Il caso Regeni e le mani di Mollicone sul cinema italiano - Tra il Bianco e il Nero

 

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venerdì 10 aprile 2026

Il caso Regeni e le mani di Mollicone sul cinema italiano

IL CINE-SISTEMA MOLLICONE! LA RETE DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA FEDERICO MOLLICONE CHE HA MESSO IN PIEDI UN MECCANISMO DI PREBENDE E FONDI PUBBLICI AD AMICI E PROTEGÉ POLITICAMENTE AFFINI. PRIMI FRA TUTTI, LA COPPIA D'ORO DEL CINEMA TRICOLORE, GIULIO BASE E TIZIANA ROCCA – IL FIUME DI DANARO ALLA COMMEDIA DI PIER FRANCESCO PINGITORE (800MILA EURO), AL BIOPIC SU GIGI D'ALESSIO (UN MILIONE) E AL LEGAL THRILLER CON MANUELA ARCURI - I 140MILA EURO ALLA CINETECA KABUTO CHE SI OCCUPA DI VIDEOGAMES – LA RETROMARCIA (TARDIVA) DI GIULI SULLA BOCCIATURA DEL DOC SU REGENI E LA POLEMICA DELLA SOTTOSEGRETARIA BORGONZONI CHE CHIEDE LE DIMISSIONI DEI RESPONSABILI DELLA VALUTAZIONE...

Giovanna Vitale per “la Repubblica” - Estratti

 

Contrordine Fratelli. A tempo scaduto, la destra fa retromarcia. Sconfessando gli esperti del ministero che hanno giudicato il docufilm su Giulio Regeni indegno di ricevere contributi pubblici. 

federico mollicone

 

Il primo a uscire allo scoperto, di buon mattino, è il meloniano Federico Mollicone:

 

«Figurarsi se non avrei ritenuto meritevole di finanziare un'opera che racconta la storia di un italiano torturato all'estero», si schermisce il presidente della commissione Cultura, principale indiziato dell'epurazione.

 

Nel pomeriggio spetta al ministro Alessandro Giuli, interpellato dal Pd, intervenire in aula dopo giorni di imbarazzato silenzio. Con un discorso che smentisce la commissione da lui stesso nominata: «Non condivido né sul piano ideale né su quello morale» il loro lavoro, che però «non è frutto di una scelta politica», si indigna.

 

La prova? Sta nel fatto che per Tutto il male del mondo «era stata presentata una prima domanda di contributo selettivo nel 2024 e non lo aveva ottenuto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio prevista dal bando». Così come poi accaduto alla «nuova domanda presentata nel 2025».

 

LUCIA BORGONZONI ALESSANDRO GIULI

Un doppio stop «significativo», per Giuli: «Conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico, reiterato nel tempo». Inutile dunque avanzare sospetti: «Il ministero non può intervenire senza violare il principio di terzietà», alza i toni: «Attribuire una volontà di censura è una rappresentazione priva di fondamento: il tragico caso di Giulio Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi». Tanto più che non tutto è perduto: il film potrà sempre ricevere i fondi del tax credit «tuttora in fase di istruttoria». 

 

Un'arrampicata sugli specchi che è piaciuta poco alla sottosegretaria con delega al Cinema Lucia Borgonzoni, decisa ora a cambiare registro: nella prossima riunione con le associazioni del comparto «verrà condivisa una proposta di revisione del sistema delle commissioni, già concordata con il ministro». E non contenta minaccia: «Alla luce di quanto accaduto, ci aspettiamo le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni».

LUCIA BORGONZONI ALESSANDRO GIULI

 

Vuole la testa di chi ha negato i fondi alla pellicola su Regeni, la leghista. E non solo. «Profondamente colpita dalla bocciatura dell'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, uno dei più grandi maestri italiani», sembra invocare un reset totale: «Queste scelte», taglia corto, «non rispecchiano in alcun modo la linea del ministero». 

 

(...)

2 - POLTRONE AI SODALI E FONDI AGLI AMICI LE MANI DI MOLLICONE SUL CINEMA 

Giovanna Vitale per “la Repubblica” - Estratti

 

federico mollicone giulio base (2)

Gli addetti ai lavori lo chiamano "il sistema Mollicone". Dal nome del responsabile cultura di Fratelli d'Italia, presidente dell'omonima commissione alla Camera, che da tre anni ha messo in piedi un poderoso meccanismo per distribuire — attraverso un manipolo di fedeli — prebende e fondi pubblici ad amici e protegé politicamente affini. Primi fra tutti, la coppia d'oro del cinema tricolore: Giulio Base e Tiziana Rocca. 

 

Due gli obiettivi prioritari: promuovere le proprie clientele in un mondo che l'ha sempre tenuto ai margini; sostituire alla presunta egemonia della sinistra quella della destra ora al potere. 

 

Federico Mollicone, classe 1970, figlio di un esponente missino adepto di Ordine nuovo, cresciuto fra i Gabbiani di Colle Oppio frequentati pure dalla futura premier, ha sin da ragazzo un chiodo fisso: occupare la cultura e tutto quel che gli gira attorno. 

 

Avendo mancato per ben due volte il bersaglio grosso — ovvero la poltrona del ministero, destinata prima a Gennaro Sangiuliano e poi ad Alessandro Giuli — ha pensato bene di organizzarsi. Infiltrando i suoi uomini là dove si selezionano film, serie tv, festival, rassegne e premi meritevoli di sovvenzioni statali. Alle cui cerimonie è spesso ospite fisso. Il mezzo prescelto per orientare la narrazione. E far vedere chi conta davvero nel settore, adesso che al governo ci sono loro: i Fratelli. 

 

federico mollicone

Sodali di Mollicone sono diversi "esperti" nominati nella commissione contributi selettivi che ha bocciato il finanziamento al documentario su Giulio Regeni, ma ha riconosciuto un fiume di danaro alla commedia di Pier Francesco Pingitore (800mila euro), al biopic su Gigi D'Alessio (un milione) e al legal thriller con Manuela Arcuri.

 

Lo stesso schema utilizzato nella commissione ministeriale chiamata a decidere quali attività e iniziative di promozione cinematografica devono essere foraggiate. Con metodi non sempre ortodossi. Come dimostra l'ultima graduatoria. Finita al centro di un piccolo giallo utile a svelare il modus operandi della Mollicone band. 

 

(...)

Basta dare una scorsa a chi ne ha beneficiato di più. Intanto Tiziana Rocca, la moglie di Giulio Base, il direttore del Torino Film Festival nonché regista dell'ultima pellicola cara alla destra: Albatross, presentata in pompa magna al cinema Adriano con tutto il gotha di FdI. Ebbene, la nota pr ha incassato dalla commissione promozione quasi mezzo milione. 

 

lucia borgonzoni giulio base

Alla sua Agnus Dei sono stati assegnati 120mila euro per il Filming Italy Los Angeles 2024 nella sezione dedicata all'internazionalizzazione; altri 100mila per il Filming Italy Sardegna 2025, la dotazione più alta delle rassegne; ulteriori 100mila euro per il Producer italian award 2025, nella sezione premi. Cui vanno aggiunti i 130mila euro dati al Taormina Film Festival di cui Rocca è direttrice artistica. 

 

Come non bastasse anche il marito ha ricevuto soldi pubblici: per la rassegna organizzata all'Istituto italiano di Cultura in Spagna, normalmente finanziato dal ministero degli Esteri e ora pure da quello guidato da Giuli, ma solo per pagare il curatore. Chi invece ha fatto un salto enorme è stata la cineteca Kabuto, passata nel giro di un anno da 50mila a 140mila euro, il record della sezione. 

 

Inutile sorprendersi però: i fondatori di questa srl romana che si occupa di videogames sono molto cari a Mollicone. Con la commissione Cultura della Camera hanno in corso un progetto per valorizzare il mondo dei giochi virtuali, applicati al cinema, ovviamente.

pierfrancesco pingitore

 

Per non parlare dei 35mila euro assegnati all'associazione sportiva dilettantistica Puntoevirgola per un festival ai Castelli romani. Della serie: cosa non si fa per gli amici (di Federico e della destra). Specie se i soldi non sono i tuoi, ma quelli dell'erario. 


“NON SAPEVO ESISTESSE IL DOCUMENTARIO SU REGENI, MERITAVA I FINANZIAMENTI. QUESTO È UNO SCANDALO CREATO A TAVOLINO” - IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA, FEDERICO MOLLICONE, PARLA DOPO IL CASO DEI FINANZIAMENTI NEGATI DAL MINISTERO AL DOC SUL RICERCATORE ITALIANO TORTURATO E UCCISO IN EGITTO E RESPINGE LE ACCUSE DI ESSERE L’ISPIRATORE DEL "NO" AI CONTRIBUTI: “HO TROVATO I RETROSCENA FALSI E DIFFAMATORI. DA SEMPRE, CHIEDO GIUSTIZIA E VERITÀ PER REGENI. MI IMPEGNO A ORGANIZZARE UNA PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO ALLA CAMERA. E’ UNA VERGOGNA LA POLEMICA DI QUESTE ORE. VOGLIONO CREARE UN CLIMA DI SOSPETTO, FAR SALTARE IL BANCO E PORTARCI AL VOTO ANTICIPATO...”

Fabrizio Roncone per corriere.it - Estratti

 

Devi sentire Mollicone, telefonagli, mandagli un WhatsApp, fai in modo di stargli addosso, tanto è chiaro che sa, finge di non sapere ma sa, figurati se nella storiaccia dei finanziamenti negati al documentario su Regeni non c’è la mano di Mollicone, che ora, ovvio, cade dalle nuvole e però guarda che quello lo fa sul serio il presidente della commissione Cultura, è uno potente, uno che controlla e muove, decide e incide, mentre magari Fazzolari e Arianna, la sorella di Giorgia, che Giorgia ci perdoni, stanno lì con la testa da un’altra parte, (...)

 

federico mollicone

Va bene: e allora sentiamocelo, Mollicone, mentre il ministro Alessandro Giuli si avvia verso il question time in programma a Montecitorio (...)

 

Mollicone risponde al quinto squillo. Ma risponde. E ha voglia di parlare, precisare, polemizzare (sentite: Mollicone può stare simpatico o antipatico, e forse da un po’ di tempo non piace troppo nemmeno ai suoi, che avevano qualche dubbio nel confermarlo alla guida della commissione Cultura della Camera;

 

però è uno che, a 55 anni, può dirti che in politica se l’è sudata tutta, non gli hanno regalato niente, prima con la militanza giovanile di strada, botte comprese, e poi con il Consiglio comunale di Roma, in Campidoglio, per finire a fare il deputato di destra, (...)

giulio regeni - tutto il male del mondo

 

Una volta, per dire, se la prese con la serie animata britannica Peppa Pig: «Inaccettabile un personaggio con due mamme». Poi finì ospite a La7: «L’utero in affitto è un reato più grave della pedofilia». È così ideologicamente schierato da rivendicare i meriti «democratici» del Msi e, mentre il presidente Sergio Mattarella ricordava le sentenze sulla strage di Bologna, 85 morti, 200 feriti, e «tutta la spietata strategia eversiva neofascista», lui, Mollicone appunto, se ne uscì spiegando che «avendo letto le carte, a me appare invece chiaro come le sentenze siano purtroppo solo un teorema per colpire la destra». Andarono da Giorgia: «Gio’, hai saputo di Mollicone?». Giorgia ruotò, lentamente, la testa: «No, mo’ che ha fatto?»).

 

Le faccio la stessa domanda: stavolta, che ha fatto? «Ho letto i giornali e ho trovato retroscena falsi e diffamatori. Io nemmeno sapevo dell’esistenza di un documentario su Giulio Regeni». Posso essere sincero? «Deve!». Non ci credo. «Scherza, vero? Guardi che io, da sempre, chiedo giustizia e verità per Regeni. E aggiungo: non solo l’opera meritava d’essere finanziata, ma sono pronto a offrire alla famiglia un risarcimento di tipo “istituzionale”. Mi impegno a organizzare una proiezione alla Camera».

 

federico mollicone

Come è stato possibile negare finanziamenti a un documentario su Regeni e accordarne invece a Tony Pappalardo Investigations di Pier Francesco Pingitore? «Allora: premesso che io trovo vergognoso il razzismo culturale che si applica a un maestro come Pingitore, protagonista importante degli ultimi quarant’anni dello spettacolo italiano, può anche darsi che le Commissioni sbaglino valutazioni. No, dico: i finanziamenti furono negati pure al bellissimo film della Cortellesi, C’è ancora domani, che per altro ebbe poi un successo clamoroso nelle sale. E chi era, all’epoca, il ministro della Cultura? Franceschini».

federico mollicone (2)

 

In questa circostanza, però, si sono dimessi due dei quindici esperti incaricati di valutare film e serie tv secondo criteri «di qualità artistica». E uno dei due è Paolo Mereghetti, il più celebre critico cinematografico italiano. «Mi spiace, spero ci ripensino. Anche se mi chiedo: perché si dimettono solo adesso?». Perché, secondo lei? «Purtroppo, ho il timore che tutto questo scandalo sia stato costruito a tavolino».

 

Continui. «Ma certo! Vogliono creare un clima di sospetto. Vogliono far saltare il banco e portarci al voto anticipato... Invece noi finiremo la legislatura e faremo pure una bella legge elettorale. Anzi, le dico di più: io vorrei persino cambiare il meccanismo di queste Commissioni volute da Franceschini, del tutto inadeguate». Senta: ma davvero voi pensate di inoculare nel Paese una nuova egemonia culturale di destra finanziando film che celebrano le imprese di D’Annunzio a Fiume o documentari come Alfredo, il re delle fettuccine?

regeni un giorno in pretura

 

«Noi, a differenza di quanto ha fatto in passato la sinistra, colta in queste ore da crisi isteriche, perché vede sfarinarsi la sua egemonia, cerchiamo solo una sintesi arricchita da culture diverse». Mollicone... «Ãˆ una vergogna la polemica di queste ore!». Mollicone... «E glielo dico io: che sono, notoriamente, un estremista del dialogo».

 


 SOTTO A CHI VOCCA - “MI SONO FERMAMENTE OPPOSTA ALLA BOCCIATURA DEL DOCUMENTARIO SU GIULIO REGENI” – DOPO IL PASSO INDIETRO DEL CRITICO DEL “CORRIERE DELLA SERA”, PAOLO MEREGHETTI, E DELLO STORY EDITOR MASSIMO GALIMBERTI ANCHE LA DIRETTRICE E FONDATRICE DEL "MEDFILM FESTIVAL", GINELLA VOCCA, SI DIMETTE DALLA COMMISSIONE CHE ASSEGNA I CONTRIBUTI SELETTIVI AL CINEMA DEL MINISTERO DELLA CULTURA. LA POLEMICA CON L’ESCLUSIONE DAI FINANZIAMENTI DEL DOC SUL RICERCATORE ITALIANO UCCISO AL CAIRO – “NON E’ STATA L’UNICA VOLTA IN CUI MI SI SONO TROVATA IN DISACCORDO MA…” 

GINELLA VOCCA

(ANSA) - La direttrice e fondatrice del MedFilm Festival, Ginella Vocca ha comunicato con una lettera al ministro della Cultura Alessandro Giuli le sue dimissioni dalla commissione Cinema selettivi del Mic, al centro delle polemiche per l'esclusione dai finanziamenti pubblici del documentario di Simone Manetti, Giulio Regeni - Tutto il male del mondo', sulla vicenda del ricercatore italiano, rapito, torturato e ucciso in Egitto.  "Nella lettera ho ribadito di essermi fermamente opposta alla bocciatura del documentario" commenta Vocca con l'ANSA.

 

Vocca scrive a Giuli di aver "doverosamente atteso il suo intervento in Parlamento, che condivido nella forma e nella sostanza, prima di sciogliere la riserva e dare le dimissioni.  A questo proposito, confermo che mi sono fermamente opposta alla bocciatura del documentario 'Giulio Regeni - Tutto il male del mondo', ne sono testimoni i miei stessi colleghi a cui ho fatto presente per iscritto via email e verbalmente in sede di riunione, quanto potesse essere sbagliato, sotto ogni profilo, bocciare il film".   

 

GINELLA VOCCA 23

Quella "non è stata l'unica volta in cui mi sono trovata in disaccordo - aggiunge - ma è comprensibile in una pluralità di visioni. E dunque ho ritenuto che fosse possibile continuare e provare a far sentire la mia voce dall'interno, difendendo, anche con successo, altri progetti che rischiavano di essere bocciati per motivi che, almeno a me, apparivano incomprensibili. Ho resistito, guidata dal pensiero che mettere in crisi la Commissione, con ancora tutta la Seconda sessione da esaminare, fosse un atto grave e irresponsabile verso le centinaia di operatori del settore in attesa delle nostre delibere.

 

Avevo accettato la nomina perché credo nel valore delle Commissioni e delle scelte selettive, e ho messo al servizio la mia lunga esperienza professionale nell'ambito cinematografico. Auspicando un veloce superamento della crisi - conclude nel testo - ringraziando ancora per la fiducia, rimetto nelle sue mani la mia nomina".   

 

Vocca aggiunge con l'ANSA di restare fiduciosa comunque "che, come è intenzione del ministro, si possa ricostruire il sistema che eroga i fondi in tempi rapidi, per il bene di tutto il settore".









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