par suo, il presidente della commissione alla Camera non è mai andato al ministero che, secondo la vulgata, era la sua terra promessa. […] Ma le relazioni sono difficili. E il potere non è mai una festa. Al momento, semmai, è una testa. Meglio: due teste. Le teste di due uomini che con le dimissioni pagano, per dirla con Daniela Santanchè, i conti salati di qualcun altro.



NUOVO CINEMA MELONI – IL FILM “TF45 - KILO POINT”, TRATTO DAL ROMANZO DEL NEO-SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA DI FDI, GIAMPIERO CANNELLA, NEL 2025 HA OTTENUTO 600 MILA EURO DI FINANZIAMENTI PUBBLICI DALLA COMMISSIONE DEL MIC, LA STESSA CHE HA NEGATO I FONDI AL DOCUMENTARIO SU GIULIO REGENI – QUANDO I SOLDI SONO STATI EROGATI, CANNELLA ERA VICESINDACO DI PALERMO E AVEVA ALLE SPALLE DUE LEGISLATURE IN PARLAMENTO CON AN E POI CON FDI – L’ALLORA MEMBRO DELLA COMMISSIONE MINISTERIALE, MASSIMO GALIMBERTI, AVEVA SEGNALATO L'INOPPORTUNITÀ DI FINANZIARE LA PELLICOLA DI CUI ERA CO-AUTORE UN ESPONENTE DI FDI, RICEVENDO COME RISPOSTA: “E ALLORA WALTER VELTRONI?”...

 

GIAMPIERO CANNELLA E GIORGIA MELONI

Quando l'altro ieri nella lista dei nuovi sottosegretari, per il posto vacante al ministero della Cultura è spuntato, un po' a sorpresa, il nome di Giampiero Cannella, tra alcuni membri ed ex membri delle commissioni cinema è immediatamente partito un giro di telefonate, per commentare la scelta di Giorgia Meloni e condividere, ancora una volta, un sentimento di incredulità.

 

Ex deputato per due legislature, prima per Alleanza Nazionale poi per Fratelli d'Italia, dal febbraio 2024 Cannella – chiamato a sostituire Gianmarco Mazzi, nel frattempo promosso a ministro del Turismo – è vicesindaco di Palermo, con deleghe alle politiche culturali e agli spettacoli.

 

GIAMPIERO CANNELLA - Task Force 45 – Scacco al califfo

[...]  Ma Cannella, cresciuto politicamente al Secolo d'Italia, si diletta anche come autore, specializzato in argomenti militari. Ha scritto saggi e ha debuttato nella narrativa con "Task Force 45 – Scacco al califfo", una storia di eroismo in formato thriller che racconta le operazioni di un'élite delle forze armate italiane contro il network terroristico di Al Qaeda, Isis e talebani in Afghanistan.

 

Il romanzo è diventato una sceneggiatura per un film, finita sul tavolo della commissione che valuta e seleziona le opere da finanziare. E premiata con ben 600 mila euro.

 

[...] parliamo della commissione, divisa in tre sezioni, che invece ha bocciato "Tutto il male del mondo", il documentario sull'uccisione in Egitto del ricercatore italiano Giulio Regeni e "The Echo Chamber", tratto dall'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci.

 

Una decisione che ha mandato in subbuglio il mondo del cinema, scatenato proteste e dimissioni a catena tra i membri della commissione, e che è stata poi sconfessata, pubblicamente in Aula in Parlamento, dal ministro della Cultura Alessandro Giuli.

 

GIAMPIERO CANNELLA E GIORGIA MELONI

Tra i film fortunati e meritevoli che invece hanno ricevuto il finanziamento c'è quello tratto dal romanzo di Cannella. Titolo: "Tf45 – Kilo Point", la regia affidata a Maximiliano H. Bruno, altra vecchia conoscenza di FdI. Ma ci arriveremo tra un po'.

 

Certo ai commissari non poteva sfuggire il nome del vicesindaco di Palermo, visto che nel progetto giunto fino ai selettivi, e nella documentazione allegata, Cannella risultava come co-autore. E qualcuno di loro lo ha fatto presente.

 

Per esempio, Massimo Galimberti, che, assieme al critico cinematografico Paolo Mereghetti, sarebbe poi stato il primo a dimettersi, dopo il caso su Regeni. È stato lui, durante la discussione con i colleghi, a segnalare l'inopportunità di finanziare il film di un vicesindaco in carica di Fratelli d'Italia, ricevendo come risposta: «E allora Walter Veltroni?».

 

Galimberti si è dissociato dalla delibera finale ma i fondi pubblici sono passati comunque. In realtà al primo tentativo, nel 2024, "Tf45" non aveva ricevuto il finanziamento. Ce l'ha fatta nel 2025, quando è cambiata la composizione della sottocommissione.

 

Massimo Galimberti

La pellicola tratta dal libro di Cannella sposa perfettamente il canone del nuovo cinema di destra. La task force protagonista è quella che in Afghanistan è stata guidata nel 2006, tra gli altri, dal generale Roberto Vannacci, oggi eurodeputato, ex leghista, leader politico della destra alla destra di Meloni, teorico della remigrazione.

 

Il regista, Maximiliano H. Bruno, è l'autore di un altro film, sulle foibe, molto caro a Meloni, da lei sponsorizzato ovunque, spendendosi in prima persona, quando era all'opposizione.

 

Fu lei, nel 2019, a ottenere di portare in prima visione Rai, "Red Land (Rosso Istria)", opera «sulle persecuzioni titine dei nostri fratelli di Fiume, Istria e Dalmazia», scrisse Meloni, che FdI chiedeva di portare nelle scuole. [...]


IL CINE-SISTEMA MOLLICONE! LA RETE DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA FEDERICO MOLLICONE CHE HA MESSO IN PIEDI UN MECCANISMO DI PREBENDE E FONDI PUBBLICI AD AMICI E PROTEGÉ POLITICAMENTE AFFINI. PRIMI FRA TUTTI, LA COPPIA D'ORO DEL CINEMA TRICOLORE, GIULIO BASE E TIZIANA ROCCA – IL FIUME DI DANARO ALLA COMMEDIA DI PIER FRANCESCO PINGITORE (800MILA EURO), AL BIOPIC SU GIGI D'ALESSIO (UN MILIONE) E AL LEGAL THRILLER CON MANUELA ARCURI - I 140MILA EURO ALLA CINETECA KABUTO CHE SI OCCUPA DI VIDEOGAMES – LA RETROMARCIA (TARDIVA) DI GIULI SULLA BOCCIATURA DEL DOC SU REGENI E LA POLEMICA DELLA SOTTOSEGRETARIA BORGONZONI CHE CHIEDE LE DIMISSIONI DEI RESPONSABILI DELLA VALUTAZIONE...

Giovanna Vitale per “la Repubblica” - Estratti

 

Contrordine Fratelli. A tempo scaduto, la destra fa retromarcia. Sconfessando gli esperti del ministero che hanno giudicato il docufilm su Giulio Regeni indegno di ricevere contributi pubblici. 

federico mollicone

 

Il primo a uscire allo scoperto, di buon mattino, è il meloniano Federico Mollicone:

 

«Figurarsi se non avrei ritenuto meritevole di finanziare un'opera che racconta la storia di un italiano torturato all'estero», si schermisce il presidente della commissione Cultura, principale indiziato dell'epurazione.

 

Nel pomeriggio spetta al ministro Alessandro Giuli, interpellato dal Pd, intervenire in aula dopo giorni di imbarazzato silenzio. Con un discorso che smentisce la commissione da lui stesso nominata: «Non condivido né sul piano ideale né su quello morale» il loro lavoro, che però «non è frutto di una scelta politica», si indigna.

 

La prova? Sta nel fatto che per Tutto il male del mondo «era stata presentata una prima domanda di contributo selettivo nel 2024 e non lo aveva ottenuto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio prevista dal bando». Così come poi accaduto alla «nuova domanda presentata nel 2025».

 

LUCIA BORGONZONI ALESSANDRO GIULI

Un doppio stop «significativo», per Giuli: «Conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico, reiterato nel tempo». Inutile dunque avanzare sospetti: «Il ministero non può intervenire senza violare il principio di terzietà», alza i toni: «Attribuire una volontà di censura è una rappresentazione priva di fondamento: il tragico caso di Giulio Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi». Tanto più che non tutto è perduto: il film potrà sempre ricevere i fondi del tax credit «tuttora in fase di istruttoria». 

 

Un'arrampicata sugli specchi che è piaciuta poco alla sottosegretaria con delega al Cinema Lucia Borgonzoni, decisa ora a cambiare registro: nella prossima riunione con le associazioni del comparto «verrà condivisa una proposta di revisione del sistema delle commissioni, già concordata con il ministro». E non contenta minaccia: «Alla luce di quanto accaduto, ci aspettiamo le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni».

LUCIA BORGONZONI ALESSANDRO GIULI

 

Vuole la testa di chi ha negato i fondi alla pellicola su Regeni, la leghista. E non solo. «Profondamente colpita dalla bocciatura dell'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, uno dei più grandi maestri italiani», sembra invocare un reset totale: «Queste scelte», taglia corto, «non rispecchiano in alcun modo la linea del ministero». 

 

(...)

2 - POLTRONE AI SODALI E FONDI AGLI AMICI LE MANI DI MOLLICONE SUL CINEMA 

Giovanna Vitale per “la Repubblica” - Estratti

 

federico mollicone giulio base (2)

Gli addetti ai lavori lo chiamano "il sistema Mollicone". Dal nome del responsabile cultura di Fratelli d'Italia, presidente dell'omonima commissione alla Camera, che da tre anni ha messo in piedi un poderoso meccanismo per distribuire — attraverso un manipolo di fedeli — prebende e fondi pubblici ad amici e protegé politicamente affini. Primi fra tutti, la coppia d'oro del cinema tricolore: Giulio Base e Tiziana Rocca. 

 

Due gli obiettivi prioritari: promuovere le proprie clientele in un mondo che l'ha sempre tenuto ai margini; sostituire alla presunta egemonia della sinistra quella della destra ora al potere. 

 

Federico Mollicone, classe 1970, figlio di un esponente missino adepto di Ordine nuovo, cresciuto fra i Gabbiani di Colle Oppio frequentati pure dalla futura premier, ha sin da ragazzo un chiodo fisso: occupare la cultura e tutto quel che gli gira attorno. 

 

Avendo mancato per ben due volte il bersaglio grosso — ovvero la poltrona del ministero, destinata prima a Gennaro Sangiuliano e poi ad Alessandro Giuli — ha pensato bene di organizzarsi. Infiltrando i suoi uomini là dove si selezionano film, serie tv, festival, rassegne e premi meritevoli di sovvenzioni statali. Alle cui cerimonie è spesso ospite fisso. Il mezzo prescelto per orientare la narrazione. E far vedere chi conta davvero nel settore, adesso che al governo ci sono loro: i Fratelli. 

 

federico mollicone

Sodali di Mollicone sono diversi "esperti" nominati nella commissione contributi selettivi che ha bocciato il finanziamento al documentario su Giulio Regeni, ma ha riconosciuto un fiume di danaro alla commedia di Pier Francesco Pingitore (800mila euro), al biopic su Gigi D'Alessio (un milione) e al legal thriller con Manuela Arcuri.

 

Lo stesso schema utilizzato nella commissione ministeriale chiamata a decidere quali attività e iniziative di promozione cinematografica devono essere foraggiate. Con metodi non sempre ortodossi. Come dimostra l'ultima graduatoria. Finita al centro di un piccolo giallo utile a svelare il modus operandi della Mollicone band. 

 

(...)

Basta dare una scorsa a chi ne ha beneficiato di più. Intanto Tiziana Rocca, la moglie di Giulio Base, il direttore del Torino Film Festival nonché regista dell'ultima pellicola cara alla destra: Albatross, presentata in pompa magna al cinema Adriano con tutto il gotha di FdI. Ebbene, la nota pr ha incassato dalla commissione promozione quasi mezzo milione. 

 

lucia borgonzoni giulio base

Alla sua Agnus Dei sono stati assegnati 120mila euro per il Filming Italy Los Angeles 2024 nella sezione dedicata all'internazionalizzazione; altri 100mila per il Filming Italy Sardegna 2025, la dotazione più alta delle rassegne; ulteriori 100mila euro per il Producer italian award 2025, nella sezione premi. Cui vanno aggiunti i 130mila euro dati al Taormina Film Festival di cui Rocca è direttrice artistica. 

 

Come non bastasse anche il marito ha ricevuto soldi pubblici: per la rassegna organizzata all'Istituto italiano di Cultura in Spagna, normalmente finanziato dal ministero degli Esteri e ora pure da quello guidato da Giuli, ma solo per pagare il curatore. Chi invece ha fatto un salto enorme è stata la cineteca Kabuto, passata nel giro di un anno da 50mila a 140mila euro, il record della sezione. 

 

Inutile sorprendersi però: i fondatori di questa srl romana che si occupa di videogames sono molto cari a Mollicone. Con la commissione Cultura della Camera hanno in corso un progetto per valorizzare il mondo dei giochi virtuali, applicati al cinema, ovviamente.

pierfrancesco pingitore

 

Per non parlare dei 35mila euro assegnati all'associazione sportiva dilettantistica Puntoevirgola per un festival ai Castelli romani. Della serie: cosa non si fa per gli amici (di Federico e della destra). Specie se i soldi non sono i tuoi, ma quelli dell'erario. 


“NON SAPEVO ESISTESSE IL DOCUMENTARIO SU REGENI, MERITAVA I FINANZIAMENTI. QUESTO È UNO SCANDALO CREATO A TAVOLINO” - IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA, FEDERICO MOLLICONE, PARLA DOPO IL CASO DEI FINANZIAMENTI NEGATI DAL MINISTERO AL DOC SUL RICERCATORE ITALIANO TORTURATO E UCCISO IN EGITTO E RESPINGE LE ACCUSE DI ESSERE L’ISPIRATORE DEL "NO" AI CONTRIBUTI: “HO TROVATO I RETROSCENA FALSI E DIFFAMATORI. DA SEMPRE, CHIEDO GIUSTIZIA E VERITÀ PER REGENI. MI IMPEGNO A ORGANIZZARE UNA PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO ALLA CAMERA. E’ UNA VERGOGNA LA POLEMICA DI QUESTE ORE. VOGLIONO CREARE UN CLIMA DI SOSPETTO, FAR SALTARE IL BANCO E PORTARCI AL VOTO ANTICIPATO...”

Fabrizio Roncone per corriere.it - Estratti

 

Devi sentire Mollicone, telefonagli, mandagli un WhatsApp, fai in modo di stargli addosso, tanto è chiaro che sa, finge di non sapere ma sa, figurati se nella storiaccia dei finanziamenti negati al documentario su Regeni non c’è la mano di Mollicone, che ora, ovvio, cade dalle nuvole e però guarda che quello lo fa sul serio il presidente della commissione Cultura, è uno potente, uno che controlla e muove, decide e incide, mentre magari Fazzolari e Arianna, la sorella di Giorgia, che Giorgia ci perdoni, stanno lì con la testa da un’altra parte, (...)

 

federico mollicone

Va bene: e allora sentiamocelo, Mollicone, mentre il ministro Alessandro Giuli si avvia verso il question time in programma a Montecitorio (...)

 

Mollicone risponde al quinto squillo. Ma risponde. E ha voglia di parlare, precisare, polemizzare (sentite: Mollicone può stare simpatico o antipatico, e forse da un po’ di tempo non piace troppo nemmeno ai suoi, che avevano qualche dubbio nel confermarlo alla guida della commissione Cultura della Camera;

 

però è uno che, a 55 anni, può dirti che in politica se l’è sudata tutta, non gli hanno regalato niente, prima con la militanza giovanile di strada, botte comprese, e poi con il Consiglio comunale di Roma, in Campidoglio, per finire a fare il deputato di destra, (...)

giulio regeni - tutto il male del mondo

 

Una volta, per dire, se la prese con la serie animata britannica Peppa Pig: «Inaccettabile un personaggio con due mamme». Poi finì ospite a La7: «L’utero in affitto è un reato più grave della pedofilia». È così ideologicamente schierato da rivendicare i meriti «democratici» del Msi e, mentre il presidente Sergio Mattarella ricordava le sentenze sulla strage di Bologna, 85 morti, 200 feriti, e «tutta la spietata strategia eversiva neofascista», lui, Mollicone appunto, se ne uscì spiegando che «avendo letto le carte, a me appare invece chiaro come le sentenze siano purtroppo solo un teorema per colpire la destra». Andarono da Giorgia: «Gio’, hai saputo di Mollicone?». Giorgia ruotò, lentamente, la testa: «No, mo’ che ha fatto?»).

 

Le faccio la stessa domanda: stavolta, che ha fatto? «Ho letto i giornali e ho trovato retroscena falsi e diffamatori. Io nemmeno sapevo dell’esistenza di un documentario su Giulio Regeni». Posso essere sincero? «Deve!». Non ci credo. «Scherza, vero? Guardi che io, da sempre, chiedo giustizia e verità per Regeni. E aggiungo: non solo l’opera meritava d’essere finanziata, ma sono pronto a offrire alla famiglia un risarcimento di tipo “istituzionale”. Mi impegno a organizzare una proiezione alla Camera».

 

federico mollicone

Come è stato possibile negare finanziamenti a un documentario su Regeni e accordarne invece a Tony Pappalardo Investigations di Pier Francesco Pingitore? «Allora: premesso che io trovo vergognoso il razzismo culturale che si applica a un maestro come Pingitore, protagonista importante degli ultimi quarant’anni dello spettacolo italiano, può anche darsi che le Commissioni sbaglino valutazioni. No, dico: i finanziamenti furono negati pure al bellissimo film della Cortellesi, C’è ancora domani, che per altro ebbe poi un successo clamoroso nelle sale. E chi era, all’epoca, il ministro della Cultura? Franceschini».

federico mollicone (2)

 

In questa circostanza, però, si sono dimessi due dei quindici esperti incaricati di valutare film e serie tv secondo criteri «di qualità artistica». E uno dei due è Paolo Mereghetti, il più celebre critico cinematografico italiano. «Mi spiace, spero ci ripensino. Anche se mi chiedo: perché si dimettono solo adesso?». Perché, secondo lei? «Purtroppo, ho il timore che tutto questo scandalo sia stato costruito a tavolino».

 

Continui. «Ma certo! Vogliono creare un clima di sospetto. Vogliono far saltare il banco e portarci al voto anticipato... Invece noi finiremo la legislatura e faremo pure una bella legge elettorale. Anzi, le dico di più: io vorrei persino cambiare il meccanismo di queste Commissioni volute da Franceschini, del tutto inadeguate». Senta: ma davvero voi pensate di inoculare nel Paese una nuova egemonia culturale di destra finanziando film che celebrano le imprese di D’Annunzio a Fiume o documentari come Alfredo, il re delle fettuccine?

regeni un giorno in pretura

 

«Noi, a differenza di quanto ha fatto in passato la sinistra, colta in queste ore da crisi isteriche, perché vede sfarinarsi la sua egemonia, cerchiamo solo una sintesi arricchita da culture diverse». Mollicone... «Ãˆ una vergogna la polemica di queste ore!». Mollicone... «E glielo dico io: che sono, notoriamente, un estremista del dialogo».

 


 SOTTO A CHI VOCCA - “MI SONO FERMAMENTE OPPOSTA ALLA BOCCIATURA DEL DOCUMENTARIO SU GIULIO REGENI” – DOPO IL PASSO INDIETRO DEL CRITICO DEL “CORRIERE DELLA SERA”, PAOLO MEREGHETTI, E DELLO STORY EDITOR MASSIMO GALIMBERTI ANCHE LA DIRETTRICE E FONDATRICE DEL "MEDFILM FESTIVAL", GINELLA VOCCA, SI DIMETTE DALLA COMMISSIONE CHE ASSEGNA I CONTRIBUTI SELETTIVI AL CINEMA DEL MINISTERO DELLA CULTURA. LA POLEMICA CON L’ESCLUSIONE DAI FINANZIAMENTI DEL DOC SUL RICERCATORE ITALIANO UCCISO AL CAIRO – “NON E’ STATA L’UNICA VOLTA IN CUI MI SI SONO TROVATA IN DISACCORDO MA…” 

GINELLA VOCCA

(ANSA) - La direttrice e fondatrice del MedFilm Festival, Ginella Vocca ha comunicato con una lettera al ministro della Cultura Alessandro Giuli le sue dimissioni dalla commissione Cinema selettivi del Mic, al centro delle polemiche per l'esclusione dai finanziamenti pubblici del documentario di Simone Manetti, Giulio Regeni - Tutto il male del mondo', sulla vicenda del ricercatore italiano, rapito, torturato e ucciso in Egitto.  "Nella lettera ho ribadito di essermi fermamente opposta alla bocciatura del documentario" commenta Vocca con l'ANSA.

 

Vocca scrive a Giuli di aver "doverosamente atteso il suo intervento in Parlamento, che condivido nella forma e nella sostanza, prima di sciogliere la riserva e dare le dimissioni.  A questo proposito, confermo che mi sono fermamente opposta alla bocciatura del documentario 'Giulio Regeni - Tutto il male del mondo', ne sono testimoni i miei stessi colleghi a cui ho fatto presente per iscritto via email e verbalmente in sede di riunione, quanto potesse essere sbagliato, sotto ogni profilo, bocciare il film".   

 

GINELLA VOCCA 23

Quella "non è stata l'unica volta in cui mi sono trovata in disaccordo - aggiunge - ma è comprensibile in una pluralità di visioni. E dunque ho ritenuto che fosse possibile continuare e provare a far sentire la mia voce dall'interno, difendendo, anche con successo, altri progetti che rischiavano di essere bocciati per motivi che, almeno a me, apparivano incomprensibili. Ho resistito, guidata dal pensiero che mettere in crisi la Commissione, con ancora tutta la Seconda sessione da esaminare, fosse un atto grave e irresponsabile verso le centinaia di operatori del settore in attesa delle nostre delibere.

 

Avevo accettato la nomina perché credo nel valore delle Commissioni e delle scelte selettive, e ho messo al servizio la mia lunga esperienza professionale nell'ambito cinematografico. Auspicando un veloce superamento della crisi - conclude nel testo - ringraziando ancora per la fiducia, rimetto nelle sue mani la mia nomina".   

 

Vocca aggiunge con l'ANSA di restare fiduciosa comunque "che, come è intenzione del ministro, si possa ricostruire il sistema che eroga i fondi in tempi rapidi, per il bene di tutto il settore".

 FONTE: Dagospia








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