Venezia mal-destra: Veneziani: non doveva licenziare Venezi ma dimettersi il sovrintendente - Tra il Bianco e il Nero

 

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lunedì 4 maggio 2026

Venezia mal-destra: Veneziani: non doveva licenziare Venezi ma dimettersi il sovrintendente

“LA POLITICA ORMAI DA TEMPO SI OCCUPA SOLO DELLA PROPRIA DURATA AL POTERE, PERCIÃ’ FAREBBE BENE A IGNORARE LA CULTURA E NON SBARCARE A VENEZIA MA FERMARSI A MESTRE - ALLA BIENNALE, IL MINISTRO AMICO CHE DIVENTA NEMICO, SU MANDATO DEL GOVERNO AMICO CHE DIVENTA NEMICO, A SUA VOLTA SU MANDATO DELL’EUROPA - ANCHE NELL’ALTRA GUERRA D’INDIPENDENZA, PERDUTA L’ALTRO GIORNO, DA BEATRICE VENEZI, NOMINATA COL PLAUSO DEL GOVERNO E DEFENESTRATA, PRIMA DI INSEDIARSI, COL PLAUSO DEL GOVERNO, A DIMETTERSI AVREBBE DOVUTO ESSERE COLUI CHE L’HA MALAMENTE NOMINATA, E INVECE ORA È LUI STESSO, IL SOVRINTENDENTE, A LICENZIARE LA VENEZI…”

 

Marcello Veneziani per La Verità - Estratti

 

ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO

Venezia è il posto giusto per celebrare la tragedia e il carnevale, la città più fascinosa e tenebrosa del mondo, che odora di mare e di decadenza, di maschere e di tristezza. Morte a Venezia, se volete andare sull’ovvio letterario-cinematografico, tra Thomas Mann e Luchino Visconti.

 

O variante mortifera, la tragedia di Anonimo Veneziano, nel suo cammino a ritroso dal film di Enrico Maria Salerno al libro di Giuseppe Berto. Ad accompagnare la tragica storia, la musica di Alessandro e Benedetto Marcello. O l’accorato Aznavour di Com’è triste Venezia. (…)

 

A Venezia sono state combattute nei mesi scorsi due guerre d’indipendenza: una ancora in corso, alla Biennale con Pietrangelo Buttafuoco che nel nome dell’universalità dell’arte come zona franca rispetto ai conflitti, aveva riammesso i russi nel loro padiglione e dunque nella rassegna (salvo poi interdire i premi a Russia e Israele).

 

PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI

Una guerra logorante, con il ministro amico che diventa nemico, su mandato del governo amico che diventa nemico, a sua volta su mandato dell’Europa e del suo socio onorario Zelenskij.

 

Alla fine l’autonomia della Biennale è stato l’alibi per condannare senza intervenire (...) La Biennale è autonoma, non possiamo farci nulla, però magari se Buttafuoco si dimettesse… È autonoma la Biennale ma noi gli togliamo i soldi, dice la coraggiosa UE col consenso della coraggiosa Italia finto-sovranista. Soldi alle armi, basta con l’arte…

 

BEATRICE VENEZI

È autonomo, non possiamo farci niente, è la stessa parola usata dal governo anche nell’altra guerra d’indipendenza, perduta l’altro giorno, da Beatrice Venezi, nominata col plauso del governo e defenestrata, prima di insediarsi, col plauso del governo.

 

Lo ha deciso il Sovrintendente ma come dice in falsetto il ministro, pure lui è autonomo (tié). Come ricorderete, la Venezi era stata nominata alla guida dell’orchestra della Fenice ed era oggetto di linciaggio da diversi mesi.

 

Non entriamo nel merito della nomina, non abbiamo i titoli per giudicare, dicemmo allora e diciamo ancora; può darsi che il modo di nominarla sia stato scorretto, ma in questo caso a dimettersi avrebbe dovuto essere colui che l’ha malamente nominata, e invece ora è lui stesso, il Sovrintendente, a licenziare la Venezi. (…)

 

Ora, come se volesse lei stessa liberarsi dal linciaggio e dalla graticola al suo avvento sul podio, ha svelato il nepotismo degli orchestrali, con i posti che si tramandano di padre in figlio. Guai a dirlo, sei licenziata. Cioè finalmente libera.

 

colabianchi venezi

In effetti, quando la situazione s’incattivì, era difficile trovare una via d’uscita: se ti dimetti dai ragione a loro, se non lo fai ti renderanno la vita impossibile. Meglio sperare in un incidente e poi dire che è impossibile lavorare, mi boicottano, me ne vado.

 

Ma la provvidenziale polemica a distanza ha prevenuto l’agonia, e lei è stata licenziata col plauso dello stesso governo che l’aveva voluta. Si chiude la storia grottesca, tutti felicemente scontenti, giustizia è sfatta.

 

beatrice venezi giorgia meloni

Resta però di queste due vicende e di una serie di altri fatti e misfatti, nomine e tagli, schermaglie e dimissioni di ministri, giri di sottosegretari, e tante tante polemiche, un solo, preciso responso: l’incompatibilità tra cultura e potere e in particolare tra governo meloniano e cultura.

 

Dove arriva il potere la cultura arretra, perde, si infogna. Dove arriva il potere la qualità, il merito, il talento vengono negati o rinnegati, e così la libertà, la dignità, la coerenza, i valori e i valorosi. Il governo Meloni nella cultura come la fa sbaglia, sbaglia sempre, anche quando non sbaglia (è raro ma succede).

 

Ma facciamo un passo avanti (…) e addentriamoci nel tema di fondo.

 

BEATRICE VENEZI

Sul piano politico, imperversa da anni una disarticolata ma persistente egemonia ideologica in molti ambiti culturali, legata a piccole, livorose sette di sinistra: egemonia non di contenuti ma di contenitori, non di idee ma di veti, non di intelligenze ma di satrapie e giannizzeri.

 

E dall’altra parte, assistiamo al fallimento vistoso di una contro-egemonia culturale governativa, che dicono di destra ma che è più corretto ormai definire solo meloniana perché non ci sono connotazioni culturali, ideali di alcun tipo ma solo affiliazioni, calcoli e vincoli tribali.

ovazione alla teatro fenice di venezia per il siluramento di beatrice venezi

 

Un fallimento su tutte le ruote: nella scelta degli uomini, nella difesa dei medesimi, nel comportamento di molti dei nominati, nella loro propensione a compiacere gli avversari per garantirsi la sopravvivenza; nell’assenza di strategia, di contenuti e di profilo culturale.

 

Un disastro su tutta la linea. Conoscendo l’ignoranza, l’incompetenza, l’incapacità di sostenere una linea, una nomina, una decorosa coerenza, ripeto il consiglio dato tempo fa: fate come i democristiani, lasciate il campo, non è cosa vostra, occupatevi dei margini, delle bucce, non della polpa, mai dei contenuti e dei criteri di selezione.

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco

 

Non nominate nessuno invano, perché di solito sbagliate, e poi non siete in grado di difenderlo né di adottare una strategia culturale; anzi, i primi a farli pentire di aver accettato e magari richiesto la nomina, sono proprio coloro che li hanno nominati. Il disastro si estende dalla cultura alla comunicazione, include la Rai.

 

(…) La politica ormai da tempo si è separata dalle idee, dalla storia, dal futuro e gestisce solo il presente occupandosi solo della propria durata al potere, perciò farebbe bene a ignorare la cultura, starne alla larga e non sbarcare a Venezia ma fermarsi a Mestre. Cosa dovrebbe fare invece la cultura, cioè gli artisti, gli scrittori, gli intellettuali, a partire da quelli ancora targati?

brugnaro colabianchi

 

Starne alla larga pure loro. Se decidi di sporcarti pur di incidere, fare qualcosa, lasciare un segno, stai sicuro che il segno non te lo fanno lasciare, e ti resta solo lo sporco. Allora cosa puoi fare? Metterti all’opera, dimostra lì il tuo talento e la tua voglia operosa, anche perché di quel che fai nel tuo campo ne rispondi solo tu, non puoi accampare pretesti o alibi.

 

pietrangelo buttafuoco beatrice venezi






Se sei scrittore scrivi, se sei pensatore pensi, se sei artista dipingi, reciti, suoni. Mi rendo conto che è un po’ più difficile per un direttore d’orchestra mettersi in proprio e fare orchestra e coro da solo. Ma in generale realizzate le vostre opere, lasciate stare i posti di comando.

 

E se vi imbattete nel potere? Non fate come Platone, Aristotele, Virgilio, Seneca, non mettetevi al suo servizio. Fate piuttosto come Diogene che davanti ad Alessandro Magno che si parava davanti a lui, chiedendogli cosa potesse fare per lui, rispose semplicemente “Scostati dal sole”. Levati di mezzo per non dire peggio (…). Passate al bosco, come Jünger, navigate in mare, scegliete l’aria aperta, la luce, il mondo, la natura. Il potere non è cosa vostra, e solo in ciò che realizzerete nel vostro campo “si parrà la vostra nobiltate” (si misurerà il vostro talento). Alla larga.


La Venezi da direttrice non avrebbe diretto i primi concerti della Fenice


"BEATRICE VENEZI NON AVREBBE DIRETTO NEANCHE IL CONCERTO DI CAPODANNO. AVEVA ALTRI IMPEGNI. UN VEGLIONE?" - L'IRONIA DI ALBERTO MATTIOLI SULLA BACCHETTA NERA MELONIANA SILURATA DAL RUOLO DI DIRETTRICE MUSICALE DELLA FENICE CHE NON AVREBBE DIRETTO NÉ L'INAUGURAZIONE STAGIONALE CON FEDORA E NEMMENO IL CONCERTO DI CAPODANNO – MATTIOLI: “COME HA COMUNICATO COLABIANCHI CON IL CONSUETO SPREZZO DEL RIDICOLO, VENEZI AVEVA ALTRI IMPEGNI. QUALI, NON È DATO CAPIRE VISTO CHE..." - VIDEO

Alberto Mattioli per “la Stampa” - Estratti

 

BEATRICE VENEZI

 

(…) per il momento si suppone che Colabianchi non voglia nominare un altro direttore musicale. Intanto, bisogna sostituire la bacchetta nera nelle serate che avrebbe dovuto dirigere. Il suo mandato teoricamente sarebbe iniziato nel prossimo ottobre ma nel programma della Fenice, che non è ancora stato presentato, pare che non comparisse fino al nuovo anno.

 

Curiosamente, Venezi non avrebbe diretto né l'inaugurazione stagionale con Fedora e nemmeno il Concerto di Capodanno, massimo momento di visibilità mediatica della Fenice, poiché, come ha comunicato Colabianchi con il consueto sprezzo del ridicolo, aveva altri impegni. Quali, non è dato capire: un veglione, magari, dato che della direttrice non si trovano tracce in altri cartelloni, almeno in quelli importanti.

 

Resta quindi il problema di sostituirla per i due titoli d'opera dove (forse) sarebbe salita sul podio, Adriana Lecouvreur e Carmen. Non dovrebbe essere un problema. 

Le maestranze della Fenice non mollano: via anche il sovrintendente


“COLABIANCHI SI DEVE DIMETTERE” – DOPO IL LICENZIAMENTO DI BEATRICE VENEZI, GLI ORCHESTRALI NON REVOCANO LA PROTESTA E METTONO NEL MIRINO IL SOVRINTENDENTE CHE FINO A POCO TEMPO FA SI ERA RIFIUTATO DI DISCUTERE CON LE RAPPRESENTANZE SINDACALI COME FORMA DI "RITORSIONE" PER LE MANIFESTAZIONI DI DISSENSO - DECISIVE SARANNO LE ELEZIONI COMUNALI: SE VINCERÀ IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA, IL PD ANDREA MARTELLA, DATO IN VANTAGGIO DAI SONDAGGI, IL NUOVO SINDACO DIVENTERÀ PER STATUTO PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE LA FENICE E PUÃ’ INDICARE UN NUOVO SOVRINTENDENTE…

 

colabianchi venezi

Lo stato di agitazione degli orchestrali della Fenice è confermato, e con questa anche la sfiducia nei confronti del sovrintendente Nicola Colabianchi. Le lavoratrici e i lavoratori della fondazione continuano a pretendere quindi le sue dimissioni, anche perché il caso Beatrice Venezi porta formalmente la sua firma, e pazienza se era stato imbeccato dalla politica (per l'esattezza: da FdI).

 

La questione insomma non è chiusa così, con il giubilo degli orchestrali per il contratto stracciato alla direttrice, domenica scorsa. Il prossimo passaggio è semplice: le elezioni comunali.

 

Il sit-in alla Fenice contro il sovrintendente Colabianchi

Se vincerà il candidato del centrosinistra, il pd Andrea Martella, il prossimo 24 e 25 maggio, il nuovo sindaco diventerà per statuto presidente della Fondazione Teatro La Fenice e volendo può indicare un'altra persona. Oggi il candidato progressista, dato in vantaggio da tutti i sondaggi, non calca la mano ma in campagna elettorale ha detto una cosa semplice: «La Fenice è l'emblema di un metodo di governo arrogante».

 

Colabianchi ha sì stracciato il contratto a Venezi dopo le sue indifendibili accuse contro i propri futuri colleghi, ipotecando ogni possibile collaborazione, ma fino a poco tempo fa si era rifiutato di discutere di pianta organica con le rappresentanze sindacali come forma di "ritorsione" contro le proteste che hanno infiammato la città e non solo. Cose che non si dimenticano e che non sarà facile cancellare.

 

contestazione a nicola colabianchi la fenice

(…) La musicista «Ã¨ una grande artista ha dovuto lasciare per un pregiudizio ideologico», dice Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario a Palazzo Chigi con delega all'attuazione del programma. Il sovrintendente del Teatro «ha agito in autonomia», ha precisato Fazzolari. Per Salvatore Deidda (FdI) «vedere gli orchestrali festeggiare dimostra quanto pregiudizio ci fosse e questo apre a un pessimo precedente: chiunque non si pieghi alla sinistra avrà questo trattamento».

 

Avvalorando quindi la tesi — il dato di fatto — che Venezi fosse espressione della destra. Per la deputata dem in commissione Cultura Irene Manzi, il tutto è invece «frutto di una gestione della cultura da parte della destra che sta producendo effetti dannosi diffusi.

 

Le istituzioni culturali vengono caricate dei costi di una politica miope e irresponsabile, che considera la cultura come terreno di occupazione anziché come patrimonio da tutelare e valorizzare. Una volta chiariti tutti gli sviluppi della vicenda, chiederemo in Parlamento di fare piena luce sugli eventuali costi che il caso Venezi avrà determinato per le casse dello Stato italiano».

Il lamento di Beatrice Venezi: mi hanno bullizzato. Poverina!


“BEATROCE” VENEZI, FACCE RIDE: “MI SONO SENTITA BULLIZZATA, IO SGRADITA ALLA CASTA” – LA "BACCHETTA NERA" MELONIANA, DOPO IL LICENZIAMENTO DA PARTE DEL TEATRO LA FENICE, SI DIFENDE: “HO SAPUTO DEL MIO ALLONTANAMENTO DAI MEDIA, SONO STATE TRAVISATE LE MIE PAROLE MA RISPONDERÃ’”. LA EX DIRETTRICE MUSICALE DEL TEATRO VENEZIANO AVEVA ACCUSATO L’ORCHESTRA DELLA FENICE “DOVE LE POSIZIONI SI TRAMANDANO PRATICAMENTE DI PADRE IN FIGLIO” - PALAZZO CHIGI SMENTISCE L’INTERVENTO DELLA PREMIER E FA SAPERE CHE IL GOVERNO “NON INTENDE AVERE ALCUNA FACOLTÀ DI CONDIZIONAMENTO” – I LAVORATORI DEL TEATRO METTONO NEL MIRINO IL SOVRINTENDENTE COLABIANCHI CHE SI ERA ACCOLLATO LA NOMINA DI VENEZI…

 

Matteo Pucciarelli per repubblica.it - Estratti

 

La notizia l’ha avuta dai mezzi di informazione. Non in una lettera formale, non in una telefonata del sovrintendente, e si è per di più sentita «bullizzata». Beatrice Venezi ha saputo così che la Fondazione Teatro La Fenice aveva deciso di «annullare tutte le collaborazioni future con il maestro».

beatrice venezi giorgia meloni

 

E la sua nota del giorno dopo è carica di risentimento. Solo dopo averlo scoperto altrove, quindi, è arrivata «una lettera formale di risoluzione della nomina». E sul punto si astiene, dice, «da ogni commento sull’eleganza della forma».

 

È questo l’epitaffio di una storia annunciata e mai nata del tutto: sette mesi di polemiche, scioperi, sfiducie, articoli su giornali italiani e stranieri, e alla fine il sipario cala. Non durante uno spettacolo, ma tra gli applausi festanti degli orchestrali che hanno appreso la notizia durante il Lohengrin di Wagner, due giorni fa.

 

Un disastro comunicativo per Venezi e per chi l’aveva sponsorizzata e imposta con la forza al teatro veneziano, cioè il centrodestra a trazione FdI.

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa

 

Comunque, la versione di Venezi parte dalla rivendicazione dell’innocenza: le sue parole al quotidiano argentino La Nación, quelle che hanno scatenato la reazione finale del sovrintendente Nicola Colabianchi, «avrebbero dovuto essere lette nel contesto dell’intervista e non distorte e strumentalizzate». Una «idea specifica e circostanziata», sostiene, «che non poteva essere travisata». Eppure quelle parole erano parse abbastanza inequivocabili: parlando dell’orchestra della Fenice, Venezi aveva detto di non avere padrini, a differenza di un’orchestra «dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio».

 

Ovvero: i suoi futuri colleghi descritti come dei raccomandati. «Il mio — aggiunge — è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla Casta».

 

La “Casta” di destra al governo, però, era stata la sua primissima sponsor.

 

BEATRICE VENEZI AL TEATRO COLON DI BUENOS AIRES

Dall’altra parte del campo, anche Colabianchi — che l’ha difesa a spada tratta per mesi, beccandosi per questo anche la sfiducia degli orchestrali — non usa giri di parole. Tagliarla «mi è costato, ovviamente, perché non era previsto», ammette in un’intervista alla Tgr Rai Veneto. Aveva già tollerato molto, lascia intendere. Poi sono arrivate le dichiarazioni al giornale argentino, e quelle «non potevo pensare che volesse reiterare». Risultato: «Una decisione definitiva». La motivazione ufficiale della Fondazione è che Venezi ha fatto «dichiarazioni lesive della dignità dell’istituzione» e che questo «non era più tollerabile».

 

Da Palazzo Chigi si fa sapere che il governo «non avrebbe potuto avere e in generale non intende avere alcuna facoltà di condizionamento» nella scelta di toglierle la futura direzione musicale della Fenice, c’è comunque il ministro della Cultura Alessandro Giuli che parla di «un atto insindacabile», quello di Colabianchi, pur condiviso appieno» da lui. 

NICOLA COLABIANCHI

 

(...)

La storia non finirà qui, comunque. Al di là delle polemiche tra Venezi e Colabianchi, i lavoratori del teatro stanno organizzando la loro assemblea generale per capire se andare avanti con le proteste, con nel mirino proprio il ruolo del sovrintende che si era accollato la nomina della maestro Venezi.


Venezi sacrificata all'altare delle elezioni comunali a Venezia


VENEZIA È FATALE PER L’ARMATA BRANCA-MELONI – COME DAGO-DIXIT, LA DECISIONE DI SILURARE BEATRICE VENEZI DALLA FENICE È PIÙ POLITICA CHE MUSICALE. A INFLUIRE CI SONO I SONDAGGI HORROR SULLE COMUNALI IN LAGUNA: IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA, ANDREA MARTELLA, SAREBBE AVANTI SU SIMONE VENTURINI, ASSESSORE DELLA GIUNTA BRUGNARO. LO SCAZZO SULLA FENICE POTREBBE COSTARE FINO A 4-5 PUNTI PERCENTUALI, FORSE DECISIVI – VENEZIA È ANCHE LA CITTÀ DEL MINISTRO CARLO NORDIO, PROTAGONISTA DEL PASTROCCHIO SULLA GRAZIA A NICOLE MINETTI (E VENEZIA È LA “CAPITALE” DELL’IMPERO DI ARRIGO CIPRIANI, PATRON DELL’HARRY’S BAR, PADRE DEL COMPAGNO DELL’EX IGIENISTA DENTALE)

https://www.dagospia.com/politica/flash-come-si-e-arrivati-licenziamento-beatrice-venezi-c-e-ragione-piu-472316


 

FATTORE VENEZI SUL VOTO: MELONI TEME DI PERDERE LE COMUNALI

Estratto dell’articolo di Gianluca Roselli per “il Fatto quotidiano”

 

giorgia meloni beatrice venezi

Dopo Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè, ecco un’altra vittima sacrificale di Giorgia Meloni, che dopo la sconfitta referendaria aveva detto chiaramente di non “non voler difendere più nessuno” e di non mettere più “la mia faccia come scudo per gli errori degli altri”. Chi sbaglia, paga.

 

E ora a pagare è Beatrice Venezi, il cui licenziamento, anche se è opera del sovrintendente Nicola Colabianchi, porta nette le impronte digitali di Palazzo Chigi, nonostante la premier ieri con una nota si sia affrettata a sottolineare che “il presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo sul tema e quindi non avrebbe potuto dare alcun via libera”.

 

carlo nordio beve uno spritz

[…] MA LA QUESTIONE, dicono le voci in arrivo dal centrodestra, ha una valenza anche più biecamente elettorale. Il 25 e 26 maggio nella Serenissima si vota per il sindaco, dopo il decennio targato Luigi Brugnaro, altro strenuo difensore della direttrice d’orchestra. E stavolta il centrodestra potrebbe perdere.

 

Secondo i sondaggi, è favorito di qualche punto (48% contro 42%) l’ex senatore del Pd Andrea Martella su Simone Venturini, assessore della giunta Brugnaro. Il caso Venezi in città stava terremotando anche il centrodestra e, secondo alcune rilevazioni riservate visionate a Via della Scrofa, poteva costare a Venturini fino a 4-5 punti percentuali. Forse decisivi, dato che la partita è ancora apertissima.

 

beatrice venezi 10

Tra l’altro i due aspiranti sindaci ieri si sono scontrati proprio sul caso Venezi. “Se Venturini era contrario alla sua designazione avrebbe dovuto dirlo prima, invece di condividere tutte le scelte di governo e sindaco”, l’attacco del candidato dem. “Martella dà lezioni di coraggio, ma nei suoi tanti anni in Parlamento cosa ha fatto mai per La Fenice?”, la replica di Venturini. […]

lancio di volantini contro la nomina di beatrice venezi - teatro la fenice di venezia - 20 novembre 2025
beatrice venezi 6beatrice venezi 13

Per chiudere in bellezza con la Fenice, tutti gli impicci di Venezi

COME E’ TRISTE VENEZI! LE IMPROVVIDE PAROLE SULL’ORCHESTRA DELLA FENICE DI “BEATROCE” VENEZI CHIUDONO UNA VICENDA INSOSTENIBILE PER LA BACCHETTA NERA MELONIANA TANTO CHE QUALCUNO PENSA CHE SIANO STATE VOLUTE PER DETERMINARE IL DIVORZIO DAL TEATRO VENEZIANO (LEI AVEVA GIÀ FATTO SAPERE CHE NON AVREBBE GUIDATO IL CONCERTO DI CAPODANNO, EVENTO CLOU MUSICALE A LIVELLO INTERNAZIONALE “PER ALTRI IMPEGNI”!) - IL PAPÀ CANDIDATO PER FORZA NUOVA, LA PUBBLICITÀ DEL BIOSCALIN, LA POLTRONA DA CONSIGLIERA AL MINISTERO DELLA CULTURA, LE CONTESTAZIONI E GLI SCIOPERI, LA VITA SOPRA LO SPARTITO DEL “DIRETTORE” D’ORCHESTRA CARO A GIORGIA MELONI E SIMBOLO DELLA NUOVA “EGGGEMONIA DE’DESTRA

1 - LA FENICE LICENZIA VENEZI 

Estratto dell’articolo di Matteo Pucciarelli per “la Repubblica” 

 

beatrice venezi giorgia meloni

[…] Le improvvide parole di Venezi sono state dunque la classica goccia, talmente scomposte che c'è chi addirittura nel dietro le quinte sostiene che siano state volute per chiudere una faccenda che, per lei stessa, stava diventando complicatissima sul piano professionale. Per dire: la direttrice aveva già fatto sapere che non avrebbe guidato il concerto di Capodanno, evento clou musicale a livello internazionale, per "altri impegni".

 

Un po' come saltare la finale di Champions con la fascia di capitano addosso causa, appunto, altre cose da fare. «Il fatto che non sia stata lei a fare un doveroso passo indietro - chiosa la rossoverde Elisabetta Piccolotti (Avs) - è la prova del nove che era del tutto inadeguata a quel ruolo». 

 

2 - SHOW, POLTRONE E POLEMICHE LA VITA SOPRA LO SPARTITO DELLA MUSICISTA CARA A MELONI 

Concetto Vecchio per “la Repubblica” - Estratti

giorgia meloni beatrice venezi

 

Chiamatemi direttore!» Giovane, brillante, energica, la direttrice d'orchestra Beatrice Venezi, 36 anni, è stata per le sorelle Meloni una delle bandiere della nuova egemonia culturale di destra. Il volto di una nuova Italia. Si faceva chiamare pure direttore, al maschile, come Giorgia. E il padre, Gabriele Venezi, immobiliarista, si era candidato con i neofascisti di Forza Nuova, a sindaco di Lucca, nel 2007: più nero di così. E lei si diceva tutta «Dio, patria e famiglia». 

 

Cosa chiedere di più? 

Ecco allora per lei la nomina a direttrice musicale della Fenice di Venezia, uno dei teatri lirici più prestigiosi al mondo, nonostante nell'ambiente dicessero che la politica avesse prevalso sul talento, e che era stata messa, con decorrenza ottobre 2026, alla testa di un'orchestra che non aveva mai diretto: un unicum.

 

colabianchi venezi la fenice

E quando gli orchestrali sono insorti - erano già insorti quelli del Politeama di Palermo, dove aveva diretto un concerto - Federico Mollicone, il capo della cultura di Fratelli d'Italia, uno dei suoi sostenitori insieme agli architetti della nomina, il ministro Gianmarco Mazzi e il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, accusò «i soliti circoletti di sinistra». Te pareva. «L'hanno addirittura accusata di essere bella!», aggiunse. 

 

Bacchetta nera, l'ha chiamata in questi mesi convulsi Dagospia. Beatrice Venezi del resto non ha mai fatto niente per nascondere la propria fede. Era alla convention dei meloniani a Milano, nel maggio del 2022, quando si capì che Giorgia Meloni avrebbe vinto le elezioni.

 

beatrice venezi bioscalin 357271

A lungo la leader pensò di candidarla in Parlamento. Portarla nel governo. Poi il ministro Gennaro Sangiuliano la scelse con gran fanfara di superlativi come consulente, col compito di trovare talenti. Un anno dopo - ironia della sorte - Maria Rosaria Boccia, allora amica di Sangiuliano e aspirante consigliera, sostenne che aveva fatto pochino. Venezi minacciò querele. Vai a sapere! 

 

Si concentri sul talento, dimostri sul campo di essere brava, le consigliò su questo giornale Michele Serra, e lei era tutta miele per «Giorgia»: «Una donna che ha fatto la storia!».

 

A Francesco Regatelli della Stampa confessò di trovare «nella destra attuale un'attenzione forte verso i temi a me cari». E intanto gli italiani la vedevano nella pubblicità del Bioscalin, dove diceva: «La forza crea bellezza». E Virginia Raffaele in Colpo di luna la imitava, con le caratteristiche amate a destra: diretta, decisa, carica di ambizione. La destra che si fa Stato. 

 

Nello slancio della popolarità si è persino permessa di dare un consiglio a Meloni: «Dovrebbe solo sorridere un po' di più». 

 

beatrice venezi bioscalin 357271 2

A Venezia ha subito avuto tutti contro: i tecnici, gli artisti, i membri del coro, quelli dell'orchestra. Le contestavano il curriculum. La mancanza di trasparenza nella nomina. Chiedendo le dimissioni di colui che formalmente l'aveva nominata, il sovrintendente Nicola Colabianchi. Ci sono stati scioperi. È saltata la prima dell'opera Wozzeck. 

 

Lancio di volantini prima di uno spettacolo: «La musica non ha colore, non ha genere, non ha età: la musica è arte, non intrattenimento». Per il seguitissimo concerto di Capodanno, trasmesso dalla Rai, i lavoratori hanno deciso di protestare indossando una spilletta dorata.

 

Che è diventata subito ricercatissima. Ristampata in tremila copie. Venezi invece di tendere la mano, usare un po' di diplomazia, aveva commentato con sarcasmo, sostenendo di avere avuto così tanto da fare, da non avere nemmeno colto le proteste. In questi mesi in sua difesa è sceso in campo anche il padre, che oggi è direttore editoriale di un giornale online, Lucca Times, che le ha dedicato un articolo dal titolo: «Una favola italiana». 

 

 

orchestrali della fenice protestano a venezia

(…) Non ne avrà l'occasione. Del resto si può guidare un gruppo di lavoro accusato di essere composto da figli di papà come ha avuto l'ardire di dire al quotidiano argentino La Nacion? (Si trova lì, per lavoro). Non si era mai visto, no? E alla fine questa incontinenza verbale, un mix di sfrontatezza ed anarchismo, le è stata fatale. È stato persino troppo per il governo. E quindi il giro dell'oca alla ricerca di interpreti per sancire una volta per tutte la famosa egemonia culturale può ricominciare daccapo. Per fortuna la legislatura volge al termine. 


Fenice, Colabianchi getta in pasto ai sindacati la direttrice Venezi


UNA FINE "BEATROCE" – IL TEATRO "LA FENICE" DI VENEZIA ANNULLA LA COLLABORAZIONE CON BEATRICE VENEZI - A SILURARE LA “BACCHETTA NERA MELONIANA” E' LO STESSO SOVRINTENDENTE NICOLA COLABIANCHI CHE L'HA NOMINATA DIRETTRICE DEL TEATRO (NOMINA PER LA QUALE E' STATO PIU' VOLTE INVITATO A DIMETTERSI) – IL COMUNICATO: "LA DECISIONE È MATURATA ANCHE A SEGUITO DELLE REITERATE E GRAVI DICHIARAZIONI PUBBLICHE DEL MAESTRO, OFFENSIVE E LESIVE DEL VALORE ARTISTICO E PROFESSIONALE DELLA FONDAZIONE TEATRO LA FENICE E DELLA SUA ORCHESTRA" - LA VENEZI PAGA CARO LA SPARATA SULL'ORCHESTRA "NELLA QUALE I POSTI SI PASSANO PRATICAMENTE DI PADRE IN FIGLIO”

 

beatrice venezi

(ANSA) - "La Fondazione Teatro La Fenice, per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica di aver deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi". Si legge in una nota della Fondazione.

 

"La decisione - si spiega - è maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra. Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d'Orchestra".

 

"La Fondazione Teatro La Fenice - conclude la nota - ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull'eccellenza artistica".   

 

beatrice venezi giorgia meloni

La decisione arriva a seguito delle dichiarazioni di Beatrice Venezi in un'intervista rilasciata nei giorni al quotidiano argentino La Naciòn. "Io non ho padrini - aveva detto -, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un'orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio". Un'affermazione dalla quale già ieri aveva preso le distanze il sovrintendente Nicola Colabianchi, affermando di non condividerla e sottolineando "l'ottima qualità" dell'orchestra.

 

GIULI, 'PIENA FIDUCIA AL SOVRINTENDENTE DELLA FENICE'

Ministro "prende atto della decisione, assunta in autonomia", ora "stop a tensioni"

(ANSA) - ROMA, 26 APR - Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, "prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia". Si legge in una nota, dopo l'annuncio del sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia di annullare tutte le collaborazioni con Beatrice Venezi. "Con l'auspicio che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d'ogni ordine e grado; nell'interesse del Teatro e della città di Venezia", aggiunge Giuli.

 


I lavoratori della Fenice "sfiduciano" la direttrice Venezi

La RSU del Gran Teatro La Fenice, a nome di tutte le sue lavoratrici e i suoi lavoratori, esprime profonda costernazione e amarezza per le dichiarazioni rilasciate da Beatrice Venezi in un’intervista al quotidiano argentino La Nación pubblicata il 23 Aprile us, secondo cui i posti nell’orchestra veneziana si tramanderebbero “di padre in figlio”.

Si tratta di affermazioni gravi, false e offensive, che ledono la professionalità, il merito e la dignità delle Professoresse e dei Professori d'orchestra della Fenice, professionisti di altissimo livello selezionati esclusivamente attraverso concorsi pubblici internazionali basati sul talento e sul rigore procedurale. Offendere i lavoratori e il pubblico del Teatro non è solo un atto di scortesia istituzionale, ma un attacco diretto all'identità stessa della nostra Fondazione.

Riteniamo che simili dichiarazioni siano incompatibili con le condizioni necessarie per costruire un rapporto di fiducia e una collaborazione artistica proficua. La direzione d'orchestra e di coro non può prescindere dal mutuo rispetto e da un clima di armonia professionale che le parole della Maestra Venezi hanno pesantemente e unilateralmente compromesso.

Alla luce di quanto accaduto, sentiamo il dovere di evidenziare che la sua presenza sul nostro podio avverrebbe in un contesto di profonda tensione e sfiducia. È necessario che la Maestra e la Direzione prendano atto che non sussistono più i presupposti per un rapporto di collaborazione disteso e fecondo. Senza il rispetto per chi il Teatro lo vive e lo onora ogni giorno con il proprio lavoro, viene meno la base stessa di ogni produzione artistica d'eccellenza.

La RSU del Gran Teatro La Fenice di Venezia


“COLABIANCHI DIMETTITI!” – CONTINUANO LE PROTESTE DEL PUBBLICO DEL TEATRO LA FENICE DI VENEZIA CONTRO IL SOVRINTENDENTE NICOLA COLABIANCHI, CHE HA NOMINATO LA "BACCHETTA NERA" BEATRICE VENEZI A DIRETTRICE DEL TEATRO VENEZIANO – COLABIANCHI ERA STATO OGGETTO DI UNA CONTESTAZIONE DURANTE IL CONCERTO DEL VENERDI' SANTO, CON GLI SPETTATORI CHE HANNO INVOCATO LE SUE DIMISSIONI E LANCIATO VOLANTINI DAI PALCHI... - VIDE

 

Da www.repubblica.it 

 

Dopo il coro di proteste del pubblico, con lancio di volantini dai palchi, che aveva preceduto il Concerto del Venerdì santo alla Fenice di Venezia, il sovrintendente del Teatro Nicola Colabianchi è stato nuovamente il bersaglio di una contestazione. Poco prima dell’inizio del concerto di stasera, 24 aprile

 



“COLABIANCHI DIMETTITI!”. E LA FENICE SI TRASFORMA IN UNA BOLGIA: VIDEO! POCO PRIMA DELL’INIZIO DEL CONCERTO DEL VENERDÃŒ SANTO GLI SPETTATORI DEL TEATRO VENEZIANO HANNO CHIESTO IN CORO LE DIMISSIONI DEL SOVRINTENDENTE CHE HA NOMINATO LA BACCHETTA NERA MELONIANA BEATRICE VENEZI DIRETTRICE MUSICALE DELLA FENICE – C’È STATO ANCHE UN LANCIO DI VOLANTINI DAI PALCHI – A ORGANIZZARE LA CONTESTAZIONE IL COMITATO FENICE VIVA: “L’AZIONE ARROGANTE E AUTORITARIA DEL SOVRINTENDENTE STA COMPROMETTENDO IL TEATRO” - DA FINE SETTEMBRE, QUANDO AVVENNE LA DESIGNAZIONE DI VENEZI DA PARTE DEL SOVRINTENDENTE, LE MAESTRANZE DEL TEATRO, CON GLI ORCHESTRALI IN TESTA, HANNO INDETTO LO STATO DI AGITAZIONE… - VIDEO

 

 Un coro di proteste del pubblico, con lancio di volantini dai palchi, ha preceduto il Concerto del Venerdì santo alla Fenice di Venezia. A organizzare la contestazione contro il sovrintendente del Teatro, Nicola Colabianchi, presente in sala, è stato il Comitato Fenice Viva, composto da storici abbonati e spettatori abituali del teatro veneziano.

  

Il comitato è nato nel settembre scorso a sostegno della mobilitazione dell’Orchestra e del Coro che non hanno condiviso la scelta di Colabianchi di nominare Beatrice Venezi alla direzione musicale della Fenice — a partire dal prossimo ottobre — non ritenendo il suo curriculum all’altezza del prestigio dell’istituzione.

 

Il concerto del Venerdì santo prevedeva brani di Vivaldi, Lotti e Pergolesi diretti dal maestro Michael Hofstetter, al debutto alla guida dell’Orchestra e del Coro con la partecipazione del soprano Giulia Bolcato e del contralto Teresa Iervolino.

 

contestazione a nicola colabianchi la fenice

L’ingresso degli orchestrali sul palco è stato accolto da una lunga ovazione ma, subito dopo, il silenzio nella sala gremita è stato interrotto dall’urlo di uno spettatore che ha invocato le dimissioni del sovrintendente. Alla protesta si è rapidamente unita gran parte della platea, tra applausi di sostegno e il lancio di volantini dai palchi, mentre gli orchestrali e il Coro sono rimasti immobili. Prima il grido isolato “Colabianchi dimettiti!”, poi un coro sempre più compatto, scandito a ritmo di battimani: “Dimissioni! Dimissioni!”.

 

 

 

contestazione a nicola colabianchi la fenice

Già fuori dal teatro, i sostenitori del Comitato Fenice Viva avevano distribuito volantini in cui si leggeva: “L’azione arrogante e autoritaria del sovrintendente sta compromettendo la Fenice. Continueremo a difendere il nostro teatro. Chiediamo le dimissioni di Nicola Colabianchi”. È la prima volta che il pubblico della Fenice chiede esplicitamente le dimissioni del sovrintendente prima di un concerto (...)

 

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa


Da fine settembre, quando avvenne la designazione di Venezi da parte del sovrintendente, le maestranze del teatro, con gli orchestrali in testa, hanno indetto lo stato di agitazione con proteste, volantinaggi, assemblee, cortei, scioperi.

 

I lavoratori della Fenice, come hanno ripetuto più volte le organizzazioni sindacali e la Rsu, non contestano la persona della 36enne direttrice d’orchestra ma il suo curriculum giudicato non all’altezza e respingono le implicazioni politiche che tale nomina comporterebbe. Ora, nel braccio di ferro, si è schierato anche una parte degli abbonati.



30 novembre 2025

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÃ’ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÃŒ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

DAGOREPORT

BEATRICE VENEZI AL TEATRO COLON DI BUENOS AIRES

E con la vicenda Venezi a che punto siamo? Il governo, cioè il sottosegretario alla Cultura (un ossimoro vivente) Gianmarco Mazzi, ha scelto la strategia del logoramento: nessun passo indietro, “Beatroce” in arrivo nei tempi previsti, mentre i lavoratori del teatro vengono massacrati con dispetti assortiti e tagli allo stipendio: l’ultimo, la mancata corresponsione della rata del welfare di fine anno.

 

Dall’altra parte, il fronte dei resistenti appare ancora compatto e dispone di un’arma molto forte: il concerto di Capodanno in diretta Rai da Venezia, che evidentemente senza l’Orchestra della Fenice non si può fare. I professori non lo faranno saltare, ma certamente inventeranno qualche forma di protesta contro la prepotenza di un potere non si sa se più arrogante o più ignorante.

 

GIANMARCO MAZZI

E qui sta il punto. Perché il problema non è solo che Venezi arrivi sul podio della Fenice senza avere un curriculum adeguato, ma cosa succederà se e quando ci salirà, nell’ottobre 2026.

 

Nella loro crassa rozzezza, i vari Mazzi, Donzelli (è lui il vero sponsor di Bioscalin), Mollicone, Brugnaro e il resto del trust di cervelli che si è ficcato in questo pasticcio immaginano che la Fenice sia una fabbrica e i suoi professori degli operai alla catena di montaggio.

 

protesta dei musicisti contro beatrice venezi alla fenice di venezia

Ma chiunque sa come funziona un’orchestra è consapevole che un direttore indesiderato ha vita durissima, specie se non è esattamente Kleiber.

 

Ammesso che alla prima prova l’Orchestra non si alzi e se ne vada, per mandare a catafascio un concerto di Venezi basta semplicemente seguire lei e non il primo violino. Quindi il problema non è affatto risolto: è appena iniziato.

 

A rendersene conto, pare, è stata la stessa Venezi, che almeno è del mestiere. In colpevolissimo ritardo (si fosse ritirata all’inizio di tutta questa storia, ne sarebbe uscita in gloria), si è resa conto di essersi messa ed essere stata messa in una situazione insostenibile, e aveva annunciato ai suoi sponsor di voler rinunciare.

 

beatrice venezi bioscalin 357271

Ma, avendo scelto la strada della prova di forza, i suoi mandanti politici le hanno ingiunto di non farlo.

 

Nel frattempo, “la direttrice del lato B-ioscalin” annulla a raffica i suoi impegni italiani: ultima, la “Salome” di Sassari.

 

Vediamo quel che succederà a gennaio, quando in teoria dovrebbe dirigere “Carmen” (nota per Mazzi: di Bizet) a Pisa il 23 gennaio e “Aufstieg und fall der Stadt Mahagonny” (sempre per Mazzi: di Weill, e su libretto di quel pericoloso komunista di Brecht) a Trieste il 30.

 

ALESSANDRO GIULI CON DITINO BIRICHINO IN MEZZO ALLE GAMBE

Situazione bloccata, quindi. Ma forse non del tutto. Ci sono due variabili da considerare. Una è Alessandro Giuli, che potrebbe magari ricordarsi di essere lui il ministro della Cultura e che descrivono insofferente dell’attivismo del suo maldestro sottosegretario.

 

L’ex ultrà dell’Hellas Verona è riuscito nel non facile capolavoro di compattare contro di lui l’intero mondo dell’opera, che in teoria era quello che la destra doveva conquistare perché più identitario, tradizionale e nazionalpopolare (alla prima dell’Opera di Roma, giovedì, l’inconsapevole Mazzi è stato oggetto di infiniti lazzi e frizzi e battute e sfottò, aggravati dal fatto che si dava “Lohengrin”, opera pre-elettrica e lunghissima). 

 

beatrice venezi giorgia meloni

L’altra variabile è la Lega. Finora sulla vicenda Fenice non è intervenuta, facendosi imporre il sovrintendente Nicola Colabianchi, la Venezi e gli altri camerati, e tollerando che il plurinquisito sindaco Luigi Brugnaro si schierasse contro il teatro della sua città e i suoi spettatori, a cuccia davanti alle “pressioni” (parole sue) romane.

 

Luca Zaia della Fenice si è sempre disinteressato, destinandole molti meno fondi che allo Stabile del Veneto e non ricevendo i lavoratori che gli avevano chiesto un incontro. Ma adesso tutto è cambiato: invece di essere superata da Fratelli d’Italia, la Lega in Veneto li ha doppiati, e il nuovo governatore, Alberto Stefani, pare più attento alla cultura del suo predecessore.

 

LUCA ZAIA - ALBERTO STEFANI

Non solo: a Venezia si vota l’anno prossimo, Brugnaro non potrà ricandidarsi e il Comune è contendibilissimo, perché lì lo sfidante di sinistra Giovanni Manildo ha preso uno 0,46% più di Stefani. Continuare a difendere l’indifendibile, e a stare contro i veneziani invece che con loro, potrebbe rivelarsi un pessimo affare.





Caso la Fenice, il problema di Venezi è che non è qualificata


AGGIORNAMENTO 29 SETTEMBRE

“VENEZI FACCIA UN PASSO INDIETRO, LE ORCHESTRE NON SONO SESSISTE" - GIANNA FRATTA, PLURIPREMIATA DIRETTRICE D'ORCHESTRA DI FAMA INTERNAZIONALE, INTERVIENE SULLA NOMINA DELLA BACCHETTA NERA MELONIANA A DIRETTRICE MUSICALE DELLA FENICE DI VENEZIA: "NON INTERESSA A NESSUNO CHE QUELLA DI BEATRICE VENEZI SIA UNA NOMINA POLITICA. A TUTTI GLI ORCHESTRALI IMPORTA SOLO DI ESSERE DIRETTI DA QUALCUNO IN GRADO DI OTTENERE IL MIGLIOR RISULTATO POSSIBILE. SE IL PASSO INDIETRO NON LO FA LEI, POTREBBE FARLO IL SOVRINTENDENTE COLABIANCHI, CHE HA IL DOVERE DI…”

Simonetta Sciandivasci per “la Stampa” - Estratti

 

gianna fratta

Il caso Venezi è già un meme. È il destino delle polemiche: prima finivano in rissa, ora finiscono in farsa. Diventano una ridicola guerra tra opposti. In questo caso specifico, una guerra di consorterie sullo sfondo dello smantellamento e/o ridiscussione delle competenze che abbiamo preso a chiamare «nuova egemonia culturale». 

 

Invece, la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia, e le reazioni che ha scatenato, sono un'occasione da non perdere per parlare di come funzionano i teatri lirici, le orchestre e gli enti sinfonici, e del ruolo «delicato, cruciale e puramente tecnico che ha un direttore musicale:

 

è impossibile sceglierlo senza consultare i professori e le professoresse dell'orchestra, ai quali sono dovuti fiducia e rispetto. Ciascuno di loro, se si trovasse davanti un talento eccezionale, saprebbe riconoscerlo», dice alla Stampa Gianna Fratta, pluripremiata direttrice d'orchestra di fama internazionale, Cavaliere della Repubblica e prima donna ad aver diretto i Berliner Symphoniker. 

 

Come fa a dire che la reazione delle orchestre non è viziata da un pregiudizio? 

«Non interessa a nessuno che quella di Beatrice Venezi sia una nomina politica. Conosco le orchestre, ci lavoro da anni, e garantisco che a tutti importa solo di essere diretti da qualcuno in grado di ottenere il miglior risultato possibile.

 

beatrice venezi

Se a Beatrice Venezi si sono opposti tutti gli enti lirici e sinfonici del Paese c'è un motivo: non sono tutti composti da pericolosi sovversivi di sinistra, bensì da professionisti che chiedono il rispetto di procedure ideate per tutelare degli equilibri e non degli status. Un'orchestra non è un gruppo di persone che suonano insieme: è una squadra. Come tutte le squadre, deve conoscere chi la guida per creare sintonia». 

 

E come si fa, nel pratico? 

«La nomina di un direttore o direttrice musicale, ruolo che non ha nulla a che fare né col direttore artistico né con il o la sovrintendente, avviene seguendo non un protocollo preciso ma una prassi consolidata: l'orchestra entra in contatto con il direttore, ed esprime poi il suo parere al sovrintendente.

gianna fratta

 

Non viene mai estromessa, perché dalla qualità della relazione dell'orchestra con il direttore dipende la qualità di tutto quello che viene suonato e rappresentato. Ci sono stati grandissimi teatri che non hanno preso dei direttori musicali importantissimi perché umanamente non si trovavano bene con gli orchestrali. 

La guida delle maestranze tecniche ed artistiche non può non tenere conto del loro parere: è la prima volta che accade ed è un fatto grave e irragionevole, realmente insensato». 

 

Il problema è l'inesperienza? 

« Se tutti hanno evidenziato la pochezza del curriculum è perché è effettivamente molto sottodimensionato rispetto a quello degli altri direttori che hanno lavorato alla Fenice. 

Ma l'esperienza o l'inesperienza diventano cruciali se non ci sono altri criteri. Riccardo Muti era giovanissimo quando andò alla Scala, perché le orchestre vedono il potenziale.

 

NICOLA COLABIANCHI

Sono certa che se Venezi fosse stata testata, si sarebbe potuto contare su una valutazione obiettiva: se fosse stata bravissima, l'orchestra lo avrebbe compreso, non avrebbe fatto appello al curriculum, e avrebbe deciso di dare una opportunità a una persona giovane ed eccezionale: un teatro come la Fenice ha la credibilità per assumersi un rischio». 

 

(…)

A questo punto Venezi cosa dovrebbe fare? 

«Non do consigli. So cosa farei io: direi che senza l'orchestra dalla mia parte non posso fare la direttrice musicale, e saluterei. Se mi sentissi particolarmente sicura di me e del mio talento, chiederei di poter mantenere solo un titolo in cartellone e suonare una volta con l'orchestra, così da darle modo di valutare le chance future.

 

beatrice venezi

Se il passo indietro non lo fa lei, potrebbe farlo il sovrintendente Colabianchi, che ha il dovere di riportare il teatro alla normalità. Ci sono teatri che restano senza direttore musicale anche per anni, perché trovarlo è difficile». 

 

È possibile che l'opposizione a Venezi sia dovuta anche alla sua mediaticità? 

«Se vai in tv a parlare di storia della musica classica con Corrado Augias o nei festival con Baricco a raccontare cos'è una sinfonia, a qualsiasi musicista è chiaro che fai bene al tuo teatro. Se, invece, scegli di prestare il tuo nome e il tuo volto alle pubblicità, ti intaschi del denaro, che è una cosa legittima, ma il teatro non ci guadagna. 

Io ho ricevuto offerte di quel tipo e le ho rifiutate, perché volevo che fosse chiaro chi sono: una lavoratrice culturale». 

 

Direttrici musicali ce ne sono poche perché? 

NICOLA COLABIANCHI

«Fino a 60 anni fa, nei Berliner le donne non potevano suonare, ora sono in tutte le orchestre, se emergono poco è perché sono poche. Non sono mai stata vittima di discriminazioni sessiste, né me ne sono state riferite. Il nostro è un lavoro così tecnico che si dimenticano del tuo genere e ti valutano per cosa sai o non sai fare».  


MA ’STA BEATRICE VENEZI È BRAVA O NO? A SENTIRE GLI ESPERTI, NO – ORA CHE LA “BACCHETTA NERA” È AL CENTRO DELLE POLEMICHE PER LA SUA NOMINA A DIRETTRICE DEL TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, ANDIAMO A VEDERE COSA SCRIVONO DI LEI LE RIVISTE SPECIALIZZATE – NEL 2024 “GBOPERA” L’HA STRONCATA: “LA DIREZIONE D’ORCHESTRA DI VENEZI NON AIUTA, COL SUO ANDAMENTO D’ALGIDO METRONOMO, SENZA UN GUIZZO PERSONALE” – LA RIVISTA “MUSICA” HA DEFINITO LA LETTURA DI “LA FAVORITA” AL TEATRO LIRICO DI CAGLIARI NEL 2025 “POCO COERENTE” CON SCELTE CHE “METTONO A DURA PROVA I CANTANTI” – “DOMANI”: “È DIFFICILE TROVARE UN RISCONTRO NELLA CRITICA SPECIALIZZATA ESTERA. OLTRE I NOSTRI CONFINI LA DIRETTRICE NON SEMBRA ESSERE MOLTO NOTA SE NON PER LE VICENDE POLITICHE CHE LA AVVICINANO ALLA PREMIER...

Estratto dell’articolo di Gaia Zini per www.editorialedomani.it

 

giorgia meloni beatrice venezi

Beatrice Venezi, direttrice d'orchestra italiana, è stata nominata il 22 settembre come nuova direttrice musicale del teatro La Fenice di Venezia. L'incarico, deciso all'unanimità dalla Fondazione del teatro e sostenuto dal sovrintendente Nicola Colabianchi, inizierà ufficialmente nell'ottobre 2026 e durerà fino al marzo 2030.

 

[…] la decisione ha scatenato immediate polemiche. I lavoratori del teatro (circa 300, inclusi i 90 professori d'orchestra) hanno proclamato lo «stato di agitazione permanente» il 26 settembre, chiedendo la revoca immediata dell'incarico.

 

beatrice venezi

In una lettera aperta, l'orchestra ha contestato il profilo professionale di Venezi, sostenendo che «non ha mai diretto né un titolo d'opera né un concerto sinfonico pubblico in cartellone alla Fenice», che il suo curriculum «non è comparabile con quello dei direttori musicali stabili che negli anni si sono succeduti sul podio» e che manca di esperienza nei principali teatri e festival internazionali.

 

Hanno anche denunciato la procedura di nomina come «irricevibile», in quanto appresa solo tramite stampa e senza confronto, con tempistiche accelerate per evitare fughe di notizie. Il sindacato Rsu ha minacciato scioperi, manifestazioni e sit-in, definendo la scelta come politica più che artistica.

 

beatrice venezi 19

Beatrice Venezi non ha mai nascosto la sua amicizia con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il che le è costato non poche critiche. L’annuncio della nomina al teatro La Fenice ha solo riacceso un dibattito che in realtà accompagna da tempo la carriera della direttrice d’orchestra toscana.

 

Se da un lato il suo nome gode di visibilità mediatica superiore alla media dei colleghi, dall’altro la ricezione critica del suo lavoro musicale appare caratterizzata da valutazioni severe e da giudizi oscillanti.

 

Nel 2024, in occasione della Manon Lescaut al Festival Puccini di Torre del Lago, non sono mancate dure critiche. Sul sito specializzato Gbopera si legge: «La direzione d’orchestra di Beatrice Venezi non aiuta, col suo andamento d’algido metronomo, senza un guizzo personale; la direttrice è così concentrata dalla gestione orchestrale che arriva anche a perdere il contatto con i cantanti, persino il meraviglioso intermezzo suona quasi incolore. Da una direttrice blasonata come Venezi ci saremmo aspettati semmai sovrainterpretazione (che non va bene, ma con il verismo è più perdonabile) piuttosto che l’appiattimento su dinamiche e agogiche asettiche».

pietrangelo buttafuoco beatrice venezi

 

In modo simile, la rivista Musica ha definito la lettura di La favorita al Teatro Lirico di Cagliari ne 2025 «poco coerente» con scelte che «mettono a dura prova i cantanti» e «scoppi eccessivi di suoni negli ensemble».

 

Classe 1990, Venezi si è laureata in pianoforte nel 2010 al Conservatorio di Siena sotto la guida del maestro Norberto Capelli. Nel 2015 si è laureata in direzione d'orchestra con il maestro Vittorio Parisi presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ottenendo il massimo dei voti con lode. Ha proseguito poi gli studi con diversi maestri tra Siena e Firenze.

 

beatrice venezi 2

Ha diretto orchestre in Italia e in tutto il mondo, dal Giappone alla Bielorussia, dal Portogallo al Libano, dal Canada all’Argentina, tra cui l’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, l’Orchestra della Foundation Bulgaria Classic, l’Orchestra e il Coro del Teatro Bolshoij di Minsk e La National Philharmonic Orchestra di Odessa.

 

Una carriera passata in parte anche all’estero, motivo per cui Venezi viene spesso presentata come artista di fama internazionale. Nonostante ciò, è difficile trovare un riscontro effettivo nella critica specializzata estera. Oltre i nostri confini la direttrice non sembra essere molto nota se non per le vicende politiche che la avvicinano alla premier e per le critiche che hanno segnato la sua giovane carriera.

 

beatrice venezi bioscalin 2

Un caso che appare forse unico è il sito specializzato Bachtrack dove si trova un commento a proposito de L’amico Fritz, andata in scena all’Opera Holland Park di Londra nel 2021. Si legge una recensione positiva della sua direzione che viene definita una «performance esemplare».


FONTE: DAGOSPIA

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